martedì 11 dicembre 2018

La felicità vuol essere vissuta di Loredana Limone. Recensione di Tiziana Viganò



Un pensiero per ricordare Loredana Limone, la scrittrice napoletana appena scomparsa

recensione di Tiziana Viganò già pubblicata su
http://sognaparole.blogspot.com/2017/05/la-felicita-vuole-essere-vissuta-di_30.html                                                                                                         
Va in scena la commedia della vita, nel Borgo Propizio, paese che non c’è, che sembra sognato per evadere da una realtà che non è sempre come la vorremmo: conquista, fa sorridere, rasserena… e ci fa venir voglia di preparare i bagagli e trasferirci lì.

Borgo Propizio può essere un paese qualunque della nostra Italia, con la sua storia antica dei sovrani Aldighiero il Cortese e Rolanda La Minuta, i resti del Castelluccio e delle mura, con la parte che  è stata lesionata pesantemente dal terremoto (di cui si parla nel terzo libro della serie): è adagiato mollemente sulla collina, guarda dall’alto, con un po’ di sufficienza,  la pianura operosa mentre i suoi abitanti si danno da fare con turismo, botteghe e iniziative fantasiose. 

C’è la famosa e un po’ magica latteria “Fatti Mandare dalla Mamma”, così chiamata in onore di un“Gran Musicante” che tanto fantomatico non è, ora ricostruita dopo il sisma, oppure la boutique “Amandissima” dove la simpatica  fashion addicted consiglia abiti solo rigorosamente animalier, o meglio leopardati. In questo quarto libro della serie iniziata nel 2012 con “Borgo Propizio” a movimentare le acque e turbare gli animi arriva anche una troupe cinematografica.
Sulle piazze e nelle vie donne uomini bambini preti vecchietti e giovincelli, poliziotti e furfanti, pettegole e fedifraghi, amanti e mariti in fuga si muovono, si inseguono, trafficano vendono armeggiano e amoreggiano, chiacchierano e spettegolano. C’è chi va e c’è chi resta.

La galleria dei numerosissimi personaggi è variegata e comprende tanti tipi umani che esprimono bene le sfaccettature dei sentimenti: le loro vicende quotidiane li fanno sentire vicinissimi al lettore che rivede come in uno specchio, sul palcoscenico del Borgo più Propizio che ci sia, i simboli dell’infinito spettacolo dell’umanità.

Loredana Limone però ne rivela solo i lati più belli, divertenti, accattivanti, i peccati veniali e non certo quelli mortali. Non ci sono tragedie né drammi, la penna della scrittrice corre veloce con leggerezza, zigzagando nel ritmo alterno del vivere quotidiano tra impegni, impicci, preoccupazioni, ostacoli con grazia e disinvoltura, senza avere la pretesa di giudicare, ma solo con il gusto lieve del raccontare.

La collettività è vera protagonista, ogni personaggio è un tassello che dà forma all’insieme di questa serie di quatto romanzi corali, di cui La felicità vuole essere vissuta”, l’ultimo uscito (Salani, 2017), sembra chiudere molte situazioni aperte: il cerchio.... 

per terminare di leggere l'articolo clicca sul link

“La felicità vuole essere vissuta” di Loredana Limone, Salani 2017


Recensione di Tiziana Viganò   http://tizianavigano.blogspot.it

venerdì 7 dicembre 2018

intervista di Sololibri.net

Tiziana Viganò ci racconta qualcosa in più sulla sua scrittura, sui suoi progetti futuri e sui suoi libri pubblicati fino ad oggi.
intervista di Sololibri.net pubblicata sul sito


Tiziana Viganò è autrice di: “Sinfonia nera in quattro tempi”, (Youcanprint, 2016), “Come le donne” (PM, 2016), “L’onda lunga del Titanic” (Macchione Editore, 2017), “Noi e il Sessantotto” (Macchione Editore, 2018), prossimamente in libreria “Viaggi di nuvole e terra”.
Tiziana, che dal 2016 collabora anche sul nostro sito proponendo recensioni di libri letti e articoli, ha risposto ad alcune nostre curiosità.

  • Chi è Tiziana Viganò?
Sono milanese, laureata in Lettere Moderne, ho lavorato come redattrice e iconografa per molti anni presso Garzanti Editore. Poi ho approfondito altri interessi e lavorato nel campo della psicologia, della comunicazione e della medicina naturale, studiando a fondo i rapporti tra mente e corpo.
Sono appassionata di cultura, arte e letteratura, divoro libri da quando ho imparato l’abc e scrivo da sempre: ora sono scrittrice e blogger.

  • Quando hai scoperto di avere un’indole letteraria e qual è la prima cosa che hai scritto?
Oltre ai temi di scuola scrivevo, in prima media, storie di donne spesso ispirate alle eroine di romanzi di cui trovavo riassunti su un’enciclopedia dei ragazzi o che divoravo rubando dalla biblioteca di casa: poi illustravo e rilegavo il libriccino fatto con i fogli a righe dei quaderni. Ero destinata fin dai dodici anni a occuparmi delle donne!

