domenica 14 aprile 2019

presentazioni di "Viaggi di nuvole e terra" per i mesi di maggio e giugno


per sognare e per pensare.....

sabato 4 maggio ore... per il “Maggio dei libri” presso la Biblioteca Villa Adele di San Vittore Olona presentazione

domenica 5 maggio ore 10-18 per i”I libri del solstizio” presso la Villa Ghiringhelli a Oggiona Santo Stefano presentazione e mostra.

sabato 11 maggio ore 20,30 nella Sala Consiliare del Comune di San Giorgio su Legnano – per l’associazione Hobbisti – presentazione e proiezioni filmati. Mostra fotografica per tutto il mese di maggio in Municipio

domenica 19 maggio ore... per la Giornata Intercultura “Mille occhi sul mondo” in via Gramsci a Rescaldina presentazione e proiezione filmati

sabato 8 giugno dalle ore 11,00 alle 18,30 firmacopie presso la libreria Feltrinelli di Monza via Italia 41

già fatte in precedenza
19 gennaio ore 10 radio Cernusco stereo
sabato 26 gennaio ore 10 Byblos Gallarate firmacopie
6 marzo ore 11 a RadioBustoLive con Sara Bertolli
venerdì 29 marzo ore 19,30 presentazione Libreria Ghirigoro - Garbagnate

giovedì 4 aprile 2019

“Direzione Sud” racconto di Tiziana Viganò per “IL Vizio di scrivere”


Macchu Picchu
Per Il Vizio di scrivere, domenica 3 marzo 2019 presso la Biblioteca di Rescaldina, Tiziana Viganò ha scritto questo suggestivo brano per l’argomento “Nord Sud Ovest Est”

Una pietra con una strana forma geometrica, irregolare, con tanti angoli, grigia, levigata, con una parte che si innalza e proietta un’ombra. Un momento magico. Il Viaggiatore sostava a pochi metri, seduto in terra in posizione del loto e guardava affascinato quella antica scultura.
Quel luogo era deserto: nel silenzio inesprimibile, assoluto udiva solo il sibilo del vento che passava sul suo corpo come una carezza. L’aria rarefatta che respirava ritmicamente gli lasciava una leggera euforia, come se il cervello fosse improvvisamente diventato leggero, come se galleggiasse in un liquido all’interno del cranio...una sensazione di serenità  lieve, sottile, ovattata. Era reale? forse sì, forse no, ma che importava?
Il ritmo che doveva imprimere al respiro, sempre uguale, gli risuonava come musica nelle orecchie – aveva provato a cambiarlo ma si era subito sentito affaticato dalla mancanza di ossigeno cui non era abituato -. Così si lasciava andare alle sensazioni del suo corpo, abbandonandosi. Guardandosi intorno apprezzava la luce così forte come non l’aveva mai provata: quel mondo verde scintillante che aveva davanti era filtrato attraverso una luminosità bianca che si scomponeva nei colori dell’iride, le nuvole soffici e leggere che si stracciavano nel vento si rifrangevano nello spettro solare per un attimo e poi sparivano, si ricomponevano in forme fantasiose per poi dissolversi nell’aria trasparente che aveva solo odore di erba e di terra.

Il Viaggiatore guardava l’intihuatana, lo gnomone solare, pensando al suo tempo e alla sua direzione: stava vagabondando ormai da due anni senza una meta precisa, seguendo impulsi interiori che lo spostavano come una foglia al vento.
l'intihuatana a Macchu Picchu
Com’era solida quella pietra, che pur non era immutabile come nell’apparenza, perché segnava un tempo ogni giorno diverso con la sua ombra che seguiva il dio Sole, lInti, e di notte si lasciava inondare dalla luce delle stelle della Cruz do Sur. Cinque punti lontanissimi, tre azzurri, uno rosso, uno arancione, una magica piccola costellazione che da un tempo senza tempo segnava una direzione precisa, fondamentale, un polo,
che, come tale, attraeva magneticamente il Viaggiatore. Aveva provato a deviare il suo cammino, tante volte, ma dopo Nord Sud Ovest Est virava irrimediabilmente verso Sud.
Verso il Sole, verso la divinità della Luce.

