martedì 22 gennaio 2019

La rivista "ITINERARI" consiglia "Viaggi di nuvole e terra"

Una delle principali riviste di viaggio "ITINERARI" a pag 124 del numero di febbraio ora in edicola consiglia il mio "Viaggi di nuvole e terra"

giovedì 10 gennaio 2019

“Cartoline dalla fine del mondo” di Paolo Roversi. Recensione di Tiziana Viganò

già pubblicata su Milano Nera


Un Mamba Nero, il micidiale serpente dei sette passi striscia per Milano, si nasconde in luoghi dove sono conservate la Bellezza e il Genio umano in una delle più altre espressioni, Leonardo da Vinci. Colpisce mortalmente e si dilegua per ricomparire, veloce e inafferrabile, senza lasciare tracce, neppure il sangue delle quattro vittime, avvelenate dalla neurotossina letale in una scenografia spettacolare. Sette passi per morire.
Piano piano il mistero comincerà a svelarsi, grazie alle capacità di un personaggio famigliare ai lettori di Paolo Roversi.

Enrico Radeschi era sparito da Milano e dall’Italia nel 2009, anzi, si era disconnesso dal mondo con un elaborato e ingegnoso piano e l’aiuto della malavita, perché inseguito da un assassino che voleva vendetta: ma è difficile dissolversi se Loris Sebastiani, capo della squadra Mobile milanese, un bulldog che non molla mai l’osso, ha bisogno delle straordinarie capacità informatiche dell’amico ed è deciso a trovarlo anche in capo al mondo.

lunedì 7 gennaio 2019

“Il gioco del Suggeritore” di Donato Carrisi. Recensione di Tiziana Viganò per MilanoNera.


già pubblicato su Milano Nera 

Un libro inquietante e sconvolgente.
Carrisi ci ha abituato a libri particolarmente forti, ma questo ha qualcosa in più: chi frequenta la realtà virtuale dei videogame sa bene quello che è descritto, chi non la conosce sarà angosciato da quello che immagina e non riesce a valutare fino in fondo.
La paura dell’ignoto e del deep web, così misterioso per la maggior parte di noi, s’insinua fin dall’inizio del thriller, le tinte cupe e angoscianti della vicenda sono accompagnate da un’atmosfera perfetta, dove le ombre nere e la pioggia incessante come una piaga biblica avviluppano i personaggi come in una ragnatela tormentosa.

Mila Vasquez, la poliziotta specializzata in persone scomparse già protagonista de “Il Suggeritore” (2009, Longanesi) e “L’ipotesi del male” (2014, Longanesi) torna in questo nuovo romanzo. Dopo l’esperienza terribile passata si è ritirata con la figlia in una casa isolata, lontano da tutto e tutti, lontana anche dalla tecnologia. Può sfuggire al buio. Ma non può impedire al buio di cercarla.

domenica 6 gennaio 2019

Due brani dedicati alle donne tratti dal libro "Viaggi di nuvole e terra: taccuini tra realtà e fantasia" di Tiziana Viganò



Due brani tratti dal libro "Viaggi di nuvole e terra: taccuini tra realtà e fantasia" (2018, Macchione editore)

Storie di donne di batey (baraccopoli) nella Repubblica Dominicana, che ho raccolto parlando con loro: non ci sono parole per descrivere quello che ho provato ascoltando loro e altre persone. 
Lascio a voi che leggete i pensieri e le emozioni che questi racconti possono suscitare.

Sono donne che vivono senza documenti nelle piantagioni di canna da zucchero,  la condizione degli haitiani clandestini è agghiacciante...attorno l'isola dei sogni tropicali tra resort e spiagge stupende. Un finto paradiso, un turismo placebo, come una spolverata di zucchero su una realtà di cui pochi sono consapevoli.
...E la condizione degli uomini non è migliore, sono "schiavi in libertà".
  
pag 135

Madri di zucchero bruciato

Click.
Davanti al mio obiettivo si mettono in posa e sorridono.
Non importa il vestito logoro, non importa la pettinatura improbabile, neppure lo sfondo della casetta o della baracca di legno pericolante. Essere fotografate le riempie d’orgoglio, mi sto interessando a loro.

Pelle giovane, di mille sfumature di cioccolata, dal fondente al latte più chiaro, è liscia e stranamente asciutta sotto il calore allucinante che fa scoppiare i pori della nostra pelle bianca.
Pelle nera con rughe feroci, gonfia di mille pene, sculture di una storia: solo quaranta anni, sudati sangue.
Click.
I capelli neri e crespi sono sempre domati e stretti in mille forme fantasiose: le bambine sono splendide con i loro codini treccine rotolini rasta, pieni di perline e nastri colorati, le donne hanno la passione per unghie e capelli, ma certe madri hanno poco tempo per sé, o farse non hanno troppa voglia di curarsi, si accomodano una retina e via. Anche lo stato dei capelli parla della loro vita.
Click.
Sono gli occhi che colpiscono fino in fondo al cuore: con la forma a mandorla delle antilopi e con la rima nera non hanno bisogno di trucco per essere bellissimi, dolci e miti, arrendevoli e rassegnati.
Le donne giovani hanno occhi che sorridono, c’è ancora speranza e voglia di vivere; nelle altre gli anni hanno segnato profondamente il volto con solchi d’aratro, hanno tolto luce agli occhi che si stringono, si difendono, a volte c’è un vuoto, a volte un’emozione indefinibile, quale sarà il film che scorre in quel momento nella loro mente, fotogrammi di una vita durissima, fatta di dolore e di precarietà, di ferro e di fuoco, di soprusi e di violenze, di sottomissione e di privazione. 
Click.
Le braccia sorreggono il corpo dei loro bambini, il gesto naturale delle mamme di tutto il mondo, ma non sempre lo circondano per proteggerlo, forse sanno che è inutile, o forse sanno di non esserne capaci: il mondo è troppo forte per loro. I bambini hanno forme rotonde, come tutti i cuccioli, ma la pancia troppo gonfia dice molte cose sulla malnutrizione. Qualche bambino siede solo e nudo sul terreno polveroso e sporco, non lontano dalla spazzatura e si succhia le dita, altri corrono e si rotolano per terra, giocano senza giocattoli, gridano, ridono, come tutti i bambini del mondo. L’occhio della comunità li segue, senza preoccuparsi troppo. Le madri con occhi smarriti si chiedono cosa metteranno in pentola per i loro figli, dove troveranno di che sfamarli.
Click.

