sabato 13 febbraio 2016

Sulla violenza psicologica

La violenza psicologica è la forma più sottile, perversa e insidiosa di abuso di una persona sull’altra

EDITORIALE DI di Tiziana Viganò 

La violenza psicologica è la forma più sottile, perversa e insidiosa di abuso di una persona sull’altra, perché non ha effetti eclatanti, visibili o documentabili scientificamente: rappresenta una delle più potenti e distruttive forme di esercizio del potere e del controllo sull’altro. Se nelle sue forme più gravi è quindi un tentativo di distruzione psicologica dell’altro, nelle sue forme meno forti è comunque un modo per sottolinearne l’inferiorità, è mancanza di rispetto che mira a lederne l’integrità, fino a fargli perdere la coscienza del proprio valore.
Le vittime di questa forma di violenza non sono solo le donne, ma anche gli uomini e i bambini: per questo è necessario formare una consapevolezza che stimoli al superamento degli ostacoli culturali e preluda a un cambiamento di mentalità.
La conoscenza delle dinamiche aiuta a combatterla, perché fa male non meno della violenza fisica e ne è il preludio. Bisogna cambiare il punto di vista: le donne per prime, ma gli uomini, quelli migliori, devono fare la loro parte.

Spesso la violenza psicologica non viene neppure riconosciuta come tale, anche perché mille sono le sfumature e i gradi in cui si esercita, viene banalizzata o coperta di altri significati, o motivazioni: un esempio “mi fa male, ma comunque mi vuole bene oppure lo fa per il mio bene”.
Non è così, non è mai così: chi agisce la violenza ama solo se stesso e il suo potere sull’altra, anzi, basa il suo essere sul potere/possesso che agisce sull’altra. Ma una relazione sana non si basa su questo: dove c'è violenza non c'è mai amore, ma c'è ben altro.
Molte sono le sfumature e i gradi sotto cui si nasconde la violenza psicologica. Un esempio banale: quante volte abbiamo riso alle battute e alle barzellette che sottolineavano la “naturale inferiorità delle donne” soprattutto in certi campi che “naturalmente” vedono i maschi privilegiati? Oppure le affermazioni tipo “ avete voluto la parità?”. Non c’è niente da ridere, la mentalità che c’è dietro queste affermazioni è quella che porta a fatti gravi, perché dietro le parole c’è la struttura profonda delle convinzioni.

La violenza psicologica, che, come quella fisica ha come bersaglio principale sempre la donna, è talmente diffusa che voglio provocarvi affermando che TUTTE le donne l’hanno provata almeno qualche volta nella loro vita, chi più, chi meno, chi in modo leggerissimo o leggero, chi in modo pesante, a secondo della loro struttura di carattere e di personalità, più o meno debole, più o meno consapevole di se stessa e del proprio valore come persona.

L'AGGRESSORE

Non c’è distinzione di classe sociale, di cultura, di ricchezza: l’aggressore può essere chiunque, anche un insospettabile. Quante volte dopo un episodio di efferata violenza o addirittura un delitto, i vicini dicono sbalorditi “ma sembrava una persona tranquilla, un individuo normale, una famiglia normale”?

C’è chi urla e picchia, ma spesso il torturatore non alza la voce e tantomeno le mani; parla pacatamente, ma dice cose che feriscono l’anima anche più delle botte; non accetta di parlare di problemi, perché per lui non sussistono – così la vittima è paralizzata e non può cercare soluzioni – o usa una fredda ostilità; oppure ignora la sua vittima; usa l’ironia e il sarcasmo, o addirittura fa battute divertenti (così eventuali testimoni pensano che non ci sia nulla da preoccuparsi); o deforma sistematicamente quello che la vittima dice o fa.
Può disorientare la vittima facendo affermazioni incongruenti: per esempio la prende in giro per il suo aspetto fisico o per quello che fa o per la sua personalità, ma poi dice di aver scherzato, dice che la ama così tanto e non può vivere senza di lei….e la vittima è sempre più confusa di fronte alle contraddizioni che sente. Per i bambini soprattutto questo tipo di comportamento incongruente è totalmente lesivo per la psiche.
L’aggressore può negare di fronte ad altri di aver aggredito verbalmente, e la vittima non è più neppure sicura che l’aggressione sia esistita; eventuali testimoni non capiscono la reale portata di quello che accade.
Addirittura un aggressore può arrivare a colpevolizzare la vittima ritenendola responsabile di aver istigato la violenza, per esempio con suoi comportamenti, con provocazioni, col suo abbigliamento – quante volte nei processi per stupro la vittima viene considerata l’adescatrice??? Anni fa era la regola, ma oggi è ancora così. Negli anni ’70 ci sono stati processi per stupro in cui si processava anche la vittima commettendo un altro stupro psicologico.

Chi agisce la violenza psicologica ha un disturbo di personalità, e utilizza l’altro come bersaglio su cui scaricare i propri conflitti interiori, o lo ritiene un oggetto che deve essere posseduto per mantenere un’illusione di onnipotenza; è un individuo che ha bisogno di sentirsi potente o migliore solo schiacciando un altro, è un debole che cerca una vittima per sentirsi forte, è un frustrato, è un incapace oppure si sente incapace e proietta sull’altro la propria incapacità.
Questi individui non sanno relazionarsi. Perché ogni relazione presuppone una reciprocità, il rispetto per la persona e i bisogni dell’altro, il riconoscimento dei suoi diritti. Molti uomini si sentono insicuri contro la sicurezza delle nuove donne e sviluppano una rabbia che negli individui deboli e disturbati sfocia nella violenza.

Il bisogno di sopraffazione non è sempre sintomo di psicopatologia, di “follia” o di crudeltà fine a se stessa, perché spesso, pericolosamente, sta dietro alle persone considerate “normali”.
E’ una semplificazione molto rischiosa dire che questi individui sono ”pazzi”, o che hanno agito sotto raptus se sono passati dalla violenza psicologica alla fisica: e comunque la malattia mentale non è una giustificazione.
Malattia mentale c’è solo in una piccolissima percentuale di casi, 10% circa.
Invece c’è sempre l’assoluta mancanza di rispetto per la persona dell’altro e per i suoi diritti, c’è una mancanza totale di norme etiche – sia religiose che civili -.

Spesso dietro questi individui ci sono storie di infanzia violata, traumi e violenze che ciecamente ripetono in una modalità che non ha fine perché cercano di infliggere ad altri le sofferenze che hanno subito: spesso sono persone anche molto intelligenti, lucide, ma anaffettive, incapaci di amare.
A volte dietro comportamenti violenti ci sono storie di droga e alcoolismo.
Non bisogna dimenticare che i bambini assistono alle violenze domestiche: da grandi spesso ripeteranno i modelli che hanno imparato, la violenza crea violenza, oppure avranno disturbi dell’affettività.
Questi individui devono essere curati adeguatamente, devono sottoporsi a terapie psicologiche adatte perché, anche se non malati di mente sono comunque individui disturbati: e non guariscono da soli, non si redimono facilmente.

LA VITTIMA

E’ difficilissimo accettare che una persona cui vuoi bene ti voglia fare male: o che una persona che dovrebbe amarti voglia il tuo male….
Le donne però hanno una sindrome da crocerossina, pensano di poter guarire con l’amore, si fidano nonostante vedano cose che non vanno, facilmente si sentono in colpa: quasi sempre si illudono di poter cambiare l’altro.
Le donne danno la massima importanza al rapporto, al matrimonio, difendono a oltranza i figli e l’integrità della famiglia.
E’ molto più semplice dare la colpa a se stesse, pensare di non capire chiaramente come stanno le cose, di non amare abbastanza, di non sopportare abbastanza: chi è vittima sviluppa meccanismi di difesa per non vedere una realtà che sente troppo dolorosa. Ma questa negazione produce uno stato di ansia fortissimo, che può sfociare in irritabilità, agitazione o all’opposto depressione, abulia, convincendo ancora di più il contesto sociale che la vittima sia la persona “fuori di testa” e il maltrattatore l’individuo “normale”.
La vittima di queste forme di abuso si sente inadeguata, non ha autostima, accetta continue umiliazioni, può arrivare ad avere una visione distorta della realtà, dubita di sé, di quello che prova, pensa di dover accettare i comportamenti dell’altro, di doversi rassegnare, per non mettere in pericolo il rapporto oppure la stabilità della famiglia.
A questo punto il pericolo diventa un allarme: la vittima si sente isolata o viene isolata, chi la circonda comincia a dubitare delle sue facoltà mentali e del suo senso della realtà, può tentare di convincerla che si è ingannata, che non ha capito bene, che ha detto o fatto qualcosa che non ha detto o fatto, o che non ha capito la portata dei comportamenti dell’altro.
Queste violenze avvengono per lo più dentro le case, senza testimoni: se questi ci sono spesso non sanno leggere dietro i comportamenti e non ne capiscono l’entità. La vittima si vergogna di essere trattata male- e questo cresce esponenzialmente con lo stato di donne colte e benestanti- ha paura di chiedere aiuto per non incorrere magari nella derisione, ha paura di non essere creduta, spesso viene scoraggiata dalla famiglia o dagli amici: sono tutti elementi di grande pericolo, perché non solo la depressione e l’ansia sono in agguato, ma anche l’autolesionismo, fino al suicidio. Senza contare che non denunciare le violenze spesso porta a subirne sempre di più, fino alla violenza fisica e ad esiti fatali, come le cronache ci insegnano.
La legge contempla l’abuso psicologico quando uno o più comportamenti, reiterati nel tempo, diventano talmente intrusivi nella vita di una persona che ne è vittima da crearle disturbi emotivi e comportamentali e stravolgere il regolare funzionamento della sua vita e del suo equilibrio psichico.

C’è però il problema dell’ impossibilità di una tutela senza prove della violenza psicologica, senza le evidenti lesioni fisiche dimostrabili in sede giudiziaria, e i tempi di attesa dei procedimenti legali sono così lunghi che la denuncia può diventare poco efficace: questo paralizza la vittima e le dà la percezione di dover continuare a subire senza poter uscire da una situazione tremenda.
Ma la denuncia, possibilmente suffragata da prove, è l’unica arma possibile di difesa: oltre, naturalmente alla presa di coscienza, a cambiamenti di vita e di mentalità, all’allontanamento dall’aggressore – cosa questa resa possibile dalla legge.

Si deve premere sugli organi competenti perché il personale delle forze dell’ordine, dei medici e degli infermieri, soprattutto quelli del pronto soccorso, e delle associazioni di volontariato abbia la formazione psicologica adatta ad accogliere le vittime con gli strumenti adeguati e la giusta competenza. Non è facile trattare una persona che ha subito violenza.
Bisogna anche assicurare alle vittime un adeguato sostegno psicologico: da sole non possono farcela.


LO STALKING

Lo stalking (letteralmente “fare la posta” a una preda di caccia) è una forma di persecuzione che si basa su telefonate, biglietti, mail, sms, appostamenti, pedinamenti, molestie e minacce: tutto questo con i caratteri dell’ossessione, dell’ intimidazione, dell’ingiuria, dell’intrusione nella vita della vittima nei luoghi che frequenta: per definire lo stalking il comportamento deve essere grave e ripetuto più volte.
Spesso questo è il preludio di aggressioni anche fisiche, fino all’omicidio - circa il 10% degli omicidi volontari.
La prima legge contro questa forma di violenza diffusissima è stata approvata in California nel 1991, dopo l’assassinio di due attrici; nel 1997 in Gran Bretagna e in Canada; nel 2009 in Italia è diventato un reato punibile con il carcere, fino a 4 anni di reclusione secondo l’ art. 612 bis del codice penale.

Le statistiche dicono che circa il 20% degli italiani (12 milioni) sono vittime di questi comportamenti soprattutto da parte degli EX, coniugi, fidanzati, corteggiatori respinti (circa il 55%) ma anche, in minor misura nel 25% condomini e vicini di casa, nel 15% dei casi colleghi e compagni di scuola, nel 5% famigliari.
Di questi 12 milioni di italiani le donne sono il 70%.

Lo stalker non è un malato di mente se non in un ridottissimo 10% dei casi: spesso ha un disturbo dell’attaccamento, con gravissime carenze affettive o traumi – lutti perdite separazioni - fin dall’infanzia, per cui 1) ha un disperato bisogno di affetto; non può accettare di essere respinto e di rinunciare al suo oggetto di attaccamento, che perseguita per risentimento e rancore; 2) ha difficoltà nello stabilire rapporti interpersonali e relazioni affettive normali e positive, 3) considera la sua vittima una preda da possedere e gode nell’incutere ansia e paura.
Non è un malato di mente ma ha bisogno di psicoterapia oltre che di condanna, perché il suo disturbo psicologico è molto profondo e lo porterà a ripetere il comportamento in futuro.

Anche se la vittima ignora questi comportamenti, non risponde, è passiva, finge indifferenza, ottiene il risultato contrario perché lo stalker cerca morbosamente l’attenzione; anche l’apparente remissività, la finta comprensione non sono sempre utili, mentre molto pericolosa è la reazione aggressiva che può scatenare attacchi violenti.



Si può definire come una serie di comportamenti e abusi, reiterati nel tempo, che hanno come obiettivo quello di espellere un lavoratore dall'azienda, costringendolo a dimissioni forzate; per esempio per evitare un licenziamento, per ritorsione di fronte a comportamenti non condivisi, per rifiuto della vittima a sottostare a richieste immorali o illegali….
La pressione psicologica può essere esercitata dal datore di lavoro oppure dai colleghi.
Le azioni per ottenere l'espulsione dal lavoro della vittima sono diverse: dequalificazione nelle mansioni, mancata assegnazione di compiti, sottrazione di strumenti di lavoro che portano a una inattività forzata, mancato accesso a informazioni, esclusione da forme di riqualificazione e aggiornamento, eccessivo controllo, disconoscimento dei suoi diritti, cambiamento di sede forzato.