Recensione di Miriam Donati per "Viaggi di nuvole e terra






mercoledì 3 aprile 2019

"Calice di vino" racconto di Giampy Calibano per Il Vizio di scrivere


21 dicembre 2018 - Biblioteca di Rescaldina - Sull'argomento Calice di vino  Giampy Calibano ha scritto questo racconto ammantato di nostalgia e di divertimento


L’Abruzzo o gli Abruzzi, non l’ho mai capito come è giusto dire, ma da bambino passavo spesso le vacanze estive da mia zia, in un paesino abruzzese dove le porte di casa non si chiudevano a chiave; tutti andavano in auto, anche per fare pochi metri e ovviamente le macchine parcheggiate non venivano chiuse. 
La cosa mi lasciava alquanto stupito. In fondo dovete considerare che venivo da una borgata romana; dalle mie parti era normale essere fermato da qualcuno che “gentilmente”  ti rubava i soldi nel portafogli (all’epoca scarse cinquecento lire), figuriamoci se avessimo lasciato le porte aperte. 
Questo paesino, che chiameremo per l’occasione  Castel Borsano, aveva viuzze piccole, le case si affacciavano sulla strada tramite un portone con degli scalini o un piccolo giardinetto; di solito c’era seduta una signora, che nei miei ricordi sembrava sempre anziana, vestita di nero, con un foulard per raccogliere i capelli e tra le mani qualcosa da fare.
Tutte le vie conducevano a una grande piazza quadrata con due bar negli angoli opposti. Nei tavolini all’aperto si sentiva il vociare di persone intente a giocare a carte.


Ting’ bastone, butta a bascio a briscola.
O’ Marione... ti non zi proprio capace.
L’estate stava sparando le ultime cartucce, i tigli nella piazza cominciavano a spogliarsi.
Marione era un omone di centoventi chili anche un po’ permaloso. Quando perse la partita di briscola con mio zio, si alzò e disse: – Vabbuò  a briscola siì più forte, ma o vine meu nze batte.
Mio zio Nando, preso dall’euforia della vittoria, e ancora sotto l’effetto adrenalinico del gioco rilanciò la posta: – See… devi assaggia’ lo meu.
Ah sì – disse Marione – e quando? – pronunciò girandosi verso gli altri con un sorriso vagamente ironico.
Alla festa di Sant’Andrea, il patrone del paese – rispose  mio zio.

lunedì 25 marzo 2019

"Giallo!" racconto di Luigi Cerrato per Il Vizio di scrivere

3 marzo 2019 presso la Biblioteca di Rescaldina, per Il Vizio di scrivere Luigi Cerrato ha scritto un racconto tutto ispirato al colore Giallo!


Giallo. Il colore della copertina del prossimo libro che leggerò. Duecentocinquanta pagine per rilassare la mente nel tragitto casa lavoro e viceversa.
Ho bisogno di questo tempo di riposo mentale, fra meno di un mese partirò alla volta del Cammino di Santiago e di conseguenza, i pensieri e le emozioni aumenteranno di tono e di intensità lasciando sempre meno spazio a tutto il resto.
Giallo è anche il colore delle indicazioni sul Cammino, saranno di questo colore le conchiglie che mi indicheranno la strada giusta, mi terranno compagnia e cattureranno la mia attenzione passo dopo passo.
Giallo, come la linea della metropolitana dove qualche settimana fa ho scoperto la vera utilità della tecnologia. Era un giovedì, più o meno verso le 19, passò il biglietto nel tornello, percorro in discesa una rampa di scale e poi una in salita ed eccomi al livello dei binari.
Il treno è già li, porte aperte e sospirando salgo pregustando venticinque minuti di rumori e chiacchiere più o meno moleste.
Mi siedo e appena il treno parte la noto. Una ragazza che parla al telefono muovendo le mani in modo veloce e apparentemente insensato.
La guardo sbigottito, ma dopo pochi secondi vedo che quello che sta facendo è una video chiamata, con il suo compagno credo, anche lui intento ad usare le mani per comunicare.
Mi si apre il cuore e un sorriso si allarga spontaneamente sul viso.
Ho sempre avuto un rapporto di odio e amore con la tecnologia, senza dilungarmi in teorie più o meno condivisibili, la trovo necessaria ma credo anche che la usiamo in modo superfluo.
Ma quello che ho visto non è superfluo, anzi è potente, quasi miracolosa nel permettere a due persone non udenti di comunicare anche se distanti fra di loro.
Arrivo alla mia fermata e scendo, mentre la loro conversazione sta andando avanti.
Sono felice, tante volte do per scontate cose che non lo sono affatto e riscoprirle così per caso è un dono da saper cogliere al volo.