una donna tagliatrice di canna da zucchero
Le foto che ho scattato alle donne e ai bambini sono sul desktop illuminato: quelle facce nere mi guardano e io guardo le loro espressioni, le forme e i colori, gli sfondi con le baracche, le casette e i muri scrostati. Dov’è la rigogliosa natura caraibica dei nostri sogni di europei? Solo in una foto compare un gigantesco fiore di banana che grava sulla testa di Helena, come una lancia, come una spada di Damocle: inconsciamente ho escluso la natura in queste foto, ma ho trovato questo simbolo forte della sua vita e di quella di altre che mi hanno raccontato la loro storia. Sento ancora le loro voci, chiare o rauche, sempre pacate, sussurrate, dai toni molto bassi, nella loro lingua un po’ strana che suona come un fattore di ulteriore diversità dal contesto sociale dove la sorte le ha scaraventate...

una maestra
Essere donne è difficile, sempre, ma ci sono luoghi nel mondo dove è sempre guerra, anche senza spari e bombe. Qui, in un paese della grande America, si perpetua una realtà che noi europei pensiamo finita per sempre o possibile solo in alcuni luoghi lontani dell’Africa o dell’India profonda: lo schiavismo esiste ancora, incatena senza catene esseri umani, violenta i loro diritti prendendosi gioco delle leggi internazionali, firmate a tavolino lontano dai luoghi dove si consuma e si corrode la vita reale sull’altare del denaro.
Donne più che vulnerabili ed esposte in una società maschilista e retriva, che castra lo sviluppo personale, a volte anche mentale, nega autonomia per la cronica mancanza di lavoro, condanna le donne alla dipendenza e alla sottomissione a un uomo. Adolescenti già incinte, partoriscono figli troppo spesso abbandonati, subiscono violenze, vedono nella prostituzione una delle poche soluzioni per garantirsi un pasto al giorno.

La fame, oscena.
Se in Europa si parla di pari opportunità, di diritti, di libertà, ci sono paesi in cui la speranza è solo un filo di luce che s’intravede in una oscurità che sembra non poter mai essere squarciata, ci si può aggrappare a quel  filo immateriale ed essere sempre a terra.
Eppure si può sorridere ancora, nonostante tutto.

pag 176

Storie di donne dei bateyes

Il terremoto ha sterminato la sua famiglia e così è fuggita dall’inferno e dall’atroce miseria di Haiti con una figlia di pochi mesi tra le braccia. Loucette ha un corpo e un viso da adolescente con i suoi 38 anni, ma nella sua vita ha passato dolori e traumi che schianterebbero chiunque. Eppure è tranquilla, sorridente, gentile, parla piano e si muove con grazia sgusciando tra la gente, quasi volesse rendersi invisibile.
“Sono viva, non sono malata, riesco a fare qualche lavoretto e comprare da mangiare per me e mia figlia. Sono felice. Certo, quando lavoravo negli hotel ero più contenta, ma con la legge sulle migrazioni mi hanno licenziata perché non avevo i documenti in regola. Non ho più potuto lavorare, se non saltuariamente, ma ora ho trovato due signore italiane da cui vado per fare le pulizie, dicono che sono brava e mi vogliono bene: mi danno sempre qualcosa da mangiare, mi pagano. Avevo un uomo, ma mi ha abbandonato quando ero incinta: ho partorito nel batey perché non potevo andare in ospedale senza documenti, ho avuto tanta febbre e il bambino è morto subito dopo. Sono viva per miracolo, ancora una volta, dopo il terremoto”.

“L’amuleto” di Gert Nygårdshaug. Recensione e intervista di Tiziana Viganò


Recensione di Tiziana Viganò

già pubblicata su MilanoNera
http://www.milanonera.com/lamuleto-2/

Fredric Drum, ristoratore e sommelier famoso a Oslo, è anche crittografo, specialista nella decifrazione di antiche lingue ancora sconosciute: è uomo estremamente curioso, e per questo nella vita si è cacciato in diversi guai e si è trovato in situazioni insolite o poco piacevoli, ma stuzzicanti.

Quando la collisione tra il traghetto su cui si trova lo scaraventa in acqua, uccidendo un uomo che si trova vicino a lui, riemerge con una siringa dall’aspetto insolito e una stranissima bambola. In questo bizzarro oggetto riconosce la riproduzione della mummia di un bambino eschimese del XV sec, scoperto in Groenlandia da un cacciatore. Una bambola vestita di pelle, con occhi gialli da felino, che ha il potere di mandare le prede verso il cacciatore che la conserva sotto le vesti: una dea o un dio della caccia. I miti dei popoli dei ghiacci, gli esquimesi della Groenlandia, e il loro misticismo oscuro cominciano subito ad ammaliare il lettore.

Invitato a decifrare i simboli su alcuni oggetti rinvenuti in uno scavo che accompagnano due “mummie di palude” Fredric parte per la meravigliosa valle di Rødalen insieme con altri esperti archeologi: molto interessante la descrizione dei procedimenti usati per svelare i misteri contenuti nei ritrovamenti di duemila anni fa in un territorio particolare.