Anche se non esiste ancora una legge che tuteli le vittime del mobbing ci sono comunque norme giuridiche che vietano comportamenti lesivi della integrità psicofisica e obbligano al risarcimento del danno economico, fisico e biologico.

Forme di mobbing possono avvenire anche al di fuori del posto di lavoro, quando con pressioni e soprusi gravi di vario genere si induce una persona ad autoescludersi da un gruppo.



• Depressione e ansia
• Rabbia e eccessiva irritabilità
• Fobie e attacchi di panico
• Disturbi del sonno e della memoria
• Scarsa autostima
• Disturbi dell’alimentazione
• Abuso di alcool e droghe
• Disturbi psicosomatici e fisici
• Inattività fisica, abulia
• Distacco emotivo
• Disperazione

• Disturbo post-traumatico da stress (rivivere il trauma, stati dissociativi, perdita del senso della realtà, incapacità di concentrazione, mania di persecuzione, amnesia…..)
• Comportamento autolesionista grave
• Omicidio
• Suicidio

STRATEGIE E MODI DELLA VIOLENZA PSICOLOGICA 
 (ripetuti nel tempo e gravi)

• Con gesti o con parole: svalutare, denigrare, disprezzare, deridere, umiliare, screditare, considerare una persona inadeguata (per es. come madre, come figlio, ma anche come padre….)
• Coercizione, privazione della libertà personale, sequestro, ipercontrollo, violazione della privacy
• Indifferenza, trascuratezza, noncuranza, esclusione, abbandono, rifiuto dell’ascolto
• Isolare una persona (impedirle di uscire, di andare a scuola, in chiesa, al lavoro, di vedere amici o famigliari, toglierle il telefono, privarla dei documenti di identità)
• Danneggiare cose, animali o, peggio, persone care alla vittima, o anche minacciare di farlo
• Gelosia patologica, vissuta come offesa, sgarro, ossessione
• Ricattare, tradire la fiducia, manipolare, truffare (anche le menzogne reiterate e gravi sono una forma di violenza, se significano mancare di rispetto all’altro).
• Colpevolizzare una persona, instillarle senso di colpa, vero o presunto.
• Compiere abusi nelle punizioni, nella correzione e disciplina (a scuola, in famiglia, sul lavoro, ma anche in una casa di riposo, per es.)
• Stalking, persecuzione, ossessione
• Intimidazioni sul posto di lavoro, mobbing
• Violenza economica ( vietare la libertà di lavorare, sfruttare il lavoro altrui, privare del denaro o controllarlo eccessivamente, impedire l’accesso al conto bancario della famiglia, accollare a una persona i propri debiti, non sostenere un familiare in difficoltà)

per approfondire l'argomento
ROMPERE CON LA VIOLENZA SI PUO'

COSA NON FARE MAI - COSA FARE

TESTO DELLA Conferenza organizzata dalle associazioni CARITAS, AUSER, CIF (CENTRO ITALIANO FEMMINILE)13 aprile 2012 Palazzo Leone da Perego, Legnano

114 commenti:

  1. Relativamente alla violenza psicologica tutto vero. ll solo appunto che faccio, e che mi permetto di farlo a voi in quanto trovo questo articolo un po' piu equilibrato e neutro, è che la violenza psicologica coniugale non è vero che può essere fatta sempre da un maschio nei confronti della femmina. In rete invece, il 99% degli articoli partono dal punto di vista che la femmina sia la vittima e il maschio l'aggressore psicologico. Non è così, molte donne sono in grado di violentare psicologicamente il proprio partner.
    Il fatto che si dia per scontato l'opposto scenario, non aiuta chi come me si ritiene vittima di violenza psicologica da parte della moglie perchè non muoverà mai un passo per uscirne in quanto ha la percezione di risultare non credibile

    RispondiElimina
    Risposte
    1. in realta la violenza psicologica esercitata dalla donna è frequentissima ed assolutamente sottostimata, perché sicuramente più sottile e raffinata. La differenza sta nel fatto che per l'uomo in entrambi i casi subentra spesso una risposta fisica sicuramente censurabile, ma comunque causata spesso da incredibili frustrazioni e stati d'ansia ripetuti nel tempo. E questo comunque fa sempre notizia.

      Elimina
    2. Buonasera Tiziana, sono una ragazza di 19 anni. Vivo da 2 anni c.a con mio padre e la compagna che ha un figlio di 14. Ho anche una sorella di 14 che vive con mia madre figlia di mio padre. I miei genitori sono divorziati. Fin da piccola ho subito violenza psicologica da parte di mia madre e questo mi ha molto segnata nel tempo. Vedo mia madre qualche volta nell'arco del mese e mi sento costretta a farlo in un certo senso perché mio padre teme minacce di mia madre che possa non farci più vedere mia sorella e quindi sua figlia. Io e la compagna di mio padre non temiamo molto mia madre ma il problema è mio padre. Non saprei come poter affrontare l'argomento con la nuova famiglia che ho perché sono temi delicati e ho come la percezione di non poter essere compresa. Le chiedo se gentilmente potrebbe darmi qualche consiglio perché non so come fare.

      Elimina
  2. Nel primo paragrafo specifico che la violenza psicologica è attuata non solo sulle donne, ma anche sugli uomini e sui bambini: è la forma più subdola di violenza proprio perchè meno eclatante delle forme di violenza fisica, e se ne parla di meno. La violenza fisica è più diffusa tra gli uomini contro le donne per ragioni sia culturali che ovviamente fisiche, dato che l'uomo ha una forza muscolare maggiore. Invece la violenza psicologica è spesso appannaggio delle donne, meno forti fisicamente ma più "sottili" e acute. Non pensare mai di non essere credibile: io ho ascoltato molte storie di uomini vittime e so che è assolutamente vero quello che può succedere. Per questo ti invito a prendere coscienza delle tue possibilità di uscire da una situazione dolorosa: cerca di ritrovare autostima, di lavorare sulle tue capacità, magari parlandone con uno specialista che ti aiuterà a uscire dal tunnel. Non fermarti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mia moglie ha subito un plagio da una coppia di scambisti, in pochi mesi è cambiato completamente il suo atteggiamento, dietro suggerimento di queste persone ha chiesto la separazione, ha sporto querela verso di me per lesioni personali, inventandosi tutto e tante altre provocazioni. So che mia moglie non è così e voglio aiutarla, ma non trovo nessuno che può darmi informazioni su come fare. Inoltre abbiamo due ragazzi adolescenti che stanno subendo questa situazione e che non voglio che siano influenzati seppur indirettamente da queste persone e mia moglie mi ha detto che non smetterà mai di essere in contatto con loro.
      Spero possa aiutarmi o darmi delle indicazioni su chi può farlo.
      Stefano
      stduva@libero.it

      Elimina
    2. Come non uccidersi x avere subito violenze psicologiche in famiglia,è difficile andare avanti quando x tanti anni si è dovuti subire violenze psicologiche, è non sapere a chi chiedere Aiuto, è se viene riconosciuto.

      Elimina
  3. E' tutto drammaticamente vero... ho vissuto un'esperienza del genere ed ho trovato la forza di "scappare dalla tana del lupo".
    La molla che mi ha fatto scattare la voglia di reagire è stato il ricordo dei momenti spensierati vissuti con la mia famiglia d'origine, la voglia matta di ridere di cuore.
    Esorto tutte le vittime a sottrarsi da un patibolo inutile, ricordo a tutti quanti che la vita è bella e che, tante volte, siamo noi stessi ad imbruttirla...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Amche io son scappata quando mi son resa conto che mi aveva levato i
      Sorriso, ma ora me la sta facendo pagare con denunce senza fondamenta e riempoendomi di debiti dopo un anno continua ancora a interferire nella mia vita e di fronte alla legge non risolvo niente perché non ho testimoni.ora prendo antidressivi sto male vorrei morire nn vedo più un futuro per me.
      La mia vita e nelle sue mani ,
      A cosa serve denunciare se tanto ci vanno ke prove?
      Se un domani avrò un altra relazione la vivo alla grande fratello

      Elimina
    2. Amche io son scappata quando mi son resa conto che mi aveva levato i
      Sorriso, ma ora me la sta facendo pagare con denunce senza fondamenta e riempoendomi di debiti dopo un anno continua ancora a interferire nella mia vita e di fronte alla legge non risolvo niente perché non ho testimoni.ora prendo antidressivi sto male vorrei morire nn vedo più un futuro per me.
      La mia vita e nelle sue mani ,
      A cosa serve denunciare se tanto ci vanno ke prove?
      Se un domani avrò un altra relazione la vivo alla grande fratello

      Elimina
    3. Io purtroppo non riesco a fuggire dalla trappola non trovo la forza, ma sicuramente dimostrare con la denuncia la violenza psicologica è complicato e difficile. Spero però di trovare dopo tanti anni il coraggio di fuggire e curare le ansie che mi ritrovo.....e pensare che non ero così.....

      Elimina
    4. È quasi impossibile, a mio parere, dimostrare di aaver subito violenza psicologica. Io mi sono trovato a non reagire a battute sarcastiche che mi hanno ferito profondamente, perché pronunciate in pubblico, di fronte ai figli o ad altri parenti. Ora sono libero, anche se la presenza di due figli mi lega per sempre alla mia ex compagna, narcisista e manipolatrice. Solo ora che sono parzialmente fuori dal giogo riesco a leggere alcune situazioni come pura violenza, tentativi voluti di devastare la mia mente. Mi scopro dipendente affettivo a 46 anni e ne soffro profondamente, tuttavia l'aiuto psicologico mi sta dando la forza di conoscermi più a fondo e migliorare. Comincio a fidarmi delle mie sensazioni e a reagire subito alle intimidazioni, dimostrando a chi "ci prova" che non è l'essere più furbo al mondo, ma solo un poveraccio al quale posso strappare la maschera quando voglio. Se ne esce, si rinasce, esiste chi può aiutarci e già riconoscere di avere bisogno di aiuto (e chiederlo) dimostra che non si è bdei manipolatori perversi (i quali non lo farebbero mai). Parlare, aprirsi; è fondamentale.

      Elimina
  4. hai proprio ragione! non dovremmo mai dimenticarci che siamo noi a guidare la nostra vita. Proprio come quando guidiamo un'auto, abbiamo in mano ben saldo il volante, scegliamo una strada piuttosto che un'altra, ci mettiamo nei guai magari perché siamo distratti: e se ci capita un incidente (non importa se per colpa degli altri o nostra) ci curiamo le ferite, aggiustiamo la macchina...e poi ripartiamo, con più prudenza e consapevolezza, verso le nostre mete. L'importante è non soccombere. Così, cercando come hai fatto tu una buona motivazione, e ognuno di noi ne ha una o più di una, riesci a trovare una forza che pensavi di avere perso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono un uomo di 40 anni e subisco violenza psicologica ( e di quella veramente pesante ) da parte della mia compagna ( ora ormai ex compagna ) da oltre 7 anni. Ora, in separazione, tale violenza è indimostrabile e poiché abbiamo anche 2 bambini lascio immaginare le mia ansie ( anche sotto il profilo economico ma soprattutto pensando alla loro crescita ed al sano equilibrio psicologico di tutte le persone coinvolte) . Non so - veramente non so - come io sia ancora vivo . Mi chiedo con quali strumenti potere dimostrare una cosi cosi intangibile : anche le registrazioni si dimostrano insufficienti....qualunque giudice considera a priori la donna la parte "debole" e quindi non viene mai intravista la violenza come tale ma piuttosto si vede mero"nervosismo". Insomma..." una bimba cattiva". Che rovina impunemente la vita di tutti. Io , intanto , sto meditare di andarmene all'estero, come ultima ratio prima del suicidio. W lo Stato Italiano che finanzio con un mucchio di tasse.

      Elimina
  5. La violenza psicologica purtroppo esiste. Oggi, però, pochi ne parlano ma cosa ancor più grave pochi la conoscono. Anche se provi a parlarne non ti comprendono perché non c'è una conoscenza approfondita del tema e soprattutto perchè come si evince all'inizio dell'articolo " non ha effetti eclatanti, visibili o documentabili scientificamente". Per quanto si abbia la forza di rialzarsi i segni interiori che lascia sono indelebili.Confidiamo però sempre nel coraggio di sapersi rialzare e tornare a viivere.

    RispondiElimina
  6. certe ferite sono incancellabili, come cicatrici che lasciano il segno sulla pelle...bisogna parlarne, non rimanere da soli con il peso addosso, scegliere le persone giuste che riescano ad accoglierti e, proprio perchè tu sai cos'è la violenza psicologica, ascoltare chi ha bisogno.

    RispondiElimina
  7. E' tutto vero, a me sono capitate tutte queste cose e questi fatti. Bisogna scappare, altrimenti si rischia di finire al manicomio o anche peggio. Si perde l'autostima di se' stessi, si diventa depressi e tutte le cose che abbiamo intorno non hanno piu' alcun valore e nessun senso.

