venerdì 19 ottobre 2018

“Misteriosi delitti all’Isola di Milano” di Giancarlo Bosini. Recensione di Tiziana Viganò


recensione di Tiziana Viganò

già pubblicata su

Come in una rappresentazione teatrale, una commedia degli equivoci tinta di giallo, i personaggi di Misteriosi delitti all’Isola di Milano, l’ultimo giallo di Giancarlo Bosini, entrano ed escono dalla scena, si presentano in un modo ma sono ben altro, sono simpatici e casinisti.


Il commissario Silvestri è alle prese con parecchi problemi, una moglie in carriera, una sfilza di parenti meridionali invadenti e rompiballe, e un felino dispettoso, un bebè con pelliccia: sul lavoro porta una maschera di sicurezza e professionalità che nasconde solo in parte la confusa e caotica vita privata, così “normale” e quotidiana da renderlo simpatico e vicino alla “normalità” del lettore.
L’architetto Bonelli, suo ex compagno di liceo, durante la ristrutturazione di un appartamento nel palazzo dove abita, è al lavoro con la sua squadra multiforme e multietnica: muratori elettricista idraulico piastrellista e un cane, Botolo. Un giorno, uno di quelli che fin dall’inizio sono NO, scopre uno scheletro murato in un caminetto, il primo di una serie inquietante di delitti...
Un’efficiente ispettrice, Teresa Sole, un vecchio grottesco con un pappagallo, il figlio di Bonelli con manie religiose, e non ultima, una serie di camorristi saliti nella metropoli meneghina per loschi affari colorano la sfilata di divertenti personaggi.

L’azione si svolge nel quartiere Isola di Milano, che negli ultimi anni ha cambiato completamente il suo aspetto, da quartiere malfamato e vecchio è diventato uno dei centri della movida sfrenata, della città moderna, con una foresta di grattacieli splendidi che svettano nelle loro coperture di acciaio e cristallo, storti o a guglia, sovrastando alcune vecchie case ristrutturate e rinate.

Come illustri precedenti letterari (Joyce, Kantor, McCarty, Saramago), Giancarlo  Bosini si cimenta con un testo dalla punteggiatura ridotta all’osso, un’architettura minimalista della pagina che accentua l’atmosfera leggera e ironica della storia, sottolineata da una pulizia anche visiva. Continua così lo stile archi-trhiller dell’autore, architetto milanese doc da generazioni, ........

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https://www.sololibri.net/Misteriosi-delitti-all-Isola-di-Milano-Bosini.html

“Misteriosi delitti all’Isola di Milano”
di Giancarlo Bosini
giallo
pagg 157
Macchione editore
maggio 2018
15,00 euro





venerdì 5 ottobre 2018

lunedì 17 settembre 2018

Intervista a Radio Cernusco stereo su "Noi e il Sessantotto"

15  settembre 2018: intervista con Fabio Villa a Radio Cernusco stereo 93.9 
parlerò di "Noi e il Sessantotto con il simpatico conduttore


parte prima


parte seconda




venerdì 31 agosto 2018

eventi in programma in autunno per presentare "Noi e il Sessantotto"


giovedì 20 settembre – Torino - Biblioteca civica centrale, via della Cittadella, 5 – presentazione – ore 18
venerdì 21 settembre - Riva presso Chieri (Torino) - Cascina Macondo - Borgata Madonna della Rovere 4 – happening
venerdì 28 settembre – Milano - Cascina Cavriana/Cascinet - via Cavriana, 38 – presentazione- letture di Paolo Raimondi - ore 19
giovedì 4 ottobre – Milano -  Libreria Cultora - via Lamarmora, 24 – presentazione - ore 18
venerdì 5 ottobre – Ferno (Gallarate, Va) - Circolo san Martino - via Giuseppe Mazzini, 16- happening con Renato Franchi e Tiziano Riverso letture di Paolo Raimondi - ore 21
sabato 6 ottobre – Galliate (Va) presentazione e mercato libri in piazza  dalle 10 alle 18
venerdì 12 ottobre Busto Arsizio (Va) - Libreria Ubik - piazza San Giovanni – presentazione - ore 18
domenica 28 ottobre Gallarate (Va) Libreria Byblos-Mondadori store - piazza della libertà, 2 –firmacopie -ore 9,30-12,30/ 15-18

