martedì 7 maggio 2013

STRESS EMOZIONI MALATTIE - prima parte

 

di Tiziana Viganò




La parola STRESS definisce un concetto importante perché permette di interpretare in modo unitario l’azione di stimoli interni ed esterni all’organismo, sottolinea l’importanza del terreno biologico nella genesi delle malattie, permette di vedere in modo chiaro l’unità di psichico e biologico.

Abitualmente si parla di stress dandogli una connotazione negativa. In realtà lo stress è una risposta utile alla vita e anzi, lo stress acuto, entro certi limiti, ha un ruolo protettivo, necessario alla fisiologia dell’organismo e preventivo di possibili malattie somatiche. E’ una risposta utile alla vita perché consente all’organismo di mantenersi e ritornare in equilibrio durante e dopo gli eventi della vita.


La prima definizione scientifica dello stress risale al 1936, ed è del biologo Hans Selye. Osservando i mammiferi, lo studioso notò che rispondevano a stimoli di diversa natura con una reazione fisiologica simile, e ne concluse che “lo st
ress è la risposta aspecifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”, quindi l’adattamento a qualunque esigenza, di natura fisiologica o psicologica che gli venga imposta. Se nella prima fase dei suoi studi Selye aveva dato la preminenza a stimoli fisici, chimici e biologici, ben presto si rese conto che lo stress poteva essere innescato anche da stimoli psicosociali, anzi, nell’uomo questi erano prevalenti.

 
Studi successivi hanno mostrato che la risposta di stress si verifica ogni volta che in particolari strutture cerebrali – il sistema limbico - si ha una attivazione di tipo emozionale che richiede un meccanismo adattivo e difensivo. Questi stimoli però vengono filtrati e valutati dalle strutture cerebrali che li confrontano con le esperienze precedenti e i programmi psicologici individuali – valutazione cognitiva -. La sede fisica di questo processo è nelle strutture corticali del cervello: quanto più complesse sono tali strutture (e quindi l’uomo è ben diverso dall’animale) e tanto maggiore è la variabilità individuale alla risposta. Ovviamente queste strutture possono a loro volta divenire fonte di stimoli stressanti, legate come sono a fantasie, ricordi, esperienze pregresse, anticipazioni immaginarie di eventi futuri e interazioni sociali. La memoria del Sistema Nervoso coesiste con la memoria del Sistema Immunitario proprio a livello dell’amigdala e dell’ippocampo – per esempio  in momenti emotivi particolari o in ambienti particolarmente stimolanti la memoria è più facile e noi stiamo benissimo -.


La reazione di stress attraversa tre fasi:

v  La fase di reazione, in cui l’organismo risponde allo stimolo esterno adattandosi quantitativamente e qualitativamente al tipo e all’intensità dello stimolo stresso

v  La fase di resistenza, di durata variabile, in cui il corpo e il comportamento sono diversi dalla norma

v  La fase di esaurimento, in cui tutto ritorna come prima se lo stress è stato allontanato; se invece lo stress persiste a lungo l’equilibrio psicofisico dell’organismo viene alterato


Proviamo a pensare all’uomo primitivo, davanti a un leone….il corpo si attiva, con quei meccanismi neurofisiologici di cui abbiamo parlato. Questo stress, o “eustress”, molto positivo, lo spinge a difendersi…o a scappare. Ma se, come avviene nel nostro mondo moderno, lo stress è ripetuto quotidianamente e non c’è possibilità di fuga - un lavoro inadatto in un ambiente in cui il soggetto non riesce a relazionarsi, per esempio -….allora lo stress diventa “distress” ed è nocivo alla salute perché lo stress di fatto modifica il controllo nervoso sugli organi interni, sul sistema immunitario e sul sistema endocrino.


Quindi se gli eventi stressanti si moltiplicano e si ripetono costantemente, o quando la persona, per suoi problemi psicologici, vive la normalità come una continua fonte di stress, il malessere costante, che genera alterazioni biologiche nell’organismo, può generare vere e proprie manifestazioni patologiche organiche.


La reazione di stress nasce nel cervello, e più specificamente nell’ ipotalamo o sistema limbico . Da qui viene inviato un segnale ormonale che coinvolge l’ormone adenocorticotropo, che dà il via all’ipofisi per la produzione di cortisolo, adrenalina e altri ormoni. Il cortisolo è una sorta di cortisonico naturale, che provoca l’incremento immediato delle reazioni psicofisiche, per cui la persona si sente pronta all’azione. La produzione di cortisolo favorisce l’attività cerebrale, ed ecco spiegato perché quando si è in uno stato di ansia le prestazioni intellettive migliorano.


Altri ormoni, come le catecolamine (adrenalina e noradrenalina) possono invece attivare altri sistemi, come quello cardiovascolare e quello respiratorio, aumentando sia la velocità del ritmo cardiaco - per cui il cuore pompa più sangue nell’organismo- sia la pressione arteriosa, che contribuisce a sua volta ad aumentare l’apporto di sangue.

 

Si può distinguere tra

v  stress acuto: l'attivazione dell’organismo causata dallo stimolo stressante si instaura rapidamente e si esaurisce in breve tempo, ripristinando le condizioni di base e

v  stress cronico: l’attivazione biologica e comportamentale indotta dallo stressor non si esaurisce, ma al contrario si mantiene costante o addirittura aumenta, senza un ritorno alla condizione di equilibrio di base.


Se quindi, per una ragione qualsiasi, lo stimolo stressante non può essere allontanato distrutto o neutralizzato, il programma di stress si mantiene attivo: H. Laborit chiamava questa situazione, fonte di disturbi comportamentali e somatici, “inibizione all’azione”.


Nell’animale la condizione di stress cronico dipende quasi esclusivamente da condizioni ambientali naturali, mentre nell’uomo sono determinanti le condizioni psicosociali.

La complessità dei rapporti interpersonali fa sì che sia difficile a volte neutralizzare o allontanare lo stressor con reazioni semplici di attacco e fuga: in alcuni casi combattere lo stress può essere più stressante dello stress stesso, oppure lo stressor non è chiaramente identificabile come tale e quindi non può essere adeguatamente affrontato, oppure invece di nascere da fatti esterni sorge dall’interno del soggetto.


Lo stress acuto o cronico è sempre conseguenza di un’attivazione emozionale e non vi è differenza potenziale tra stimoli che inducono emozioni positive e stimoli che inducono emozioni negative, ma c’è nelle conseguenze.

In entrambi i casi si verifica una condizione di stress acuto iniziale con le medesime caratteristiche, ma con emozioni positive si verifica sempre un ritorno alle condizioni di base, mentre nello stress con emozioni negative si instaura più facilmente la cronicizzazione – perché aumenta l’attivazione psicobiologica con riduzione della risposta funzionale e aumento del rischio psicosomatico -.

L’esposizione ripetuta agli stressor genera un’abitudine, ma l’abitudine non si verifica se persiste la percezione di pericolosità dello stimolo.


                                                                       (prima parte - continua)

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