    RispondiElimina
  8. Ma parlare con gli amici o i parenti non serve a nulla. Bisogna solo avere la fortuna di poter avere una casa dove potersi rifugiare mandando a quel paese il partner. Stia da solo a sfogare la sua violenza psicologica. Se fosse fisica si potrebbe denunciare, invece per la violenza psicologica non c'è nulla da fare. Solo subire, subire. Signora Tiziana, complimenti, Lei ha colpito sul segno tutto, tutto.

    RispondiElimina
  9. Depressione e ansia, disturbi del sonno, scarsa autostima, disperazione, questi sono i miei disturbi. Sono perennemente svalutata, denigrata, derisa, umiliata, truffata, mi viene impedito di accedere al conto di famiglia. Che fare e a chi rivolgersi. Sono cose che non si possono dimostrare.

    RispondiElimina
  10. Rispondo a queste ultime tre persone così sofferenti: la violenza psicologica non si può dimostrare, a meno che non sia fatta di fronte ad altri che siano testimoni - sperando che non sia esercitata di fronte a bambini che subirebbero gravi conseguenze psicologiche -.Però è possibile trovare un aiuto concreto e PROFESSIONALE è molto importante trovare come dicevo in un'altra risposta le persone giuste, psicologi o counselor, che sappiano aiutarvi. Per prima cosa potete rivolgervi ai servizi del Comune dove abitate, per farvi indirizzare presso le associazioni che si occupano di violenza in generale. Chi si occupa di violenza si occupa comunque di ogni tipo di violenza: nei comuni più grandi ci sono le Commissioni Pari Opportunità, se siete donne. Se siete uomini chiedete dove rivolgervi per trovare psicologi competenti e preparati su questi temi. In queste sedi potrete trovare anche professionisti che prestano aiuto volontario, quindi gratuito Oppure potete essere indirizzate/i anche a psicologi che lavorano privatamente. Altri posti dove chiedere ascolto, consigli, aiuto sono i Consultori, sempre servizi comunali. Se invece conoscete psicologi che lavorano nei loro studi andate per un consulto e scegliete una persona con cui potete avere un rapporto di fiducia e di stima. Parlare con gli amici può essere uno sfogo momentaneo, ma per uscire dal tunnel occorre una terapia per incrementare la vostra autostima, per contrastare il lavoro negativo che avete subito da parte di chi vi fa violenza. Non bisogna avere paura degli psicologi, sono persone competenti che vi possono aiutare davvero, non vi giudicano, vi aiutano a recuperare la vostra forza. Avete presente un'ostetrica? che fa, fa uscire alla luce un bambino - a volte con fatica -. Così uno psicologo può aiutarvi, proprio come un'ostetrica, a far uscire da voi stessi quelle risorse che vi possono aiutare a cambiare le situazioni in cui vi trovate, recuperando autostima, energia, capacità di essere serene di nuovo. L'IMPORTANTE E' COMINCIARE AD AGIRE. SUBITO.DOMANI STESSO.
    Prendete in mano il telefono o guardate su internet, andate in Comune o al Consultorio DOMANI. Prendete un appuntamento e andate. PARLATE.
    E cercate finché trovate quello di cui avete bisogno. E ricordate, non ci sono scuse, bisogna agire, se non avete possibilità economiche i servizi pubblici e le associazioni sono gratuiti. ASCIUGATE GLI OCCHI E AGITE.

    RispondiElimina
  11. sI PIò ANCHE ASCIUGARE GLI OCCHI E AGIRE, MA SE QUANDO CHIEDO AIUTO ALLE FORZE DELL'ORDINE PERCHE MIO MARITO HA MINACCIATO DI LASCIARE ORFANI I MIEI FIGLI E QUESTI NON INTERVENGONO ED IO RIMANGO ANCORA PIU SOLA DI PRIMA E CON IL TERRORE CHE IL MIO GESTO POSSA SCATENARE IL PEGGIO......

    RispondiElimina
  12. Quello che dici è terribile, ti sono vicina col pensiero, sii prudente, ma il mio consiglio rimane lo stesso, chiedi aiuto senza aspettare. Leggi nel blog i tre articoli con l'etichetta "Violenza e femminicidio" ci sono indicazioni su associazioni dove puoi rivolgerti : se sei in Lombardia trovi gli indirizzi, altrimenti vai sul sito della tua regione e cerca le associazioni contro la violenza alle donne e rivolgiti a loro, ti guideranno e ti aiuteranno con i loro consulenti. Non aspettare oltre, le minacce sono pericolose, non puoi stare da sola. Un abbraccio

    RispondiElimina
  13. Mi sono rivolta al centro anti-violenza, di nascosto come un assassino, ho trovato persone dolcissime che mi hanno fatto capire che non sono la causa di tutti i problemi, ma mi manca il coraggio di proseguire... quando ho chiamato le forze dell'ordine mi sono sentita forte, ma poi non sono venuti ed io sono precipitata ancora più in basso.... sono una codarda e non riesco a ribellarmi nemmeno per i miei figli: nemmeno per loro trovo il coraggio.... mi sembra di non valere niente! Ho troppa paura della sua vendetta.

    RispondiElimina
  14. non sei una codarda, per fare una denuncia ci vuole un coraggio davvero immenso! non è assolutamente facile e purtroppo, come temi è anche pericoloso. Sii molto prudente...muoviti con molta cautela. Torna all'associazione per parlare con loro e trova energia piano piano. Le forze dell'ordine possono intervenire solo se tu vai alle loro sedi, magari non per denunciare subito, ma solo per un consiglio: puoi chiedere di parlare con una donna poliziotto o carabiniere ed esporre il tuo problema, poi deciderai con calma. Vai in una sede lontana da casa tua in un'altra città, così nessuno ti può riconoscere. La legge contro la violenza è stata migliorata in ottobre 2013 ci sono possibilità maggiori e tutela per le donne e i figli. Usa molta molta prudenza, ma non rimanere sola: la tua paura è legittima e tu vali molto, tieni presente che un uomo violento approfitta di una donna che non ha autostima per usarle violenza. La tua vita e quella dei tuoi figli è importante e va difesa. Ti consiglio di tornare da quelle persone dolcissime e confidarti ancora con loro: di nascosto come hai giustamente fatto, è più prudente. Non aver paura di aver paura: è un'emozione che salva la vita, ma non deve bloccarti se ti senti minacciata...Un grande augurio

    RispondiElimina
  15. Sono disperato,non so cosa fare e nel frattempo la mia vita va a rotoli.. È da 8 mesi che subisco una forte violenza psicologica da parte dei miei vicini di casa. Ti scrivo perché ho un disperato bisogno di aiuto e spero tu possa aiutarmi. Ho 20 anni e abito con i miei genitori, i miei fratelli sono più grandi di me e non vivono più con i miei genitori. Abito in una zona un po' lontana dalla città e dalla scorsa estate mi sono accorto del comportamento meschino e subdolo dei miei vicini di casa. Mi odiano senza un motivo (o almeno io non ne sono a conoscenza) quando esco di casa mi urlano le peggiori offese. Mi hanno urlato di tutto,cose che non mi va nemmeno di riferire e poi mi hanno anche diffamato con tutto il vicinato dicendo che sono un "frocio di merda,stronzo,bastardo ,matto ecc." ed io non ho mai risposto e ti spiego perché. Praticamente sono considerati vicini di casa ma la loro di casa si trova circa una cinquantina di metri dalla mia.tuttavia la mia abitazione è ben visibile a loro e viceversa (abito in una zona rurale e ci sono poche case) quindi quando mi urlano questi insulti io non rispondo perché mi sentirei un pazzo ad urlare insulti a gente che nemmeno vedo bene in faccia e che non conosco oltretutto.Però questa situazione mi sta rovinando la vita perché i miei genitori non sono mai a casa e non si sono accorti di questa situazione e soprattuto queste persone ignobili che mi insultano sono cosi subdole che mi insultano solo quando sono da solo e quindi non posso nemmeno confidarmi con i miei genitori. A causa di tutti gli insulti immotivati che mi hanno detto, mi sono chiuso in me stesso,esco poco , ho iniziato a bere, fumo molto di più rispetto a prima, soffro di insonnia e non frequento più l'università. Mi hanno rovinato la vita, ho sempre molta ansia quando sto in casa e sorattitto quando vado in giardino poiché appena mi vedono iniziano ad insultarmi. Mi sento impotente,frustrato e ferito , ip non merito tutto questo odio. Non so che devo fare, mi stanno facendo una violenza psicologica fortissima con tanto di chiamate a casa e biglietti lasciati nella Caserta della posta. Io non ce la faccio più a vivere in questo modo ma allo stesso tempo non so cosa posso fare. Vorrei denunciarli ma ho paura che la situazione peggiori ulteriormente. Non so cosa posso fare, io sto crollando, mi hanno frantumato in tanti piccoli pezzi e nonostante io provi ogni volta a ricomporre tutti questi pezzetti mi rendo conto che è inutile . Provo tanta rabbia perché non merito questa cattiveria, ero un bel ragazzo felice e spensierato, ora non mi curo più di me , sembra che ho dieci anni in più di quelli che ho. Voglio riavere indietro la mia vita...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sembra una situazione molto difficile la tua e capisco che tu sia così in ansia. Ma mi spiace che tu abbia deciso di fare male a te stesso invece di farti aiutare a riprendere il controllo della situazione: rovinare la tua vita fumando bevendo chiudendoti in casa non è la soluzione giusta. Come ho risposto anche ad altre persone in difficoltà come te, occorre chiedere aiuto in centri specializzati che ti indirizzino nel modo giusto e ti aiutino a capire bene cosa fare. Il tuo medico di base può consigliarti il consultorio, centro pubblico del comune, gratuito. Penso che prima di tutto tu abbia bisogno di un sostegno psicologico professionale; non isolarti e chiedi aiuto anche ai tuoi genitori, la solitudine e l'isolamento peggiorano la tua situazione. E' un peccato che "un bel ragazzo felice e spensierato" si lasci andare alla disperazione...non farlo per favore, chiedi aiuto

      Elimina
    2. ....è ora di riprendere in mano la tua vita!

      Elimina
  16. Salve ,appena ricevuta ennesima "violenza" ..non da partner ma in famiglia , facile dire ...." ..andar via dalla casa" ...ma chi non può? ..chi è impossibilitato?..ho cercato sperro risposte ad alcuni dubbi in merito a centri antiviolenza/consultori ..ma rimane sempre un incognita ..non si dovrebbe aver timore di dirigersi in questi centri..che esistono per dare aiuto.. ma la paura c'è ..la paura di non essere ascoltati adeguatamente.. una persona che ha subito violenza ..e che si trova in difficoltà ..spesso estreme.. porta con sè tutta la sua vita ..rivolgendosi in questi centri.. è una bomba ..da tenere sotto-controllo ..occorre la "persona giusta" ..che sia veramente ..oltre che esperta .. interessata a voler davvero aiutare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non possiamo sapere a priori chi ci sarà ad accoglierti in un centro d'ascolto, certo, ma puoi comunque provare. Se chi ti accoglie non ti convince, o non sa aiutarti, puoi sempre andare in un altro centro, alla ricerca della persona che fa per te. E' vero che simpatia ed empatia sono importanti nel rapporto con chi, come te, è fragile perché si trova in una situazione di grande sofferenza e solitudine, ma è anche vero che ci sono tante persone competenti che lavorano per passione, per aiutare gli altri. Anche se sei stato "scottato" e deluso dalle esperienze con gli altri prova con più fiducia a cercare qualcuno che sappia capirti: sicuramente non avrà la bacchetta magica in mano, magari, ma ti aiuterà certamente. Fidati, un po' di più di ora.

      Elimina
    2. Salve..grazie per la considerazione... intanto sono una ragazza..donna direi..dall'età non piu' ventenne ed ho già perso ..molto..troppo... Non si tratta di trovare persone .."simpatiche" ma appunto ..competenti..che vogliano aiutarti..davvero... sono fin troppo fiduciosa..anche se nei fatti non ho alcun motivo di esserlo...ad esempio per quanto riguarda la salute fisica..continuo ad imbattermi in medici che non portano a nulla...e riprovo riprovo...ma niente! ..è assurdo...cosa si deve fare per avere rispetto della vita?..per difenderla? ....intanto il tempo passa..e sono macigni le ore......i giorni...persi....in un attesa...di qualcosa ..che verrà? ...ripeto chi ha bisogno di aiuto...non dovrebbe temere di chiederlo...che sia un consultorio..che sia un centro antiviolenza...

      Elimina
  17. ...per quello che riguarda la tua salute fisica direi che i medici non riescono a "guarirti" perchè il tuo corpo esprime il suo disagio interiore attraverso sintomi fisici che hanno una origine nel tuo dolore:anche la chimica dell'organismo viene alterata dal dolore, per questo la sola medicina non può bastare, occorre insieme un supporto psicologico. Il corpo guarisce quando anche l'anima, la psiche guarisce il suo dolore. Leggi in questo blog i tre post con il titolo "Stress, emozioni, malattie". Da trent'anni studio i rapporti mente/corpo, da un punto di vista scientifico, anche se la psiche sfugge alla scienza perchè ogni individuo è unico e non può essere inserito in un protocollo codificato. Non perdere più tempo, agisci, subito!
    Un augurio di cuore e un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perchè invece non pensare a medici incompetenti?? ..quando parlo di visite vergognevoli mi riferisco realmente a visite che erano piu' una presa in giro...che altro...conosco la psicologia..non sono una "qualsiasi" ...moltissimi medici senza aver avuto nessuna ..nessunissima cura nell'analizzare la causa...rigira tutto sulla psiche..mi dispiace per quanto essa possa fare..esiste anche un reale..effetto fisico..problemi fisici ..di salute ..NON mentale..che è ben diverso...e non si dovrebbe andare leggeri ..sottovalutando..mai sulla salute!

