domenica 20 gennaio 2013

"Una storia di neve" di Flavio Massazza


Perfettamente in tema con il tempo atmosferico di oggi, quando tutto il Nord è sotto la neve, questo bellissimo racconto di un amico, Flavio Massazza, torinese ricco di un sottile humor che nasconde sotto i baffi e regala nei suoi racconti che spesso hanno un affascinante ritmo musicale in crescendo. Cominciano lentamente, con descrizioni minuziose di ambienti e situazioni, poi accelerano pian piano centrando la storia, e in ultimo arrivano al colpo di scena finale, in un mix di sorpresa e sorrisi, come in una pièce teatrale. Ha pubblicato nel 2011 una raccolta di racconti "Il nido dell'airone", da cui è tratto il racconto "Una storia di neve", ha partecipato con me all'antologia "La rondine sul nido" e attualmente sta per pubblicare un nuovo romanzo fantastico ambientato nell'antico Egitto, "Bestet".

UNA STORIA DI NEVE
di Flavio Massazza

Il primo piccolo fiocco volteggiò nell’aria per un poco, poi si posò leggero su di una pietra grigia e,in un istante, sparì lasciando una piccola macchiolina scura. Anche il secondo fiocco sparì ma, per un istante, fu ancora bianco sulla pietra grigia.
Arrivarono altri fiocchi e, man mano che si moltiplicavano, resistevano sempre più a lungo prima di perdere la loro bianchezza. Lentamente incominciarono ovunque a formarsi dei disegni bianchi. Dove l’asfalto scuro portava ancora con se il ricordo di un lontano pallido sole, la neve non attecchiva e restavano delle strisce nere. In certi punti i puntini bianchi si infittivano progressivamente creando delle sfumature di grigio. In
altri punti sui bordi di terra, invece, la linea di passaggio dalla neve al terreno era netta, in rilievo, come un gradino dal nero scurissimo al bianco splendente. Dove antiche ombre avevano permesso alla terra ed alle pietre di raffreddarsi nella notte, il manto di neve era ormai consistente, soffice e bianchissimo.
Sull’erba i fiocchi avevano coperto il terreno, ma i fili ancora eretti, a tratti più verdi, a tratti più bruni, spuntavano ancora cercando orgogliosamente di vincere con i loro colori il bianco della neve.Intorno alla base degli alberi cerchi perfetti scuri, senza neve, mettevano in risalto i ruvidi tronchi. I fiocchi non seguivano le leggi della gravità, o meglio, ci giocavano. Sembrava che la forza che li spingeva verso terra a volte venisse meno e allora giravano a destra, a sinistra, a volte risalivano anche per un attimo verso l’alto per poi precipitarsi dentro angoli nascosti e far brillare nel buio il loro riflesso iridescente.

Ludovico, dalla finestra del suo appartamento, guardava il parco al di là della strada. Tutto era silenzio nel primo mattino di una domenica di gennaio. La moglie ed i figli dormivano. Nessuna automobile transitava nella strada e sembrava che i cani ed i loro padroni avessero preferito crogiolarsi ancora per un poco nel caldo delle loro cucce prima di scendere in strada per i bisogni mattutini.
Ludovico era felice. Ludovico era felice quando c’era la neve. Questo era il suo segreto, ma
nessuno doveva saperlo. Un uomo importante, un uomo che aveva delle grosse responsabilità, un uomo che gestiva migliaia di persone, non poteva essere felice semplicemente guardando da una finestra la neve che scendeva sul parco. Poteva essere felice se l’azienda aveva utile, se gli arrivava più denaro, se la borsa saliva. Forse poteva essere felice se il figlio aveva dei buoni voti a scuola, se la moglie era considerata elegante, forse se aveva un’amante bella e riservata. La gioia di seguire con lo sguardo un fiocco di neve era una cosa da bambini. Ludovico aveva cinquantacinque anni.
Non ricordava quasi nulla della sua infanzia, gioie e dolori erano stati assorbiti e metabolizzati da una vita attiva sempre alla ricerca di un obiettivo da raggiungere, per poi crearsene immediatamente un altro, ma la sua neve era rimasta, la sua neve di bambino era sempre li, segreta, nascosta ma presente.
Quella mattina guardando la neve dalla finestra della sua casa nel silenzio e nella solitudine era felice.Senza fare rumore si infilò una tuta pesante sul pigiama, indossò le scarpe invernali ed il primo cappotto che trovò. In ascensore si guardò nello specchio cercando di sistemarsi una cravatta che non c’era.Appena uscito dal portone sentì la neve scrocchiare sotto le sue scarpe ed una gioia irresistibile si trasferì dai piedi alle gambe e poi su fino al cuore che si mise a pulsare sempre più velocemente.