"Figlia dei fiori" racconto di Marina Fichera per Il Vizio di scrivere


3-3-2019: presso la Biblioteca Di Rescaldina nella giornata "IL VIZIO DI SCRIVERE" sull'argomento "Le città dimenticate" Marina Fichera ha scritto questo splendido racconto dal titolo "Figlia dei Fiori"

a lato il video della canzone "Our last summer" dal film "Mamma mia"

Quando ero giovane, negli anni sessanta, ero una figlia dei fiori. Anche se i miei genitori borghesi non hanno mai approvato, io ero una di quelle che facevano l’autostop in giro per il mondo e che suonavano la chitarra agli angoli delle strade per raccattare qualche spicciolo. Lo so, ne sono  certa. 
Perché anche se ogni tanto non mi ricordo di aver messo la caffettiera sul fuoco, le cose di quando ero giovane me le ricordo bene, benissimo.
Quando ero giovane ho viaggiato molto. Da sola, con la comitiva o con il ragazzo del momento. In fondo professavamo l’amore libero, ogni sguardo era un po’ come innamorarsi. Ogni gesto era vera emozione, ogni viaggio scoperta e rischio. E io ero bella, davvero bella. Ovunque andassi tutti si giravano a guardarmi. Uomini, donne, bambini, tutti. Talvolta mi sembra di ricordare ogni singolo sguardo che si è posato su me. Talvolta mi sembra di essere ancora quella di un tempo, e di esser ancora lì, in una delle città che dove ho vissuto in libertà.  

domenica 17 marzo 2019

"Unione e separazione", racconto di Cristian D'Alligna per "Il Vizio di scrivere"


3-3-2019: presso la Biblioteca Di Rescaldina nella giornata "IL VIZIO DI SCRIVERE" Cristian D'Alligna ha scritto per noi il racconto "Unione e separazione" sull'argomento "Il Cielo, la Terra"

« No scusa, potresti rimanere dalla tua parte? Guarda la linea di confine, l’hai oltrepassata e questa cosa mi da veramente fastidio »
« Scusa, avevo solo voglia di un po’ di contatto. Mi annoio, sono triste e mi sento sola senza di te, non ricordo neanche più quand’è stata l’ultima volta che mi hai rivolto la parola, mi basterebbe anche solo uno sguardo per riempire il vuoto di questa separazione »
« Mi spiace per te, ma io non mi sento affatto solo e vuoto. C’è stata una separazione molto tempo fa, te ne devi fare una ragione. Ormai siamo divisi, non siamo più una cosa unica e questo è un dato di fatto assodato e indiscutibile, quant’è vero che esistono il giorno e la notte! »

sabato 9 marzo 2019

Radiobustolive 6 marzo 2019: Intervista di Silvia Bertolli per Viaggi di nuvole e terra"


“Direzione Sud” racconto di Tiziana Viganò per “IL Vizio di scrivere”


Macchu Picchu
Per Il Vizio di scrivere, domenica 3 marzo 2019 presso la Biblioteca di Rescaldina, Tiziana Viganò ha scritto questo suggestivo brano per l’argomento “Nord Sud Ovest Est”