  • Come sono i momenti che dedichi alla scrittura e com’è la tua scrittura?
Sono piuttosto disordinata e pigra. Le idee mi vengono a sprazzi, scrivo appunti su un quadernino, vado avanti per mesi... poi finalmente scocca la scintilla e comincio, prima scrivendo momenti importanti, poi finalmente concentrata raccolgo e metto in ordine il puzzle e scrivo velocemente. Poi ritorno lentissima perché faccio mille letture e revisioni. Cerco di essere molto chiara, mi piace che la narrazione scorra fluida e veloce per essere recepita da tutti i lettori con piacere, anche se sotto traccia spargo tanti spunti di riflessione.

  • Durante la scrittura dei tuoi libri come hai creato i personaggi e l’ambientazione? Ti sei rifatta a esperienze personali?
Sicuramente! Ho studiato psicologia per anni, soprattutto nel campo della relazione mente-corpo: il lavoro sul campo mi ha fornito ispirazione per raccontare soprattutto storie vere, come nel primo libro (“Come le donne”, 2012-2016) in cui racconto figure femminili che emergono con le loro luci e ombre, nelle difficoltà e nel successo, nel dramma e nella rinascita. Sono storie positive e propositive, perché nonostante le vicende anche molto dolorose queste donne vincono risorgendo a nuova vita. Altre fonti di ispirazione sono i viaggi: ho fatto esperienze di volontariato e progetti per ONG in Africa e nella Repubblica Dominicana a favore dei migranti. Ho viaggiato, in tutti i modi, in ventisette paesi del mondo.

  • La tua esperienza nel campo della psicologia, della comunicazione e della medicina naturale che parte gioca nei tuoi racconti?
Fondamentale, tutti i miei libri raccontano storie centrate sulla psicologia dei personaggi. Anche nel giallo “Sinfonia nera in quattro tempi” dove parlo di coppie disfunzionali che arrivano all’omicidio e al femminicidio, quello che mi interessa far capire al lettore, al di là dell’intrigo, del mistero e delle indagini è il percorso che nella mente dell’assassino porta al crimine. Così, nel romanzo che chiude la trilogia sulle donne “L’onda lunga del Titanic”, narro due storie d’amore parallele, una attuale e una di cent’anni fa realmente accaduta sul mitico Titanic, celebrando la bellezza dell’amore condiviso e sereno, che sa superare ogni difficoltà.

  • Bellezza e inquietudine nei tuoi libri
Sono eterni contrasti della vita e nelle relazioni, soprattutto di coppia. Nei tre libri ho mostrato tante facce di queste realtà. E nel quinto, che sta per uscire “Viaggi di nuvole e terra” mostro le contraddizioni di certi paesi del mondo dove l’estrema Bellezza della Natura si scontra con una realtà sociale durissima.

  • Il tuo primo libro pubblicato è “Come le donne” 2012 prima edizione, 2016 seconda edizione illustrata da PM edizioni.
Un libro di racconti ora esaurito nel cartaceo, è solo in ebook sugli store online.

  • “Sinfonia nera in quattro tempi” (2016): prima un editore ora selfpublishing
Storie di donne e delitti, quattro indagini su omicidi e femminicidi in alcune coppie imprigionate tra violenza psicologica e giochi di potere. protagonista è un simpatico maresciallo legnanese, Adelio Rusconi, che indaga insieme con la sua “spalla” il brigadiere Totò Lo Monaco. È il “giallo di Legnano”, ambientato nella città dell’hinterland con alcune puntate a Milano, la mia città d’origine.

  • “L’onda lunga del Titanic” (2017 Macchione editore). Come ti è venuta l’idea del Titanic?
Un mio carissimo amico è Claudio Bossi, uno dei più famosi esperti internazionali sulla vicenda del Titanic. Un giorno gli ho chiesto “C’erano storie d’amore sulla nave?” La sua risposta mi ha spronata a fare ricerche e ho scoperto una storia che sembrava fatta apposta per il mio romanzo. Mary Mullin e Denis Lennon sono realmente esistiti, sono fuggiti da un paesino dell’Irlanda per imbarcarsi e cercare fortuna nel Nuovo Mondo. Purtroppo sono saliti sulla nave sbagliata...Una storia d’amore bellissima anche se malinconica, dove la ragazza invece di cercare la salvezza muore per rimanere accanto al suo uomo per sempre. Muore per amore, a differenza di tante donne che ancora oggi muoiono per malamore...

  • “L’onda lunga del Titanic” è una storia al femminile, concepita e vissuta tra passato e presente, attraverso le due protagoniste: come mai questa scelta, coraggiosa e, al tempo stesso, affascinante?
La storia di Mary Mullin sarà d’ispirazione a una donna moderna, di successo, che si innamora e si trova a risolvere incertezze e dubbi: deve prendere una decisione importante per la sua vita e il ritrovamento fortuito del diario di Mary le farà ritrovare i valori forti della famiglia e delle sue radici, così potrà serenamente scegliere il meglio per sé.

