mercoledì 21 giugno 2017

“Se un cadavere chiede di te” di Sara Magnoli. Recensione di Tiziana Viganò

Un grande scrittore come Maurizio De Giovanni, ha definito Sara Magnoli «una nuova, straordinaria voce nel romanzo nero italiano.»

Quando si dice “Un bel libro!”, che soddisfa dalla prima all’ultima pagina, che interessa, intriga e lascia il piacere di una lettura intelligente. Così Sara Magnoli, penna di elegante e consumata abilità, raffinata e affilata tra le pagine di grandi giornali, conduce il lettore dentro la trama gialla di “Se un cadavere chiede di te” (Morandi editore, 2013).

Le emozioni forti, l’amore, o meglio, il malamore hanno una parte fondamentale nella vicenda, come le tortuose vie della psiche e del cuore dei protagonisti, incapaci di vivere pienamente i sentimenti, di superare ferite e disillusioni, rancori e odi. Un giallo dove è più importante l’analisi psicologica dei motivi di un delitto piuttosto che l’incalzare dell’azione e del sangue che scorre. A fronte di donne tormentate, ma alla ricerca di sé, gli uomini sono fragili sotto la maschera, paiono ombre labili al paragone delle figure femminili. ll mistero della morte della famosa cantante, Hannelore von Drier, si svela a poco a poco da un groviglio di errori e di orrori famigliari: l’amore malato porta solo all’esasperazione, al risentimento, alla follia. Spesso, troppo spesso, alla morte.


Lorenza Maj, ex giornalista reduce da un matrimonio fallito, si lecca le ferite da ben sei anni, odia tutto quello che le ricorda ciò che è finito, compresa la città dove aveva vissuto e da cui è scappata, accettando di fare la centralinista in nome di un quieto vivere che quieto non è affatto. Un delitto la richiama proprio nel posto che detesta: una donna morta lascia un messaggio che la coinvolgerà nell’indagine del vicequestore Luciano Mauri, mettendola inevitabilmente a confronto con fantasmi del passato da cui non riesce ancora a liberarsi.
Si rotola ancora nel vittimismo e nel rancore, nella rabbia e nella frustrazione, mendica ancora briciole d’amore che le scivolano dalle dita, finge di essere soddisfatta e realizzata della sua nuova vita così banale, ma quel tragico evento le fa capire che ha ucciso per sei anni se stessa, fuggendo invece di affrontare le paure, credendo di rinascere e morendo un po’ per giorno.
Con  Luciano Mauri c’è un’amicizia che sfiora l’amore ma non lo approfondisce, rimane un legame profondo di condivisione e collaborazione che continuerà nel tempo;  il destino le ha fatto incontrare un uomo fascinoso, Maximilian, che comincia a far traballare il suo cuore… come andrà a finire?

La “schifosa, impietosa, maledetta” città, solo apparentemente tranquilla, non solo fa da scenario, ma irrompe nella vita dei personaggi, rispecchiando le emozioni  di Lorenza, è un non-luogo che potrebbe essere qualunque luogo: rispecchia i vizi e le virtù della vita di provincia, ipocrisia, pettegolezzi, segreti, meschinità e vigliaccheria.

L’Io narrante dà risalto al monologo interiore di Lorenza, mentre il percorso dell’indagine, in terza persona, crea il necessario distacco e la lucidità per trovare il bandolo della matassa. Le pagine scorrono veloci, con uno stile che è sempre in sintonia con i momenti diversi della vicenda, con i colori e le tonalità dei sentimenti, con le differenti voci dei personaggi. Questo variare le intensità rende sempre viva l’attenzione del lettore che difficilmente riesce a staccarsi dalle pagine di “Se un cadavere chiede di te”.

Niente paura: è appena stato pubblicato il sequel, con Lorenza Maj e Luciano Mauri protagonisti di una nuova indagine, con Lorenza di nuovo giornalista, aperta finalmente a nuove esperienze.
“Se il freddo fa rumore” è appassionante come il primo…e anche di più!
Per citare il commento di un grande scrittore come Maurizio De Giovanni, Sara Magnoli è «una nuova, straordinaria voce nel romanzo nero italiano.»