Una pietra con una strana forma geometrica, irregolare, con tanti angoli, grigia, levigata, con una parte che si innalza e proietta un’ombra. Un momento magico. Il Viaggiatore sostava a pochi metri, seduto in terra in posizione del loto e guardava affascinato quella antica scultura.
Quel luogo era deserto: nel silenzio inesprimibile, assoluto udiva solo il sibilo del vento che passava sul suo corpo come una carezza. L’aria rarefatta che respirava ritmicamente gli lasciava una leggera euforia, come se il cervello fosse improvvisamente diventato leggero, come se galleggiasse in un liquido all’interno del cranio...una sensazione di serenità  lieve, sottile, ovattata. Era reale? forse sì, forse no, ma che importava?
Il ritmo che doveva imprimere al respiro, sempre uguale, gli risuonava come musica nelle orecchie – aveva provato a cambiarlo ma si era subito sentito affaticato dalla mancanza di ossigeno cui non era abituato -. Così si lasciava andare alle sensazioni del suo corpo, abbandonandosi. Guardandosi intorno apprezzava la luce così forte come non l’aveva mai provata: quel mondo verde scintillante che aveva davanti era filtrato attraverso una luminosità bianca che si scomponeva nei colori dell’iride, le nuvole soffici e leggere che si stracciavano nel vento si rifrangevano nello spettro solare per un attimo e poi sparivano, si ricomponevano in forme fantasiose per poi dissolversi nell’aria trasparente che aveva solo odore di erba e di terra.
l'intihuatana
Il Viaggiatore guardava l’intihuatana, lo gnomone solare, pensando al suo tempo e alla sua direzione: stava vagabondando ormai da due anni senza una meta precisa, seguendo impulsi interiori che lo spostavano come una foglia al vento.
Com’era solida quella pietra, che pur non era immutabile come nell’apparenza, perché segnava un tempo ogni giorno diverso con la sua ombra che seguiva il dio Sole, l’Inti, e di notte si lasciava inondare dalla luce delle stelle della Cruz do Sur. Cinque punti lontanissimi, tre azzurri, uno rosso, uno arancione, una magica piccola costellazione che da un tempo senza tempo segnava una direzione precisa, fondamentale, un polo,
che, come tale, attraeva magneticamente il Viaggiatore. Aveva provato a deviare il suo cammino, tante volte, ma dopo Nord Sud Ovest Est virava irrimediabilmente verso Sud.
Verso il Sole, verso la divinità della Luce.
Quel luogo di magie passate e presenti rispecchiava la sua anima errante, quelle croci di una religione che non era la sua lo colpivano e lo affascinavano come se in una vita passata fosse stato un sacerdote-astronomo alla ricerca di risposte nel cosmo ignoto. Nelle antiche pietre erano scolpiti simboli millenari, il serpente - terra, inferi, morte –, il puma – la vita -, il condor – il Sole, la Luna, le Stelle...il nero condor che stava volando solenne in lente curve digradanti nella gola laggiù, sprofondata come un cuneo tra le vette altissime.
Quella direzione Sud che aveva spinto il Viaggiatore a partire, un giorno ormai lontano, da un punto dell’emisfero Nord, dove c’era la sua patria, alla ricerca del Sole.
Aveva attraversato il mondo infuocato sahariano, seguendo antiche strade percorse dagli uomini del passato, da carovane di mercanti e da eserciti, aveva navigato nell’Oceano per raggiungere l’India e il Sudest asiatico, cambiando rotta sopra e sotto l’Equatore, raggiunto l’Australia e i suoi arcipelaghi incantati, volato verso i fiordi del sud del mondo in Cile, e risalito verso nord lungo la costa del nuovo Oceano.
Ora si trovava in un punto di mezzo, uno spartiacque: aveva quasi finito il suo giro del mondo, quasi! doveva attraversare ancora un continente e un altro Oceano per ritornare alla sua casa, a Nord.

Seduto nella posizione del loto in quell’antica città in rovina, la città perduta, sentiva di essere arrivato al punto di prendere una decisione: perdersi di nuovo alla ricerca del mondo e di se stesso oppure ritornare...
Ritornare è uno scopo del viaggiatore. Ricominciare una nuova vita, sempre diverso dalla persona precedente il viaggio, sempre aperto a nuove esperienze. Ma anche sempre pronto a ripartire per altre mete, sfidando se stesso, cambiando direzione a seconda delle necessità, sempre curioso, sempre alla ricerca, mai esausto, spinto da una molla di conoscenza che non sembra avere mai una fine...quella no, non viene meno, solo il corpo materiale riesce a porre limiti, rallentare o frenare, ma un inesauribile anelito al cambiamento riesce a oltrepassare anche quelle barriere, perché la mente non conosce confini se non nell’infinito.



mercoledì 6 marzo 2019

"Maledetta primavera" racconto di Giancarlo Bosini per "Il vizio di scrivere"

Per Il Vizio di scrivere, domenica 3 marzo 2019 presso la Biblioteca di Rescaldina, Giancarlo Bosini ha scritto questo giallo-flash sull'argomento "Maledetta primavera"

