martedì 19 giugno 2018

“Noi e il Sessantotto” antologia a cura di Tiziana Viganò (2018, Macchione Editore). Recensione di Tiziana Viganò.

Il Sessantotto è mito e simbolo: un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente i limiti, ma che rappresenta ideali intramontabili per l’essere umano e per la società.



recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su
https://www.sololibri.net/Noi-e-il-sessantotto-Vigano.html


Un mito. Tanto potente che nell’immaginario collettivo suscita emozioni contrastanti e opposte. Ha due facce come Giano, una in luce e una in ombra, una positiva e una negativa.
È anche simbolo importante di un desiderio di cambiamento che fu talmente intenso da coinvolgere e mettere in movimento un’intera generazione di giovani (almeno nei paesi occidentali e nel Nordamerica) con una passione totale e pervasiva, come raramente si è visto e come, sicuramente, non si è più visto da allora.
Uno di quei momenti della Storia che fanno da spartiacque tra un prima e un dopo completamente diverso.

Poi abbiamo assistito alla caduta verticale dei valori, degli ideali e della passione di portare avanti le proprie convinzioni: distrutti dalla violenza degli anni Settanta, dal consumismo sfrenato degli Ottanta, dal riflusso dei Novanta, dalla crisi dopo il Millennio. Le conquiste di allora non sono state portate avanti, anzi, sono state perfino rinnegate. Pensiamo all’articolo 18, alla categoria di insegnanti impreparati e demotivati, alla violenza sulle donne, al modo di relazionarsi sempre più individualista, dietro lo schermo informatico, esattamente il contrario del “fare gruppo” di allora.

Chi ha vissuto in quegli anni sa bene che quegli ideali di pace, di libertà e di giustizia sociale gli hanno formato la mente e il cuore e sono rimasti immutati nel tempo:  tutti hanno subito dure prove di fronte al crollo di quegli ideali causato dall’escalation di violenza, al terrorismo che li ha trasformati in ben altra cosa, nel contrario, e alla successiva repressione dei movimenti da parte dello Stato che doveva riportare l’ordine.
Tutti hanno nostalgia di quel vento di cambiamento che ha trasformato la società e delle passioni che hanno infiammato la loro gioventù: ma perfino i tre giovani autori del libro, che guardano al passato con gli occhi di chi vive oggi, vedono nel Sessantotto un modello ispirante per mettere un fermento di dinamismo in questa società che presenta molte falle e molte regressioni.

Il Sessantotto è un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente gli errori per capirli e non ripeterli.
Il senso della Storia sarebbe questo, imparare dal passato per migliorare sempre, ma la Storia stessa ci ha insegnato che gli esseri umani hanno la coazione a ripetere i propri sbagli.

Scopo di questo libro, “Noi e il Sessantotto” è raccontare le storie della gente comune, negli anni dal 1968 al 1978, storie private che si innestano nel collettivo, di ragazzi e ragazze che vivevano la vita di tutti i giorni e avevano esperienze diverse a seconda del contesto sociale, della città, dello studio, del lavoro.
Diversi i punti di vista, ma un filo comune nelle piccole e grandi rivoluzioni quotidiane. Rompere gli schemi cercando vie nuove nella politica; manifestare e combattere per le proprie idee; lottare per i diritti del lavoro; lottare per i diritti delle donne ad avere un ruolo nella società; sentire fortemente l’appartenenza a una collettività; opporsi a una società retriva, autoritaria, immobile; o anche solo  conquistarsi la libertà di uscire di casa sole o accorciare le gonne; scegliersi il corso di studi e la vita desiderata; amare senza remore…
Alla base di tutto il desiderio infinito di essere liberi, liberi di essere, liberi di fare, liberi di pensare.

Non mancavano le contraddizioni: si lottava contro il consumismo, l’imperialismo e i modelli dominanti della società borghese, ma si accettava un altro tipo di uniformazione legato ai nuovi gruppi che si erano formati, cadendo quindi da un conformismo all’altro; si rifiutava la libertà di pensiero di chi era diverso, criticando anche la Sinistra storica, colpevole di essere legata al sistema, cadendo quindi in altre forme di oppressione, di chiusura e di dogmatismo; si voleva applicare un modello collettivo anche al privato dimenticando che non tutti gli esseri umani possono avere gli stessi obiettivi; si accettava o si celebrava la violenza e la lotta armata cadendo in una spirale di sangue che ha finito per determinare la reazione e la repressione e travolgere anche gli aspetti positivi dei cambiamenti ottenuti.

Emerge chiaro nei racconti degli autori dell’antologia, il desiderio di raccontare il Sessantotto in positivo, la capacità di vivere con passione, con ideali e valori forti, e di tramandare il sogno di poter cambiare il mondo, che, arrivati a una certa soglia di maturità, vuol dire anche saper cambiare se stessi e avere una visione più moderata e tollerante rispetto ai fuochi giovanili.