Affascinante l’ambientazione un un’ampia valle norvegese, verde, completamente deserta e isolata, con i pendii ricoperti di betulle e i dolci laghi azzurri, piccoli e grandi dove guizzano trote e salmerini: contrariamente a molti gialli nordici, dove i paesaggi sono cupi e gelidi, dove il buio e la tristezza gareggiano con la depressione dei protagonisti affogati nell’alcool, qui lo scrittore ci trascina in un posto incantevole, che fa immaginare una Natura primordiale, serena e in pace che deve rimanere incontaminata. Come lo scrittore, attivista ambientale sostiene nei suoi libri e nella sua vita.

Tra una bottiglia di Château La Lagune del 1982 e una di Château Mouton Rothschild del 1970, piatti raffinati della cucina locale e battute di pesca, Fredric non si farà mancare nulla, mentre risolve brillantemente il caso guardandosi alle spalle mentre una mano misteriosa tenta più volte di ucciderlo
.
“L’amuleto” è il primo di una lunga serie di libri che si spera verranno presto pubblicati. Il personaggio è simpatico e brillante, con un pizzico d’ironia che non guasta, insolito per il mestiere che fa, quindi si spera in sequel altrettanto interessanti, divertenti, intriganti. Buona lettura!

la mia intervista al simpaticissimo scrittore Gert Nygårdshaug


Mi piacciono molto i thriller che, al di là della trama “gialla”, hanno contenuti interessanti e insegnano qualcosa di nuovo. Qui nell’Amuleto mi ha affascinato il riferimento al misticismo oscuro e ai miti dei popoli dei ghiacci, gli esquimesi della Groenlandia, che per noi sono quasi sconosciuti
Anche a me interessano molto i gialli che insegnano qualcosa, che mettono in moto una serie di pensieri e mi stimolano a esplorare nuovi percorsi. Mi annoio a leggere libri con descrizioni lunghe e particolareggiate di azioni o di momenti che non danno stimoli: sono libri che chiudo subito. Tra i miei scrittori preferiti ci sono Fred Vargas e Andrea Camilleri.


Gert, Il tuo modo di descrivere la Natura rivela un grande amore e la capacità di viverla profondamente. Fai immaginare una Natura primordiale, serena e in pace che deve rimanere incontaminata. Ho letto che sei un attivista ambientale, che scrivi e ti batti per un mondo che rispetti la Natura e quello che offre
Sono cresciuto in una piccola fattoria, facevo lunghe passeggiate con mio padre, andavo a pesca: ha sempre avuto la gioia di vivere la Natura. Da un po’ di anni ho cominciato a interessarmi di problemi ambientali, soprattutto dopo essere stato a lungo nella fooresta amazzonica a contatto con gli indios e aver visto la catastrofe avvenuta in quei luoghi. Così mi è sembrato naturale parlarne nei miei libri e appoggiare i movimenti ecologisti.

Un’altra cosa mi ha colpito leggendo il tuo libro: la differenza tra la Natura che descrivi tu e quella di tanti altri giallisti scandinavi che ho letto. Nel tuo libro è una Natura benigna, serena, stupefacente, amica dell’uomo; negli altri scrittori i paesaggi sono scuri, cupi, sempre ghiacciati e si riflettono sul carattere e sull’umore dei personaggi.

Sono molto contento che abbia notato queste differenza, ti ringrazio. I miei libri riflettono la mia visione del mondo: sono ottimista e pieno di gioia di vivere e non mi abbandona mai la speranza, nonostante questo mondo sia pieno di tante cose che non mi piacciono.

Mi interessa conoscere meglio la tua produzione: sei uno scrittore multiforme e poliedrico, hai scritto ben quaranta libri, di che genere sono?

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continua a leggere l'intervista su
http://www.milanonera.com/intervista-a-gert-nygardshaug/





sabato 5 gennaio 2019

"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. FILM "Repubblica Dominicana: dove cominciano e finiscono i sogni"



"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
un filmato che racconta per immagini la terza parte del libro
"Repubblica Dominicana: dove cominciano e finiscono i sogni"
lo stupore di trovare il sogno dei tropici infranto contro la realtà sociale durissima. L’estrema bellezza si scontra con le baraccopoli, con schiavi in libertà, migranti haitiani importati e poi deportati. Una disuguaglianza sociale che salta agli occhi di chi vuole approfondire la realtà dei paradisi turistici, del turismo placebo, della ricchezza di pochi e la miseria dei più nel contesto di un modello americano che è solo un velo di zucchero bianco sulla nera  e bruciata verità.

Dopo tante esperienze, un viaggio da sola ai confini del mondo, un altro in un paradiso dove niente è come appare, un terzo dove invece la Bellezza si rivela in tutto il suo splendore, senza lati oscuri. Un filo rosso lega ciò che è straordinariamente bello al dolore, ai drammi sociali: il Meraviglioso, bello e terribile domina il nostro mondo.

Esiste un’unione quasi impossibile nella realtà di due paesi molto diversi tra loro, Sud Sudan e Repubblica Dominicana, che presentano tanti punti di somiglianza: l’estrema Bellezza della Natura, la sua pace, la sua serenità contrapposta a orrori, drammi sociali, ricchezza e miseria, tutto e nulla, rifugiati e migranti ridotti in schiavitù, guerra infinita e razzismo senza fine. Ma c’è anche il lavoro tenace di chi vuole portare cambiamenti concreti, utili alla gente, di chi crede ancora nella giustizia sociale e nella pace.
Contrasti fortissimi che suscitano emozioni profonde: un filo rosso che percorre due mondi, un sogno africano e un sogno tropicale a confronto con il reale.
Tutto questo si placa nell’esplorazione di un’altra parte del mondo, la Grecia che, sotto il manto amorevole di dei e miti millenari, accompagnata dalla musica di versi immortali, espone davanti agli occhi stupefatti del viaggiatore una Bellezza pura e incontaminata, dove l’uomo si è integrato nella Natura, rispettandola, addomesticandola, e la dona come il gioiello più prezioso da custodire.