  • Nel maggio 2018 in occasione del cinquantesimo anniversario, hai pubblicato l’antologia “Noi e il Sessantotto” (Macchione editore)
La storia della gente comune è qualcosa che affianca la Grande Storia e non è meno importante, anzi: ho ideato questo libro proprio per ricordare a chi ha vissuto questo periodo e a chi lo guarda con gli occhi di oggi cosa facevano i ragazzi e le ragazze di allora. Chi lottava da studente o da lavoratore, chi era madre o insegnante e sentiva l’esigenza di un cambiamento radicale, chi si occupava di musica o d’arte, chi faceva piccole conquiste private che hanno condotto a una rivoluzione culturale nel costume e nelle idee, nella politica e nella società... Dopo il Sessantotto niente è stato come prima. Nel bene e nel male. Chi ha vissuto intensamente quegli anni ha fatto propri gli ideali positivi, li ha “digeriti” e ha vissuto adattandosi alle circostanze ma seguendoli senza esitazioni.
  • Sei appassionata di viaggi e sappiamo che è in uscita un libro che avrà proprio questo argomento
“Viaggi di nuvole e terra” uscirà a fine novembre, pubblicato sempre da Macchione: è stato ispirato da tre viaggi che ho fatto in Sud Sudan, in Grecia e in Repubblica Dominicana. Dopo tante altre esperienze, un viaggio da sola ai confini del mondo, un altro in un paradiso dove niente è come appare, un terzo dove invece la Bellezza si rivela in tutto il suo splendore, senza lati oscuri. C’è un legame tra ciò che è straordinariamente Bello alla durezza, al dolore, ai drammi sociali: il meraviglioso, splendido e terribile, domina il nostro mondo. Questi contrasti fortissimi suscitano emozioni profonde. E poi c’è la gente, che mi ha affascinato. Metto a confronto il sogno africano con il sogno tropicale con la realtà: tutto questo si placa nell’esplorazione di un’altra parte del pianeta, la Grecia dove il viaggiatore è a contatto con una Bellezza pura e incontaminata, dove l’uomo si è integrato nella Natura, rispettandola, addomesticandola, e la dona come il gioiello più prezioso da custodire.

  • Cosa pensi che la lettura dei tuoi libri lasci al lettore?
Io vorrei che il lettore potesse leggere in molti modi un mio libro: per svagarsi e passare piacevolmente qualche ora con me, ma anche per avere avere spunti di riflessione, perché i temi che tratto sono sempre importanti. La questione femminile nei primi tre, il tema del viaggio e della realtà sociale che a volte è velata per il turista distratto. L’antologia sul Sessantotto mi ha dato la possibilità di rievocare la storia recente con le sue luci e le sue ombre e passare il messaggio che senza la passione di vivere i propri ideali la vita perde significato.

....continua a leggere su

giovedì 6 dicembre 2018

un capitolo di "Viaggi di nuvole e terra" Macchione editore - "Sogno"

Pescatori al tramonto a Bayahibe
Incanto, pace e silenzio, musica del vento e del mare: i paesaggi naturali della Repubblica Dominicana ti aspettano leggendo

un capitolo di "Viaggi di nuvole e terra" - dalla terza parte dedicata alla Repubblica Dominicana

"SOGNO"  pag. 112-118

Prendere tempo, vagare con la mente, o semplicemente non fare nulla, uscire da una cultura dove fare è l’unica possibilità, al di là di ogni desiderabile essere: la cosa più bella che può capitare in un posto come la Dominicana e in mille altri posti simili è riprendere il diritto al proprio tempo, dilatarlo, rallentarlo fino al fermo totale. Perfino il cervello, stranamente vuoto, sembra galleggiare nel suo liquido, caldo come il mondo esterno. Perché è questo il ritmo del paese, lentissimo.
Non ci sono scuse, non posso più dire «Sono di corsa», «Non ho tempo», «Ho tanto da fare», assurdi e ridicoli ritornelli della nostra civiltà, che mi suonano sempre così falsi e insensati: qui, almeno io, mi posso prendere il lusso di non avere niente da fare.
Posso ascoltare i suoni della natura, i profumi e gli odori forti, vedere tutti i particolari di quello che mi circonda; posso far pace con tutta la gente che vedo, perché la lentezza del tempo predispone al sorriso e alla calma, anche quando dal mio punto di vista di europea non ci sarebbe niente di cui sorridere;  posso camminare lentamente (e perché dovrei correre?); posso perdere l’orologio, guardare solo la posizione del sole, fermarmi ad aspettare qualcuno o qualcosa senza innervosirmi; smettere di pormi obiettivi da raggiungere.
E’ un tempo dove il vuoto può essere riempito di contenuti spirituali e ideali, che leniscono le ferite dell’anima e guariscono il cuore e il corpo.

Ormai nessuno ha più tempo per nulla.
Neppure di meravigliarsi, inorridirsi,
commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi.
Le scuse per non fermarci a chiedere se
questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono,
siamo bravissimi a inventarle.
(Tiziano Terzani)

Samanà mi ha dato un senso d’incantamento. Una zona stupenda, così diversa sia dalla zona turistica orientale, con Punta Cana e Bayahibe, con la foresta rada e il terreno pianeggiante, le spiagge affollate di resort, sia da quella sconfortante di San Pedro de Macorìs, così misera.