“Se un cadavere chiede di te” (Morandi editore, 2015)

Se il freddo fa rumore” (Damster, 2017)

lunedì 5 giugno 2017

"L'onda lunga del Titanic" pag 40 il capitolo "Denis Lennon e Mary Mullin"

"L'onda lunga del Titanic": a pag 40 vi invito a leggere il capitolo 
"Denis Lennon e Mary Mullin"  

il molo di Queenstown, con i migranti di terza classe in attesa
dei rimorchiatori che li porteranno a bordo del Titanic
Quella mattina del 12 aprile 1912 Mary si svegliò di soprassalto.  Non si era ancora abituata alla stretta cuccetta della cabina a quattro letti, piccola e soffocante, dove si trovava con altre tre donne e aveva dormito male, perseguitata da incubi. E per di più era lontana da Denis, che si trovava nella parte anteriore della nave in una delle cabine riservate agli uomini non sposati.
Con gli occhi aperti nel buio poteva solo pensare, mentre le altre dormivano ancora: il futuro le si apriva davanti e ne aveva paura, il passato, appena lasciato a terra il giorno prima, sembrava incombere ancora su di lei.
Era una giornata limpida e dalle banchine di Queenstown aveva potuto immaginare la costa del Galles, non troppo lontana, in attesa che la nave arrivasse: era partita da Southampton e aveva fatto scalo a Cherbourg sulla costa francese. Rivedeva il profilo della città con le sue file ordinate di case strette, una vicino all’altra, dominate dall’imponente mole della cattedrale gotica, le botteghe i pub e le pensioni affacciate sulla banchina, il molo della White Star Lines affollato di gente.
I passeggeri di terza classe aspettavano la partenza, con addosso il vestito buono e le valigie, che contenevano tutti i loro averi, incredibilmente piccole per un viaggio così lungo e incognito…lei aveva a stento potuto portare uno scialle e una coperta del letto, perché era fuggita così in fretta per non farsi notare dalla famiglia…

Ripensò al fratello Joe. Un passeggero le aveva riferito che sulla banchina di Queenstown era successa una scenata terribile, un uomo con in mano una pistola gridava come un ossesso alla volta di un rimorchiatore che portava un carico di passeggeri al Titanic. Su quell’imbarcazione c’era sua sorella e lui l’aveva mancata per pochi minuti: la sgualdrina si era accoppiata con un bastardo morto di fame, magari si era fatta mettere incinta! Ed era fuggita.
A Galway aveva scoperto la tresca e si era precipitato con l’intenzione di uccidere l’uomo, ma i due erano già scappati, li aveva inseguiti in treno fino alla banchina per mancarli di un soffio: per la rabbia terribile aveva scaricato in aria la pistola puntata contro il rimorchiatore lontano finché era stato bloccato dalla polizia e portato in galera.
Come possiamo immaginarci Mary Mullin
la protagonista del libro veramente
esistita (ma di cui non abbiamo fotografie)
Il racconto dell’uomo l’aveva sconvolta, Joe, il suo fratello maggiore, l’avrebbe uccisa insieme al suo amore? Non poteva crederlo, ma sapeva in cuor suo che poteva diventare molto violento, soprattutto quando aveva in corpo una buona dose di birra o whisky.
Possibile che i suoi non volessero riconoscere in alcun modo il suo amore per Denis, possibile che non pensassero alla sua felicità, ma solo alle convenzioni sociali e al loro interesse materiale? Le lacrime cominciarono a bagnarle il volto.
La fuga disperata verso la libertà era stata l’ultima occasione che rimaneva per vivere insieme: si sentiva in colpa perché Denis aveva voluto forzare la cassa del negozio e rubare i soldi per comprare il biglietto per la lontana America, del resto avevano bisogno di un po’ di sterline per partire e per vivere, almeno per i primi tempi.
Il biglietto della nave era già costato quindici sterline e dieci scellini, avevano speso altri soldi per il viaggio in treno da Galway a Queenstown, avevano attraversato da ovest a est l’Irlanda, rimanevano davvero pochi spiccioli. A New York, dopo lo sbarco, avrebbero dovuto darsi da fare per incominciare la nuova vita, insieme.