martedì 7 agosto 2018

Storia del giallo: seconda parte. Dagli anni Settanta a oggi. di Giancarlo Bosini

uno scrittore di gialli racconta la storia del genere letterario più amato distinguendo le varie epoche con le differenze storiche e letterarie

per la prima parte della Storia del giallo vedi link

articolo di Giancarlo Bosini


IL GIALLO DAGLI ANNI SETTANTA IN POI

Più recentemente, il Giallo si è intrecciato, oltre che con gli aspetti esistenziali, anche con quelli storici e politici, si pensi ad autori come Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e lo spagnolo Manuel Vazquez Montalban.
In una società sempre più caratterizzata da nuove e più complesse dinamiche, forse non avrebbe più senso scrivere una storia slegata dal suo contesto e da quello sociologico, come avveniva con il Giallo Classico.

I GENERI DEL GIALLO
Come già spiegato, a partire dal Giallo Classico, il genere si è sviluppato intraprendendo nuovi percorsi, dando luogo a differenti canoni che a volte convivono nella stessa opera.

il Giallo Classico, chiamato anche Giallo Deduttivo o ad enigma, è la tipologia tradizionale del genere Giallo e anche la più antica: c’è un caso delittuoso da risolvere e c’è un investigatore, spesso privato o dilettante, che scopre il colpevole analizzando anche i più impensabili indizi. L’indagine è quindi l’asse portante del racconto. Questo genere si caratterizza per essere una letteratura di intrattenimento, svincolata da temi di denuncia sociale o di approfondimento.

lunedì 6 agosto 2018

“Il settimo peccato” di Carlo A. Martigli. Recensione di Tiziana Viganò


Figure realmente esistite, spesso famose, papi, re e principi, condottieri, maestri e discepoli, filosofi, artisti e poeti che hanno lasciato importanti tracce. Spesso sono vissuti nel XV-XVI secolo, un periodo caro allo scrittore, che sa raccontarlo con enorme sicurezza di linguaggio 

Recensione di Tiziana Viganò



Storie inventate che scorrono all’interno del quadro della Grande Storia, dipinte con il giallo e nero del thriller: così la fantasia di Carlo A. Martigli crea libri affascinanti che tengono il lettore inchiodato fino all’ultima pagina.

Figure realmente esistite, spesso famose, papi, re e principi, condottieri, maestri e discepoli, filosofi, artisti e poeti che hanno lasciato importanti tracce. Spesso sono vissuti nel XV-XVI secolo, un periodo caro allo scrittore, che sa raccontarlo con enorme sicurezza di linguaggio, di termini, di ambienti e di fatti: ci sentiamo davvero, insieme con lui, dentro la Storia, parliamo con Alessandro VI e Cesare Borgia, Pico della Mirandola, Michelangelo e Leonardo. Con l’eccezione di Sigmund Freud, protagonista dell’originale e attraente “La scelta di Sigmund” (2016, Mondadori) che conduce all’inizio del XX secolo..

Con “Il settimo peccato” (2018, Mondadori) Carlo A. Martigli ci riconduce nella Venezia del 1503,  e ci presenta Giovanni Ciocchi, un giovane ricco, figlio di un noto giurista, Io narrante della vicenda, e il suo magister, l’inquisitore, investigatore e medico-erborista frate Martino da Barga.
Nel rapporto tra magister e discepolo si attua la formazione del ragazzo, il futuro papa Giulio III.

martedì 31 luglio 2018

1966/1967 - Cronologia degli Anni Sessanta, seconda parte - da "Noi e il Sessantotto" antologia di AA.VV. a cura di Tiziana Viganò

Manifesto per l'occupazione di
Palazzo Campana a Torino (1967)
Il libro "Noi e il Sessantotto" si chiude con una cronologia che va dai primi anni Sessanta alla fine dei Settanta. Per chi non conosce la storia di quegli anni e per chi li ha vissuti in prima persona. Per capire, per valutare meglio i fatti accaduti