“Noi e il Sessantotto” (Macchione editore) coordinati da Tiziana Viganò dodici autori che rivivono il passato, tre giovani d’oggi che lo giudicano, quindici storie come mattoni che, insieme, costruiscono l’edificio della Grande Storia. Il libro si chiude con una cronologia degli eventi degli anni Sessanta e Settanta, che inquadrano il contesto magistralmente aperto dalla acuta prefazione di Carlo A. Martigli, lo storico autore di tanti best&long seller.

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venerdì 15 giugno 2018

“Il presidente è scomparso” di Bill Clinton e James Patterson. Recensione di Tiziana Viganò

Un presidente degli Stati Uniti eroico, anche a costo della propria fama e del potere: tutti ci auguriamo che l’uomo più potente del mondo sia così!

Un presidente degli Stati Uniti eroico, anche a costo della propria fama e del potere, forte e deciso con i delinquenti, comprensivo e benefico con i deboli: tutti ci auguriamo che l’uomo più potente del mondo sia abbia queste caratteristiche e questi valori, per la salvaguardia del suo paese e di tutti gli altri nel mondo.
Così “Il presidente è scomparso”, edito da Longanesi, thriller fantapolitico, scritto da mani espertissime nella politica presidenziale, l’ex presidente Bill Clinton e da uno scrittore di thriller best&long seller internazionali come James Patterson, ci porta direttamente nello Studio Ovale della Casa Bianca, e, ancora di più, dritto nel cuore e nella mente del presidente fittizio Jonathan Duncan.
Di tante cose possiamo criticare gli USA, ma la loro lotta perenne in difesa della democrazia e della libertà, nata con lo stesso sorgere di quel grande paese, addirittura con i pionieri, è indiscutibile. Semmai, troppo spesso, i modi di procedere secondo “il fine giustifica i mezzi” o “siamo noi i più forti” hanno dimostrato molte contraddizioni e cadute…e mi fermo qui.

Nel libro invece leggiamo una storia epica ma anche rassicurante: non solo gli USA ma il mondo globale sono in pericolo, come mai prima, per un pericolo che non viene dagli eserciti e neppure dalle bombe atomiche, è ben più grave e causerebbe una catastrofe planetaria senza precedenti. Quale può essere? Cosa può essere più devastante oggi di una guerra atomica?

sabato 2 giugno 2018

“Dei delitti e dei veleni” di Barbara Nittoli. Recensione di Tiziana Viganò


Due delitti, una storia famigliare complessa e dolorosa, rancore e odio mai conclusi, passioni forti trascinano il lettore nella vicenda che evolve pian piano...

recensione di Tiziana Viganò

Dei delitti e dei veleni è un romanzo che esce dagli schemi soliti del giallo poliziesco perché la narrazione corre su più piani: l’indagine vera e propria, caratterizzata dalla centralità della psicologia dei personaggi, si alterna con sei capitoli che narrano storie di personaggi del passato, legati a quelli attuali dal ricordo di vite passate….
Cinque i protagonisti che ruotano attorno all’ispettrice di polizia Caterina Levi, determinata e intuitiva nel lavoro quanto fragile ed insicura nella vita privata, infiltrata nel gruppo di pazienti della psicoterapeuta Arianna Fiore per seguire l’indagine su un traffico di droga. Caterina si trova con i compagni in una idilliaca locanda alpina per un fine settimana intensivo di terapia: ma un componente viene assassinato e l’ispettrice sarà quindi costretta a svelare la sua identità e a cominciare un’indagine per omicidio, affiancata dal medico legale Nicola Rinaldi.

Due delitti, una storia famigliare complessa e dolorosa, rancore e odio mai conclusi, passioni forti trascinano il lettore nella vicenda che evolve pian piano, alternando i momenti dell’iter investigativo con i problemi irrisolti dei protagonisti del gruppo di terapia. Questi si legano in modo misterioso alle vicende di personaggi storici, realmente esistiti: una sacerdotessa egizia, l'aiutante di Leonardo da Vinci, un guerriero samurai, una sciamana lakota, un gangster irlandese a New York e un chimico tedesco, che incarnano vite precedenti dei protagonisti. 

Una rivoluzione culturale: il Sessantotto. Articolo di Uliano Andolfi

IL Sessantotto è stato un cambiamento decisivo nella mentalità collettiva dell’Italia e non solo che ha assunto la forma e la sostanza di una vera rivoluzione culturale.