      Elimina
    2. Non hanno trovato la causa quindi non cè cura!Grazie leggero lo stesso il post.

      Elimina
    3. mi scuso per l'enorme ritardo della risposta, mi era sfuggita la notifica....
      fisico e psiche sono strettamente interconnessi, sono una cosa sola: siamo noi esseri umani. I professionisti incompetenti si trovano ovunque, purtroppo, e poi i medici studiano medicina, gli psicologi psicologia, gli psichiatri sono medici e psicoterapeuti con visione scientifica.Le persone invece sono un'unità indivisibile di psiche e corpo. Hai ragione ad essere arrabbiata. Ma invece di generalizzare dicendo che TUTTI non ti capiscono prova a guardarti intorno meglio, cercando senza pregiudizi e forse troverai qualcuno che ti dia una mano.

      Elimina
    4. Non penso assolutamente che TUTTI siano questo..ma che quasi tutti fin ora incontrati hanno dato lo stesso risultato vergognoso, in tre anni ho fatto tre visite specialistiche per un problema, ho avuto una risposta da una visita GRATUITA in farmacia ,si lei ha questo problema...cosa che nelle precedenti visite mi era stato scartato assolutamente nonostante il problema è evidente!..e questo è solo un esempio...di tutti gli altri danni che mi sono stati recati..per ?..per cosa?..per l'indifferenza di questa gente! ..in questo caso medici...quindi pregiudizi...non credo ci siano...vado sempre fiduciosa...............................................................cè poco da dire.

      Elimina
  18. Gentile dott. Viganò,
    Ma se io amo mio marito, lui ama me a sua volta e io vorrei continuare a stare con lui cosa posso fare?
    Oggi a seguito di una discussione in cui lui mi ha insultato pesantemente gli ho fatto notare che stava facendo violenza su di me e ovviamente ha reagito male tanto che dopo aver acuito gli insulti e le minacce non mi parla più. cosa devo Fare? Io vorrei provare a fare qual osa che mi permetta di stare con lui e vivere felice. Cosa può essere il passo successivo? Cosa dirgli o fare per stimolarlo a non farlo più? Premetto che nel mio caso non ce bisogno di denunciarlo, non cambierebbe la mia situazione e se io volessi, sono forte abbastanza, potrei andarmene- ma non voglio. grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi scuso tanto anche con te per l'enorme ritardo della mia risposta....
      la cosa migliore, dato che c'è amore, è che voi parliate pacatamente delle cause che suscitano i conflitti. Parla con lui di quello che provi, parla dei tuoi problemi e ascolta con attenzione i suoi. Gli uomini - come noi del resto - diventano aggressivi anche perchè non si sentono ascoltati e capiti, anche loro hanno problemi, sofferenze, angosce. Cerca una comunicazione pacata e rispettosa: se da soli non riuscite il mio consiglio è sempre lo stesso. Rivolgersi a un professionista che in un caso come il tuo sia il mediatore della coppia, che vi aiuti a parlare tra di voi, proponendo soluzioni ai problemi. Il vostro desiderio di stare insieme è fondamentale, è la base da cui partire, ma va ricreato su binari di grande e totale rispetto reciproco, altrimenti diventa una sofferenza. Un abbraccio

      Elimina
  19. Salve, ho trovato molto interessante questo articolo. Credo di esserci dentro, fin troppo. Vivo una situazione disastrosa in famiglia, sono maggiorenne, non so come comportarmi con i miei genitori che mi impediscono di vivere. Non posso uscire o rientrare tardi, quindi non ho una vita sociale, non posso avere un ragazzo finché lui non lo avrà conosciuto e non avrà parlato con la sua famiglia, non posso avere meno di 8 come voti scolastici, non posso vedere il mio attuale ragazzo per il motivo citato poc'anzi. Non so piu cosa fare. Non c'è comunicazione, mi sento come se con i miei continui tentativi stessi facendo dei buchi nell'acqua. Vorrei sparire. Mi hanno fatto perdere la voglia di vivere e l'amore per me stessa. Non sono più capace di rapportarmi con le persone e vivo costantemente nell'ansia e tra gli attacchi di panico. Ho provato tutte le strade possibili, ma le uniche risposte sono minacce di reclusione o di violenza. Per piacere consigliatemi, ho bisogno di aiuto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. scusami anche tu per il ritardo nella risposta, mi sfuggono le notifiche......
      capisco la tua angoscia, un padre autoritario può crearla. Ma tua mamma non ti sostiene? Da una parte è giusto che una ragazza giovane nel percorso scolastico si impegni al suo meglio, dall'altra è anche giusto che possa avere libertà di divertirsi e uscire, di amare il suo ragazzo. E' importante anche non mettersi in situazioni pericolose: forse tuo padre ha visto qualche pericolo nella tua relazione? se desidera conoscere il tuo ragazzo e i suoi genitori accontentalo, forse se li conoscerà personalmente avrà più fiducia e si sentirà più tranquillo. Potresti parlare di questo problema con un adulto che ti sia vicino come consigliere, una zia, una nonna, una delle tue insegnanti. prova a guardare le cose da un altro punto di vista, oppure chiedi il punto di vista di un adulto come ti ho detto.
      Come scrivevo alla signora del post precedente è giusto che tu esponga i tuoi desideri e i tuoi problemi ai tuoi genitori, con calma e rispetto: fatti aiutare da un adulto di cui ti fidi per sentirti più forte, andate insieme da tuo padre, parlate con lui e ascoltate le ragioni che lo spingono a comportarsi così. E' difficile? SI', lo so: ti senti fragile e piccola, ma se non affronterai il problema da sola troverai più forza per esprimere i tuoi desideri.e le tue emozioni. Le minacce di reclusione e la violenza non devono esistere in un rapporto padre-figlia: se hai già provato molte vie e non sai più cosa fare è ora di farti sostenere da un adulto, sei troppo giovane per affrontare un problema simile da sola, e non va bene che tu sia in ansia e panico. I figli devono rispettare i genitori, ma anche i genitori devono ai figli il massimo rispetto. Cerca chi ti può aiutare e consigliare, in un caso così serio come il tuo gli amici coetanei non bastano. Coraggio piccola, non stare sola! un abbraccio forte forte

      Elimina
  20. Esistono forme di violenza psicologica in famiglia anche meno "socialmente accettabili" e sono quelle che ho letto definire "abuso narcisistico", quelli di una madre nei confronti della figlia ormai 35enne che non accetta che quest'ultima sì costruisca una propria vita e che, per impedirglielo, ricorre ad ogni mezzo: controllo degli oggetti, dei movimenti, pretesa di approvazione di qualunque scelta quotidiana, pesanti aggressioni verbali, tentativi di isolamento ad ogni livello. Ne scaturisce una costante insicurezza, un azzeramento della fiducia in se stesse, un sentirsi "sporca" e una "traditrice" ogni volta che si pone in essere un'azione (a partire dalla più banale come andare a fare una passeggiata al mare). Spesso i luoghi comuni e il perbenismo che affligno questa società rifiutano di considerare questi fenomeni. Ma esistono eccome e sottoscritta lo sta subendo e lo può testimoniare in prima persona.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao questa è la mia situazione, ormai mi sento annientata dentro, ho perso il coraggio di fare tutto e ho paura di tutto. Vorrei uscire da questa situazione, vorrei un' occasione per stare per un po lontano e poter iniziare a gestire un po me stessa ma i mezzi non ce l'ho o almeno non riesco a trovarli. Sono diventata apatica e non riesco più a fare assolutamente NULLA! Nessuna forza di volontà.Non riesco a scappare da tutto questo e non credo che sia giusto ma la mia vita non la sto vivendo io.

      Elimina
  21. E' difficile liberarsi dai tentacoli di una piovra...solo l'autostima e la forza interiore possono spingere una persona a liberarsi, ma il paradosso è che proprio la violenza psicologica subita ha azzerato questi parametri vitali e la separazione da una madre così potente può essere più dolorosa e difficile che subire il suo nefasto dominio....

    RispondiElimina
  22. Ma sotto il profilo penale è possibile denunciare una forma al limite di violenza psicologica sul lavoro? Nel senso può esserci una condanna penale? Non mi interessa il risarcimento del danno. Grazie. Claudio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' il caso che tu ti rivolga a un avvocato che saprà analizzare il caso e consigliarti al meglio.

      Elimina
  23. e' davvero difficile riassumere una interra vita di dolore.La famiglia fa i danno peggiore perche' tu devi stare zitta, per la gente , la facciata. non importa se poi ti hanno fatto sentire sempre non voluta sminuita disprezzata . A soli 20 anni mi sono sposata e costruita la mia famiglia ma non bastava lo stesso . Mai sarebbe bastato. Ho 48 anni e tante ferite che non si rimargineranno mai. non potro' mai dimenticare il male subito e faccio tanta fatica a non odiare. Ho solo eretto un grande muro che per0' non mi fa stare bene anzi non riesco a trovare l' equilibrio che sarebbe giusto per la mia attuale famiglia. ho un marito e 3 figli.non si riesce a superare il dolore di un rifiuto da parte dei tuoi genitorii

    RispondiElimina
  24. non per quello che sono ma per quello che rappresentano perche' anche tu avresti voluto due genitori come tutti: che ti volessero bene per quello che sei

    RispondiElimina
    Risposte
    1. capisco il tuo enorme dolore, ma restare così legati al passato è come affondare nelle sabbie mobili. La medicina per le tue ferite è nel costruire una ben diverso rapporto nella tua attuale famiglia, imparando che quello che tu hai subìto non deve riproporsi. Combatti l'odio con l'amore

      Elimina
  25. ci sto mettendo tutto il mio impegno ma la cosa che manca e' la giustizia che non arriva . Mi viene detto :prima o poi tutti i nodi verranno al pettine , ma io non riesco a trovare la pace.

    RispondiElimina
  26. credo che sia difficile perdonare, o almeno cercare di non focalizzare l'attenzione sui torti subìti, ma credo anche che la pace si trovi proprio nel riuscire a superare il passato perchè è passato, non esiste più se non nel tuo ricordo che coltivi troppo. Esiste solo il presente, che tu costruisci ora per ora, se non ti fai avvelenare da cose che andrebbero buttate via. Vivi qui e ora, che è l'unica realtà.

    RispondiElimina
  27. grazie per queste belle parole, mi sono state di aiuto molto piu' di tante sedute dallo psicologo. grazie davvero

    RispondiElimina
  28. E' una vergogna che lo stato non tuteli le vittime di violenza psicologica e che non punisca i colpevoli.

    RispondiElimina
  29. sai, lo Stato e la polizia, tutelano i cittadini in generale, attraverso leggi che per loro natura non possono entrare nei minimi dettagli delle storie personali. La violenza psicologica è una forma particolare di sopruso perchè non è sempre documentabile con "prove" materiali, come può esserlo quella fisica, perchè una persona che la subisce può far certificare le ferite e le percosse in un pronto soccorso e su quella base fare denuncia. Solo davanti alle prove la polizia può procedere contro il colpevole. Se la violenza è psicologica , in mancanza di prove o testimoni che confermino la versione dei fatti bisogna rivolgersi, come ho detto varie volte, a qualche persona competente che aiuti la vittima a uscire dalla situazione di disagio, e se c'è pericolo, allertare comunque la polizia. Raccogliere prove e testimonianze è la forma più efficace. La legge senza quelle non può iniziare un procedimento penale, altrimenti qualcuno potrebbe inventarsi violenze che non esistono o fare accuse false a persone innocenti, per rancore, vendetta rabbia o altro. Una persona è innocente fino a quando non è provata la sua colpevolezza - ed è giusto così. La violenza psicologica si combatte in prima linea con l'autostima, la coscienza di sè, rafforzandosi come persone e combattendo la dipendenza.

    RispondiElimina
  30. Bisognerebbe fare di più su questo punto di vista. Sono reduce dalla fine di una relazione con la mia ex-compagna, ero innamorato di una donna che mi ha umiliato e derubato che era molto abile da questo punto di vista. Ci si focalizza giustamente sulla violenza fisica specie degli uomini sulle donne, ma manca un sistema che protegga contro la violenza psicologica il fatto che sia difficile da provare significa che bisogna trovare altri modi per esempio cambiare l'attitudine delle corti verso questo tipo di reati, creare e diffondere dei manuali per come costruire le prove o come comportarsi. Inoltre è necessario accendere il riflettore anche sulla violenza delle donne sugli uomini che per vergogna essendo teoricamente il sesso forte non dicono nulla. Non so se gli uomini siano più cattivi o meno. Ma è vero che agli uomini dopo molti commenti, pressione psicologica e atti che di per sè non sono illegali possono offendere o minacciare o anche cosa che io condanno arrivare alle mani. Sono pienamente d’accordo in sanzionare questi comportamenti esplicitamente sbagliati anche se le offese (reato di ingiuria) in certe situazioni sono ridicole rispetto alla violenza psicologica a cui può sottoporre una donna. Io non mi sento per nulla tutelato da un sistema che ignora queste forme di violenza psicologica che hanno veramente posso assicurare dei tratti raccapriccianti se si pensa che è un essere umano a farli. Tenendo conto che è difficile a volte dimostrare queste cose e che le corti sono sempre dalla parte delle donne mi sembra che l’ordinamento giuridico sia manchevole da questo punto di vista. Scrivo questo nella totale impotenza e disperazione.