Cronologia di Tiziana Viganò (seconda parte)©


1966
14 febbraio: scandalo al liceo Parini di Milano. Alcuni studenti sono accusati di immoralità per articoli pubblicati sul giornale studentesco “La Zanzara”,  un'inchiesta sulla posizione della donna nella società, sui problemi del matrimonio, del lavoro femminile, del sesso e dell’educazione sessuale, in nome della libertà individuale. I redattori e il preside dell'Istituto sono incriminati e processati, poi prosciolti.
Nel decennio 1956-1957 gli iscritti ai corsi di laurea erano circa 212.000, dieci anni dopo erano saliti a 425.000, un record. L'Università prima elitaria, diventa di massa, ma l'insegnamento è ancora in mano ai baroni, le strutture sono insufficienti e obsolete, i metodi non adatti ai cambiamenti della società.
Il 24 gennaio 1966 ha luogo a Trento, nella facoltà di Sociologia, la prima occupazione di un'università italiana.
27 aprile: assassinio dello studente Paolo Rossi, socialista, all’università “La Sapienza” di Roma per mano di estremisti di destra.
L’alluvione di Firenze, 4 novembre, richiama giovani da tutta Italia per gli aiuti alla popolazione e alle opere d’arte colpite.
In Cina inizia la rivoluzione culturale e il movimento degli studenti, le “guardie rosse” di Mao Tse Tung.

manifestazione contro la guerra in Vietnam a Parigi
1967
febbraio
Occupazione dell’università di Pisa, elaborazione delle “Tesi della Sapienza”. Sono occupate, sgomberate e rioccupate l’università Cattolica e la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, Palazzo Campana a Torino, poi ancora Roma e Napoli.
Il dibattito degli studenti, provvisti solo di sacchi a pelo, ciclostili, megafoni e striscioni, si incentra su questioni sindacali, precariato, rapporto fra didattica e ricerca, diritto allo studio.
Il 7 febbraio oltre settanta studenti (con i loro leader Gian Mario Cazzaniga, Vittorio Campione, Adriano Sofri) occupano “La Normale” di Pisa, scelta per ospitare la Conferenza dei Rettori italiani, per protestare contro la riforma del ministro della pubblica istruzione Luigi Gui: contro le decisioni  prese si scatena la rivolta degli studenti che vogliono un radicale rinnovamento e maggior democrazia.

venerdì 27 luglio 2018

“Amnesia” di Patricia Walter. Recensione di Tiziana Viganò

I gialli sono come le favole per adulti, piacciono, perché dopo pericoli e difficoltà, finiscono bene. Così Zoe, disorientata dall’amnesia, da sola e senza aiuti, percorre una strada difficile e dolorosa fino alla catarsi finale.

recensione di Tiziana Viganò

già pubblicata su
https://www.sololibri.net/Amnesia-Walter.html


La narrazione parte lentamente, offuscata nelle nebbie dell’amnesia e dagli incubi della protagonista, e presto prende ritmo in un crescendo di suspence.

Una donna, Zoe, si sveglia un mattino ferita su tutto il corpo, ma non ricorda più nulla degli ultimi due giorni: c’è il vuoto nella sua mente, annaspa in una nuova dimensione del suo essere, galleggia nell’angoscia. Perché? Chi? Cosa è successo? Subito la telefonata di uno stalker la precipita in un’ansia che non avrà fine fino a che non scoprirà la verità. difficile per lei credere alle persone che la circondano, tutti possono essere sospetti e colpevoli, ciò che appare può non essere reale. La via è disseminata di ostacoli, ma anche di indizi, i ricordi riemergono di fronte alle scoperte e il quadro si fa sempre più completo.

martedì 24 luglio 2018

Storia del “Giallo” di Giancarlo Bosini. Prima parte


uno scrittore di gialli racconta la storia del genere letterario più amato distinguendo le varie epoche con le differenze storiche e letterarie



articolo di Giancarlo Bosini

IL TERMINE “GIALLO”
Quando si parla di “Giallo” c’è sempre il rischio di fare confusione. Bisognerebbe sempre distinguere. C’è il Giallo enigma all’inglese (Agata Christie, tanto per intenderci), c’è quello duro all’americana nato da Hammet e Chandler, c‘è il Thriller, la Spy Story e così via.

Normalmente i temi principali della letteratura gialla si sviluppano attorno ad un fatto criminoso e al tentativo di dare un nome al colpevole, o in modo più generico a un enigma e a qualcuno che si opera per svelarlo. Le modalità con cui vengono affrontati questi temi possono però variare anche di molto, a seconda del genere giallo a cui si ispira il racconto.

Il genere è definibile “poliziesco” quando, assieme a questi temi, ha un ruolo fondamentale l’indagine che porta alla luce tutti gli elementi della vicenda criminale o misteriosa. Spesso nella narrazione gialla si sovrappongono più generi letterari, come la fantascienza ed il romanzo storico.
Il termine "Giallo", che in Italia ha sostituito quello di “Poliziesco”, nasce dal colore della copertina di una fortunata collana pubblicata da Mondadori a partire dal 1929: ”I Gialli Mondadori”.
Il termine “Giallo”, alla sua nascita, coincide quindi in gran parte con il genere poliziesco, visto che l'evoluzione e lo sviluppo delle varie tipologie (fra cui il Thriller, la Spy-Story ed il Giallo Psicologico) è avvenuta solo in tempi relativamente recenti.
Il termine “Giallo”oggi risulta abbastanza vago, proprio perché, da quando è stato coniato, il genere a cui fa riferimento si è così sviluppato da dar luogo a diverse ramificazioni, le cui distinzioni non sempre sono nette: la letteratura di spionaggio, il Noir, il Thriller, ecc.

LE ORIGINI DEL GIALLO
Nonostante esistano numerosi esempi di storie in cui sono presenti elementi assimilabili al Giallo, la nascita di questo genere viene fatta risalire ad Edgar Allan Poe, inventore di un personaggio, Auguste Dupin, che grazie alle sue enormi capacità deduttive riesce a risolvere i casi criminali solo leggendo articoli di giornale. Questo personaggio ha creato un modello al quale si sono ispirati quasi tutti i più importanti autori degli anni successivi, tra cui Arthur Conan Doyle, ideatore dell’intramontabile Sherlock Holmes. “Uno studio in rosso” del 1887, in cui fa il suo esordio il celebre investigatore, è oggi universalmente riconosciuto come il primo vero romanzo Giallo della storia.

AA.VV. “NOI E IL SESSANTOTTO”, antologia a cura di Tiziana Viganò. Recensione di Angelo Gavagnin


15 scrittori amici, con ricordi di vita vissuta e sguardi di giovani d'oggi al passato: la vita quotidiana, le abitudini, gli studi, la musica le lotte, grandi e piccole, pubbliche e private 

recensione di Angelo Gavagnin
già pubblicata su

L’antologia  curata da Tiziana Viganò  “NOI E IL SESSANTOTTO”, è uscita il …presso l’editore Macchione per il cinquantesimo anniversario.
Con lo sguardo e le parole di dodici scrittori che raccontano le loro storie di ragazzi e ragazze nel pieno della rivoluzione culturale e di tre giovani autori che guardano al passato con le esperienze di oggi. Nel libro troverete anche il contributo del sempre vostro Angelo Gavagnin con il brano “Ci sentivamo più grandi della nostra età”. Da non perdere per comprendere meglio quegli anni bellissimi e terribili.