Chi ha avuto la fortuna di vivere un momento storico di rara intensitàha partecipato a una rivoluzione culturale che, è vero, non ha toccato i centri del potere reale, ma ha influito profondamente sulla società e sul costume di questo paese, e lo ha migliorato.

articolo di Uliano Andolfi

Più che un anno solare, il Sessantotto è ormai diventato un periodo storico, un susseguirsi di eventi che va oltre le date e gli anni,è, di fatto, il nome di una rivoluzione che non essendo stata circoscritta ad un solo paese è impossibile identificare come le altre del passato. Quindi identifichiamolo pure come data, sapendo che data non fu. Fu l'anno più esplosivo del secondo dopoguerra: in tutto il mondo i giovani si rivoltarono contro le istituzioni, a partire dalle università. Una generazione entrò fragorosamente nella storia mentre la guerra del Vietnam giungeva a un punto di svolta, i carri armati sovietici soffocavano la Primavera di Praga, e negli Stati Uniti cadevano Malcom X, Martin Luther King e Robert Kennedy.
Il Sessantotto fu anche l’anno di Valle Giulia in Italia, del maggio francese, degli scontri alla Convenzione democratica di Chicago, delle Olimpiadi del Messico, bagnate dal sangue degli studenti uccisi a Piazza delle Tre Culture e segnate dalla protesta degli atleti neri, che sul podio alzavano il pugno guantato di nero. Continuiamo a chiederci anche noi che in un certo modo lo abbiamo vissuto, non potevamo non viverlo, anche per motivi generazionali, Dove-Come-Quando-Perché. Dove è iniziato, perché è scoppiato, quali caratteri ha avuto? 

mercoledì 23 maggio 2018

“Noi e il Sessantotto” antologia a cura di Tiziana Viganò (2018, Macchione Editore). Recensione di Tiziana Viganò.

recensione di Tiziana Viganò

già pubblicato su 
https://www.sololibri.net/Noi-e-il-sessantotto-Vigano.html

Il Sessantotto è mito e simbolo: un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente i limiti, ma che rappresenta ideali intramontabili per l’essere umano e per la società.


Un mito. Tanto potente che nell’immaginario collettivo suscita emozioni contrastanti e opposte. Ha due facce come Giano, una in luce e una in ombra, una positiva e una negativa.
È anche simbolo importante di un desiderio di cambiamento che fu talmente intenso da coinvolgere e mettere in movimento un’intera generazione di giovani (almeno nei paesi occidentali e nel Nordamerica) con una passione totale e pervasiva, come raramente si è visto e come, sicuramente, non si è più visto da allora.
Uno di quei momenti della Storia che fanno da spartiacque tra un prima e un dopo completamente diverso.

Poi abbiamo assistito alla caduta verticale dei valori, degli ideali e della passione di portare avanti le proprie convinzioni: distrutti dalla violenza degli anni Settanta, dal consumismo sfrenato degli Ottanta,
dal riflusso dei Novanta, dalla crisi dopo il Millennio. Le conquiste di allora non sono state portate avanti, anzi, sono state perfino rinnegate. Pensiamo all’articolo 18, alla categoria di insegnanti impreparati e demotivati, alla violenza sulle donne, al modo di relazionarsi sempre più individualista, dietro lo schermo informatico, esattamente il contrario del “fare gruppo” di allora.

Chi ha vissuto in quegli anni sa bene che quegli ideali di pace, di libertà e di giustizia sociale gli hanno formato la mente e il cuore e sono rimasti immutati nel tempo:  tutti hanno subito dure prove di fronte al crollo di quegli ideali causato dall’escalation di violenza, al terrorismo che li ha trasformati in ben altra cosa, nel contrario, e alla successiva repressione dei movimenti da parte dello Stato che doveva riportare l’ordine.
Tutti hanno nostalgia di quel vento di cambiamento che ha trasformato la società e delle passioni che hanno infiammato la loro gioventù: ma perfino i tre giovani autori del libro, che guardano al passato con gli occhi di chi vive oggi, vedono nel Sessantotto un modello ispirante per mettere un fermento di dinamismo in questa società che presenta molte falle e molte regressioni.

venerdì 18 maggio 2018

"NOI E IL SESSANTOTTO": AA.VV. antologia a cura di Tiziana Viganò. E' uscita!


AA.VV. antologia  a cura di Tiziana Viganò
Noi e il Sessantotto
(maggio 2018, Macchione editore)
prefazione di Carlo A.Martigli
ISBN 978-88-6570-488-2

Gli autori
Raúl Della Cecca - Carla Magnani - Giancarlo Bosini - Tiziana Viganò - Angelo Gavagnin –

Mirella Guerri - Maria Gemma Girolami - Carlo Alfieri - Paola Crovi Costa - Claudio B. Foresti
Mariella Di Camillo - Marika A. Carolla - Massimiliano Barone - Barbara Nittoli - Franca Balsamo



Presentazione

di Tiziana Viganò
Un’immagine mi è balzata alla mente appena ho avuto l’idea di scrivere un libro sul Sessantotto: la deflagrazione che distrugge una casa nel film “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni, del 1970. I fotogrammi passano al rallentatore, ogni singolo oggetto della casa vola nell’aria e ricade come in una folle danza, poi un’altra deflagrazione e un’altra ancora sul ritmo esplosivo della musica dei Pink Floyd. Poco prima i due ragazzi protagonisti del film avevano fatto l’amore, nudi e avvinghiati, rotolanti sulle sabbie del deserto in un viluppo di umanità e Natura che si moltiplicava all’infinito, in piena libertà.