Caratteristiche case di legno a Samanà
Si giunge da sud per un’autostrada a due corsie poco frequentata, che attraversa un paesaggio verdissimo sempre diverso, tra piantagioni di palme, banane, riso, con lo sfondo delle montagne ricoperte di fittissima foresta: si intravedono, lontane, le montagne della Cordillera che raggiungono i tremila metri. Ecco poi il magico Parco Nazionale di Haitisies, con i suoi canyon di minerale friabile, rocce rosse grigie nere e bianche, estremamente suggestive.
Il cielo è di un azzurro molto intenso nella stagione del nostro inverno e della loro estate, sembra in movimento, percorso com’è da nuvole enormi, bianche, in moto continuo, veloce: in alcuni momenti si accumulano, in altri si stracciano col vento fortissimo come immensi e infiniti veli. Poi all’improvviso il cielo si oscura, scarica acqua e muta di nuovo. Nella stagione umida, da giugno a novembre, quando lo rivedo è molto diverso, con una cappa di nuvoloni grigi che esplode poi in pioggia torrenziale, è un cielo pesante che persiste tutti i giorni, dalle spiagge alle montagne, violento come la Natura di questi luoghi.

Quando il paesaggio improvvisamente cambia, compaiono file di casette e baracche, con i souvenir e il solito cibo fritto, esposto al sole nelle botteghe lungo la strada: ecco arrivare la zona turistica, all’imbocco della penisola di Samanà. Pittoreschi, colorati, ma sempre poverissimi, questi insediamenti denunciano che la situazione è ovunque abbastanza precaria, ma almeno lungo la strada principale, non ho visto situazioni di degrado estremo come nella zona sud.
Dopo tutto il turismo porta soldi e un certo benessere, l’agricoltura è fiorente: in campagna le case dei contadini hanno un certo decoro, nella cittadina di Samanà ci sono casette nuove costruite secondo l’architettura tradizionale, in legno dipinto a colori pastello, graziosi residence, alberghi e nel porto ci sono molte barche e motoscafi. E quando, in marzo, nella baia arrivano le balene a partorire, c’è molto movimento di turisti che arrivano a vederle, uno spettacolo sempre grandioso.
Playa Galera
La strada segue tutta la penisola fino a Cabo Samanà, con le spiagge orlate di palme piegate dal vento, il mare è più mosso del pacifico e caldo Mar dei Caraibi: qui sono al cospetto dell’oceano Atlantico, che, non so perché, mi emoziona sempre oltre ogni dire.
Proprio alla fine della strada, a Las Galeras, ci sono le spiagge più belle, quelle che tutti sogniamo pensando alle immagini dei Caraibi: anche in alta stagione sono quasi deserte, lunghissime, con un mare da urlo e la sabbia candida che contrasta con i colori della vegetazione.
Playa Rincòn
Dicono che chi viene qua riparte piangendo, o non riparte per niente: ed è vero, per molti che rimangono stregati da questa terra bellissima. La vita è molto spartana, semplice, mancano tutte le comodità, ma la bellezza della Natura compensa i coraggiosi che sanno adattarsi. Un luogo stregato che incanta e irretisce: la magia sembra vincere.
Ho una gran voglia di lasciarmi catturare, ma quando ritorno una seconda volta nella bassa stagione, con occhio più critico, vedo che non è così facile adattarsi alla mancanza di tutto quello cui sono abituata: la stagione delle piogge rende tutto molto meno affascinante e perfino la meravigliosa Playa Rincon ora non è più bianca e pulita, ma ricoperta di alghe nere putrefatte che mi lasciano una cocente delusione. Bisogna raggiungere la fine della spiaggia, dove c’è la piccola zona attrezzata con il solito ristorantino e le sdraio per ritrovare la sabbia pulita, ma anche la gente che nell’alta stagione era completamente dispersa.
Fine del sogno selvaggio, la Naturaleza non è sempre perfetta come nei nostri sogni.
Il posto più frequentato della penisola di Samanà è Las Terrenas: c’è molta gente, negozi e attività, la spiaggia è grande, bella; qui si concentrano resort, ville, arrivano anche le navi da crociera, yacht lussuosi, per le strade jeep costosissime e traffico: è tutto un altro mondo, ma mi piace, ha una bella atmosfera, mi attrae decisamente, mi fermerei volentieri. Non ho tempo di proseguire l’esplorazione della costa nord che mi dicono molto bella, ma la prossima volta non mancherò.

l’Alcàzar de Colòn a Santo Domingo
Sto troppo poco nella capitale Santo Domingo per farmi un’idea precisa della metropoli, ma la parte centrale che vedo, la città coloniale, la città nuova e il Malecòn, il lungomare, sono belli, dinamici, con quell’atmosfera encantadora che caratterizza la Dominicana.
Mi raccontano che le attività culturali sono attivissime e l’aspetto dei quartieri centrali è molto piacevole, elegante e pulito: gli edifici cinquecenteschi, la Fortaleza Ozama, la Cattedrale, l’Alcàzarde Colòn, la casa del figlio di Cristoforo Colombo, la Calle de las Damas hanno un fascino particolare, le antichità sono rare in America e qui è stato tutto ristrutturato di recente.