Insieme…un languore tra cuore e stomaco, ma anche più in basso, le fece dimenticare le preoccupazioni per visualizzare il volto di Denis, il suo Denis: lo amava da morire, senza di lui non avrebbe potuto vivere.
come possiamo immaginare Denis Lennon, mentre aspetta
tra la folla sul molo la partenza. Come per Mary, non ha
lasciato fotografie
Ricordava il momento in cui l’aveva visto per la prima volta mentre scaricava le casse del negozio di suo padre: era tutto impolverato e sporco, con i vestiti logori, un ciuffo di capelli rossi scompigliati, non le era sfuggito il corpo forte e solido, le braccia muscolose, ma lo sguardo si era poi fermato sul viso bianco e lentigginoso, con due occhi blu che l’avevano scrutata con insolenza, facendola arrossire e fuggire di corsa.
Denis era il nuovo garzone del padre, proprietario di una drogheria a Clarinbridge, un villaggio rurale nella contea di Galway: Mary aveva il divieto assoluto di avvicinarsi al locale, per evitare la gente di basso rango e gli ubriachi che frequentavano il pub lì accanto, un vero luogo di perdizione. Era una signorina educata dalle suore cattoliche e la sua classe sociale, pur modesta, era ben superiore a quella di un povero inserviente o degli operai che andavano al pub per annegare la miseria nell’alcool.
Aveva ormai diciotto anni e il padre le aveva trovato un fidanzato che riteneva essere un buon partito: un commerciante di lana, un uomo sufficientemente ricco da poter mantenere la moglie negli agi…aveva più di quarant’anni, un vecchio. Lo odiava, era brutto, le faceva schifo, ma avrebbe chinato il capo ai voleri del padre e del fratello, da brava ragazza qual era.
Finché non aveva conosciuto Denis.
Il giorno che l’aveva visto per la prima volta, Mary aveva cominciato a gironzolare vicino al negozio, sperando di rivederlo: alla fine si erano incontrati, parlati, amati fin dai primi sguardi.
Il loro idillio era tenuto segretissimo, guai se la famiglia Mullin ne fosse venuta a conoscenza.
Ma, proprio l’impossibilità di manifestarla rendeva questa unione ancora più forte e struggente: i due ragazzi smaniavano per incontrarsi e inventare sempre nuovi modi per sfuggire allo sguardo acuto e severissimo del padre e del fratello di lei.
la lista dei passeggeri della nave con, segnati
 in rosso i nomi dei due ragazzi
Mary ripensava alla casupola abbandonata in cui avevano trovato il loro rifugio: l’aveva sistemata e pulita un po’, giusto per liberare il letto sfondato dalle macerie e renderlo abbastanza confortevole, ma con Denis e per Denis avrebbe fatto qualsiasi cosa, si sarebbe rotolata anche su un letto di spine.
Ventitrè anni lui, diciotto lei, facevano l’amore con una passione quasi dolorosa, travolgente, come se fosse sempre la prima o l’ultima volta, incerti ed esperti, ma sempre con un senso di ineluttabilità, come se il Destino stesso avesse provveduto a farli incontrare e innamorare, predestinati da sempre a stare insieme.

Un giorno non avevano resistito e si erano avvinghiati in un bacio appassionato, nell’ anfratto di una casa. Un vicino era corso a dirlo al padre che aveva inscenato un vero processo sommario e li aveva condannati subito.
Denis si era preso anche una bastonata in testa che l’aveva tramortito per alcune ore ed era stato licenziato in tronco. Mary era stata trascinata urlante fino a casa, dove era stata chiusa in soffitta, senza cibo e acqua, in attesa della punizione che, lo sapeva, sarebbe arrivata feroce.
Qualche giorno dopo il padre entrò nel sottotetto e le comunicò che sarebbe stata chiusa nella clausura del convento non lontano da lì fino al giorno delle nozze: alle sue proteste ricevette due ceffoni che la fecero cadere a terra con la faccia sanguinante.
Quella stessa notte però, sentì passi furtivi sul tetto e Denis apparve alla finestra dell’abbaino: silenziosamente, con uno speciale attrezzo, tagliò il vetro senza rumore e liberò Mary portandosela via, cautamente, sulle tegole sconnesse.
Camminarono tutta la notte e la mattina presto trovarono un carretto che li portò a Galway: salirono subito sul treno diretto a  Queenstown e si dileguarono.
Mary fu subito informata che i soldi, maneggiati da Denis così disinvoltamente, provenivano dalla cassa del negozio: non poté che rabbrividire di paura, ma ormai era fatta, la disperazione li spingeva a fuggire sempre più lontano, ma dove? Denis invece aveva le idee chiarissime: si sarebbero imbarcati su un transatlantico per raggiungere l’America e cominciare una nuova vita.