"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
nelle migliori librerie, nelle catene Mondadori, Feltrinelli e Ubik
sugli store online Amazon  IBS ecc

"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. FILM Sud Sudan, un villaggio, un destino



"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
un filmato che racconta per immagini la prima parte del libro
"Sud Sudan: un villaggio, un destino"
un viaggio a ottanta chilometri da un fronte di guerra, un ospedale sperduto nelle paludi del Sud Sudan, in una zona ricca di petrolio e devastata da sessanta anni di guerra. Volontari italiani per un progetto di sviluppo in un paese che continua a ripetere errori che portano al fallimento di ogni tentativo di progresso e all’estrema povertà. Rifugiati e migranti prima interni ora esterni al paese, in fuga verso gli illusori eden europei. Solo la Bellezza della Natura rimane impassibile e intatta in questa parte del mondo.

Dopo tante esperienze, un viaggio da sola ai confini del mondo, un altro in un paradiso dove niente è come appare, un terzo dove invece la Bellezza si rivela in tutto il suo splendore, senza lati oscuri. Un filo rosso lega ciò che è straordinariamente bello al dolore, ai drammi sociali: il Meraviglioso, bello e terribile domina il nostro mondo.

Esiste un’unione quasi impossibile nella realtà di due paesi molto diversi tra loro, Sud Sudan e Repubblica Dominicana, che presentano tanti punti di somiglianza: l’estrema Bellezza della Natura, la sua pace, la sua serenità contrapposta a orrori, drammi sociali, ricchezza e miseria, tutto e nulla, rifugiati e migranti ridotti in schiavitù, guerra infinita e razzismo senza fine. Ma c’è anche il lavoro tenace di chi vuole portare cambiamenti concreti, utili alla gente, di chi crede ancora nella giustizia sociale e nella pace.
Contrasti fortissimi che suscitano emozioni profonde: un filo rosso che percorre due mondi, un sogno africano e un sogno tropicale a confronto con il reale.
Tutto questo si placa nell’esplorazione di un’altra parte del mondo, la Grecia che, sotto il manto amorevole di dei e miti millenari, accompagnata dalla musica di versi immortali, espone davanti agli occhi stupefatti del viaggiatore una Bellezza pura e incontaminata, dove l’uomo si è integrato nella Natura, rispettandola, addomesticandola, e la dona come il gioiello più prezioso da custodire.


"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
nelle migliori librerie, nelle catene Mondadori, Feltrinelli e Ubik
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“Vuoto” per i Bastardi di Pizzofalcone. Di Maurizio De Giovanni Recensione di Tiziana Viganò


già pubblicato su


Uno scrittore che sa ricamare espressioni sulla carta, estensione di un barocco napoletano traslato nella modernità, con volute di penna che penetrano nei sentimenti delle persone e li elaborano con parole ricche e raffinate. Pennellate di colore danno vita e concretezza alle emozioni, scenografie seducenti  e magiche creano atmosfere in cui i personaggi mettono in scena i loro drammi umani, le fragilità, gli errori, amore e odio, violenza e dolcezza: i personaggi diventano vivi e balzano a tutto tondo nel corpo e nell’anima.
Il lettore non assiste soltanto allo spettacolo, ma è all’interno della scena, assieme ai personaggi, che, nella loro dolente umanità sono tra noi, con noi, nella vita quotidiana che conosciamo e viviamo. Suoni colori sensazioni accarezzano il lettore, che si sente coinvolto con la sua sensorialità. De Giovanni conosce bene i segreti della comunicazione.

Lasciato, si spera per poco, il commissario Ricciardi che è protagonista, al centro dei romanzi della sua serie, Maurizio De Giovanni intreccia racconti corali nella serie dei Bastardi di Pizzofalcone, dove ogni personaggio, pur descritto con una profondità psicologica che entra nel dettaglio dei gesti, delle espressioni, dei moti della psiche e del cuore, non sarebbe lo stesso avulso dal gruppo.
Un’abilità non comune quella di Maurizio De Giovanni, giallista che supera quel genere letterario: i suoi sono per prima cosa romanzi e in seconda battuta gialli, perché l’argomento è poliziesco. Non a caso: il delitto, il crimine in tutte le sue declinazioni è parte della realtà quotidiana, rispecchia ognuno di noi sotto le nostre maschere, le nostre proiezioni, rimozioni, negazioni... i meccanismi di difesa. Ci consola, vera fiaba moderna, perché alla fine il “cattivo” è perdente e la giustizia trionfa.

Il mistero di una donna scomparsa, forse uccisa dal marito? Alla scoperta di una realtà che è molto peggiore di qualsiasi incubo, sarà un’indagine complessa per gli otto “Bastardi” che bastardi non sono, ma hanno ereditato l’appellativo insultante dalla precedente squadra: si sono riscattati da un passato macchiato con la loro bravura, con l’intuito e l’azione di squadra. Ora c’è un elemento nuovo che rischia di destabilizzare gli equilibri, una donna del Nord dal carattere di ferro e dalla bellezza travolgente. 
Come in una costellazione senza la serenità lontana delle stelle, le relazioni tra i personaggi si fanno più complesse, in un momento critico della loro vita, mentre donne e uomini sentono il vuoto dentro, ognuno nella sua vulnerabilità...Vuoto di sogni, dolore nel vuoto, vuoto a colori – rosso della paura, blu della tristezza, giallo di dubbi, verde di angosce, nero di morte –: un vuoto che, come un felino, salta alla gola e li rende più fragili.

Un romanzo emozionante.


mercoledì 2 gennaio 2019

"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. FILM "Skiatos e Skopelos (Grecia) tra filosofia e lirica"



"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
un filmato che racconta per immagini la seconda parte del libro

"Skiatos e Skopelos (Grecia): tra filosofia e lirica"
La filosofia del viaggio nel paese dove il pensiero si è fatto sistema, dove la lirica è parte del paesaggio, dove la Bellezza e l’Armonia sembrano vincere su ogni realtà anche difficile. Viaggi tra isole che sembrano avvolte da atmosfere di bellezza sovrumana, Skiatos e Skopelos nelle Sporadi. Nonostante la realtà di quel paese sospeso tra glorie antiche e moderne difficoltà, è impossibile non sentirsi circondati dall’incanto, come se ogni cosa riuscisse ad avvolgere il viaggiatore in una rete magica, dove anche l’aria sembra portare echi di filosofia, di miti e di lirica immortale.


Dopo tante esperienze, un viaggio da sola ai confini del mondo, un altro in un paradiso dove niente è come appare, un terzo dove invece la Bellezza si rivela in tutto il suo splendore, senza lati oscuri. Un filo rosso lega ciò che è straordinariamente bello al dolore, ai drammi sociali: il Meraviglioso, bello e terribile domina il nostro mondo.

Esiste un’unione quasi impossibile nella realtà di due paesi molto diversi tra loro, Sud Sudan e Repubblica Dominicana, che presentano tanti punti di somiglianza: l’estrema Bellezza della Natura, la sua pace, la sua serenità contrapposta a orrori, drammi sociali, ricchezza e miseria, tutto e nulla, rifugiati e migranti ridotti in schiavitù, guerra infinita e razzismo senza fine. Ma c’è anche il lavoro tenace di chi vuole portare cambiamenti concreti, utili alla gente, di chi crede ancora nella giustizia sociale e nella pace.
Contrasti fortissimi che suscitano emozioni profonde: un filo rosso che percorre due mondi, un sogno africano e un sogno tropicale a confronto con il reale.
Tutto questo si placa nell’esplorazione di un’altra parte del mondo, la Grecia che, sotto il manto amorevole di dei e miti millenari, accompagnata dalla musica di versi immortali, espone davanti agli occhi stupefatti del viaggiatore una Bellezza pura e incontaminata, dove l’uomo si è integrato nella Natura, rispettandola, addomesticandola, e la dona come il gioiello più prezioso da custodire.


"Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò. 2018 Macchione editore
nelle migliori librerie, nelle catene Mondadori, Feltrinelli e Ubik
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"S.r.c.-Società a responsabilità capitalistica" di Giuseppe Beghini. Recensione di Tiziana Viganò


una competente e lucida analisi sulle conseguenze del capitalismo contemporaneo: Giuseppe Beghini invita i lettori a essere consapevoli dei problemi della nostra società

Con una competente e lucida analisi sulle conseguenze del capitalismo contemporaneo, Giuseppe Beghini, filosofo, invita i lettori a prendere consapevolezza dei problemi gravissimi della nostra società perché le nuove forme che il capitalismo ha assunto negli ultimi decenni hanno e avranno un’influenza immensa sulla vita di ognuno di noi.
La povertà crescente e la disuguaglianza sociale, la salute e i danni all’ecosistema, gli enormi sprechi in occidente e la fame nei paesi poveri, la delocalizzazione industriale e la disoccupazione tecnologica… sono temi chiave su cui fermarsi a riflettere leggendo i numerosi testi scientifici e tecnici internazionali citati dall’autore.
Questa sistema economico pervasivo in ogni settore della nostra vita non ha certo una “responsabilità limitata” siamo in una “Società a responsabilità capitalistica”, una Src, come la definisce Giuseppe Beghini.

martedì 1 gennaio 2019

Rione Serra Venerdì di Mariolina Venezia. Recensione di Tiziana Viganò

un giallo nella cornice affascinante di Matera con un nuovo personaggio investigativo, la PM Imma Tataranni presto in televisione 

Recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su
http://www.milanonera.com/tag/mariolina-venezia/
  

Un giallo frizzante e vivace, una narrazione veloce e originale che mischia italiano e dialetto con disinvoltura.
L’ambiente, descritto puntualmente nella narrazione è quello di Matera. La parte antica, oggi tirata a lucido, formata da un insediamento millenario di grotte naturali, case ipogee, masserie, palazzi, chiese rupestri e no, arroccata sui Sassi, Barisano e Caveoso, è diventata sito dell’UNESCO e capitale della cultura del 2019; la parte in pianura negli anni Cinquanta ospitò gli sfollati delle grotte, considerati “la vergogna d’Italia” per il modo di vivere trogloditico e promiscuo. Quando De Gasperi visitò Matera decise di evacuare i Sassi e

Sud Sudan: diario di un viaggio agli estremi del mondo

di Tiziana Viganò

IL PRIMO CAPITOLO DI "VIAGGI DI NUVOLE E TERRA", 2018, MACCHIONE EDITORE


Un viaggio a ottanta chilometri da un fronte di guerra, un ospedale sperduto nelle paludi del Sud Sudan, in una zona ricca di petrolio e devastata da sessanta anni di guerra. Un progetto di sviluppo in un paese che continua a ripetere errori che portano al fallimento di ogni tentativo di progresso e all’estrema povertà. Il diario di un viaggio speciale e di esperienze vissute in un villaggio come tanti, un luogo estremo ai margini del mondo, simbolo di migliaia, milioni di altri villaggi dove la guerra e la povertà estrema regolano la vita di uomini, donne e bambini: un luogo che suscita emozioni fortissime, inducendo la riflessione sul modo di vivere e sulla visione del mondo indotti dalla società occidentale. Rifugiati e migranti prima interni ora esterni al paese, in fuga verso gli illusori eden europei. Solo la bellezza della Natura rimane impassibile e intatta in questa parte del mondo.