Questi pochi minuti di immagini racchiudono e ci donano, con la lucidità che è propria di ogni grande artista, alcuni dei più importanti temi che hanno precorso e illuminato i primi movimenti del Sessantotto.
Prima di tutto il desiderio di un mondo nuovo, dopo distruzione del vecchio ordine basato su finzione e ipocrisia, su oggetti e non persone, sugli status symbol e sul consumismo, su una ricchezza di pochi prodotta a danno dei più; il desiderio di essere liberi e padroni di se stessi, delle proprie scelte e della propria vita, come del proprio corpo e dei propri desideri; la comunione con la Natura, un rapporto gioioso e rispettoso con essa; la diversità come risorsa.
Ma soprattutto la libertà, in tutte le sue declinazioni.

Andare fuori dagli schemi, avere un’altra visione del mondo, cercare l’utopia: così erano cominciati i movimenti giovanili negli anni Sessanta. Quello che spesso era bollato dai conservatori come ribellismo giovanile, a volte per l’impreparazione, a volte per l’ingenuità, esprimeva la necessità di cambiare, di uscire dalle regole della vecchia società retriva, bigotta, oppressiva e diseguale, che privilegiava l’economia aggressiva di stampo capitalista e consumista ai reali bisogni dell’individuo, quelli spirituali, la libertà, la pace, la fraternità, l’uguaglianza delle razze e dei generi, la legittimità delle religioni, delle opinioni.
Che ne è stato di quegli ideali meravigliosi che hanno mobilitato masse di giovani a livello planetario? Confluiti nei movimenti prima studenteschi e poi operai hanno preso la via della contestazione: in parte ne hanno formato lo zoccolo, per poi diramarsi in molti rivoli che hanno avuto alterne vicende e sono approdate a ben diverse conclusioni. Quali sono state le conseguenze del fallimento? Quali conquiste sono valide ancora oggi e quali sono state disattese?

Dall’idea alla realizzazione, come piace a me: così ho pensato che la forma migliore sarebbe stata un’antologia, perché avrebbe raccontato quei tempi con una coralità di voci diverse, tanti punti di vista, intense emozioni e sensazioni che si possono sviluppare in una lavoro di gruppo.
Tante tessere di un mosaico fatto di storie private, quelle di gente comune, giovani che hanno vissuto un tempo speciale e irripetibile, nelle strade nelle scuole e nelle università, nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro, nelle case. Storie individuali che formano insieme un quadro collettivo di esperienze diverse, la piccole storie quotidiane che sostengono gli eventi della Grande Storia come in un edificio i mattoni riempiono gli spazi tra un pilastro e l’altro.

Ho interpellato molte persone per scrivere i racconti ed è stato interessante osservarne le reazioni perché ci sono stati gli entusiasti, i nostalgici, quelli completamente disinteressati, quelli che amareggiati da ciò che è successo, si sono ritirati e preferiscono rimuovere quando non negare i ricordi di quelle passioni infrante, come dopo uno shock postraumatico da stress. Del resto me lo aspettavo: l’argomento è ancora caldo, entusiasma, ma a volte imbarazza, è storia recente e chi ha vissuto quegli anni ha ben vivi in sé gli accadimenti e le emozioni. L’argomento è fucina di contrasti e contraddizioni.

Questo libro è uno specchio di ciò che avveniva in quegli anni, il Sessantotto si dilata nel tempo, dai prodromi della metà degli anni Sessanta alla rovinosa frana di un decennio dopo.
Tante sono le opinioni su quel periodo, anche molto diverse: c’è chi l’ha amato, chi l’ha vissuto intensamente, chi si è gettato a capofitto, chi l’ha solo osservato, chi si è defilato, chi è rimasto deluso, chi l’ha approvato e chi no, chi si è arrabbiato e chi ne ha avuto un sacro terrore, chi l’ha combattuto strenuamente…
Nessuno è rimasto indifferente. E non lo è ancora oggi, dopo cinquant’anni.