L'onda lunga del Titanic
di Tiziana Viganò | Macchione Editore | Romanzo storico
ISBN 978-8865703953 | cartaceo 12,75€


 
un tipico villaggio irlandese dell'epoca

domenica 4 giugno 2017

“La rete di protezione” di Andrea Camilleri. Recensione di Tiziana Viganò

Una tonalità minore permea di malinconia questo ultimo romanzo dove il protagonista Montalbano riflette la stanchezza del suo creatore, dopo vent’anni di romanzi meravigliosi e appassionanti. 
Sarà che lo scrittore non scrive più, non può più farlo da solo, deve dettare, e non è certo la stessa cosa…è come camminare su un filo teso su un abisso, senza la rete di protezione.


Protezione è la parola chiave del libro in molti sensi

“C’era ‘na gana diffusa di protiggirsi da ogni cosa: da quello che non s’accanosci, da quello che potrebbi essiri e che non è ditto che sarà, da quelli che venno dal mari, da quelli che hanno un Dio diverso, da quelli che hanno macari lo stesso Dio ma lo pregano differenti. E comunque sempre meglio quartiarisi. Epperciò le forme di protezione si moltiplicavano”

 Si parla della “Rete” del web, di cui Montalbano continua a capire ben poco, ma di cui sa per certo una cosa: che la maggiore comunicazione grazie a internet, social, cellulari, tablet ecc produce una solitudine maggiore della solitudine stessa.

“…la riti, allo stesso modo del mari, se non l’accanosci bono, può fariti pigliari ‘na rotta sbagliata, sbattiri contro un basso fondali, macari ‘ntrappolariti”

…e Catarella invece, che col pc è geniale in modo inversamente proporzionale alla sua intelligenza da picciriddu chiede Help o meglio Lelp e riesce a entrare dove il suo capo non sa neppure vedere una strada.
Mentre Vigata è sconvolta dall'arrivo della troupe televisiva italo-svedese che deve girare una fiction ambientata negli anni Cinquanta, con codazzi di attrici svedesi che fanno perdere la testa ai masculi siculi,  Salvo insofferente al caos e alle falsità, si isola, mugugna e rimurgina.
 Si trova a confrontarsi con il linguaggio dei giovani d’oggi, che non capisce: si trova inadeguato, ma riuscirà comunque a trovare la chiave giusta per comunicare con loro e risolvere, grazie a loro, l’indagine relativa al bullismo, complicato da una sparatoria, nella scuola di Vigata. La sua capacità di intuire ciò che passa nell’anima umana, anche in quella di un ragazzo di tredici anni, lo metterà proprio sullo stesso piano dell’adolescente, con una capacità empatica che non pensava neppure di possedere. Contemporaneamente si trova ad affrontare l’enigma di un cold case, un apparente suicidio di cinquant'anni prima, una storia dolorosa e amara.

Camilleri, ormai novantaduenne, dice “Ancora due o tre romanzi con Montalbano e poi ci sarà la dirittura d’arrivo”: è sereno e lucido come sempre, ma non pretendiamo da lui la zampata leonina che ha sempre avuto con la sua scrittura potente e originale. 
La malinconia ci assale perché ci mancherà, tantissimo…


“L a rete di protezione” di Andrea Camilleri, 2017, Sellerio

“In canti di versi” di Ilaria Biondi. Recensione di Tiziana Viganò

Il fascino ipnotico delle poesie di Ilaria Biondi si può ricercare nel suo linguaggio originalissimo, un mosaico di forme e colori preziosi che si trasforma in musicalità, armonica ma mutevole


Ilaria Biondi si rivela poeticamente dopo un processo profonda elaborazione interiore del mondo esterno che ci restituisce carico di emozioni, memoria, nostalgia, desideri. Luci e ombre, occasioni e opportunità, Natura e umanità: la sua poesia ha il ritmo e il disegno della vita e del futuro elaborato da un’anima ricchissima di sfaccettature.
Nel rapporto tra arte e vita che testimonia, la sua lirica rivela fatti e circostanze della sua vita sublimati e resi con grazia e leggerezza, ma con profonda sensibilità e sensualità del sentire.
Poesia e vita, poesia è vita.
Immersa da sempre nella Natura stupenda della sua terra natale, Ilaria Biondi la ricrea con suggestioni liriche intense, immagini vive, analogie e personificazioni dove gli elementi vegetali assumono emozioni e gesti umani.