Andare via

Da un po' di tempo la vita che conduco in Italia mi sembra povera di significato e colma di difficoltà continue, che vedo per lo più intrinseche nel modo di vivere del nostro paese.
Difficilmente posso influenzare questa parte del mondo esterno, anche se con qualche accorgimento posso difendermi o accettarlo o selezionare nell’ambiente solo ciò che mi serve: ogni giorno però mi affatico a risolvere problemi che non mi sembrano reali, ma sovrastrutture di una società complicata e distonica.
Soprattutto mi sembra di sprecare energia senza utilità.
Sono alla ricerca di un significato profondo, e questo per me vuol dire andare all'essenza, semplificare, togliere, se mai è possibile, quello che nasconde verità alle cose.
Non riuscendo ad arrivare a capo di questo problema filosofico, ho cominciato a pensare che fosse necessario iniziare rompendo gli schemi abituali del vivere, e mi sono guardata intorno.
Così ho cominciato a esplorare il mondo africano: di fronte ai fatti terribili cui si assiste in questi paesi massacrati dalla guerra, mi piace insistere non sulla distruzione, ma sul passo seguente, positivo, la costruzione di qualcosa di nuovo. Così come succede in Natura.
Dopo una fase della vita conclusa, dopo uno stress, il cambiamento non è mai facile, ma senza questo passo indispensabile non c'è evoluzione, né speranza nel futuro, in qualunque campo della vita e in qualunque luogo. Così come succede nella persona umana, che ho studiato, praticando, soprattutto nell'ambito della psicologia, della comunicazione e delle conseguenze dello stress nel campo psicofisico.

Pian piano ho deciso che avrei dovuto vedere con i miei occhi e accedere alla realtà di un paese dell'Africa Nera secondo modalità che non avevo mai sperimentato. "Porta itineris longissima esse dicitur", la porta, l'inizio, è la cosa più lunga del viaggio, ma prima o poi nella vita è utile intraprendere un percorso significativo per sé, un viaggio interiore.

sabato 29 dicembre 2018

“Noi e il Sessantotto” di antologia di AA.VV - Recensione di Carla Magnani


Recensione di Carla Magnani 

A cinquanta anni di distanza dal 1968 sono molte le iniziative, anche editoriali, che ricordano quella data. Una in particolare: “Noi e il Sessantotto” si differenzia  dalle altre per il fatto di essere un’antologia a cura di Tiziana Viganò pubblicata nel maggio di questo anno da Macchione Editore.
Il libro si affida a una coralità di voci, quindici per l’esattezza, di cui dodici autori che, seppure con modalità diverse, hanno vissuto quel periodo e tre giovani che ne hanno sentito parlare e avvertono la necessità di accostarvisi per prenderne maggiore confidenza. Le storie, differenti per provenienza geografica ed esperienze vissute, coprono un arco temporale che va dal 1968 al 1978. Dieci anni che hanno dato un’impronta inconfondibile alla Storia del nostro Paese. Gente comune che si racconta ricordando un periodo unico dove la storia del singolo si confondeva con quella degli altri, dove i sogni, l’utopia, sembravano a portata di mano attraverso piccoli cambiamenti che facevano intravedere l’avvio a grandi rivoluzioni.  Per combattere una società borghese ancorata a vecchi privilegi e consuetudini, se ne mettevano in discussione i vari aspetti: dalla politica, alla scuola, alla religione, al sesso, alla moda, all’arte, al sentirsi padroni delle proprie vite. Per costruire un futuro diverso e migliore ogni confine veniva abbattuto nella consapevolezza di lottare tutti per un solo scopo: cambiare il mondo in nome della libertà, sempre e ovunque. Mai come in quel periodo i giovani si sono sentiti uniti, qualunque fosse la loro nazionalità, in un clima di vicinanza così totale tanto da trasformarsi in una nuova forma esasperata di accettazione della collettività ed escludere a priori chi non vi si riconosceva.
Nell’andare contro tutto ciò che rappresentava il passato, la strada iniziale ha lasciato il posto alla violenza,  la lotta armata ha preso il sopravvento scatenando la reazione repressiva di chi aveva tutto da perdere e gli “anni di piombo” sono arrivati a oscurare i traguardi raggiunti.
A distanza di anni le voci dei narratori rivelano il desiderio di far riemergere quello che di positivo il Sessantotto ha rappresentato e che ancora oggi resta come conquista. La società è cambiata, i giovani sono cambiati, sono venute a mancare quelle spinte verso un rinnovamento ancora auspicabile, ma privo della forza data da ideali, passione e utopia.
Il libro presenta in chiusura la cronologia dei fatti avvenuti negli anni Sessanta – Settanta e bene fa lo storico Carlo A. Martigli, nella sua accurata prefazione, a definire il Sessantotto un simbolo che va supportato con la memoria per evitare vecchi errori e alimentare nuovi stimoli.

venerdì 28 dicembre 2018

Sud Sudan: un villaggio un destino. Un capitolo da "Viaggi di nuvole e terra" di Tiziana Viganò

Un viaggio forte, emozionante in un paese in guerra da 60 anni. Il secondo capitolo della parte del libro dedicata al Sud Sudan: un'avventura ai confini del mondo...pagg 16-20

Viaggio verso l’ignoto

Il lunghissimo viaggio verso questa meta è una metafora di come ci si debba avvicinare a una realtà così forte e brutale per i nostri occhi di occidentali, troppo abituati a considerare i problemi della sofferenza e della morte come qualcosa da rimuovere velocemente dalla coscienza.
La lentezza, se vissuta senza l'insofferenza che ci è abituale, permette di riflettere e di adeguarci, di giorno in giorno, di tappa in tappa, di ora in ora, a una realtà che va “digerita” a piccoli bocconi, masticati ed elaborati uno alla volta.