Guardando in alto vedeva i fiocchi di neve danzare sugli occhi, scivolare sul naso, bagnargli le
labbra. Sentiva la presenza leggera di piccoli spilli che pungevano delicatamente le sue guance.
Cominciò ad inoltrarsi nel parco. Ora la neve non era più una distesa bianca compatta, ma seguiva
in modo armonioso tutti i movimenti del paesaggio.Tutto era ricoperto senza spigoli, senza angoli retti, tutto raccordato, armonioso, sinuoso. Ludovico ricordava le chiazze di fango dove l’erba era sparita sotto i piedi dei passanti, i bordi dei sentieri sbrecciati, le cacche di cane, l’immondizia di ogni genere sparsa qui e là.
Ora non c’era più nulla, tutto era nascosto da uno strato bianco e soffice.Sarebbe ricomparso sicuramente, ma ora non c’era più e c’era in lui la gioia e l’armonia che riempiva ogni cosa.
L’uomo fece una serie di passi mettendo i piedi uno accostato all’altro pestando con forza la neve, poi si mise a guardare le sue tracce e vide disegni che rappresentavano creature fantastiche. Sfiorò qualche ramo ormai coperto di neve ricevendone in cambio una doccia lucente che gli dava brividi di felicità.
Restò immobile, il silenzio era assoluto, si sentiva solo il leggero ticchettio dei fiocchi che scivolavano su di un pezzo di plastica che spuntava ancora. Poi anche quel rumore sparì, gli sembrò anche di sentire il breve cinguettio di un passero.

Cominciò a respirare riempiendosi i polmoni di un’aria che gli sembrava profumata. Sentiva il suo corpo pieno di energia. Tutti i suoi piccoli e grandi dolori, mai mostrati da un uomo importante sano e ottimista erano in quel momento veramente spariti, annullati dalla coltre della neve. Ludovico era sempre più felice.
Avanzò ancora nel parco. In un angolo tra gli alberi vi era una piccola costruzione di mattoni rossi
con un tetto in lamiera. Ora il tetto era coperto dalla neve e la lamiera arrugginita era diventata una
distesa soffice e candida. Sul davanti in parte nascosta da un cespuglio c’era una porta di ferro arrugginito. La porta era aperta, il cespuglio che la nascondeva sembrava schiacciato dal peso della neve e un solco di neve più compatta sembrava indicare quella porta. E Ludovico si avvicinò e con il cuore in tumulto varcò quella porta. In un primo momento si trovò nel buio e nel silenzio, poi vide che c’era una scala che scendeva ed un tenue chiarore bianchissimo che arrivava dal basso. Scese lentamente i gradini mentre la luce diventava sempre più bianca e sempre più intensa. Improvvisamente si ritrovò in un paesaggio completamente bianco. La neve era ovunque, danzava, si posava, riempiva, giocava, copriva, scopriva.
Ludovico si tolse le scarpe, si tolse il cappotto si tolse tutto e cominciò correre, a saltare, a rotolarsi. Inseguiva i fiocchi di neve ridendo ed urlando a squarciagola e piano piano come un eco cominciò a sentire altre risate altre urla e gridolini intorno a sè.

Dopo qualche giorno sui giornali si parlò di un importante dirigente di una multinazionale americana scomparso nel nulla.
Venne cercato ovunque, vi furono ipotesi di rapimento da parte di anarchici, si parlò di vendette mafiose, si parlò fughe in paradisi fiscali con amanti bellissime. Poi, inesorabilmente, la notizia sparì: un trafiletto sempre più breve poi più nulla. La moglie in lacrime soprattutto davanti a giornalisti e parenti si accontentò ben presto di una pensione e di un giovane amante. I figli ripresero ad occuparsi dei loro normali divertimenti di ragazzi della borghesia benestante.

Però a volte, ad un passante che, attraversando il parco, si avvicinava alla casetta di mattoni rossi con il tetto in lamiera, capitava di udire il lontano suono delle risate di ragazzi felici che giocavano nella loro neve.