Il fascino ipnotico delle poesie di Ilaria Biondi si può ricercare nel suo linguaggio originalissimo, un mosaico di forme e colori preziosi che si trasforma in musicalità, armonica ma mutevole, quando a volte sfocia in dissonanza. La voce poetica lo accompagna con ritmi e immagini inconsuete che seducono il lettore inducendolo in una trance che lo fa volare in mondi diversi, inconsueti, gli fa provare esperienze nuove ed emozioni forti, stimola la sua immaginazione che può volare al di sopra del reale, cambiando il punto focale e la percezione di essa.

C’è la ricchezza inusuale nelle parole dense e nei versi ricchi di figure retoriche, un linguaggio aulico e moderno contemporaneamente, a volte ermetico ma sempre luminoso. Il suo vocabolario è come un morbido tessuto che intreccia trama ordito di diversi materiali, ora morbidi e carezzevoli, ora ruvidi e pungenti: una maturità linguistica che meraviglia e affascina in quest’opera prima di alto livello, resa in un contrasto di freschezza e di vivacità d’accenti, di profondità e di leggerezza. Che in-canta.

In canti di versi” di Ilaria Biondi

Edizioni Il papavero, 2017


sabato 3 giugno 2017

“Dettagli dell’anima” di Monica Portatadino. Recensione di Tiziana Viganò

recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su 
http://sognaparole.blogspot.it/2017/05/dettagli-dellanima-di-monica-portatadino_22.html 

Se ogni scrittore vive nelle sue opere, il poeta è colui che si ricopre della sua poesia come di una seconda pelle, la vive e in lei si rivela: il poeta vive di poesia e la sua vita diventa poesia. Istanti ricordi sensazioni emozioni passioni inquietudini e paure si trasformano in parole e immagini per fissare l’attimo che fugge, ma rimangono libere di fluire dall’anima. Così in Monica Portatadino.
Versi brevi e intensi, a volte solo una parola, sono sufficienti a rendere viva l’immagine, il dettaglio o la sfumatura, le emozioni si fanno materia, segni grafici che danzano sul bianco della carta e conducono il lettore in un mondo diverso dal suo abituale, o gli mostrano sentieri che non ha percorso.
Il tema centrale è l’amore, vissuto profondamente, in attimi di passione intensa, di eternità. Ma si rivela anche in semplici gesti quotidiani, piccole cose che danno felicità, è un sentimento che conforta e sostiene senza costringere, alterna momenti nostalgici, dove la solitudine e la mancanza velano la poesia di tormento o di malinconia. Anche i temi del ricordo, della memoria del passato, la nostalgia dell’infanzia, la condivisione e la complicità dell’amicizia sono cari all’autrice. In altri momenti il sogno e la realtà si rincorrono, le speranze mettono ali, un alito di magia raggiunge il lettore.
La Natura è sempre presente e fa da sfondo, con i suoi colori e la sua musica accompagna sentimenti sensazioni e amore, rende palpabili, concrete, le immagini e i sogni.
La malinconia prevale sulla drammaticità e sulla fatica del vivere, la bellezza sulla cruda realtà, i toni sono sempre pacati e discreti, hanno pudore e dolcezza senza perdere intensità. Il linguaggio semplice e diretto, che non indulge a preziosismi e predilige la comprensione immediata, conduce il lettore per mano, con grazia, nel mondo poetico della scrittrice.

Monica Portatadino è nata a Somma Lombardo (VA) il 14 maggio del 1966 e lavora presso un noto istituto bancario.  Appassionata da sempre di scrittura e d’arte ha ottenuto vari riconoscimenti: nel 1996 diploma d’onore città di Saravezza (LU), nel 1999 ha vinto il premio di poesia “Città di Somma”, nel 2003 una sua poesia è stata inserita nell’antologia  del concorso nazionale “Poesia Donna e Novella” (?), nel 2012 ha ottenuto la menzione d’onore per le liriche “Astro nascente” e “Plausibile riscatto” al concorso artistico “Canto di Primavera” a Somma Lombardo. Pubblica nel 2014 il volumetto “Etica Interiore” (editore La lettera scarlatta) e nel 2017Dettagli d’anima” ( editore Il Cuscino di Stelle)
Monica Portatadino: “Dettagli d’anima
Genere: Poesia
Pagine: 42
anno: 2017
Editore: Il cuscino di Stelle
Prezzo: € 10,00
ISBN 978-88-942139-4-2

link all’acquisto: edizioni@ilcuscinodistelle.org

Mauro Montalto “Appunti di viaggio”. Recensione di Tiziana Viganò

recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su



Le parole sono la traduzione materica dei contenuti dell’anima: volano nell’aria o si fermano scritte, esprimono emozioni e sentimenti, dolore ed angoscia, felicità o disperazione…e molto molto altro.
Guai a non far emergere questi contenuti, Shakespeare, da grande poeta ci dice
«Dà voce alla sofferenza. Il dolore che non parla imprigiona il cuore agitato e lo fa schiantare»