L’atterraggio a Nairobi è una sorpresa: i dintorni verdi e ben coltivati, una metropoli modernissima con grattacieli e parchi di vegetazione tropicale, ma con slums ben visibili dall’aereo.
La città, su un altopiano di millesettecento metri di altitudine, con una circolazione automobilistica incredibile (sicuramente il “passo d’uomo” è più veloce!) e un inquinamento record, è molto simile alle città occidentali, ma con qualcosa di particolare che mi colpisce, un’energia, una tensione verso il futuro e un fascino che faccio fatica a definire.
Dagli alberi che ornano i viali e i bellissimi parchi, miriadi di uccelli – tra cui tanti marabù, grigi, enormi – stanno a guardare dall’alto l’umanità che passa a piedi o bloccata nelle lamiere roventi delle auto. Qua e là s’intravedono vicoli con baracche vicino a centri commerciali eleganti, belle architetture vicino a luoghi sgretolati: una città enorme, piena dei contrasti che nel mio immaginario sono la vera rappresentazione di una metropoli, ovunque nel mondo, nel suo bello e bellissimo, brutto e bruttissimo, ricco o misero.

Da Nairobi il piccolo aereo di una compagnia privata porta i passeggeri verso il confine con il Sud Sudan, a Lokichoggio, attraversando verdi altopiani solcati da fiumi in secca e montagne con creste e speroni rocciosi. Spettacolare sul suolo il disegno a onde di alteterre nella faglia della Rift Valley, che scendono digradando verso il lago Baringo, con al centro un’isola rotonda e il Bogoria: poco prima dell'atterraggio comincia la savana col suo colore uniforme a perdita d’occhio.
Lokichoggio è un posto creato dal nulla, a trenta chilometri dal confine col Sudan, come base ONU durante la guerra: ora serve ancora per le organizzazioni umanitarie che dal mondo sono arrivate a soccorrere le popolazioni sudanesi. Molte hanno un ufficio permanente, magazzini, linee aeree; da qui partono i voli e le truppe delle Nazioni Unite. Più a sud c’è il campo rifugiati di Kakuma, uno dei più grandi di questa zona, che accoglie migliaia di persone provenienti da Sudan, Congo, Somalia, Etiopia.
Loki è una grande baraccopoli con botteghe di lamiera ondulata, plastica e materiali di recupero, dove si vende di tutto, in mezzo alla spazzatura, che rimane sul posto.
Anche qui mi colpiscono i voli degli uccelli: all'aeroporto, tra le innumerevoli carcasse di piccoli aerei, tanti e tanti corvi fanno rabbrividire; invece altrove, nel confortevole lodge dove sostiamo, ci sono mille tortore con una macchia rossa sull'occhio ed elegantissime egrette bianche.

Con un'altra tappa si arriva a Juba, la capitale del Sud Sudan, sdraiata lungo il corso del Nilo Bianco: vuole vantare un aspetto da città, ma nel suo schema ortogonale, con numerose aree verdi, si vede un alternarsi di tukul, tipiche capanne a pianta circolare con l’alto tetto conico, casette bianche col tetto di lamiera ondulata verniciata di rosso e qualche edificio in muratura.

Atterriamo di nuovo sulla pista in terra battuta di Rumbek, con gli immancabili rottami degli aerei schiantati e ripartiamo subito per un’altra tappa. Pochi minuti dopo appare un largo fiume costeggiato da grandi paludi. Il suolo qui è pianeggiante: l'acqua scorre lentamente perché si scava il letto senza la forza della pendenza e cambia spesso il suo corso trovando nuove vie. I meandri vecchi e nuovi disegnano curve continue sul suolo, come nastri srotolati in un quadro astratto, dove predominano diverse tonalità di verde chiaro e di verdazzurro, alternati ai rossi e ai bruciati della terra e al color ocra gialla dell'acqua limacciosa.
Il Sud Sudan è il territorio della “grande palude”, che gli antichi egizi conoscevano come il posto dove il suolo, inondato d’acqua senza limite, decretava la fine del mondo: le esondazioni dei numerosi fiumi lasciano il loro limo sul terreno, ma la superficie è immensa, difficilmente coltivabile e difficilmente raggiungibile, tanto che gli arabi l’hanno chiamata “grande barriera”, Sudd.
Per venti minuti l'aereo sorvola la savana completamente vuota, solo le nubi bianche e filanti creano ombre in movimento sul terreno: poi cominciano ad apparire minuscoli insediamenti, dapprima molto lontani fra loro, uniti da sottilissime piste battute dal cammino degli uomini. Più avanti piccole aree a forma quadrata o rotonda, unite tra loro da un reticolo fitto di sentieri, e poi ancora una lunga linea retta, di terra rossa battuta, come un'autostrada primitiva apparsa nel nulla.

L'aereo si ferma ancora a Wau, una città discretamente estesa, anche questa con schema ortogonale: in mezzo ai tukul e alle casette si vedono campi da calcio. Le costruzioni e una grande area a magazzini, il compound delle Nazioni Unite, terminano sulla riva del fiume Jur, attraversato da un ponte. Da lì la lunga strada rossa si apre a V e sembra perdersi nell’infinito.
Sulla pista di quello che, con un po’ di fantasia, sembra un aeroporto, saliamo su un Cessna a dieci posti, con l'ala sopra la fusoliera.
Fuori città si vedono molti insediamenti vuoti e zone di savana con resti di incendi. Durante la stagione umida i pastori seminomadi costruiscono il loro insediamento, lo abbandonano all'arrivo della stagione secca per spostare le mandrie altrove, e incendiano le sterpaglie: una tecnica antichissima, che però impoverisce il suolo e accelera la desertificazione.