Sulla costa sud, a pochi chilometri dalla grande metropoli cominciano gli insediamenti turistici famosi, Boca Chica, Guayacanes, Juan Dolio: li trovo molto brutti, con edilizia speculativa ovunque, scheletri di palazzi enormi che non sono mai stati terminati (denaro riciclato?). Perfino le spiagge non mi piacciono per niente: ho avuto la sventura di andare di sabato e domenica, quando sono affollatissime, piene di spazzatura, con un chiasso incredibile, ma sono le spiagge della capitale, dove i dominicani si riversano in massa nel week end a fare il picnic e riposarsi. Il mio ideale è un po’ diverso, ma sicuramente si può osservare la gente e percepire il colore del luogo.

Erboristeria a San Pedro de Macorìs
La prima volta che sono arrivata in questo paese ho avuto un vero impatto con la città di San Pedro de Macorìs: arrivata in taxi dall’aeroporto, da sola, con due giorni da attendere perché venissero a prendermi, era evidente che l’unica turista, con la pelle bianca, ero io, o quasi.
Importante città industriale un tempo, dopo il tracollo delle imprese negli anni Ottanta è diventata una grande città fatiscente, un agglomerato di baracche, dove le case in muratura in buono stato sono poche e si alternano a posti sporchi puzzolenti e un po’ inquietanti. Tornandoci molte altre volte mi sono in parte ricreduta e tranquillizzata, ma rimane una città veramente orrenda, con un lungomare da brivido, dove la sera scorrono birra, rum a fiumi e droga con il sottofondo a tutto volume della musica caribeña.
L’unico posto davvero interessante è il mercato, in parte coperto come un suq arabo, dove nella miriade di botteghe diverse mi hanno colpito soprattutto le numerose erboristerie con un miscuglio incredibile di erbe, filtri magici, candele, incensi, immagini religiose cattoliche e stregonerie di vario tipo: è il sincretismo del vudù, religione che tantissimi nativi praticano.

Filtri magici per tutti i gusti

Sono curiosa, faccio domande ma nessuno ne parla chiaramente, dato che ha cattiva fama e incute paura: spiriti dei morti, magia bianca e magia nera…e che cosa sono quelle strane boccette colorate con le etichette che dicono “perché mi ami”, “perché mi chiami”, “per trovare clienti”, “per avere successo”… sono filtri magici buoni, molto divertenti (ma che ci sarà dentro?). Però ce ne sono anche con l’etichetta nera, il teschio e le ossa incrociate, dentro c’è un liquido nero: e qui mi sento un po’ inquieta, anche se non ci credo, non sono certo souvenir da comprare..

Più a est l’importante città di La Romana, ben centotrentamila abitanti, deve il suo nome alla massiccia emigrazione d’italiani fin dall’Ottocento e fu costruita dall’industria zuccheriera della famiglia italiana Vicini: è caotica, disordinata, piena di negozi, attività e centri commerciali all’americana dove si può trovare di tutto, anche il cibo italiano spagnolo e francese delle grandi marche presenti nei nostri supermercati, dal prosciutto al salame di marca, dal parmigiano alla mozzarella di bufala ai biscotti del Mulino bianco, al latte all’acqua minerale, alla polenta: basta pagare tantissimo e si può mangiare proprio come a casa in Italia, con le stesse marche. Per le vie della città si alternano case belle o abbastanza belle con edifici pericolanti o decadenti: quel miscuglio di ricchezza e povertà che è la realtà di questo paese. Fuori città c’è il famoso Casa de Campo, resort lussuoso per golfisti internazionali servito da un aeroporto costruito apposta per loro.

Il tramonto a Bayahibe
La pretenziosa autostrada a quattro corsie che attraversa lo Stato è sempre semideserta anche nei giorni festivi, si dirige da ovest, dalla capitale Santo Domingo, a est a Punta Cana, e raggiunge a nord Santiago: ogni chilometro nasconde corruzione, speculazione e il sangue dei lavoratori che l’hanno costruita. Sicuramente in questo modo il Governo risparmia ai turisti la vista del degrado di alcuni luoghi, come le orrende baracche e le discariche sul ciglio di strade statali, ed evita il caotico traffico delle città per mostrare solo l’aspetto moderno della Repubblica Dominicana, stendendo un velo pietoso sulle brutture che potrebbero disturbare gli occhi e il naso schizzinoso degli stranieri.

Più avanti c’è Bayahibe: un tempo era un villaggio di pescatori, di cui restano ancora le casette di legno colorato, azzurre e verdi, e tuttora è un luogo grazioso e accogliente.





Ci sono un po’ troppe case in muratura cresciute dissennatamente, senza pianificazione, per opera dei costruttori italiani, attratti dalla possibilità di speculare a costi bassissimi con il favore del governo e del fisco: hanno riprodotto un modello edilizio e urbanistico che in Italia conosciamo molto bene perché ha determinato lo snaturamento e la cementificazione delle nostre coste. Peccato.
come rubare l'elettricità
ponteggi di sicurezza
La rapidità della crescita edilizia è quasi incredibile, gli operai lavorano dall’alba al tramonto anche la domenica e le case crescono come funghi in questa vera e propria colonia italiana. A dispetto di ogni regola di sicurezza vengono i brividi a vedere le impalcature di assi di legno precario inchiodate alla bell’e meglio su qualche metro di facciata, smontate e rimontate usando gli stessi chiodi arrugginiti e storti molte e molte volte: su queste camminano a piedi nudi i muratori haitiani che per pochi spiccioli al giorno rischiano la vita, equilibristi senza rete e senza assicurazione. Qualche muro è un po’ storto, qualche angolo pende come la Torre di Pisa…ma il filo a piombo si usa quaggiù?