Proprio come Mauro Montalto, che si è trovato ad affrontare uno dei più spaventosi momenti di dolore che possano capitare a un essere umano, più doloroso perché viscerale, intimo, di carne, oltre che di anima.
E’ riuscito a trasdurlo fuori di sé, nel senso di portare una forma di energia in un’altra, a guardarlo dall’esterno, nelle sue mille e mille sfaccettature, proiettandolo su uno schermo che gli ha fatto comporre e scomporre i dettagli della sua anima: contemporaneamente li ha comunicati a chi vuole accogliere le sue riflessioni, i suoi lamenti, le sue grida, riflettendoli a sua volta verso altri specchi.

lunedì 29 maggio 2017

Un manifesto dell'amore universale: "L'onda lunga del Titanic" di Tiziana Viganò. Recensione di Giancarlo Bosini

Villa Monastero e, sotto, Villa dei Cipressi a Varenna
recensione di Giancarlo Bosini
già pubblicata su
http://www.sololibri.net/onda-lunga-Titanic-Vigano.html

La storia d’amore di una giovane coppia di irlandesi realmente esistiti, Mary Mullin e Denis Lennon, periti nel drammatico affondamento del Titanic, s’intreccia cento anni dopo con quella di una trentottenne italiana.

Due storie di un amore profondo nato in maniera travolgente. Qualcosa cheva ben oltre il mero colpo di fulmine; forse due storie che il fato aveva già scritto per loro e a cui era impossibile sottrarsi.
Tiziana Viganò riesce a coniugare passato e presente con grande maestria senza creare alcuna frattura e dando forte continuità ad accadimenti così lontani nel tempo.
Un romanzo ricco di riflessioni sugli affetti tra persone che, grazie anche all’espediente narrativo dei flashback, crea interessanti sospensioni che stimolano la voglia di sapere e invogliano a terminare il racconto in un solo fiato.
Tutto è pervaso da un linguaggio raffinato di facile e piacevole lettura.

lunedì 22 maggio 2017

"Giallo Milano" di Giancarlo Bosini. Recensione di Tiziana Viganò

Milano è protagonista assoluta, non è solo sfondo all’azione, di questo bel giallo in cui l'arte e l'architettura hanno un ruolo essenziale
già pubblicato su

Titolo azzeccatissimo perché in due parole definisce questo thriller un inconsueto, in cui l’autore dà molto spazio agli argomenti dell’arte e dell’architettura in una città come Milano, splendida e poco conosciuta; la sua competenza di architetto inserisce pagine molto interessanti sulle tecniche di costruzione degli antichi edifici e sulle tecniche dell’affresco come solo uno specialista avrebbe potuto fare. Un arte-thriller o archi-thriller? Ma il libro è ben tinto di giallo: come il colore classico dell’architettura settecentesca milanese, ripreso e sparso a piene mani nella città che ne viene rallegrata e scaldata, ma anche come il colore dell’omicidio che si insinua a poco a poco e si allarga a macchia d’olio.
Milano è protagonista assoluta, non è solo sfondo all’azione: i personaggi si muovono in una città vivissima, proprio in un momento in cui attraversa un particolare fermento culturale, politico, storico, il Sessantotto, gli anni infuocati delle rivendicazioni degli studenti, delle occupazioni delle scuole, delle università, delle fabbriche con gli scioperi degli operai.