Il freddo mi penetra nelle ossa, doloroso come una lama di ghiaccio. Grossi fiocchi di neve lentamente sfiorano il mio collo. Li sento scorrere giù per la schiena. Brividi, quei brividi che tanto detesto.
Mi alzo il bavero mentre maledico questo inverno che non vuole passare. Verrà la primavera, mi dico per l’ennesima volta, quasi a consolare me stesso.
Aspetto. Nessuno ancora! Sono solo, solo in questo dannato posto fuori dal mondo.
La neve intanto si sta facendo sempre più fitta, rendendo i miei passi incerti. Scivolo.
Forse qualcosa esce dalle mie tasche. Cerco nel buio, nulla. Sicuramente è stata solo un’impressione.
In lontananza un campanile batte ovattate le ore. Le due del mattino. Nessuno in giro. Fra poco sarà qui. Non ho un piano. Starò a vedere, poi il destino sceglierà per me.  Il destino, quel sentiero che la vita ha previsto per ciascuno di noi. Inutile cercare di cambiarlo, è già scritto, non possiamo sfuggirgli. Mi chiedo fino a dove possa arrivare la nostra discrezionalità e fino a che punto possiamo controllare la nostra mente? Non è forse vero che abbiamo già una matrice che modella il nostro io in modo immodificabile, il nostro modo di essere, il nostro modo di reagire?
Aspetto. Ancora non si vede, ancora il gelo si è fatto più forte. Ancora i brividi fanno fremere il mio corpo. Maledetto inverno, arriverà mai la primavera? - mi ripeto ancora, come se la cosa potesse donarmi qualche caldo raggio di sole sulla pelle.
Cosa farò? Si, cosa farò?
Pensavo di aver pianificato tutto nei minimi particolari. Non dovevano esserci imprevisti. Nessuno avrebbe dovuto sapere, nessuno avrebbe dovuto vedere, ma poi è arrivata quella chiamata.
- Ma chi sei?
Solo un clic come risposta. Ed ora eccomi qui. Attendo, non so chi, ma attendo col cuore che batte sempre più in fretta.
Nella tasca stringo la mia pistola. Acciaio gelido che brucia la mia pelle come un ferro rovente. Poi un chiarore. Il cono di due fari squarcia il buio, illuminando infiniti fiocchi di neve.
L’auto si ferma a pochi metri da me. Un figura in controluce si staglia davanti ai miei occhi accecati dai fari.
- Hai portato? - mi chiede la sua voce.
- Ecco. - rispondo gettando una sacca verso il mio sconosciuto interlocutore.
Lo vedo chinarsi a controllare.
- Alla prossima! - mi dice  - Non avrai davvero pensato che la cosa sarebbe finita qui?
Non sapevo cosa avrei fatto, ma era già scritto. Infilo la mano nella tasca. Sparo. Si accascia sulle ginocchia, si raggomitola con un gemito, mentre la neve alla luce di quei fanali si arrossa attorno a quel corpo adesso immobile.
Nessuno attorno, anche questa volta l’ho fatta franca, mi sono detto.

- Come hanno fatto a beccarti? - mi chiede il mio compagno di cella.
- Quando l’inverno è finito, si è sciolta la neve. Sul luogo del delitto hanno trovato un cellulare, il mio. Ecco cosa mi era caduto dalla tasca. Sono risaliti subito a me. Maledetta primavera

lunedì 4 marzo 2019

Frammenti di antiche liriche greche: dalla seconda parte di "Viaggi di nuvole e terra"

Saffo, Alcmane, Anacreonte, Simonide, Ibico. Nella seconda parte di "Viaggi di nuvole e terra", dedicato alla Grecia, mi sono ispirata a versi di suoi antichi poeti che mi hanno regalato immagini meravigliose, perfettamente adatte ai paesaggi che avevo davanti. 
Bellezza e Armonia, filosofia e lirica hanno dimora in questo paese incantato che dona al viaggiatore sensazioni  ed emozioni indimenticabili.

Selene sul suo carro, le stelle nel cielo: Interno di una Kylix attica
(500-450 a.C) del Pittore di Byrgos

Come le stelle attorno alla bella luna
pronte ritraggono il fulgido sembiante
quando quella piena più risplende
sopra la terra bruna
(Saffo)

come quando, caduto il sole,
la luna di rosa
tutti gli astri oscura
e la sua luce risplende
sul  salso mare
come sui campi in fiore
dolce rugiada si posa
e fremono le rose
e il cerfoglio tenero
e il melitoto in fiore.
(Saffo)





Espero
degli astri tutti il più bello
(Saffo)

Ecate l’aurea,
splendida ancella di  Afrodite
(Saffo)