Il paesaggio non cambia da Wau ad Agok, ultima meta del viaggio in aereo, tranne qualche magra coltivazione di sorgo con rese infime.
Si vedono molti campi di rifugiati, qui. I combattimenti di maggio sono stati vicini e i disperati in fuga si sono trasferiti in questa città. Le loro capanne si distinguono nettamente dalle altre di chi è stanziale, per la loro precarietà: gli sfollati, dispersi e sradicati dalla loro terra, dalla loro società, dalle loro tradizioni, non hanno più niente, niente da mangiare, niente di niente, spesso neppure la pentola in cui far cuocere un po' di polenta.
 
Scesi all'aeroporto di Agok, la solita pista sconnessa di terra battuta, saliamo sul pulmino guidato da Padre A., il sacerdote ugandese della Missione e cominciamo il lunghissimo viaggio di quaranta chilometri per arrivare alla nostra meta. Impiegheremo circa tre ore, sull’infinita pista di terra battuta che dall’aereo si vedeva tagliare in linea retta la savana. Costruita dai cinesi e terminata nel 2007, collega questa zona con el-Obeid e Khartoum, centinaia di chilometri a Nord. Le inondazioni dei mesi scorsi, durante la stagione delle piogge, l'hanno ridotta a un percorso da rally: innumerevoli veicoli, compresi i carri armati, hanno lasciato profonde buche, in alcuni tratti la strada è franata e costringe a percorsi alternativi, ogni giro di ruota è un salto o uno scossone.

La scarsa velocità permette di osservare il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Capanne sparse o vicine l'una all'altra, molte sommerse, così gli abitanti hanno dovuto trasferirsi nel centro vicino, acquitrini dove la gente pesca con qualunque mezzo, perfino con le zanzariere rosa che erano state distribuite dalle organizzazioni per uno scopo ben diverso...
Nelle paludi splendide cicogne e gru coronate, egrette bianche e aironi grigi, ibis, uccelli sacri nell’antico Egitto; mucche, pecore e capre dovunque sembrano le autentiche padrone del territorio.
Sulla strada arrancano scassatissimi camion che ondeggiano pericolanti, con un carico umano inverosimile nel cassone posteriore, oppure pullman stipati di gente, con una montagna di bagagli sul tetto: un fenomeno di equilibrio.
Impressionante il numero di persone in marcia: camminano e camminano anche a piedi nudi, sono di tutte le età, uomini donne bambini, atletici e instancabili, quasi tutti con un carico da portare in bilico sulla testa.
Alla fine la nostra strada termina in una spianata enorme, dove il vento fa vorticare la sabbia chiara e il sole a picco offusca la visione: siamo arrivati nella “Main Street”.


martedì 11 dicembre 2018

La felicità vuol essere vissuta di Loredana Limone. Recensione di Tiziana Viganò



Un pensiero per ricordare Loredana Limone, la scrittrice napoletana appena scomparsa

recensione di Tiziana Viganò già pubblicata su
http://sognaparole.blogspot.com/2017/05/la-felicita-vuole-essere-vissuta-di_30.html                                                                                                         
Va in scena la commedia della vita, nel Borgo Propizio, paese che non c’è, che sembra sognato per evadere da una realtà che non è sempre come la vorremmo: conquista, fa sorridere, rasserena… e ci fa venir voglia di preparare i bagagli e trasferirci lì.

Borgo Propizio può essere un paese qualunque della nostra Italia, con la sua storia antica dei sovrani Aldighiero il Cortese e Rolanda La Minuta, i resti del Castelluccio e delle mura, con la parte che  è stata lesionata pesantemente dal terremoto (di cui si parla nel terzo libro della serie): è adagiato mollemente sulla collina, guarda dall’alto, con un po’ di sufficienza,  la pianura operosa mentre i suoi abitanti si danno da fare con turismo, botteghe e iniziative fantasiose. 

C’è la famosa e un po’ magica latteria “Fatti Mandare dalla Mamma”, così chiamata in onore di un“Gran Musicante” che tanto fantomatico non è, ora ricostruita dopo il sisma, oppure la boutique “Amandissima” dove la simpatica  fashion addicted consiglia abiti solo rigorosamente animalier, o meglio leopardati. In questo quarto libro della serie iniziata nel 2012 con “Borgo Propizio” a movimentare le acque e turbare gli animi arriva anche una troupe cinematografica.
Sulle piazze e nelle vie donne uomini bambini preti vecchietti e giovincelli, poliziotti e furfanti, pettegole e fedifraghi, amanti e mariti in fuga si muovono, si inseguono, trafficano vendono armeggiano e amoreggiano, chiacchierano e spettegolano. C’è chi va e c’è chi resta.

La galleria dei numerosissimi personaggi è variegata e comprende tanti tipi umani che esprimono bene le sfaccettature dei sentimenti: le loro vicende quotidiane li fanno sentire vicinissimi al lettore che rivede come in uno specchio, sul palcoscenico del Borgo più Propizio che ci sia, i simboli dell’infinito spettacolo dell’umanità.

Loredana Limone però ne rivela solo i lati più belli, divertenti, accattivanti, i peccati veniali e non certo quelli mortali. Non ci sono tragedie né drammi, la penna della scrittrice corre veloce con leggerezza, zigzagando nel ritmo alterno del vivere quotidiano tra impegni, impicci, preoccupazioni, ostacoli con grazia e disinvoltura, senza avere la pretesa di giudicare, ma solo con il gusto lieve del raccontare.

La collettività è vera protagonista, ogni personaggio è un tassello che dà forma all’insieme di questa serie di quatto romanzi corali, di cui La felicità vuole essere vissuta”, l’ultimo uscito (Salani, 2017), sembra chiudere molte situazioni aperte: il cerchio.... 

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“La felicità vuole essere vissuta” di Loredana Limone, Salani 2017


Recensione di Tiziana Viganò   http://tizianavigano.blogspot.it