Le quattro indagini del maresciallo Rusconi

Un romanzo giallo con quattro indagini del maresciallo Rusconi, ambientate tra Legnano e Milano, basate su storie di donne vittime o carnefici, simbolo di una realtà attuale, quando la violenza psicologica può sfociare nell’esasperazione e nella follia con conseguenze estreme. 
Nella vita quotidiana, sotto l’apparente normalità che sottende e maschera atteggiamenti solo apparentemente innocui, si nascondono spesso storie drammatiche di violenza psicologica, codipendenza, rapporti di coppia disfunzionali, giochi di potere: non si presentano sempre in modo chiaro e identificabile, spesso vengono giustificati dalle circostanze, oppure negati, o interpretati in modo distorto. Quando accadono fatti di sangue spesso la gente vicina alle vittime si stupisce dell’accaduto: ma in realtà tutto era già scritto nei comportamenti, nelle parole, nelle relazioni tra le parti.
Ho scelto di trattare questo tema drammatico nascondendolo tra le trame intricate del romanzo giallo, anche se in questa forma narrativa passa il messaggio dell’eccezionalità del fatto di sangue, mentre i racconti delle piccole e grandi violenze quotidiane sono purtroppo numerosi e continui. 
Ho usato come filo conduttore la storia personale del protagonista, il maresciallo Adelio Rusconi, legnanese doc, intelligente, intuitivo, capace, ma anche scanzonato e divertente come un carabiniere da serie tv; lui e la sua “spalla” brigadiere Totò Lo Monaco, con la loro vita quotidiana mi hanno dato la possibilità di allentare la tensione del tema difficile della violenza e del crimine. Il personaggio però evolve nel tempo che intercorre tra le quattro indagini: il suo cambiamento deriva proprio dall’essere continuamente a contatto con realtà pesanti ed estreme.
 
E’ un giallo per tutti, anche per chi non è amante del genere: la psicologia dei personaggi è il centro della narrazione, che rifugge da scene raccapriccianti e splatter.
L’indagine che apre la serie è la più semplice, dà la possibilità di conoscere l’ambiente e i personaggi; pian piano si cresce di intensità nella seconda; la terza ha una trama complessa e narra una storia tragica e commovente, che scava a fondo nell’anima dei personaggi e segna profondamente il protagonista; l’ultima è la più scabrosa, con una serie di delitti atroci, una storia emblematica di violenza senza perdono.


Mal di psiche mal di cuore
Una vecchia fabbrica in demolizione nell’hinterland milanese, a Legnano, il cadavere di una donna tra le macerie. Un simpatico e affascinante maresciallo dei carabinieri indaga su personaggi dalla psicologia complessa e dal passato oscuro che si muovono dietro un’apparente normalità. Quale storia di passioni arroventate si nasconde dietro “il delitto tra le rovine”?
 
La prima indagine del maresciallo Rusconi apre la serie di racconti in cui le protagoniste sono pensate e create per farle assurgere a simbolo di una realtà che tocca la vita delle donne: la violenza psicologica che può sfociare nell’esasperazione e nella follia, che porta a conseguenze estreme, fino all’omicidio.

Una mente in nero
Una bella donna innamorata del suo psichiatra è vittima di un crudele delitto. Il maresciallo Rusconi chiarisce l’intricata vicenda con l’aiuto della logica, di un intuito “felino”e del suo brigadiere Lo Monaco.
Anche questa seconda indagine è centrata su un personaggio femminile drammatico che si agita nella disperazione di una gabbia dorata, sui giochi di potere devastanti di cui è vittima e su una relazione di coppia disturbata che sfocia nella distruzione della parte più fragile.
 

Due enigmi

La terza indagine del maresciallo Rusconi: una vicenda complicata, disseminata di indizi difficili da rivelare, lo metterà di fronte a una realtà che lo farà riflettere sui rapporti di coppia e sulle mille sfumature della psicologia femminile: una storia di codipendenza, così comune nella realtà, qui viene portata alle estreme conseguenze.
Una donna scomparsa, il marito assassinato, due fili diversi , ma strettamente intrecciati: un caso che Adelio Rusconi ricorderà di aver risolto grazie agli incubi e agli enigmi e lo toccherà profondamente indirizzando la sua vita su obiettivi diversi.

La quadratura del cerchio
Alcuni delitti efferati scuotono la sonnolenta atmosfera nella provincia di Milano, a Legnano e nelle vicine Como e Saronno: l’intuito di Rusconi li mette in relazione tra loro per la particolare ferocia verso la vittima e per la volontà di farla soffrire colpendola in ciò che le è caro.
Nella narrazione a due voci corre il filo conduttore di una violenza subita ed agita che delinea la figura del pluriomicida e muove l’intreccio fino alla fatale e inevitabile conclusione.

Casa Editrice: Youcanprint 
Genere: Racconti | Giallo psicologico | Noir
ISBN 9788892616998
Costo cartaceo: 15,00