I negozi aprono e chiudono nel giro di una stagione, ma c’è chi fa affari d’oro con i turisti, mentre nello scalcinato mercatino fatto di baracche ci sono articoli da vendere tutti uguali, spesso cineserie: a parte i quadri dipinti a mano, belli, colorati e pittoreschi, le pietre dure turchesi di larimar, e l’ambra blu (ma quanta falsa!) non c’è molto…che cosa strana… ma dov’è l’artigianato tipico in questo paese?
Stella marina nelle piscine naturali al largo dell'isola Saona
Però, grazie alle masse di turisti che arrivano ogni giorno, l’aspetto del paese migliora continuamente grazie alla febbre edilizia: aiuole nuove, marciapiedi, muri ridipinti, piano piano Bayahibe diventerà sempre più carina e ordinata, è certo, e il riciclo degli esercizi commerciali crea nuovi negozi e attività interessanti.

La fantastica bellezza delle isole coralline davanti al paese, Saona e Catalina, attirano i sub e gli amanti degli sport nautici: il mare è caldo e calmo, varia in mille sfumature di azzurro e turchese, la sabbia candida e finissima....................

continua a leggere su
"Viaggi di nuvole e terra"
2018, Macchione editore
link all'acquisto

martedì 4 dicembre 2018

"La giostra dei criceti" di Antonio Manzini. Recensione di Tiziana Viganò


prova d'autore, un grand guignol in salsa romana per un Manzini del 2007, ironico,  sarcastico e "cattivo"

Recensione di Tiziana Viganò

Un grand guignol in salsa romana, bande di criminali da strapazzo che si scontrano e si uccidono tra loro, un piano diabolico ordito dai più alti funzionari dello Stato e dell’INPS per eliminare tutti i vecchietti “inutili” con l’eutanasia e far risparmiare miliardi ai cittadini, un ragazzotto di quarant’anni maldestro e balordo, ma incazzato al punto giusto da fare il gran salto della sua vita e sistemarsi per sempre.
Come criceti che corrono nella ruota come impazziti senza neppur sapere dove andare e quando smettere.

Il Manzini “grande”, di cui ho letto l’opera omnia, non c’è ancora in questo suo primo romanzo del 2007. Ma è una prova d’autore che a tratti rivela che la mano dello scrittore sta allenandosi, e nel 2013, quando uscirà “Pista nera” con Rocco Schiavone riuscirà a coniugare la maestria di un grande narratore, capace di trascinare il lettore con la suspence e l’intreccio giallo, alla capacità di creare personaggi che balzano vivi dalle pagine del libro, con una caratterizzazione psicologica profonda e appassionata, con quel sarcasmo, pessimismo, finta rassegnazione (o ribellione) che commuovono e divertono allo stesso tempo.
Il tutto abilmente sorretto da una scrittura eccellente che gioca con le parole e le usa per colpire l’attenzione e il cuore del lettore. 

Un maestro della letteratura gialla e non solo: per me un maestro a tutto tondo.

LA GIOSTRA DEI CRICETI di ANTONIO MANZINI 

sabato 1 dicembre 2018

Gert Nygårdshaug, autore de "L'Amuleto" . Intervista di Tiziana Viganò

16 novembre 2018 nell'ambito di Bookcity-Milano


intervista di Tiziana Viganò per Milano nera
http://www.milanonera.com/intervista-a-gert-nygardshaug/


Un uomo alto e robusto dall’aria bonaria e simpatica, classe 1946, baffoni bianchi e occhi azzurri ombreggiati da un Panama da grande viaggiatore di mondi e di storie. È un autore famosissimo in Norvegia: ha pubblicato quaranta libri e venduto milioni di copie. “L’amuleto” edito da SEM è il primo romanzo di una serie di dodici libri che hanno come protagonista Fredric Drum che spero di poter leggere presto in italiano

1.      Fredric Drum, è un personaggio simpatico e affascinante che sa godersi la vita in tutti i modi. Grand gourmet, ristoratore e sommelier, beve solo bottiglie di gran classe. C’è qualcuno che ti ha ispirato questo personaggio o è frutto della tua fantasia?
E’ un detective molto speciale, un po’ diverso dai soliti cliché: è un uomo di successo, ottimista, pieno di interessi, proprio come me. Quando faccio ricerche per scrivere un libro vado proprio nelle direzioni che interessano anche me, archeologia, ecologia, astronomia...tante cose.

martedì 27 novembre 2018

Rione Serra Venerdì di Mariolina Venezia. Recensione di Tiziana Viganò

un giallo nella cornice affascinante di Matera con un nuovo personaggio investigativo, la PM Imma Tataranni presto in televisione 

Recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su
http://www.milanonera.com/tag/mariolina-venezia/
  

Un giallo frizzante e vivace, una narrazione veloce e originale che mischia italiano e dialetto con disinvoltura.
L’ambiente, descritto puntualmente nella narrazione è quello di Matera. La parte antica, oggi tirata a lucido, formata da un insediamento millenario di grotte naturali, case ipogee, masserie, palazzi, chiese rupestri e no, arroccata sui Sassi, Barisano e Caveoso, è diventata sito dell’UNESCO e capitale della cultura del 2019; la parte in pianura negli anni Cinquanta ospitò gli sfollati delle grotte, considerati “la vergogna d’Italia” per il modo di vivere trogloditico e promiscuo. Quando De Gasperi visitò Matera decise di evacuare i Sassi e far costruire i quartieri popolari come il Rione Serra Venerdì dove si consuma il delitto del libro.
Il paesaggio è sempre presente: la Basilicata è una terra suggestiva, con le sue colline e le Dolomiti lucane, i paesi dove il tempo si è fermato, il clima che passa dal freddo e cupo inverno ai colori sfavillanti della primavera e dell’autunno, alle estati calcinate dal sole. Anche il ricordo di fatti storici recenti o lontani avvicinano il lettore a questa bellissima regione, poco conosciuta anche dagli italiani: la questione meridionale e il brigantaggio si insinuano tra le pagine del giallo di Mariolina Venezia.

Imma Tataranni, un Sostituto Procuratore della Repubblica molto chiacchierato, capace di scalare l’Everest arrampicata sul suo affilato tacco dodici, dal carattere instabile, scorbutico, tendente all’esplosivo: risolve il caso andando spesso con la memoria ai ricordi dell’adolescenza e ascoltando i pettegolezzi della gente al fianco del suo braccio destro, il fascinoso maresciallo Ippazio Calogiuri che le solletica pensieri impudichi e folli gelosie.
La vittima, ex compagna di liceo di Imma, è Stella Pisicchio, una donna che non è quello che sembra: casa ufficio e opere di bene, ma viene trovata morta in completino sexy e legacci sadomaso. Nell’aria le note di una vecchia canzone di Lucio Battisti, “Emozioni”.
................
continua a leggere su
http://www.milanonera.com/tag/mariolina-venezia/

giovedì 22 novembre 2018

“Olga di carta - Misteriosa” di Elisabetta Gnone. Recensione di Tiziana Viganò


recensione di Tiziana Viganò
Nel nuovo libro della serie “Olga di carta”, il terzo, edito da Salani,  Elisabetta Gnone conduce i suoi giovanissimi lettori dai dieci anni all’adolescenza sulle ali di una scrittura vaporosa e delicata, raffinata e ben costruita, in un mondo che sta sul confine tra realtà e fantasia.
La storia corre su due registri paralleli, con una fiaba nella fiaba: l’avventura di un gruppo di ragazzini e la storia narrata dalla protagonista, Olga Papel, una bambina di dodici anni che vive nel villaggio di Balicò, dotata di un’aura di magia, sottile come un foglietto di carta, ma come questa fragile e forte allo stesso tempo, capace di non arrendersi. Si muove nella Natura e ne fa parte, è amica di tutti gli animali, conosce tanti piccoli segreti che i grandi ignorano. É una straordinaria narratrice che incanta i suoi ascoltatori con storie che parlano delle molte paure dell’infanzia e, come in ogni fiaba che si rispetti, le metafore servono a vincere le angosce, le insicurezze e i dubbi di chi si trova a dover risolvere uno dei più grandi enigmi della vita, crescere, diventare adulti e affrontare il mondo, scoprire la propria identità, le risorse e le capacità.

lunedì 19 novembre 2018

Film "Noi e il Sessantotto": la storia, la musica, i temi del libro.



il filmato "Noi e il Sessantotto" illustra i temi importanti del periodo che va dalla metà degli anni Sessanta al 1978 attraverso foto storiche dei fatti, dei personaggi, della musica, della moda, dell'arte.
Per approfondire vi invito a leggere il libro, antologia di racconti della vita quotidiana di 12 autori che hanno vissuto quel periodo e 2 giovani scrittori che lo giudicano. Tiziana Viganò ha ideato il libro, scritto la prefazione, un racconto e la cronologia di vent'anni: Prefazione del famoso scrittore di best seller Carlo A. Martigli.
il libro è disponibile nelle migliori librerie, nelle catene Mondadori, FFeltrinelli e Ubik, e sugli store online
link ad amazon 
la musica che accompagna il filmato è stata composta appositamente per il libro da Sergio Calcagnile e Luca Galimberti, i MegapiXel

sabato 17 novembre 2018

"Fissazioni" canzone rap di Luigi Cerrato per Il vizio di scrivere


per Il Vizio di scrivere di domenica 21 ottobre presso la Biblioteca di Rescaldina Luigi Cerrato ha scritto questa bella canzone rap

Stallo di pulsioni che non trova sblocco
non riesci ad uscirne perché è come un blocco
guardi intorno a te per una via d’uscita
ma non si può se questa è la tua vita

Sono allucinazioni o sono desideri
obiettivi da raggiungere oggi oppure ieri
paure e abitudini forse un po' sballate
qualcuno che ti urla che sono sbagliate!

