giovedì 21 novembre 2013

Riflessioni per uscire da una spirale di violenza senza fine: in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne



Scultura di Zenos Frudakis - "Freedom" – Philadelphia USA
di Tiziana Viganò



Il femminicidio e la violenza contro le donne derivano da fatti culturali: questa voce ormai è affermata dai media, dalle istituzioni e capìta dalla gente. Possiamo però chiederci perché sia così difficile abbattere la convinzione che le donne siano inferiori, sottomesse,oggetti di possesso, dipendenti dall’uomo.

Questo concetto è un archetipo – dal greco modello originario -, per Jung un’idea radicata profondamente nell’inconscio, non solo individuale, ma collettivo, e tramandata di generazione in generazione. Così profondamente radicata, da non essere solo appannaggio degli uomini, ma anche delle donne, che in tal modo diventano complici del perpetuarsi della convinzione e dei modi nefasti per attuarla. La nostra società ne è pervasa attraverso le immagini che vediamo, le parole che diciamo, tutto quello che accettiamo.


Da 40 anni è avvenuta pian piano una metamorfosi nelle donne nel senso dell’autonomia e dell’autodeterminazione; il cammino verso un equilibrio tra maternità e famiglia, attitudini, capacità di affermazione nel lavoro e nella società è ancora lungo e non facile, ma molte donne hanno potuto raggiungere quello che desideravano, anche se spesso a caro prezzo.
Questo ha creato negli uomini una grande paura, paura di essere superati, paura di perdere il loro potere patriarcale: così gli individui incapaci di controllare la propria aggressività agiscono violenza alle donne fino al femminicidio per rivendicare il diritto di proprietà, per far pagare alla donna che ha alzato la testa i diritti che si è conquistata malgrado lui – perché non è l’uomo che li ha concessi, ma la donna che ha espugnato le mura del privilegio maschile con una guerra silenziosa ma tenace.
Ricordiamoci che il Codice Rocco, 1930, aveva stabilito pene leggere (da 3 a 7 anni) per il delitto d’onore – omicidio di mogli sorelle familiari adultere e loro amanti: una legge infame che è stata abrogata solo nel 1981….Sembra impossibile, ma è così.
E’ così utopico sperare che gli uomini, invece di sentirsi sminuiti  dall’aver vicino una donna capace intelligente libera autonoma, si sentano invece stimolati, non per competere con lei (perché sarebbe ancora guerra) ma per condividere e collaborare?
La risposta a questa domanda la lascio agli uomini, i migliori, quelli che ogni donna sogna di aver vicino.
Dovrebbe essere chiaro che tutti noi esseri umani abbiamo innati istinti aggressivi.
C’è però differenza tra la gran parte di noi che, per fortuna, li controlla, li domina e li trasforma in positivo (cioè da distruttivi a costruttivi) attraverso l’assertività, e i criminali, che invece si scatenano nella sopraffazione fino alla violenza. E per me sono criminali tutti, quelli che agiscono violenza psicologica e quelli che insultano o picchiano, fino al femminicidio che è l’estremo.
Per questo credo che la strategia efficace sia quella di creare tramite l’opinione pubblica, i media e le istituzioni il disgusto per ogni tipo di violenza e installare la convinzione che la violenza in toto e la violenza contro le donne sia socialmente inaccettabile.
Siccome il carattere e la personalità si formano da bambini, in tenera età, mi auguro che si cominci fin dall’età della scuola materna a educare al rispetto della persona; dalla scuola elementare a disprezzare la violenza; dalle scuole superiori a prendere consapevolezza, a saperla individuare prima che accada e a difendersi con le armi della mente.  Un progetto complesso e a lungo termine, ma che darebbe risultati sicure nelle prossime generazioni.
Anche le donne devono formarsi, fin da giovani, al rispetto di se stesse, a non cedere a facili lusinghe di guadagni, a non smerciare il proprio corpo come oggetto sessuale, a prendere in mano la propria vita con forza e determinazione, ma anche con la femminilità che la natura ci ha donato.
Spero che gli uomini prendano coscienza del problema culturale che è a monte di ogni violenza contro le donne. E’ un argomento che infastidisce, irrita – e forse gli uomini migliori provano anche un certo di senso di colpa per quello che fanno i loro simili –, invita più alla rimozione che alla consapevolezza: ma senza il loro forte sostegno e la loro collaborazione rischiamo di perdere la battaglia, come donne e come società.
Per approfondimenti sul tema della violenza psicologica, della violenza in generale e del femminicidio rimando agli altri articoli pubblicati sul  blog





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