    RispondiElimina
  31. sono d'accordo con te, la "cattiveria" c'è anche nelle donne, eccome; e dato che non hanno la forza muscolare, usano prevalentemente la violenza psicologica. Se uno dei valori più importanti nella società fosse il rispetto per gli altri ci sarebbe un mondo più giusto e più sereno. Di fronte all'impossibilità di essere tutelati contro un tipo di sopruso che non può essere provato materialmente davanti alla legge, oltre che il recuperare l'autostima come si è detto più volte c'è sempre una via d'uscita. La fuga: lasciala, vai via e non farti sottomettere da una donna indegna di amore.

    RispondiElimina
  32. sono d'accordo con te, la "cattiveria" c'è anche nelle donne, eccome; e dato che non hanno la forza muscolare, usano prevalentemente la violenza psicologica. Se uno dei valori più importanti nella società fosse il rispetto per gli altri ci sarebbe un mondo più giusto e più sereno. Di fronte all'impossibilità di essere tutelati contro un tipo di sopruso che non può essere provato materialmente davanti alla legge, oltre che il recuperare l'autostima come si è detto più volte c'è sempre una via d'uscita. La fuga: lasciala, vai via e non farti sottomettere da una donna indegna di amore.

    RispondiElimina
  33. Chi mi.puo' aiutare ad uscirne a Bologna?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi scuso tanto per il ritardo......guarda la pagina
      http://www.centriantiviolenzaer.it/index.php?option=com_content&view=article&id=51:coordinamento&catid=25:chi-siamo&Itemid=27
      ci sono molti indirizzi e link dei centri antiviolenza dell'Emilia Romagna.
      un altro sito
      http://www.casadonne.it/wordpress/
      in genere digitando su Google "centri antiviolenza" oppure i siti dei Comuni si trovano indicazioni . Nei Comuni dove c'è la Commissione Pari Opportunità ci sono gruppi di lavoro che trattano il problema della violenza e ti possono dare indicazioni precise. Coraggio....

      Elimina
  34. leggete questo articolo molto interessante di un avvocato sul mobbing coniugale, per avere informazioni giuridiche sul problema della violenza psicologica tra i coniugi che la legge italiana tutela come ho detto più volte in questo blog il link è

    http://tizianavigano.blogspot.it/2015/02/mobbing-coniugale-ovvero-il-seme.html

    RispondiElimina
  35. Salve sono una donna accompagnata da tredici anni e imsieme al mio compagno abbiamo due bimbi.ormai io ho fatto l abitutidine ed è vero quando la vittima ormai dopo tanta violenza si sente spenta triste a volte si crede di esser pazzi cambiamenti incontrollati di pensiri ansia crisi di panico e vergogna di ciò che si subisce..in più stanchezza fisica e demotivatezza in tutto..il mio compagno sono dodici anni che per lui non sono una buona madre una cattiva donna di casa limitata culturamente in piu per lui non sono rispettosa nei suoi confronti ogni periodo si accanisce su qualcuno inventandosi film assurdi e mi minaccia sempre consoliti messaggi intimidatori come dicendomi che non lo rispetto e mi colpevolezza che io non lo capisco mi insulta con parolaccie e bestemmie ricattandomi che l avrebbe fatta finita inviandomi anche foto provocatorie..quante volte sono corsa..tutte queste cose ormai mi hanno distrutta..ultimamente ci eravamo riappaccificati pensavo fosse cambiato e invece a ricominciato..il fatto è che queste fasi non avvengono tutti i giorni ma periodicamente..forse è questo il motivo che spesso lo giustificavo..da un lato è un uomo super intelligente acculturato..dall altro è limitato ed è inutile fargli capire perché gira che ti rigira la colpa per lui è sempre la mia..interiormente mi sento che sono intrappolata mi dispiace che ha distrutto la nostra famiglia ..scusate per lo sfogo

    RispondiElimina
  36. In questo tipo di "aggressione" le donne sono professioniste...

    RispondiElimina
  37. alla radice di tutto questo c'è una mancanza di rispetto per la persona dell'altro: chi all'esterno sembra un agnello nell'intimità diventa un lupo. E così la vittima è intrappolata e pensa di non avere la possibilità di liberarsi. La battaglia è dura, ma il mio invito è sempre quello di cominciare a prendere coscienza del problema e farsi aiutare ad uscirne.

    RispondiElimina
  38. Salve, io ho subito violenze psicologiche per anni da parte del compagno di mia madre. In pratica non ho vissuto l'adolescenza in quanto per me era difficilissimo avere una vita sociale tanto che alle superiori avevo solo un amico che vedevo poche volte alla settimana e sempre in quegli anni ho dovuto molte volte rinunciare ad avere una fidanzata (chi ha subito violenze di questo genere sa di cosa parlo). Non sono mai stato uno "sfigato" anzi ero molto conosciuto a scuola ma fuori da li praticamente non avevo una vita. In compenso a casa non mi mancavano mai minacce, urla e umiliazioni. Una volta riuscito ad emanciparmi da quella disgrazia che è stata la mia famiglia per me è stata durissima vivere. Tutte le conseguenze descritte sopra le ho avute. Sono riuscito a spezzare l'incantesimo solo intorno ai 25/26 anni: da li sono riuscito ad avere tutto quello che volevo dalla vita. Adesso di anni ne ho 34, ho un lavoro che mi piace, una bella ragazza che mi fa tribolare, un sacco di amici e passioni. Se raccontassi in giro quella che è stata la mia vita nessuno ci crederebbe. Quando, appunto, l'incantesimo si è spezzato ho pensato solo a godermi la vita, a trovarmi una fidanzata e a seguire tutto quello che mi piace e non ho più pensato a tutto quello che era stato prima. Recentemente, a seguito ad una crisi con la mia compagna, ho pensato parecchio alla mia vita e mi sono reso conto che tutte le disgrazie che avevo avuto erano causa di tutti quegli anni di violenze. Non me ne ero mai reso conto fino in fondo. questo mi ha sconvolto. negli anni ho ripreso il rapporto con i miei e la persona che mi ha fatto tanto male con me ora è uno zerbino, oltretutto la vita gli va uno schifo. Dai miei è diverse settimane che non vado, non ci riesco, non so se è odio quello che provo, di certo non è amore. non riesco ad accettare che gli anni più belli della vita di una persona per me siano stati un inferno. Ho deciso che parlerò di questo con un'amica psicologa, più che altro per avere delle conferme. Ho scritto questo post solo per condividere un'esperienza. Un abbraccio caloroso a tutte quelle stupende e toste che resistono alla violenza, credete in voi, sempre!

    RispondiElimina
  39. mi è piaciuta molto la tua frase"Sono riuscito a spezzare l'incantesimo". E' importante: con il tempo e la consapevolezza riuscirai non tanto a dimenticare, che è impossibile, quanto a lenire il dolore e, forse, a perdonare.
    Ottima idea parlare con la psicologa, ti aiuterà nel processo di superamento. Complimenti, e grazie per aver condiviso la tua esperienza.

    RispondiElimina
  40. e, cito ancora le tue parole
    "Un abbraccio caloroso a tutte quelle stupende e toste che resistono alla violenza"
    aggiungo solo: anche agli stupendi e tosti, come te!

    RispondiElimina
  41. Dott.Tiziana Viganò vorrei parlarle ma non vorrei farlo pubblicamente come posso fare per contattarla in privato?! attendo una sua risposta.la ringrazio infinitamente.

    RispondiElimina
  42. Salve, io sono una ragazza di 24 anni. Non so bene come spiegare quello che mi succede. Mi sono innamorata qualche anno fa di una persona più grande di me. Era dolce, pieno di attenzioni, mi faceva ridere. Ma lui cambia, radicalmente, diventa una persona totalmente opposta nel giro di poco tempo. Mi giudica in ogni cosa che faccio. Anche un semplice caffè al bar alla mattina, per lui è intollerabile. Dice che solo gli uomini fanno certe cose e che quindi se lo faccio anche io non sono abbastanza donna. Questo è solo un esempio. Mi dice che sorrido solo perchè cosi gli altri mi giudicano una persona solare, che se vado bene all'università non vuol dire che io sia una bella persona. Mi dice che sono un'attrice e se anche mi sforzo di chiarire non mi ascolta. Vince sempre, in ogni situazione. Ogni cosa che dico o faccio per lui è una bugia. Anche solo chiacchierando controlla ogni mia parola per poi accusarmi di dire bugie, di inventarmi le cose solo per far vedere agli altri che so più di loro. Se a lavoro cerco di fare tutto come si deve e mi viene riconosciuto, lui mi dice che lo faccio solo per screditare gli altri. Ogni volta che qualcosa mi rende felice me la distrugge, come se non sopportasse l'idea che qualcos'altro al di fuori di lui possa far nascere in me un sorriso. Vivo costantemente con il senso di colpa per ogni cosa, ora faccio fatica a sorridere perchè in testa mi rimbombano le sue parole. Anche la mia famiglia per lui non va bene. Poi come se nulla fosse, dopo tutto questo, mi dice che sono la donna della sua vita. Chi mi sta vicino come amico o parente mi dice di andarmene da casa, ma non ci riesco. é più forte di me, mi sale l'ansia e mi sento in colpa anche per questo. Ho giustificato il suo comportamento in ogni modo e mi odio per questo. Ora sento di non riuscire a fare più nulla. Ho l angoscia di fare qualcosa che per lui sia sbagliato. E non so davvero se sono io a esagerare tutto questo o se davvero sono entrata in un meccanismo più grande di me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sei entrata sicuramente nel meccanismo tremendo della violenza psicologica. Una trappola da cui è difficile uscire come tu stessa dici: per salvarti dovrai usare molto coraggio, non ascoltare le sue parole false, non ti ama, perchè l'amore non dà angoscia, non sottomette, non distrugge l'autostima dell'altra: dice che tu sei la donna della sua vita solo perchè ha preso il potere su di te, non giustificarlo. Hanno ragione i tuoi: scappa da quell'individuo, e stai molto attenta alle sue reazioni, potrebbe diventare violento. Fatti aiutare, sarà molto duro per te, famiglia amici e parenti potranno difenderti e sostenerti in questo durissimo percorso. Un abbraccio, fatti coraggio.

      Elimina
  43. a me è stato fatto tutto questo ma non da un compagno, mi è stato fatto attraverso internet; sono stata perseguitata ovunque, mi è stato distorto il pensiero in un modo che mai avrei creduto possibile, di una crudeltà mostruosa, negativizzato in modo che delle parole, immagini, perfino suoni siano percepiti da me come denigratori, osceni, lesivi della mia dignità e della mia autostima, fino a indurmi all'autolesionismo e a quattro tentativi di suicidio, uno dei quali finito in reparto psichiatrico; hanno potuto farmi questo rubando ogni informazione su di me e causandomi un trauma da vero e proprio stupro virtuale. medici e servizi sociali non hanno risolto un granchè, se non imbottirmi di farmaci, minimizzando la cosa e colpevolizzandomi. adesso, dopo innumerevoli tentativi di rialzarmi, non ce la faccio più. Ogni giorno è come salire sul tavolo di tortura. Il mio pensiero è talmente deformato che ogni parola la percepisco oscena, o derisoria. Mi infliggo lesioni perchè mi sento in colpa e mi disprezzo per non saperne uscire, per non sapermi tutelare, per considerarmi una marionetta per chi mi ha fatto questo, mi sento più che mai senza difese

    RispondiElimina
  44. io non ce la faccio piu' sono oggetto di violenza psicologica da parte dei miei suoceri Buzi Francesco e >Scorzoso Domenica via Beata Gavrielli Vitorchiano che hanno portato via mio marito dicendo che noi l'abbiamo goduto abbastanza e dicendo che se non fa loro il servo come il fratello di Roma non avra' nulla in eredita' cosi' subisco violenza psicologica anche da parte di mio marito che e' stato plagiato e la mia vita e' un incubo che spero di finirla presto non ce la faccio a vivere

    RispondiElimina
  45. cara Grazia, ti rispondo come a tutti quelli che si trovano in situazioni allarmanti. Nel tuo paese o in una città vicina rivolgiti al Consultorio, o a un'associazione che si occupa di donne: racconta il tuo caso e ascolta i loro consigli, conoscendo il territorio potranno indicarti la via giusta per avere sostegno in questo difficile momento. Parlando con te capiranno come si può intervenire al meglio. un abbraccio

    RispondiElimina
  46. salve, sono un ragazzo di 31 anni. Soffro di ansia e complessi di inferiorità da quando ho memoria, mia madre era esaurita quando ero piccolo...mi diceva cose orribili da sentirsi dire ora, si figuri a sei anni! ripeteva che ero un fallito, pane perso, che mi avrebbe sgozzato come un capretto, diceva che non avrei combinato niente da grande, che mi avrebbero fottuto soldi, casa e donna...x primi i tuoi fratelli, aggiungeva... e questo è solo una parte di tante violenze che non vorrei come bagaglio, ma devo accettare. Inutile dire che ho avuto una vita difficile...sapete come ci si sente a sentirsi sempre fuori luogo? Mi sono disinteressato all'amore sempre più grazie ad alcool e droghe dai 15 ai 25 anni, fino a farmi male. Ho avuto solo 2 ragazze che sono riuscite a sopportarmi qualche anno prima di disprezzarmi. La prima mi ha conosciuto che ero schiavo della coca, voleva aiutarmi ma ero troppo perso e dopo un paio di anni mi ha lasciato, la seconda era una sbandata come me e credevo che magari insieme ci saremo aggiustati...lei tra l'altro ha un figlio di 10 anni di una precedente relazione, quando l'ho conosciuta parcheggiava il figlio dai nonni x andare al bar a ubriacarsi...beh insieme eravamo davvero migliori, io mollai alcool e droghe e le diedi una mano x essere indipendente, fece domanda x la casa itea e l'ottenne, trovò un lavoro e comprò una macchina x fare tutte le faccende da mamma...io non le feci mai mancare sostegno morale ed economico. Poi un giorno la mia insicurezza ebbe il sopravvento, e guardando sul suo profilo skipe scoprì che aveva discussioni erotiche con tanti altri uomini...questo macigno fece sì che la lasciai, ma lei mi faceva la posta fuori casa, diceva che si sarebbe suicidata senza di me. E dopo un paio di settimane ritornammo insieme...ma ormai qualcosa si era rotto x sempre. Ho cercato di perdonarla, ma non ce la facevo...e ogni volta che si discuteva poi la cosa veniva fuori...quindi lei mi faceva sentire in colpa perchè ancora non l'avevo perdonata...insomma, dopo un tira e molla durato un anno, ci siamo lasciati e io me ne sono andato all'estero. Ma dai problemi non ci scappi e vorrei davvero guarire...servirebbero iniezioni di autostima, perchè il mio corpo o forse la mia mente non sono in grado di trovarne.