É arrivato maggio e non si parla d'altro, sembra che ci siano passati tutti, grandi e piccini, ognuno aveva nel Sessantotto almeno diciotto anni, magie di un anno davvero speciale!
Tutti raccontano aneddoti e, se andiamo davvero a sbirciare i dati, alcuni hanno subito cariche della polizia direttamente in carrozzina mentre succhiavano il biberon, che simpatici…
La cosa è però comprensibile, perché il Sessantotto ci ha davvero coinvolti: la realtà è che tutti sentiamo la grandezza di un anno così determinante e tutti avremmo voluto essere presenti. E così abbiamo deciso di esserci stati, veramente o per finta.
Prima del Sessantotto i ragazzini andavano a scuola vestiti come piccoli adulti: pantaloni stirati, cravatta, camicia bianca, scarpe lucidate. Le ragazzine erano piccole mamme, separate dai maschietti, e guai a dire una brutta parola.
Il Sessantotto non è stato solo operai e studenti sulle barricate, ma anche discussioni in casa tra figli che reclamavano più libertà, che contestavano il genitore-padrone, padri esterrefatti che combattevano il potere fuori, nella società e si accorgevano di essere loro stessi contestati in casa, a tavola all'ora di cena, dai figli che li rimproveravano di essere comunisti nel loro posto di lavoro e reazionari nel privato, con moglie e figli.
La politica sì! L'economia sì!
Ma oltre a questo c'era una gran voglia di libertà individuali, crescevano i capelli dei ragazzi e si accorciavano le gonne delle ragazze, proprio quelle che adesso sono nonne, così é la vita. Le sessantottine, adesso nonne, guardando le loro nipotine sanno che tutte le giuste libertà di cui godono sono anche frutto delle loro antiche lotte.
Da quell'anno magico partì l'epoca dei diritti, passando attraverso grandi tentativi di repressione, Stragi di Stato che avrebbero rallentato, ma non sarebbero riuscite a fermare il Progresso, quello vero: che voleva dire lavorare meno ore guadagnando qualche soldo in più, andare in pensione a un'età che avrebbe lasciato ancora un po' di spazio alla vita.
Tutti semi che sarebbero maturati qualche anno dopo, infatti gli anni Ottanta furono il punto più alto della politica che guardava al mondo del lavoro: in Italia c'erano i sindacati più forti e il partito comunista più grande d'Europa.

Sono stati fatti degli errori? Sì!
Qualche eccesso di lassismo. Un esempio: a scuola la sufficienza politica per tutti, ma poi chi aveva un po’ di coscienza studiava lo stesso, la maggioranza invece no. Siamo abituati a premio o castigo, paradiso o inferno, non è nemmeno colpa nostra, ce l’hanno inculcato da piccoli.
Secondo una certa visione politica, dal Sessantotto deriva anche un’esagerata applicazione del perdonismo che esiste anche adesso, con un conseguente eccesso di microcriminalità quasi sempre sicura di non ricevere condanne ma solo tentativi di riabilitazione, a volte ripetuti inutilmente.
Tra cose giuste ed errori, la scossa fu totale e investì la politica, il lavoro, ma anche la musica, i libri, il teatro, la cultura, portò nuova libertà dei costumi: ricordo con passione le bandiere rosse delle manifestazioni… e con altrettanta passione le prime minigonne in discoteca.

Cinquant'anni sono passati, il lavoro è più precario adesso di allora, la nuova visione di Progresso è legata molto all'avere più che all'essere, oltre tutto a un avere effimero: comperiamo telefoni che servono a tutto tranne a telefonare, i vestiti li compriamo già strappati perché non servono a vestirsi ma a mostrarsi…e molto altro. Per avere tutto questo ben di Dio,  la pretesa è che si lavori fino alle soglie della tomba, e questo non lo chiamerò mai Progresso, non ho ancora deciso quale, ma dovrò pensare a un’altra parola.

In questo libro, “Noi e il Sessantotto” al quale ho dato anch’io un piccolo ma sentito contributo, Tiziana Viganò ha pensato di raccogliere i ricordi, le emozioni, le speranze di un piccolo gruppo di amici scrittori che avevano voglia di rivivere quel periodo così lontano e così intenso. 

Non è solo uno sguardo sul passato: la speranza che abbiamo tutti è di capire meglio il presente.
Se saremo attenti e un po’ fortunati potrebbe anche regalarci le parole che ci mancano per definire il momento attuale. Strano a dirsi, ma dopo cinquant’anni stiamo rischiando di rimanere senza parole.    

AA.VV. antologia a cura di Tiziana Viganò
prefazione di Carlo A. Martigli
NOI E IL SESSANTOTTO
Pietro Macchione Editore - Varese   
ISBN 978-88-6570-488-2
euro 15,00






domenica 15 luglio 2018

“Così crudele è la fine” di Mirko Zilahy. Recensione di Tiziana Viganò


Un thriller sapiente che sa incollare il lettore a ogni pagina con la suspence dell’indagine, ma che lo fa nello stesso tempo riflettere sulle violenze che creano vittime e mostri, spesso molto vicini, spesso tra la gente insospettabile, così apparentemente “normale”.....

 recensione di Tiziana Viganò

Dopo il brillante esordio di È così che si uccide” (2016) e il seguito “La forma del buio” (2017), Mirko Zylahy chiude la trilogia edita da Longanesi con il nuovo “Così crudele è la fine” uscito nel maggio 2018.