Il mare…un vicino salato e amaro
(Alcmane)


Mi vedo trascinato sopra scogli sommersi
(Anacreonte)

Il tempo con i suoi denti aguzzi
tutto corrode
anche la cosa più salda
(Simonide di Ceo)

Quando l’alba radiosa
nemica del sonno
ridesta gli usignoli
(Ibico)



venerdì 1 marzo 2019

Il volo del soffione di Mirella Morelli. Recensione di Tiziana Viganò


Un libro davvero affascinante, un dono, scritto da una bella mano d’autrice che sa giocare con le parole con maestria e che sa trasmettere un grandissimo amore per la Natura e per la Bellezza. 

recensione di Tiziana Viganò

Con la delicata leggerezza di una trina affidata al vento, Mirella Morelli, ne “Il volo del soffione” ricama una storia che si moltiplica in tante altre storie: sta in quel mondo al confine tra la realtà e la fantasia, all’apparenza è lieve come il vento di primavera, ma, accarezzando,  si approfondisce in ogni dove, spingendosi giù giù fin nell’inconscio.

Il lettore è ammaliato dalle avventure degli acheni di un tarassaco – i semini piumati di un soffione – che, stanchi di essere prigionieri e radicati nella terra, vengono liberati da un torello e sparpagliati nel vento e nel mondo. Esperienze e incontri con una cicogna, una lupa solitaria, una giraffa, un germano reale, una lepre con gli occhiali, uno scoiattolo rosso, una formica azzurra e una farfalla che non ama le sue ali... sono tappe formative di una crescita che rispecchia quella di ogni essere vivente, quando si stacca dal calore di un nido materno e famigliare, dalla comfort zone, per catapultarsi nel mondo degli adulti.
Dubbi, paure, domande fondamentali: il vento della vita travolge e spinge oltre, alla ricerca di un significato profondo da dare alla vita stessa, al di là di ogni remora che potrebbe rallentare la corsa, sulle ali della libertà.

lunedì 25 febbraio 2019

Recensione di Giancarlo Bosini per "Viaggi di nuvole e terra"


Recensione di Giancarlo Bosini per Amazond

Tiziana Viganò ha scritto “Viaggi di nuvole e terra“, un libro molto bello e
interessante sui suoi viaggi in Sud Sudan, Grecia e Repubblica Domenicana.
E’ un reportage di viaggio, un documentario “scritto” dove Tiziana ti comunica
le sue impressioni, le sue sensazioni e vivi con lei la vita che sta vivendo. Paesaggi bellissimi, misteriosa savana, l’incontaminata bellezza delle isole greche e fiori meravigliosi sono davanti ai tuoi occhi, ne senti quasi il profumo.
Poi dietro a tanta bellezza scopri la realtà: la povertà, lo sfruttamento, la
mancanza di servizi. Confronti i nostri troppi comfort con le difficoltà di chi lì vive ogni giorno cercando di sopravvivere a tutto, anche ad una natura così bella, ma spesso così dura. E’ un libro in cui Tiziana ti dice tanto, ti fa sognare, ma anche pensare e conoscere cose che spesso noi vorremmo dimenticare.
Da leggere assolutamente!

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domenica 24 febbraio 2019

Dipendenze, new addiction, ossessioni. Psicologia in forma di thriller con “Addicted” di Paolo Roversi. di Tiziana Viganò