Il passaparola ha coinvolto un gruppo di scrittori che hanno voluto dare un loro contributo a costruire un’immagine di quegli anni perché è forte la nostalgia delle roventi passioni che hanno animato la loro vita giovanile.
Anche se il viaggio della vita ci ha portati a percorrere strade diverse, anche molto lontane, ci siamo sentiti uniti dalla potenza di quegli ideali che non sono mai morti, perché hanno formato la struttura portante di coscienze e menti; dagli infiniti discorsi appassionati hanno coinvolto con una immensa forza di coesione troppa gente per essere dimenticata col passare degli anni; dal ripensare a quei momenti, riviverli, interrogarsi sulle ragioni e sulle responsabilità che hanno affossato il movimento, stravolgendo nel sangue le motivazioni riformatrici degli inizi.

La caduta dell’utopia è stata rovinosa, traumatica per tanti che hanno militato con passione vera e travolgente, ma niente è stato come prima e, anche se le cose hanno impiegato molto tempo a ritrovare una parvenza di equilibrio, nel bene e nel male, il mondo è cambiato. In meglio? In peggio? In questo libro abbiamo dato tante risposte.

La memoria storica di chi era presente ai fatti si intreccia in questa raccolta con quella di chi guarda al Sessantotto da lontano, dal futuro e giudica a mente fredda, giovani scrittori che guardano a quei tempi e pensano alla realtà di oggi e alle possibilità future, dove non si debba più soccombere alla violenza di una realtà falsa e ingannevole in cui gli ideali possono solo disintegrarsi, ma dove la Storia possa insegnare a costruire un domani migliore.







lunedì 14 maggio 2018

E’ così che si uccide di Mirko Zilahy. Recensione di Tiziana Viganò

il ritmo incalzante e senza respiro, la solida formazione culturale, la lucida e disincantata abilità di penna e pensiero dello scrittore sono punti di forza di questo romanzo, che cattura l’attenzione fin dalle prime righe e non allenta la tensione fino alle ultime.

recensione di Tiziana Viganò


Una Roma atipica è il desolato scenario di E’ così che si uccide di Mirko Zilahy, edito da Longanesi.
Il Gazometro, così affine e difforme al Colosseo, il Macello del Testaccio, il Porto Fluviale, i Mulini Biondi, le ciminiere sbilenche della Mira Lanza, le Officine del gas, la Centrale elettronucleare di Borgo Sabotino (quest’ultima però presso Latina) sono luoghi, edifici, macchine, monumenti di una civiltà industriale dismessa dove il serial killer opera, un set di morte che ha causato morte. Ma sono considerati dall’autore anche personaggi veri e propri con una storia, un’anima e una voce.
il gasometro: dipinto (1945) di Mario Sironi
«Per quanto poco conosciuta, la mia Roma esiste, è lì. È reale ma ha la qualità diafana degli spettri e come molti di loro resta spesso invisibile agli sguardi
In una città inondata da una pioggia inesorabile, biblica, nello squallore degli edifici di un’archeologia industriale lontana anni luce dai fasti dell’arte che tutti conoscono, si muovono il protagonista, commissario Enrico Mancini, un duro reso fragile dalla morte della moglie molto amata e un killer seriale che uccide nei modi più orribili che la fantasia delirante di uno psicotico possa inventare.
Mancini è un criminal profiling dell’Unità per Analisi del Crimine violento, specializzato a Quantico: un tempo orgoglioso dei sui titoli, ora è solitario e tormentato, riluttante, non vuole più impegnarsi, non regge più il dolore, la vista dei corpi morti, non sopporta più l’odore del sangue, rifiuta il contatto col mondo se non con i guanti: la ferita della sua anima è troppo recente e si allarga sempre più invece di guarire, proprio come la piena del Tevere dilaga mischiando acqua e fogna al sangue delle vittime infettando la più bella città del mondo. Solo il gioco d’intelletto in cui l’omicida rituale lo conduce riuscirà infine ad aprirgli uno spiraglio sulla via della salvezza.
Attorno a lui si forma la Squadra speciale: il consulente professor Carlo Biga, insegnante di Psicologia applicata all’Analisi criminale, «un vecchio maestro che accarezzava materie oscure come bestie addomesticate», la pm Giulia Foderà, forte e determinata sul suo tacco dodici, l’ispettore Walter Comello, grande e grosso, «un cavernicolo biondo», Caterina De Marchi, ispettrice-fotografa che si nasconde dietro le immagini scattate. Accanto a loro Stefano Morini, il giornalista del Messaggero, autore di servizi sulla Centrale elettronucleare, che riceve le mail di ombra@xxx.it che annunciano le «morti di dio».
L’Ombra delle nostre parti peggiori, le paure, gli orrori, l’amore e il dolore che vanno oltre la morte, l’odio e la vendetta, il delitto e il castigo, la decomposizione dei corpi e delle menti immersi in un ambiente che li rispecchia: l’autore lo dichiara apertamente, la sua Ombra si proietta su quella del lettore, scuotendolo e facendogli paura, così come il commissario Mancini ha visto la sua Ombra nell’assassino.
«Questo romanzo è la mia vendetta. La sola che sono stato capace di compiere. L’unica necessaria.» dice Mirko Zilahy.
Una caccia al mostro che è sempre al limite di un precipizio di follia dove i personaggi possono cadere, il ritmo incalzante e senza respiro, la solida formazione culturale, la lucida e disincantata abilità di penna e pensiero dello scrittore sono punti di forza di questo romanzo, adatto solo a chi tollera il noir a tinte fortiche cattura l’attenzione fin dalle prime righe e non allenta la tensione fino alle ultime.
In passato docente di letteratura italiana a Dublino e cultore di Letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia, Mirko Zilahy (romano nonostante il nome) è editor, traduttore, giornalista.
Diventato caso editoriale alla Fiera del libro di Londra del 2015, dove venne venduto subito e pubblicato da tanti editori di tutto il mondo E’ così che si uccide, brillante romanzo d’esordio, è la storia di un successo editoriale di cui sarà interessante aspettare gli sviluppi.