C’è chi fissa dentro uno schermo il suo nuovo mondo
nella rete globale piena e senza fondo
e posta foto e pensieri sempre alla ricerca
di una mano a cui piace e che li commenta

martedì 13 novembre 2018

“L’amuleto” di Gert Nygårdshaug. Recensione di Tiziana Viganò


I miti dei popoli dei ghiacci, gli esquimesi della Groenlandia, e il loro misticismo oscuro permeano un romanzo giallo di scrittura affascinante e grande suspence 


recensione di Tiziana Viganò
già pubblicato su MilanoNera   

Fredric Drum, ristoratore e sommelier famoso a Oslo, è anche crittografo, specialista nella decifrazione di antiche lingue ancora sconosciute: è uomo estremamente curioso, per questo nella vita si è cacciato in diversi guai e si è trovato in situazioni insolite o poco piacevoli, ma stuzzicanti.

Quando la collisione tra il traghetto su cui si trova lo scaraventa in acqua, uccidendo un uomo che si trova vicino a lui, riemerge con una siringa dall’aspetto insolito e una stranissima bambola. In questo bizzarro oggetto riconosce la riproduzione della mummia di un bambino eschimese del XV sec, scoperto in Groenlandia da un cacciatore. Una bambola vestita di pelle, con occhi gialli da felino, che ha il potere di mandare le prede verso il cacciatore che la conserva sotto le vesti: una dea o un dio della caccia. I miti dei popoli dei ghiacci, gli esquimesi della Groenlandia, e il loro misticismo oscuro cominciano subito ad ammaliare il lettore.

domenica 11 novembre 2018

Il Vento e Ibiza racconto di Marina Fichera per Il Vizio di scrivere

Per Il Vizio di scrivere, domenica 21 ottobre presso la Biblioteca di Rescaldina, Marina Fichera ha scritto questo divertente racconto sull'argomento "il vento"



Forse, anche se mi avete incontrato molte volte durante la vostra vita, non mi conoscete con il mio vero nome. Io sono Eolo e sono il dio dei venti.
Nato mortale, sono riuscito a rovesciare le sorti del mio destino quando era infausto, ho domato la vita e ho imparato a governare i venti, diventando immortale. Voi non credete più nella mia esistenza, stolti umani, ma da oltre due millenni io mi diverto a spettinarvi e a cambiare le vostre giornate. Non fatemi arrabbiare però, perché posso scatenare tempeste e uragani!
--------
Quel giorno su Roma soffiava uno strano vento. Non era il solito ponentino, quel vento lieve da occidente che porta la dolce brezza marina, era un vento dispettoso, che cambiava continuamente direzione, strano insomma.
Me ne accorsi subito uscendo di casa, quando un’improvvisa raffica portò all’attenzione delle mie narici il puzzo di immondizia accumulata lungo la strada. Povera città invasa dalla spazzatura! Era in corso l’ennesima crisi municipale e tutte le strade dei quartieri periferici erano occupati da cumuli di rifiuti maleodoranti. Un vero disastro!
Mi coprii il naso con la sciarpa di seta e decisi di sfidare Eolo, perché si, mi piaceva immaginare un essere che dalla sua isola siciliana dominasse i venti del mondo intero, e ancor di più mi piaceva lanciargli sfide immaginarie. Tanto le divinità antiche mica esistono!

"NOI E IL SESSANTOTTO" di AA. VV. a cura di Tiziana Viganò. Recensione di Antonella Caprio

occupazione dell'università di Torino
recensione della scrittrice torinese Antonella Caprio per "La mia Casa Letteraria", pagina facebook 
https://www.facebook.com/lamiacasaletteraria/

"Noi e il Sessantotto" è un’antologia di racconti, di diversi autori, sul movimento rivoluzionario del 1968 pubblicato da Macchione in occasione del cinquantenario del” mitico anno” che ha cambiato il mondo. 
Tanti punti di vista diversi per raccontare - più che le vicende di quei giorni - le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che hanno mosso l’azione rivoluzionaria con i suoi ideali
E quindi tante storie che narrano il “come” ogni autore ha vissuto, contribuito, assistito o semplicemente studiato quelle contestazioni culturali che mettevano a soqquadro la vita sociale e civile dell'epoca. 
Visioni soggettive a volte “dentro” il tema - da parte di chi è stato militante - e altre volte “oblique” al tema - da parte di chi il Sessantotto lo ha visto semplicemente sfilare, sotto forma di corteo, davanti alla finestra di casa propria. Non un saggio, non un romanzo, ma un caleidoscopico e privato sguardo agli eventi. Sguardo descritto con stili diversi in base alle scelte e alle peculiarità di ogni autore: dalla narrazione vera e propria, al memoriale, al saggio, alla lettera accorata. Il Sessantotto raccontato, quindi, con gli occhi del "popolo" variegato di quegli anni, non con quelli del politico o del giornalista o del sindacalista, bensì quelli genuini e incondizionati di chi in quel tempo si è trovato a vivere la propria adolescenza o giovinezza o di chi si è appassionato a quel tratto di storia.