di Tiziana Viganò

Tutti noi amiamo alcune cose che ci caratterizzano: i libri, la cioccolata, il mare, le serie televisive, postare su facebok ...perfino la scrittura! Cose innocue che ci danno attimi di serenità e ci fanno sorridere di noi. Saliamo due gradini: qualcuno ama, magari un po’ troppo, mangiare e bere, oppure contare le calorie dei cibi, l’igiene, seguire la moda o i gossip, essere iperattivo o troppo pigro....niente di che...
Saliamo altri due gradini: qualcuno fuma davvero troppe sigarette, o si abbuffa anche di notte, beve dalla mattina alla sera, oppure si sfianca con ore e ore di allenamenti in palestra o chilometri in bicicletta, spende troppi soldi al gratta e vinci o online, passa ore e notti attaccato al pc o allo smartphone...
Saliamo ancora un gradino e quelle cose che facevano di noi Tizio o Caio, con qualche piccola o grande mania, sono diventate patologia di interesse psichiatrico, il  disturbo ossessivo-compulsivo: sono diventate, cioè, ossessioni, compulsioni, dipendenze – addiction – che distruggono la vita di chi ne è afflitto e di chi gli sta vicino.
Argomento attualissimo, se ne parla ovunque nei media e non, perché è piuttosto diffuso nella popolazione del mondo e sembra in crescita. Perché se fino a qualche anno fa si parlava molto di dipendenze, cioè la necessità di assumere sostanze fisico e chimiche per vivere – alcool, droghe, cibo - ora si parla di nuove dipendenze, new addictions, che sono dipendenze comportamentali - gioco d’azzardo, internet, smartphone, videogiochi, shopping compulsivo , sesso, lavoro – cioè la ricerca compulsiva di un oggetto che dia significato alla vita e senza il quale non si può vivere.
Malattie psichiatriche tipiche della nuova società, ancora più rischiose, perché in apparenza sono attività lecite, anzi, socialmente accettate e addirittura esaltate, normalmente agite da tutti: sono abitudini diffuse, quotidiane ben lontane dall’apparire come un sintomo clinico, che diventa tale perché si va da un estremo all’altro, dalla “normalità” all’eccesso, allo squilibrio. Sono insidiosissime espressioni di un disagio psichico profondo e di un malessere culturale e sociale: chi ne è afflitto non riesce a sopportare l’ansia e la depressione, il dolore mentale che comporterebbe rinunciare all’ossessione, con perdita di controllo e incapacità di smettere. L’ossessione diventa il focus nella vita del soggetto e domina i suoi pensieri, i suoi sentimenti e il suo comportamento, condannandolo a fuggire dal mondo reale e dalla propria vita, dalle relazioni sociali e affettive. Anche l’alterazione dei neurotrasmettitori, sostanze chimiche presenti nel sistema nervoso denunciano queste carenze: lo psichico diventa fisico. Qualche definizione:

paura di essere senza smarthphone - nomophobia
dipendenza da cybersex - compulsive sexual behavior
navigazione web compulsiva - internet addiction disorder
gioco d’azzardo patologico - gambling
shopping compulsivo - compulsive buying
accumulo compulsivo - hoarding
ossessione per la forma fisica – vigoressia

Questo l’argomento, alquanto spinoso e complesso, del nuovo libro di Paolo Roversi “Addicted” 2019, SEM edizioni un thriller che ha il pregio di parlare di psicologia con la facilità e l’immediatezza di una storia avvincente e appassionante, che tiene con i fiato sospeso fino all’ultima riga.
Un luogo splendido, un’antica masseria nel Salento, isolata da tutto e da tutti, dieci persone chiuse in una prigione dorata: sette pazienti affetti da varie dipendenze, una psichiatra, Rebecca Stark, pronta a curarli con il suo metodo efficace e collaudato, due persone dello staff, un magnate russo, guarito dalla dottoressa, che ha visto il business della cura delle addiction nella casa di cura Sunrise, prima di una catena mondiale.
Nessuno conosce l’identità dei pazienti, sette come i vizi capitali, come le sette piaghe d’Egitto: Lena Weber ossessionata dalla forma fisica, Tim Parker brooker cocainomane, Claudio Carrara avvocato e giocatore, Rosa Bernasconi sedicenne disposta a vendersi per una ricarica di cellulare, Jian Chow web designer dipendente dal cybersex, Julie Arnaud ninfomane, Jessica De Groot, autlesionista. Chiusi con le loro ossessioni in una prigione dorata, dovranno fare gruppo, una squadra, una comunità per sconfiggere i mostri dentro di loro. Ma cominciano a scomparire...Un fatto di sangue accaduto in Germania nel 1994 aleggia come un incubo nei ricordi di qualcuno: quale sarà il collegamento con i fatti attuali?
Una pioggia biblica laverà ogni indizio, simbolo di una catarsi con un finale aperto che ci lascerà molte incognite.
Con un occhio a “Dieci piccoli Indiani” della mitica Agatha Christie, Paolo Roversi, col suo nuovo thriller ne fa una trasposizione in chiave moderna: non sono più delitti e colpe passate ma le ossessioni della nostra epoca a portare i protagonisti a cercare soluzione ai loro problemi, carnefici e vittime di se stessi.

uesto è l’argomento, spinoso




sabato 23 febbraio 2019