    RispondiElimina
  47. hai avuto una vita davvero difficile, grandi ferite, ora sei vulnerabile: hai individuato correttamente però i problemi che hai, li vedi chiaramente, e questo è già un passo importante. La consapevolezza è il primo gradino di una scala ripida, ma possibile: tieni conto che finché sarai così fragile attirerai persone con gli stessi problemi e quindi ti ritroverai inevitabilmente in situazioni dolorose e difficili da gestire. Per prima cosa quindi ti consiglio proprio di farti aiutare da qualcuno competente, psicologo, a ritrovare forza, autostima e capacità di gestire la tua vita. Solo quando tu avrai trovato un equilibrio riuscirai anche a trovare una donna altrettanto equilibrata che, accettandoti nelle tue debolezze, possa amarti davvero. Abbandona ovviamente alcool e droghe, sono il peggior nemico, senza la lucidità della mente non si va avanti: anche per questo ti servirà un aiuto psicologico in centri specializzati. Vedrai che il cammino sarà accidentato, ma alla fine troverai la quiete che desideri. Un abbraccio

    RispondiElimina
  48. Ciao...ho subito per 15 anni delle violenze psicologiche. Ho cominciato ad urlare e a dare di matto in casa pur di farmi sentire e farmi vedere da un marito che non mi ha mai visto come una persona. Sono anni che vado in terapia cercando di trovare degli specialisti che mi possano aiutare. La cosa che più mi sconvolge è che anche mio marito ha frequentato studi di terapeuti, ma nonostante tutto continua ad essere convinto che sono io ad avere dei problemi. Abbiamo due bambini...adesso sono io che ho deciso di andare via di casa con i bimbi....ma penso di non aver risolto completamente il problema perché lui potrebbe riversare il suo malessere (specialisti hanno detto che lui comunica attraverso paradossi..) sui bambini.
    Quello che non riesco ad accettare è il fatto che, pur essendo andato in terapia il suo terapeuta non può costringerlo a seguire una terapia né tantomeno riesce a metterlo di fronte alle sue problematiche.... Spetta a me farlo...tenendo conto che non posso dimostrare nulla! Non credo sia giusto né tantomeno professionale (e mi riferisco ai terapeuti!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se un terreno è fertile e ben drenato assorbe la pioggia, se un terreno è impermeabile l'acqua scorre via e non penetra. Nessuno può costringere una persona a cambiare se non vuole...né un terapeuta né una moglie. Fai i passi giusti, con ponderazione e decidi cosa fare, mantenendo la calma e la lucidità, per quanto è possibile

      Elimina
  49. Non so chi mi risponderà o se qualcuno mi risponderà... io sono oggi in lacrime... perchè non so più che fare... mio padre che in apparenza sembra l uomo più buono della terra in realtà quando siamo a tavola che è l unico momento in cui ci raccogliamo per stare a parlare... è il momento che odio.. ed oggi per l ennesima volta mi ha denugrato prima in modo sottile dicendo che un handiccapato ha trovato lavoro ed io amcora no... che io non ho spirito di sacrificio quando non è vero niente... ha sempre vlt il controllo di me e delle mie sorelle e di mia madre che da donna elegante è diventafa la sua schiava e la umilia tutti i giorni scrna deplorevole disgustantr.. da donna elegante e per bene è diventata il suo vecchio straccio.. l ha fatta lavorare senza darle un soldo come una schiava nel suo ristorante ha trattato da re i suoi parenti che ci hanno sempre trattato male... ora se la prende con me perchè dice che sono una buona nulla... quando sono a casa ho 39 anni dopo qualche anno di lavoro al nord ed in svizzera è scaduto il contratto e sono dovuta scendere... e a lui jin jo mai chiesto nulla .. sono stata sempre troppo buona con lui nonostante quello che ci ha fatto passare.. ed oggi per l ennesima volta mi devo sentire dire che lui è il piu bravo.. che lui alla sua eta era gia sposato... che lui aveva gia figli e lavoro che gli altri sono meglio di me... che almeno gli altri figli hanno dato qualcosa a livello di soldi ai padri... a me queste parole frriscono .. ma non piango davanti a lui.. io sono forte ...ma dietro cone ora piango .. si è avvicinato la merda quadi a farmi paura cercando di spaventarmi... ma vedendo che io reagisco come senpre mi ha dato dei pugni in testa .. di solito li dava a mamma .. oggi lo ha fatto con me ! Forse si è reso conto che non ha piu il controllo... ma credetemi mio padre da tutto per gli altri per la sua famiglia il sensa palle da tutto.. solo a noi figlie e moglie il mastro geppeyto si trasforma ... a volte torna a casa unriaco .. mia madre ha sempre nascosto la verità
    .per non sfasciare la famiglia .. non ha mai avuto il coraggio.. io non si dove andare che fare... io sono stanca .. mi sento in prigione ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Volevo dire che ho 29 anni ! Laureata a pieni voti... scusate ma mia madre è la fentro che piange dipo aver recitato la parte della brava moglie con un suo venuta a trovarla .. ed io sto peggio di lei... aiutateci... io mi sento così sola

      Elimina
  50. ....una situazione molto difficile e hai perso la capacità di combattere per il tuo futuro. Però, se sei riuscita a laurearti a pieni voti e a lavorare vuol dire che sei capace di essere una persona autonoma: devi recuperare le tue risorse senza lasciarti condizionare da quello che dice tuo padre. Credi solo in te stessa e passa le tue giornate a cercare seriamente un lavoro che ti permetta di staccarti dalla famiglia: fai la cameriera se necessario, se hai lavorato nel ristorante di tuo padre sei capace, non è un lavoro da laureata ma non importa, renditi autonoma, combatti per la tua libertà, e ritrova l'autostima che ora si è persa. Starai subito meglio...

    RispondiElimina
  51. Ciao, sono un ragazzo di 30 anni, convivo con la mia attuale compagna da 4, abbiamo un bimbo di 4 anni.
    la situazione e diventata insostenibile. Subisco minacce e violenze tutti i giorni eindirettamente la cosa tocca anche mio figlio.
    sono seguito da un psicologo, ma alla fine tutti i tentativi che ho fatto sono stati vani. Lei ha rifiutato l invito dello psicologo per una semplice chiacchierata. Ha detto che ci devo andare io perche sono io il malato . E ha aggiunto che devo andare anche da uno competente. Non so come uscirne. Io penso che lei aspetti che la mandi via, in modo da poter dire ai genitori che sono stato io.... etc etc.... ma io resisto ancora solo per nostro figlio. Lei spesso sta nervorsa e se la prende subito con lui. Non lo porta mai fuori, quando sono via per lavoro raramentenlo fa uscire di casa. Non ha rapporti con nessuna persona e parla male di tutti . Mivorrebbe vietare anche di far frequentare nostro figlio con altri bimbi, ma io quando posso cerco di farlo stare meglio che si puo.... ho biaogno di aiuto, non so come uscirne.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi sembra che a questo punto ci voglia un avvocato....per salvaguardare te e tuo figlio, muovendoti con cautela e nell'ambito dei diritti di ciascuno.

      Elimina
  52. salve ho una domanda ben precisa. sono una amica strettissima di famiglia di una coppia in cui lui attua una serie di violenze psicologiche continue e tremende, ha portato lei quasi all'etilismo. stanno separandosi ma lui continua, con umiliazioni verbali, derisioni, violenze economiche. la mia amica, donna colta e che lavora proprio nel settore sociale, nonostante conosca benissimo tutte le dinamiche ci cade, e soffre, e prende farmaci, e veramente preoccupa. E' possibile per una terza persona, ovvero io, ma anche altre che hanno assistito a scene simili e sono a conoscenza di tanti fatti sporgere denuncia o fare qualcosa di concreto per fermare lui? a lei stiamo già molto vicini, come i medici che la seguono, ma che lui resti impunito e continui ci è ormai intollerabile. grazie

    RispondiElimina
  53. potresti chiedere informazioni alla polizia o ai carabinieri, poi sulla base di quello che ti dicono loro consultare un avvocato, magari quello che segue la separazione, e poi procedere seguendo i consigli di questi esperti. Se ci sono gli estremi per sporgere querela e la tua testimonianza la supporta i risultati ci saranno sicuramente, non ultimi risarcimenti in sede di separazione. Fai bene ad aiutare la tua amica, anche la donna più colta e forte si riduce a uno straccio, debole e senza più autostima, di fronte ai comportamenti violenti. La legge può agire solo con prove concrete e testimonianze, quindi agire in questo senso è la miglior mossa. Fatemi sapere! un abbraccio

    RispondiElimina
  54. Io sono disperata e rassegnata! Ho la vita in frantumi. Proprio perche avevo un identita debole e volevo rinforzarla, sono entrata in analisi. Peccato che non mi ero accorta che la mia analista fosse la peggior narcisista del mondo. Dopo che mi sono fidata, ho proiettato molto su di lei, al momento che mi sono aperta a lei, mi ha abusato psicologicamente, distruggendomi, abbandonandomi e lavandosene le mani. Mi ha riportato all abbandono di mia madre e all aggressivita di mio padre. Sono entrata in depressione e da li e'partito un processo di autodistruttivita e annullamento di me stessa psichicamente. Non ho avuto la forza ne il tempo di reagire che questa forza inconscia mi ha distrutta. Io mi sono identificata in lei e non ho piu parti di me.mi ha talmente preso mentalmente che una parte di me e'ancora attaccata a lei, la vede ancora come una che mi aveva dato la vita. Mi sono lasciata andare, ho la testa in frantumi, arida, con mille insicurezze profonde con cui e'impossibile sopravvivere. Ho solo 33 anni ma non vedo piu ragione di vita. Ho perso la fiducia nell'amore, in me, e in piu dover rifarmi un identita'.non sapendo piu cosa mi piace fare. Lontana da qualsiasi affetto, lei mi ha smontato tutti, facendomi innamorare prevalentamente di lei. Vedo la vita sempre piu lontana e la morte sempre piu vicina. Non sopporto che qualcuno mi abbia sporcato, che ha distrutto ogni parte di me. Mi sono chiusa in me stessa, non mi fido piu di nessuno. Una parte di me ha deciso che vuole morire, non ce la faccio. Sono paralizzata ogni giorno di piu e sento il rifiuto, e sento la sua derisione per tutto cio che faccio. Non reagisco, non ricordo piu chi ero e mi odio. Ho cercato vari gruppi due anni fa, quando successe il fatto, ma non li ho trovati. Da li sono sempre andata piu a peggiorare, perdendo anche le cose che mi ero ricostruita in parte, un lavoro, una storia d amore..il mio analista nuovo aspetta un passo da me, ma non parte niente. Ho paura di morire, e paura di vivere. Aiutatemi..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi è successa quasi la stessa cosa. La mia analista, con la quale ho iniziato un lungo percorso per farmi aiutare con un padre violento e una madre manipolatice e narcisisita, se ne è letteralmente lavata le mani. Mia madre ha fatto vuoto intorno a me. I parenti si sono defilati e durante le liti domestiche, quando ho chiesto aiuto, staccavano il telefono di casa e i cellulari, lasciandomi in balia della furia di mia madre emia sorella che quotidianamente mi cacciano da casa e mi tengono sotto minaccia di Tso. Il comando dei carabinieri mi ha inquadrata come carnefice di una madre insegnante che ha un ruolo sociale rispettabile ed educativo. Mio padre, durante gli studi , ha arbitrariamente sospeso l'assegno di mantenimento né ha mai voluto contribuire alle spese straordinarie per "principio correttvio ed educativo " di una figlia cialtrona mangia pane a tradimento che aveva tutti 30 a libretto. Mi hanno sospeso l'università, che era la mia firza, dopo che il centro di eccellenza del mio Ateneo mi aveva selezionato per iniziare un percorso che poteva esitare nel Dottorato di Ricerca. Io sono distrutta. Mia madre è seguita da una psichiatra del policlinico che la supporta a spada tratta nel tenere questo comportamento domestico "educativo" a mio danno. Io ero la vittima e sono diventata prima carnefice, poi malata di mente, poi delinquente. Ho bisogno di aiuto, ma nessuno sembra potere o volere intervenire. I parenti e gli amici hanno porvato a difendermi a spada tratta inizialmente. Successivamente, mia madre a allontanato tutti proibendo loro di telefonare a casa sua, dove sono costretta a morire, non a vivere. Verso in uno stato confusionale, sono abbandonata a me stessa come un animale domestico. Ho bisogno di aiuto, non so più come uscirne.