giovedì 10 maggio 2018

Intervista di Tiziana Viganò a Luca Sciortino: "Oltre e un cielo in più"

La nostra collaboratrice Tiziana Viganò ha intervistato per Sololibri lo scrittore Luca Sciortino, ponendogli alcune domande sul suo ultimo libro Oltre e un cielo in piùedito da Sperling & Kupfer nel 2018. 
pubblicato su:
https://www.sololibri.net/Intervista-Luca-Sciortino-libreria-Oltre-e-un-cielo-in-piu.html


  1. Luca Sciortino è scrittore, viaggiatore e giornalista. Lavora per la rivista Panorama  e pubblica saggi di filosofia, fotoreportage di viaggio e racconti. Ma vorrei sentire da te: chi è Luca Sciortino?
Semplicemente una persona curiosa, innamorata della diversità del mondo, e con una naturale disposizione a porsi domande su questa complessa diversità.  Come scrittore sono una persona non facilmente etichettabile: le mie pubblicazioni spaziano dai reportage foto-giornalistici, ai racconti, agli articoli di divulgazione scientifica fino agli articoli accademici di filosofia. Il mio stesso curriculum vitae include studi in apparenza differenti come la laurea in fisica teorica e il dottorato in filosofia. In realtà, questa produzione variegata è frutto della mia disposizione naturale a esplorare prospettive e approcci differenti alle domande che mi pongo e della mia insofferenza a rinchiudermi in una singola disciplina. Penso che la realtà sia multidimensionale e che sia importante vivere apprezzandola in tutti i suoi aspetti, per quanto ci è possibile. Esistono prima di tutto le domande, poi le risposte possono richiedere di volta in volta uno o più metodi differenti, magari appartenenti a discipline diverse di studio. Porsi domande sulle cose, essere aperti alla diversità degli approcci e dei metodi e riflettere sui loro limiti è un'attitudine tipicamente filosofica.

  1. Posto che il “mezzo del cammin di nostra vita” si è spostato un po’ più avanti rispetto a Dante, ti sei trovato in un momento in cui sentivi l’inquietudine del vivere in una società che ti sta stretta, la routine, le mille regole e costrizioni, i rimpianti per le cose non fatte ancora….così hai preso una decisione.
Io vedo l'avventura, i libri e l'amore per gli esseri umani come tre forme diverse di viaggio. Un'avventura ti fa viaggiare nello spazio o in culture differenti; un libro in una storia, in un sistema di pensiero, in una vita; l'amore nell'universo interiore ed esteriore di un altro essere umano. Io cerco di nutrire la mia vita quanto più posso con queste tre forme di viaggio.  Ciò vuol dire cercare giorno per giorno il modo per farlo in circostanze che possono anche essere sfavorevoli. Il mio viaggio dalla Scozia al Giappone, che ho raccontato in “Oltre e un cielo in più” (Sperling & Kupfer), rappresenta la soluzione, in un particolare momento della mia esistenza, al problema di nutrire la mia vita con il viaggio, in una delle tre forme appena descritte. 

  1. Parlaci del momento in cui ti è venuta l’idea di fare questo viaggio
Mi trovavo nell'isola di Skye, in Scozia, per una breve vacanza dalla vita accademica: in quel momento ero Research Fellow in filosofia della scienza all'università di Leeds, nel nord dell'Inghilterra. Dopo quattro mesi sarei dovuto tornare in Italia. Ho deciso di impiegarli nel modo migliore, mettendomi in cammino per vedere le culture cambiare dalla Scozia a Giappone. A spingermi a partire è stato un desiderio di conoscenza, di libertà e di autonomia. Volevo costruirmi il mio personale percorso attraverso Kazakistan, Russia e Mongolia per raggiungere il lontano Oriente. Oggi, molti viaggiano seguendo traiettorie stabilite da agenzie turistiche e con mezzi di trasporto che non permettono di vedere come cambiano volti, culture, paesaggi, mentalità. Io volevo costruire la mia personale traiettoria.

  1. Quindi ti sei messo in viaggio dalla Scozia, e il tuo è stato un cammino di diciottomila chilometri, lento e senza un progetto fisso, fatto con mezzi che ti hanno permesso di goderti il percorso fino alla tua Itaca, un’Itaca interiore, che però ha un nome concreto, Tokyo. Spiegaci questo tuo andare…
Il mio andare è stato a tratti un “errare”, un essere “errabondo”. Ogni giorno cercavo il modo per andare avanti, con qualunque mezzo possibile, con il solo vincolo di fermarmi dove vi era la possibilità di conoscere o di vedere la bellezza di nuovi luoghi. L'etimologia latina di “errabondo” suggerisce l'idea di “errore”: viaggiare in questo modo, senza una meta sicura e un percorso già stabilito, significa mettere alla prova se stessi e le nostre idee, sottoporsi alla possibilità dell'errore, per imparare e disimparare, per abbandonare i preconcetti, per conoscere i propri limiti.

  1. Tu, da filosofo, senti un’esigenza di profondità, di conoscenza, una sete che ti guida verso l’infinito. Per andare oltre le cose materiali, ma anche oltre i propri limiti, come hai detto.
Sì appunto. Quella del superare i propri limiti è da sempre la tensione dei grandi viaggiatori. Ulisse disconobbe i limiti posti alla conoscenza dell’uomo e andò impavido verso ciò che non conosceva, oltre le colonne d’Ercole. Il mio libro è un inno al coraggio di violare gli schemi imposti dalla società; è un invito a lasciare tutto per un po’ e mettersi in cammino, almeno per un tratto della propria vita; è un incitamento a conoscere per curare il proprio spirito.

  1. “La strada la fai andando” dici nel tuo libro: hai detto che sei andato accettando gli eventi che ti si presentavano, accettando il Caso, la contingenza, la non-necessità…
“La strada la fai andando” è un’espressione del poeta Machado (“caminante no hay camino, se hace el camino al andar”) che io uso per indicare un tipo di viaggio che è esattamente il contrario di quello del turista. Quest’ultimo vive un’esperienza precostituita da altri e percorre sentieri battuti da milioni di altri turisti come lui. Io trovavo il modo per andare avanti di giorno in giorno, decidendo in base alle circostanze, avendo in mente una meta che non ero nemmeno sicuro di poter raggiungere. La mia traiettoria finale riflette me stesso, le mie scelte, che sono state determinate da diversi fattori: la meta che volevo raggiungere, ciò che ho amato e ciò che è stato più forte di me nella via. Quando ho visto la mia traiettoria finale tracciata su una cartina ho visto me stesso, come in quel racconto di Borges in cui un pittore che voleva dipingere il mondo scoprì lui stesso nelle linee tracciate nella tela.

.....continua a leggere su
https://www.sololibri.net/Intervista-Luca-Sciortino-libreria-Oltre-e-un-cielo-in-piu.html

lunedì 30 aprile 2018

"I volti dell'apocalisse" di Giovanni Magistrelli. Recensione di Tiziana Viganò

un thriller appassionante dove un feroce assassino 
porta a compimento la sua serie infernale
ispirandosi ai gesti dei sette Angeli dell’Apocalisse

Recensione di Tiziana Viganò

già pubblicato su
https://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2017/11/libri-volti-apocalisse-magistrelli.html


I volti dell’apocalisse di Giovanni Magistrelli (2017, GDS edizioni)
Esplodono passioni violente e le loro conseguenze ricadono sui personaggi del nuovo libro di Giovanni Magistrelli “I volti dell’Apocalisse”.
Nemesi, dea della vendetta, della collera, dell’indignazione, colei che distribuisce una giustizia che compensa i torti subiti, vola sulle pagine di questo thriller appassionante dove un feroce assassino porta a compimento la sua serie infernale ispirandosi ai gesti dei sette Angeli dell’Apocalisse.
La protagonista, ex ispettore di polizia espulsa dopo un omicidio, è Rigoberta “Ribe” Daverio, una donna anticonformista e libera, che non viene a patti con i suoi principi di giustizia, anche se questi la mettono fuori dalle regole. Le sue intuizioni condurranno verso la giusta via il commissario Stefano Sanna che dirige l’azione.

venerdì 16 marzo 2018

"Oltre e un cielo in più" di Luca Sciortino. Recensione di Tiziana Viganò


recensione di Tiziana Viganò già pubblicata in 

https://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2018/02/oltre-e-un-cielo-in-piu-luca-sciortino.html


Luca Sciortino ha quarantasette anni, è un filosofo, giornalista e scrittore di successo, ma sente l’inquietudine del vivere in una società che gli va stretta: una vita sedentaria, oppressa dalla routine, da mille regole e costrizioni, i rimpianti per le possibilità irrealizzate lo soffocano. Davanti però ha le opportunità che si offrono a chi si mette in cammino, un viaggio che lo apre alla scoperta di un mondo che desidera conoscere nelle sue facce multiformi e nello straordinario che si manifesta ovunque.
“L’inizio del viaggio è essere infedeli a quello che eravamo”.
Perché se da un viaggio di ricerca si torna sicuramente diversi da come si è partiti, si comincia a cambiare fin dal momento in cui si è già proiettati verso una partenza guidata dal caso e dalle stelle.

Così, il 15 luglio 2016 parte dall’isola scozzese di Skye, pensando a un itinerario che lo condurrà fino a Tokyo, la sua Itaca.
Pensando, non progettando, perché decide di cogliere i momenti man mano che si presentano, viaggiando lentamente per assaporare ogni particolare, senza prendere aerei che non permettono di conoscere la realtà che esiste tra un punto e l’altro del globo, acquisendo informazioni giorno dopo giorno  perché
“La strada la fai andando”.
Il viaggiatore, l’uomo in cammino, cerca un Altrove e cerca l’Altro per nutrire la sua mente, per stimolare la sua curiosità per ciò che è diverso, per sentire l’anima del mondo, e attraverso queste esperienze scopre non solo le proprie risorse, ma anche la propria interiorità. Scoprire se stessi è il grande traguardo.

lunedì 12 marzo 2018

un aperitivo con Tiziana Viganò: analisi, storie, scrittura, approfondimenti di Loriana Lucciarini

intervista di Loriana Lucciarini in
https://scintilledanima.wordpress.com/2018/02/07/ospiti-salotto-letterario-un-aperitivo-con-tiziana-vigano-analisi-storie-scrittura-approfondimenti/

Scintille – Chi sei, cosa fai, che hai combinato fin qui e cosa combinerai?
Tiziana Viganò – Sono nata a Milano e, subito dopo la laurea in Lettere Moderne (erano altri tempi!), ho lavorato come redattrice e iconografa per molti anni presso la Casa Editrice Garzanti occupandomi di Enciclopedia Europea, Garzantine, libri scolastici e altro. Dopo la chiusura della Casa editrice ho poi lavorato nel campo della psicologia, della comunicazione e della medicina naturale, studiando a fondo i rapporti tra mente e corpo. Il lavoro sul campo come Counselor (psicologia di sostegno), le esperienze di volontariato per le donne e i viaggi mi hanno fornito ispirazione per raccontare soprattutto storie vere, centrando figure femminili che emergono con le loro luci e ombre, nelle difficoltà e nel successo, nel dramma e nella rinascita. Nel 2012 ho pubblicato “Come le donne”, ripubblicato con illustrazioni nel 2016 da PMEdizioni,e sempre nel 2016 “Sinfonia nera in quattro tempi”,  Youcanprint. A marzo 2017 è uscito “L’onda lunga del Titanic”, Macchione editore. Ho viaggiato davvero tanto e alcune di queste esperienze così formative sono l’argomento del mio prossimo libro, “Viaggi di nuvole e terra”, di prossima pubblicazione.
I miei hobbies? La lettura e la cucina. Il mio lavoro attuale? Editor
Sono autrice del blog: http://tizianavigano.blogspot.it cultura, libri e società e di http://ilgustoeilgiusto.blogspot.it  cucina e benessere. Collaboro con diversi blog letterari e con il patrocinio del Comune di Rescaldina (Milano) conduco la giornata per scrittori “Il vizio di scrivere”  https://www.facebook.com/Il-vizio-di-scrivere
Cosa combinerò? Mah! Ho avuto una lunga e intensa vita…forse dovrei riposarmi, ma la lettura e la scrittura sono così rilassanti…
Scintille – Che rapporto hai con la scrittura? Cosa significa per te? Cosa vuoi comunicare?
Tiziana Viganò – Scrivere è una delle forme di comunicazione in cui mi ritrovo perfettamente, mi piace mettere nero su bianco i miei pensieri e le mie esperienze. Ma non amo l’autobiografia, non scrivo mai direttamente le cose che mi capitano o che mi sono capitate nella vita: spesso anche i miei pensieri sono filtrati oppure li riverso nei libri che scrivo, nei personaggi e nelle situazioni: ma mescolo così tanto le informazioni che è difficile risalire a Tiziana! Solo nel prossimo libro di viaggi aprirò maggiormente le porte ai curiosi perché parlerò della mia idea di viaggio e di quello che ho visto e provato girando per il mondo.
Scintille – Parlaci dei tuoi libri. Quali tematiche affronti e in che modo?
Tiziana Viganò –  I miei primi tre libri costituiscono una trilogia al femminile, un cerchio che si apre e si chiude.