Sono in continuo crescendo le abilità letterarie dello scrittore: le passioni oscure che lo travolgevano e spingevano a scrivere il primo romanzo sono equilibrate, così da giungere a una piena maturità di contenuti e di espressione, alla capacità di portare la tensione del thriller a un livello altissimo, di usare le parole giuste per suscitare l’intera gamma delle emozioni forti, di descrivere ambienti nei minimi particolari macabri e cupi che facciano da adeguata scenografia ai delitti.


Roma, o meglio l’altra faccia di Roma, anche in questo libro fa da sfondo alle vicende

mercoledì 11 luglio 2018

Cronologia degli Anni Sessanta, prima parte: da "Noi e il Sessantotto" antologia di AA.VV. a cura di Tiziana Viganò


"RetroactiveII" serigrafia (1964) di Robert Rauschenberg
Il libro "Noi e il Sessantotto" si chiude con una cronologia che va dai primi anni Sessanta alla fine dei Settanta. Per chi non conosce la storia di quegli anni e per chi li ha vissuti in prima persona. Per capire, per valutare meglio i fatti accaduti


Cronologia di Tiziana Viganò (prima parte)©

Anni Sessanta
Si affermano scuole di pensiero filosofico e politico critiche verso la società capitalista: Herbert Marcuse è uno dei pensatori che influenza i movimenti giovanili. Cominciano a diffondersi  il movimento per l’emancipazione della donna e il femminismo, l’opposizione alla discriminazione di genere e di scelta sessuale. 
Le ideologie di quegli anni investono tutti i campi dell'arte, pittura cinema letteratura musica. La pop art si afferma con Claes Oldenburg, Andy Warhol,  Robert Rauschenberg e Roy Lichtenstein; altre correnti sono la minimal art e l’arte concettuale.
Nel cinema emergono Jean Luc Godard e Michelangelo Antonioni, la nouvelle vague e il new american cinema di Woody Allen, Denis Hopper, Peter Bogdanovich.
La musica interpreta il senso di inquietudine, di protesta e di ribellismo dell'epoca: per citarne solo alcuni i Pink Floyd, i Rolling Stones, i Doors, Bill Haley, Jimi Hendrix, i Beatles ed Elvis Presley. I principali interpreti del pacifismo e della solidarietà tra i  popoli sono Joan Baez, John Lennon e Bob Dylan, autore dell’inno “Blowin’ in the Wind”.
Il movimento giovanile si sviluppa con la beat generation sin dagli anni Cinquanta: in letteratura grandi ispiratori furono Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burroughs. Negli anni Sessanta questo ispirerà gli hippy, pacifisti, anarchici, ecologisti, libertari, consumatori di droga, che saranno chiamati anche figli dei fiori, per il loro ideale di non-violenza «Fate l'amore, non la guerra».
Si muove l’opposizione all’imperialismo e il sostegno alle lotte di liberazione dei popoli ex coloniali (indipendenza dei paesi africani) e del Vietnam, in lotta già dagli anni Cinquanta.
Il 13 agosto 1961 comincia la costruzione del “muro di Berlino”. Sono gli anni della guerra fredda e della corsa agli armamenti da parte di USA e URSS .
In Italia si passa dal governo Tambroni (1960) con la DC alleata a MSI e monarchici (lotte sindacali con morti a Reggio Emilia, Catania, Palermo) al primo governo di centrosinistra (1962): Aldo Moro porta la maggioranza della DC all'apertura al PSI di Pietro Nenni.
John Fitzgerald Kennedy, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1961, promuove la “nuova frontiera”. Nell’ottobre 1963 crisi dei missili a Cuba. Kennedy sarà assassinato a Dallas il 22 novembre 1963 da Lee Harvey Oswald. Diventa presidente Lyndon B. Johnson.
"Free speech": la rivolta a Berkeley (1964)
La rivolta dell’università di Berkeley (San Francisco, California) del settembre 1964 dà il via alle prime grandi contestazioni studentesche. Dal rifiuto delle autorità del campus per attività sociali e politiche in università la protesta esplode, non solo per rivendicare miglioramenti della vita e dello studio, ma anche per i diritti civili e la pace.
Yuri Gagarin, un astronauta russo, è il primo uomo lanciato nello spazio (1961)

1965

Continuano le lotte per l’uguaglianza degli afroamericani con le Black Panther  (che sostenevano la rivoluzione nera, il marxismo e la lotta di classe) i cui leader sono Angela Davis e Malcom X che verrà assassinato il 14 febbraio.
Escalation nella guerra del Vietnam: il coinvolgimento USA nel conflitto diventa diretto e massiccio con gli sbarchi dei marines, dell’esercito e dell’aviazione.


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"Noi e il Sessantotto"
di AA.VV. a cura di Tiziana Viganò
Macchione editore
maggio 2018


link ll'acquisto

sabato 30 giugno 2018

"Noi e il Sessantotto", storie di vita quotidiana. recensione di Giancarlo Bosini

Un fotogramma del film "Zabriskie point"
di Michelangelo Antonioni

recensione di Giancarlo Bosini


Il Sessantotto non è stato solo un anno, è stato un grande movimento di portata planetaria, un movimento “unico” che ha introdotto cambiamenti senza precedenti e che, molto lentamente, ha esaurito le sue potenzialità  nel decennio successivo, sovrapposto, fino ai primi anni Ottanta, dalla strategia della tensione e dalle stragi, anche quelle "di Stato".
Questa antologia non vuole essere un saggio su quell’epopea, ma un insieme di storie di vita quotidiana di persone che quel periodo l’hanno vissuto da vicino, anche in modi assai differenti.
Ricordi, sì, ma fondamentalmente privi di rimpianti o nostalgia, di come quell’epoca sia stata vissuta a livello personale; quindi, non la Grande Storia, ma le piccole storie che ne hanno costituito la base nel quotidiano. Storie di gente comune che ci racconta come, nella propria sfera individuale, ha sentito e vissuto il “Sessantotto”.

Ricordi che ci raccontano come quegli anni abbiano influito profondamente sulla vita di oggi. Tanti sono gli aspetti del ‘68 che emergono da queste pagine. 

Accenno qui solo quelli più intimi, come il voler portare la propria soggettività all’interno di una dimensione pubblica e politica; la diversa percezione del proprio corpo, tema che ha toccato in particolar modo le donne, fino ad allora relegate ai margini della vita sociale; quello che oggi può sembrare normale, come truccarsi o mettersi i pantaloni, allora era tabù, così come il sesso o i legami extramatrimoniali. L’aborto era reato, c’era il carcere.

Il mondo di quegli anni, che qui troviamo descritto, ci fa conoscere o ci riporta alla mente come la vita scorresse all’interno del quadro familiare, scolastico e universitario, con l’incomprensione dei genitori e una istruzione dai contenuti oramai obsoleti. Ma ci racconta anche delle fabbriche, di come divennero fucine di idee che hanno lasciato il segno fino ai giorni nostri. 
Tanti i cambiamenti che hanno modificato la società in ogni suo aspetto.

Riemergono immagini di vita oramai dimenticate. Il telefono che allora era ancora cosa rara trovare nelle abitazioni degli Italiani, come pure la TV, che il più delle volte veniva guardata nei bar. E poi c’era il ciclostile, l’antenato della più moderna fotocopiatrice, di cui forse oggi si è perso il ricordo. Eppure il ciclostile, con i suoi volantini che sporcavano le mani di nero, è stato il più importante strumento mediatico per diffondere nuove idee e proposte; insomma, uno strumento per comunicare, comunicare con tutti.

alcuni autori dell'antologia alla presentazione
a Milano, libreria Il covo della ladra
Quale può essere il messaggio di questa antologia?
Il Sessantotto fu il contenitore del disagio di un’intera generazione, un movimento che va al di là dell’identità personale, per scoprire un’identità sociale collettiva. Il senso di appartenenza alla stessa comunità di pensiero ha prodotto momenti indimenticabili anche di crescita personale e legami profondi.
Oggi molte delle conquiste ottenute in quegli anni sono state fagocitate dal mondo dell’economia e del consumismo sfrenato, ma in questa antologia non emerge rassegnazione, emerge la speranza per un mondo migliore; un invito a non lasciarsi sovrastare dai fatti e a riprendere in mano la propria vita.
Un libro per chi vuole ricordare quegli anni straordinari, un libro che può far riflettere e, suo malgrado, insegnare qualche cosa ai giovani di oggi.

venerdì 29 giugno 2018

“Il punto di svista” di Dario Lessa. Recensione di Tiziana Viganò

 Un libro fuori dal comune, che si legge d’un fiato, non si vede l’ora di arrivare al finale sconcertante.“Il punto di svista” è il romanzo di un autore che sa scrivere per sorprendere. E non è da tutti.



Recensione di Tiziana Viganò

Fin dalle prime righe di “Il punto di svista”, il nuovo romanzo di Dario Lessa (Ananke Lab, 2018) si rimane ammirati e sorpresi, come davanti a uno spettacolo di fuochi d’artificio, dove l’artificiere è lo scrittore, maestro di penna e di pensiero, capace di trascinare il lettore in ogni riga tra colori e suoni, odori e sapori, esplosioni, battute, iperboli, metafore ardite e stravaganti, paradossi divertenti.

Uno stile veloce, che ben rispecchia la rapidità che il mondo d’oggi esige, parole semplici e immediate, uno stile dal parlato “grezzo” eppure studiato.

«Per questo scrivo. Scrivo per raccontare cercando sempre di andare più in là, oltre il racconto stesso. Uso le parole come un alchimista miscela i suoi ingredienti. Sono uno speziale della grammatica. Metto altre storie nelle storie, alcuni le decifrano altri no. Codici criptati alla luce del sole, frasi volatili di cera che si squagliano avvicinandosi al calore di Sirio.»

Il protagonista, Riccardo, per molti tratti alter ego di Dario Lessa, ama la vita e la ingoia ogni giorno, godendosi ogni momento: è ormai all’apice del successo, scrittore di fama internazionale, ma inciampa in un ostacolo imprevisto, un nemico sconosciuto che vuole ucciderlo. Alternando momenti di menefreghismo e di fuga ad altri di paura e di preoccupazione, il romanzo diventa un giallo, c’è un delitto annunciato, una spada di Damocle sulla testa del protagonista: simpatico perché un po’ ci riconosciamo, un po’ vorremmo essere come lui, un po’ invidiamo bonariamente il suo modo scanzonato di vivere e di ragionare.

martedì 19 giugno 2018

“Noi e il Sessantotto” antologia a cura di Tiziana Viganò (2018, Macchione Editore). Recensione di Tiziana Viganò.

Il Sessantotto è mito e simbolo: un modello che va preso con la giusta dose di senso critico e con la capacità di vederne lucidamente i limiti, ma che rappresenta ideali intramontabili per l’essere umano e per la società.



recensione di Tiziana Viganò
già pubblicata su
https://www.sololibri.net/Noi-e-il-sessantotto-Vigano.html


Un mito. Tanto potente che nell’immaginario collettivo suscita emozioni contrastanti e opposte. Ha due facce come Giano, una in luce e una in ombra, una positiva e una negativa.
È anche simbolo importante di un desiderio di cambiamento che fu talmente intenso da coinvolgere e mettere in movimento un’intera generazione di giovani (almeno nei paesi occidentali e nel Nordamerica) con una passione totale e pervasiva, come raramente si è visto e come, sicuramente, non si è più visto da allora.
Uno di quei momenti della Storia che fanno da spartiacque tra un prima e un dopo completamente diverso.

Poi abbiamo assistito alla caduta verticale dei valori, degli ideali e della passione di portare avanti le proprie convinzioni: distrutti dalla violenza degli anni Settanta, dal consumismo sfrenato degli Ottanta, dal riflusso dei Novanta, dalla crisi dopo il Millennio. Le conquiste di allora non sono state portate avanti, anzi, sono state perfino rinnegate. Pensiamo all’articolo 18, alla categoria di insegnanti impreparati e demotivati, alla violenza sulle donne, al modo di relazionarsi sempre più individualista, dietro lo schermo informatico, esattamente il contrario del “fare gruppo” di allora.