      Elimina
    2. Mi scuso per gli errori di battitura e mancata rilettura, ma verso in condizioni emotive precarie. Non vedo più una via d'uscita. Tutta la vita che stavo costruendo è stata lacerata, distrutta da un conflitto familiare in cui vige la legge del più forte e pare che nessun centro o associazione possa fare qualcosa di concreto per me. La speranza poteva essere un'azione legale per un mantenimento autonomo di modo da terminare gli studi, ma pochi avvocati mi hanno dato speranza. In pratica, la violenza psicologica ed economica della mia famiglia viene "coperta" e legittimata da "principi educativi e correttivi". Io non sono come uscirne.

      Elimina
  55. Capisco quando dici, abbandonata a te stessa,anch io mi sento cosi..il problema mio e'che non voglio uscirne in realta',vorrebbe dire abbandonare lei dentro me e ricominciare daccapo. Ho perso umilta'verso la vita, sono quasi contenta di distruggerla,l amore non ricevuto in 30 anni non si fa in un giorno.Ho un odio profondo dentro me stessa che genera odio,che genera odio....e'una forza che non si ferma,identificata pienamente con l aggressore. Non pensavo di essere cosi vuota e stupida da cedere al male, si puo essere intelligenti, carine, ma se ti viene levata la dignita',la sensibilita',l'anima, la vita non ha piu senso. Se te hai ancora una fiammella accesa in mezzo a tanta sofferenza, ascoltala, senti solo quella, il resto non conta. Attaccati con tutta te stessa, metti tutta la tua energia li e falla crescere. Se vuoi uscirne ce la farai, fidati..

    RispondiElimina
  56. ciao sono vittima di mio marito tra vizio di gioco tradimenti e violenza più abbandonata con un minorenne cosa devo fare ?

    RispondiElimina
  57. mi dispiace molto per la tua situazione: rileggi le risposte ai post e altri articoli che trovi sotto l'etichetta violenza e femminicidio, donne. Troverai le risposte al tuo problema. Un abbraccio, coraggio

    RispondiElimina
  58. Salve, ho 45 anni e ormai da due mesi è finita la mia relazione di 8 anni con una donna divorziata e con una figlia che ho amato come se fosse mia. Sono stato accusato di essere il responsabile diretto della fine. Vengo accusato di essere l’artefice della rovina della loro vita. Giornalmente sui social network vengono condivisi Link offensivi o frasi accusatorie che chiunque conosce la mia storia capisce che sono indirizzate al sottoscritto. Sono stato convinto per questi ultimi 2 anni di essere il colpevole di tutto, del rifiuto di convivere , colpevole di essere bugiardo e falso. Colpevole di averla presa in giro, colpevole di aver rovinato un rapporto e una possibile famiglia, di aver rovinato la sua vita e infine anche quella di sua figlia che adesso si sta allontanando da lei, che non crede più nell’amore e che ha una idea bruttissima degli uomini visto che io sarei il secondo uomo che delude sua madre. Per anni essendo la mia prima relazione seria ho creduto che una coppia prendesse decisioni insieme e ho sempre accettato quello che decideva lei. Ho speso tutti i miei soldi per lei, perché credevo che per farla felice dovevo accontentarla in tutto ...mi si riempiva il cuore quando lo facevo. Sono stato ingenuo e anche immaturo lo so (adesso) ma c’ho messo il cuore credetemi. Ho provato a farle conoscere i miei amici ma per lei i maschi erano tutti odiosi e le donne tutte poco di buono. Per questo frequentavamo solo amici suoi. Mi ha fatto mettere contro la mia famiglia, che lei detesta, facendomi credere che se ne approfittassero di me quando invece sono stati loro ad aiutarmi e lo fanno anche adesso. Sono stato accusato di essere menefreghista quando andavo a cene di lavoro. Passavo la serata a ricevere messaggi preoccupanti perché mi diceva che piangeva e stava male, al punto che più di una volta ho dovuto lasciare la cena a metà per correre a casa sua e discutere …. anzi sorbirmi le sue offese, i suoi attacchi e la sua ira. Mi ha incolpato di averla illusa perché mi confidavo con gli amici solo perché sentivo di essere infelice. In casa sua comandava lei. Se volevo convivere con lei dovevo seguire determinate regole, la condivisione totale di tutto, soldi, social network , e mail , cellulare. E mi controllava in tutto questo, leggendo e commentando tutto quello che ricevevo. Passavo serate a ricevere insulti sia io che la mia famiglia, a sentirmi dire che ero tutto sbagliato. Per questo non sono mai andato a convivere con lei, mentre invece lei mi convinceva che non lo facevo perché la mia famiglia non voleva. Insomma , dopo due mesi ci ripenso e mi chiedo perche ho resistito così tanto. Ha avuto una grande abilità nel manipolarmi passando per la persona indifesa da proteggere mentre invece sotto sotto mi ha usato come un burattino. Ma allora perché nonostante tutto continuo a sentirmi in colpa? Forse sono io privo di attributi per reagire ma giuro….l’ho amata talmente tanto che non riesco a odiarla nonostante tutto.E mi incolpo anche di questo. Ho perso la voglia di tutto, di uscire, di ridere, di lavorare. Mi sento a pezzi. Fortunatamente sono totalmente contrario a gesti estremi altrimenti l’avrei già fatta finita. Non si può vivere con un martello che picchia nella testa in continuazione. Spero finisca prima o poi.
    Scusate lo sfogo.

    RispondiElimina
  59. mio marito ha abbandonato per 2 volte un minorennec è una denuncia in corso cosa può succedere?a lui

    RispondiElimina
  60. Da quando ero una bambina che mio padre mi umilia , mi offende , mi denigra , e adesso che ho 46 anni continua ad infierire su di me ....

    RispondiElimina
  61. sento moltissimo dolore in tutto quello che scrivete...disperazione, rabbia, frustrazione....tutto quello che può abbattere anche le persone più forti.E' difficile rispondere a problemi così grandi e le soluzioni sono complicatissime da trovare. Ogni caso è una cosa a sé, unica, come il dolore immenso che però possiamo ascoltare.
    Dar voce al dolore, lasciarlo sfogare e condividerlo con gli altri è quello che possiamo fare in questa sede molto limitata. Un abbraccio per tutti. e mi raccomando, non smettete di cercare vie d'uscita, sono sicura che da qualche parte troverete un orecchio pronto ad ascoltarvi, una bocca pronta a rispondervi, un cuore che sappia condividere il vostro dolore. E anche qualcuno che abbia la capacità di indicarvi una strada da percorrere.

    RispondiElimina
  62. Salve, avevo gia scritto tempo fa e "rinnovo" la mia devastazione. Ho smesso di lottare, vivo la mia morte dentro, quella che non potra piu tornare. Mi sento sporca, ogni stanza della mia psiche e'inaccessibile, posso solo assistere alla mia caduta. Non riesco a rialzarmi, sono sfinita, delusa e a pezzi. Nessuna cura, nessuna persona puo aiutarmi, mi sono chiusa in me stessa, barricata. Ho provato mille medici ma non ho piu fiducia in nessuno, visto che chi mi ha ridotto cosi e'stata un'analista. Sta morendo anche il mio corpo, non mangio piu, lo trascuro. Ho lottato tre anni e sono sempre andata a peggiorare. Ho perso ogni speranza e ogni volonta'.

    RispondiElimina
  63. ho subito tanta violenza psicologica sul posto di lavoro, quando con minacce, torture psicologighe <mi costringevano ad assumere psicofarmaci, oppure ti ricoveriamo in psichiatria ecc ecc<, umiliazioni, isolamento, tanto dopo 2 anni di lotta personale da sola innanzi a un complotto-burocratico di una a.s.l., mi costrinsero ad una pensione di inabilita, da due anni non esco da casa, amicizie nessuno e sono diventata anoressica, non sono stata mai malata, ma sempre lucida di cervello, nessuno mi aiuta ed io ho cattivi pensieri, mi hanno strappato il mio lavoro illegalmente, tale persone dovrebbero soffrire tante volte di piu come sto soffrendo io. a 50 anni non avevo piu il lavoro, ma una pensione che non mi appartiene, avrei dovuto lavorare altri 15 anni per una vera pensione

    RispondiElimina
  64. Ho terminato una relazione con una donna con cui ho avuto 2 figli. La violenza psicologica subita per circa 11 anni è inenarrabile. Ora vivo sotto costanti offese, minacce, ricatti economici supportati da un apparato giudiziario sempre schieratissimo con la presunta " parte debole". Mi sento costretto ormai ad abbandonare il lavoro perché sto perdendo la lucidità mentale e probabilmente dopo per me si apriranno le porte del carcere visto che non potrò più far fronte alle richieste economiche. Uno Stato totalmente schierato dalla parte di una pazza è troppo per chiunque.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema delle separazioni è grande: si scatenano forze incontrollate e incontrollabili, odi, rancori e cattiverie di ogni genere. Dopo millenni "la parte debole" ha ottenuto molti privilegi, ma spesso gli uomini vengono precipitati in situazioni terribili. E questo è molto ingiusto. Le donne sono molto brave nella violenza psicologica, non meno degli uomini ( "efficaci" e diretti nell'agire la violenza fisica grazie alla loro forza muscolare). Non smetterò di dire che la cosa più importante è non farsi mancare di rispetto, senza trascendere.
      E non lasciare il lavoro, assolutamente no! piuttosto prendi una malattia, o un'aspettativa per riprendere in mano la tua vita, ma pensa che passata questa bufera, dovrai riprendere a vivere e a lavorare!muoviti con cautela e rifletti sul tuo futuro. Come vuoi passarlo?

      Elimina
  65. buongiorno dottoressa,sono una donna di 47 anni e ho vissuto, dico vissuto perchè ora non lo vedo e sento più da una settimana un uomo conosciuto un'anno e mezzo fà e di qui ho avuto una relazione lunga fatta di alti e bassi. un uomo con problemi con la moglie di qui un'anno fa si sono separati, tra tanti problemi giudizziari dove ci sono anche abbusi di violenza sulla moglie e denuncia da parte di un vicino di casa per violenza fisica e verbale. il succo del mio commento è che non so se sono vittima di violenza psicologica da parte sua. Ho subito una violenza fisica da parte di qust'uomo perchè l'ho aggredito con una borsetta dopo essermi sentita umiliata perchè mi dava della frustrata e dannifica,inoltre spesso mi offende con parole tipo "sei una merdina come l'altra, cioè la moglie"sei deficente" o mi prende in giro quando cucino mi corregge quando parlo, a volte potevo andare a casa sua e della ex moglie e a volte mi faceva mettere la macchina lontano da casa perchè la moglie se passava la vedeva. Per un periodo ho lavorato nella sua azienda, dopo avere perso il lavoro, come impiegata ma mi sentivo sempre controllata sul lavoro che facevo o mi diceva di parlare ad un certo modo perchè non sapevo pormi con i clienti. Cè stato un periodo che in casa andava spesso una ragazza per lavoro e io ho cominciato ad essere gelosa perchè mi metteva a confronto con questa ragazza. Diceva che lei è brava che lui vuole la stima di lei la chiamava a qualsasi orario per parlare di lavoro quando c'ero io e poi fin quando l'ho conosciuta per questioni di lavoro ha cominciato ad dire che è una deficente incompetente che non la voleva più e la giudicava davanti a me e ad altri collaboratori. Il mio distacco è iniziato quando ho cominciato ad andare in azienda da lui, dovevo chiedere il mio compenso lavorativo e mi sottopagava o mi dava la mancetta, mi sentivo umiliata e piena d'ansia e paura quando gli stavo accanto. Quando ha sentito che mi stavo allontanando da lui e ho cominciato a cercarmi altro lavoro mi chiamava due tre volte al giorno per sapere cosa fcevo e insisteva perchè andassi in azienda da lui, ma ogni volta sentivo ansia e paura. Gli ho parlato pìù di una volta del mio disagio e che mi faceva sentire una persona innutile ma anche se ultimamente mi ha chiesto scusa io non mi sentivo pìù in condizione di frequentarlo, ora dopo una discussione accesa al telefono ci siamo lasciati con brutte parole ma tuttora sento che mi manca da morire è che non so se il nostro sia un amore malato o solo tanta incomprensione. mi scusi se sono stata prolissa. Grazie

    RispondiElimina
  66. da quello che mi dici, posso capire che la relazione non è salutare per te. Hai il diritto di essere rispettata e lui non ti rispetta. Il tuo disagio parla, dice che non stai bene con lui: te parli di amore malato e incomprensione, sono facce della stessa medaglia. Ascolta il tuo cuore e la ragione che ti suggeriscono di allontanarti, il dolore della separazione sarà inevitabile, ma l'importante è che tu ti senta libera di essere te stessa, senza continue critiche e maltrattamenti. Un abbraccio e coraggio!

    RispondiElimina
  67. Salve dott.ssa Vigano',
    Sono una donna di 33 anni e da 6 convivo con il mio compagno. Io sono di Napoli ma mi sono trasferita in provincia di Milano per stare con lui. Abbiamo un bimbo di 5 anni. Purtroppo il nostro rapporto non ha mai funzionato bene..sono vittima di violenza psicologica da sempre ma me ne sono resa conto solo adesso. Infatti mi ero convinta di essere io il problema e come mi dice sempre lui io sono una persona inutile..una cattiva madre e una pessima compagna. Essendo lontanoa dalla mia famiglia e dai miei amici ho fatto tutto da sola ma non sono mai stata apprezzata in niente. Ho perso 10 kg in due mesi a causa dello stress, dormo male e ho perso la fiducia in me stessa. Lui mi offende con parolacce, spacca cose e urla per spaventarmi e quelle poche volte che reagisco diventa ancora più violento. Tutto questo accade anche in presenza del bambino.. La mia paura più grande è che lui mi tolga mio figlio perché lui ha una casa e un lavoro fisso mentre io potrei solo tornare a Napoli dai miei. Se finora non l ho fatto è perché non volevo separarlo dal figlio. Ma adesso non so cosa fare perché mi ha detto che devo andarmene davqui il prima possibile ripetendo più volte prima che succeda qualcosa di brutto. Io vorrei trovarmi un lavoro per essere indipendente ma non è facile..cosa faccio? Torno dai miei? E se poi lui va per vie legali e si inventa cose contro di me per tenersi il bambino? Devo aspettarmi di tutto ormai..confido in una Sua risposta..grazie mille.
    B.

    RispondiElimina
  68. La violenza assistita non è meglio di quella subìta. Se tuo figlio assiste a quelle scene violente può rimanere traumatizzato, e sicuramente soffrirne. Non accettare questa situazione. Agisci. Prima di tutto raccogli prove: se ti scrive messaggi sul telefonino minacciosi salvali sul pc e stampali. Se i tuoi vicini ascoltano le urla, chiedi se possono scrivere una testimonianza. Se ti picchia e ti lascia segni, lividi o ferite, vai al pronto soccorso e conserva il referto. Con le prove della violenza lui non può inventarsi niente. E la legge italiana tutela i bambini in particolar modo. Non lascerebbe tuo figlio nelle mani di un padre violento, neppure se è il padre, e generalmente il figlio in caso di separazione viene affidato alla madre.Se raccogli prove è meglio, ma rivolgiti SUBITO a un medico - non puoi continuare a perdere chili! devi essere forte! - poi a un avvocato, e a un'associazione che si occupi di violenza e ascolta i loro consigli. Rileggi tutto quello che è scritto sui post qui sopra e leggi attentamente quello che vedi su questo sito. Non devi aver paura che LUI vada per vie legali. Vai tu per prima da un avvocato. Ma non scappare di casa o fare cose inconsulte a meno che tu non ti senta in grave pericolo. Chiedi consiglio! Milano è piena di associazioni che hanno al loro interno avvocati gratuiti che ti possono consigliare per il meglio.E coraggio, non arrenderti!!!!un abbraccio

    RispondiElimina
  69. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  70. Grazie per la correttezza di informazioni e l'equilibrio per niente difficile da mantenere di questi tempi nei quali i mass media o "chi ce dietro" stanno letteralmente istituendo una caccia all'uomo, tanto che come diceva qualcuno oramai si tende sempre più spesso a dare per scontato violenza fisica, mentale ecc a carico di.... Da anni subisco vessazioni fisiche mentali e chi più ne ha più ne metta da parte di mia moglie, ci siamo rivolti agli assistenti sociali e psicologhe le quali a seguito di una certa astuzia nel nascondere le proprie colpe, responsabilità e/o fatti accaduti da parte di mia moglie hanno concluso la diagnosi attribuendomi la totalità delle colpe. La mia a questo punto non è più neanche disperazione ma pura e semplice rassegnazione, alla fine mi sono rifiutato anche in modo un po' sgarbato di proseguire con "gli assistenti sociali" chiamiamoli così..... Ora le cose vanno un tantino meglio, ma ogni tanto mi tocca subire pazientemente violenza verbale e psicologica piuttosto pesante, ma per amore dei figli si puo' sopportare questo ed altro, spero altri siano più fortunati di me buona vita a tutti.

    RispondiElimina
  71. se hai letto con attenzione i vari articoli di questo blog avrai capito che una delle chiavi più efficaci per non subile violenza psicologica è quella di ritrovare fiducia in se stessi, autostima, e impedire che l'altra/o possa compiere soprusi su di noi. Di chi sia la colpa non ha importanza: la cosa fondamentale è il rispetto per la persona, la propria e quella dell'altro. Non permettere a tua moglie di insultarti, mai! nè di farti sentire sminuito: senza gridare, senza litigare, sii padrone della situazione. Leggi l'articolo sull'assertività, ti servirà a capire meglio. Spesso le donne sono maestre di violenza psicologica! ma tu non farti sottomettere, chiedi il rispetto per la tua persona innanzi tutto, con serenità (se riesci), ma anche con fermezza: il che non vuol dire agire con violenza come lei, per carità, vuol dire avere una tale autostima da esigere il rispetto, con la massima calma...e soprattutto non litigate davanti ai figli, fatelo per loro che non hanno colpe. Coraggio!

    RispondiElimina
  72. Cara Tiziana sono basita ed è da brivido leggere ESATTAMENTE nero su bianco ciò che subisco da ormai 3 lunghi anni ! perché come dici tu alla fine sono sempre io (l'aggredita) a rimettermi in discussione ed a pensare persino che sono cretina come dice mio marito, mentre mia madre ha sempre sostenuto il contrario !:) poco obiettiva mi dirai
    non mi sono mai posta il problema di porre denuncia mi sembrava troppo brutto, ma poi scopro che è davvero una violenza psicologica come temevo, e come la sento io...ma perché sono stanca, mi sono stufata ed io stessa gli ho detto a mio marito che ogni sue parole aggressive erano per me come se mi picchiasse !nel tuo paragrafo della strategia è ESATTAMENTE così ! le conseguenze pure, stanotte ancora mi sono svegliata alle 02.50 e ho pianto come una disperata fino alle 04.00, a chiedermi a chi potermi rivolgere perché non ce la faccio più !disturbi del sonno e scarsa autostima conosco bene ! meno male ho i colleghi del lavoro ma ho anche una splendida figlia e la voglio tutelare; ha solo 9 anni nemmeno e farla crescere in un ambiente così arido e violento mi fa soffrire per lei in primis !anche a lei il padre si indirizza ogni tanto sminuendola e trattandola davvero male e glielo dico ogni volta!
    quindi cercando ho visto che esisteva intanto un numero dedicato ANCHE alle donne/uomini psicologicamente agrediti !? e già mi rassicura, magari di notte li posso chiamare?
    Grazie
    L.

    RispondiElimina
  73. cara L, i violenti (anche solo psicologicamente) approfittano della stanchezza della persona che colpiscono, della sua mancanza di energia: e i continui abusi, anche solo verbali, tolgono le forze, come tu dici bene. Hai una buona consapevolezza e questo ti aiuterà, il fatto di metterti in discussione non ti deve far sentire in colpa, ma assolutamente darti forza, sei capace di riprendere il controllo sulla tua vita. per te e per tua figlia. Denunciare la violenza psicologica è molto difficile, ma lavorare su se stessi per recuperare autostima è fondamentale. Non ascoltare tuo marito che ti dice "cretina", dalle poche righe direi che sei una persona intelligente e capace di grande profondità. Tra pochi giorni sarà pubblicato di nuovo il mio libro "Come le donne". C'è un racconto, "Galline" che è la storia di una donna come te, che ha cambiato completamente la sua vita ricompattando la sua famiglia, e quelle di altre donne che dopo difficoltà grandi sono riuscite a riprendere a vivere bene, cambiando. Non amo far pubblicità ai miei libri, ma credo che leggerlo ti aiuterebbe a capire tante cose...sei già avanti sulla strada giusta. leggi questa recensione https://tizianavigano.blogspot.it/2016/06/la-forza-di-rinascere-sempre-come-le.html#more ...e ti mando un abbraccio di cuore

    RispondiElimina
  74. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

      Elimina
  75. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  76. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  77. Buongiorno Tiziana, vivo da 17 anni con un uomo che mi fa vivere una vita di sofferenza. Ho solo preso coscienza in questi giorni che forse si tratta di violenza psicologica quello che subisco. Soffro di ansia costante, ho avuto attacchi di panico e soffro di colite che il mio medico dice di essere di natura psicosomatica. Non sono mai riuscita a dare una spiegazione a questo mio malessere costante, ora forse ho capito, ho capito che quello che vivo non è un rapporto di coppia normale ma sono abusata quotidianamente da questa persona con insulti, raggiri psicologici, ricatti di ogni tipo, violenza economica e cc.
    Cosa posso fare? Non ho il coraggio di lasciarlo perchè ho 3 figli che non vogliono andare via di casa (non è casa mia, non siamo sposati), io non so più cosa fare, mi sento stanca e ho la sensazione di non avere più le forze per contrastare tutta la violenza che mi fa, mi sento in balia delle sue accuse.
    Ho bisogno di consigli, non ho nessuno che mi possa aiutare. Grazie

    RispondiElimina
  78. è una situazione difficile, ti capisco: il tuo corpo rifiuta con il linguaggio delle malattie quello che la tua anima non riesce ad accettare, la tua solitudine peggiora il quadro. Ti consiglio di cercare amiche con cui confidarti, ma soprattutto come ho detto più volte, vai nei centri di ascolto per donne in difficoltà, sono presenti in tutta Italia, basta digitare su google e troverai quello che cerchi. Parla, sfogati, non tenerti tutto dentro: le persone esperte dei centri di ascolto ti aiuteranno a capire meglio la tua situazione e a trovare le chiavi per uscire dal problema.Leggi con attenzione gli articoli che ho scritto ultimamente su questo blog,https://tizianavigano.blogspot.it/2016/11/violenza-e-prevenzione-per-una-cultura.html https://tizianavigano.blogspot.it/2016/11/rompere-con-la-violenza-si-puo-cogliere.html sono proprio di proprio questo mese e ascolta la mia conferenza di Saronno in video https://www.youtube.com/watch?v=YBRikrc2v70 organizzata da Rete Rosa di Saronno (Va) un centro d'ascolto come quello che potresti trovare tu. Chiedi aiuto e non rimanere sola! un abbraccio

    RispondiElimina
  79. Gentile Dr.ssa Viganò,
    volevo scriverle per raccontare brevemente la violenza che direttamente ho subito e indirettamente ha subito la mia famiglia e tutt'ora stanno subendo i miei figli. Ho sposato un figlio unico cocco di mamma,fin da quando eravamo fidanzati sua madre mi ha sempre accolta in casa sua molto bene dal punto di vista dell'ospitalità ma riempiendomi di critiche per ogni cosa. Loro erano i migliori io e la mia famiglia facevamo schifo CV come del test facevano schifo i loro vicini di casa e i loro parenti. Ne avevano una per tutti. Hanno rotto le scatole per il matrimonio per tutto. Erano invidiosi del rapporto che avevo con i miei con i miei parenti con mio marito. Quando sono rimasta in cinta del primo figlio mia suocera mi perseguitava con telefonate e psicologicamente mi ha devastato. Aveva comprato giochi per il futuro bimbo e li teneva da lei dicendo che lui doveva stare da lei. Non voleva che i miei comprassero la carrozzina perché voleva prenderla lei. Se incontrava i miei al mercato gli impediva di comprare qualsiasi cosa al nascituro e mi chiamava sul lavoro dicendo che aveva visto mia mamma comprare delle cose che solo lei doveva comprare. Poi chiamava sul lavoro mio marito e poi io e lui a casa a litigare ed io a piangere con un bimbo in pancia. Mi voleva obbligare a mettere la camicia da notte con cui lei aveva partorito. Loro sono stati i primi ad essere avvertiti del parto perché se no succedeva un macello. Appena partorito non mi hanno più guardato. Ogni giorno e minuto erano a casa mia a soffocarmi e si contendevano il bambino tra fi loro poi chiamavano mio marito dicendo che non lo vedevano abbastanza.Io poi ero secondo lei in depressione post partum. Non voleva che io allattassi al seno. Non voleva che i miri mi venissero a trovare o che io fossi da sola fuori con il bimbo. Se non era da me mi chiamava per vedere dove fossi e poi chiamava mio marito. Io non ce l'ho fatta più. Dopo numerosi pianti e litigate furibonde con lui ho detto basta. E da li altri guai. Insomma per farla breve ora ho 2 figli ed un marito frustrato dalla vita perché nonostante sia rimasto con me loro gliel'hanno fatta talmente pesare facendogli capire che ero io la pazza e lui era quello soggiocato a me e loro non si fanno più sentire da noi per il nostro bene. Loro sono le vittime. Mio figlio grande ora è in cura per disturbi comportamentali....il padre è infelice ed insicuro su tutto, nervoso e spacca le cose da nervosismo davanti ai bimbi. E la colpa di tutto dono sempre io che non ho capito i suoi e lui. Un appunto mio suocero prima della nascita del mio primogenito prendeva farmaci antidepressivi. Ho raccontato solo una parte del calvario che qs famiglia mi ha fatto vivere. Non basterebbero le pagine. A nessuno fregava di me e dei bimbi che avevo in pancia e di mio marito l'importante era ostentare che erano nonni von la N maiuscola che erano belli e bravi e ricchi dolo loro e che io e la mia famiglia eravamo dei pezzenti puzzoni. E ora mio figlio grande sta pagando il tutto e chissà il piccola e la colpa di chi sarà se non della madre.
    Ho paura per i bimbi.
    Un caro saluto

    RispondiElimina
  80. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  81. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  82. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina