lunedì 10 febbraio 2014

Carmine Abate, "la collina del vento", 2012, Mondadori, Premio Campiello 2012

Recensione di Tiziana Viganò

Ha il respiro ampio e poetico, ma anche il ritmo antico del Verismo e della grande Letteratura Meridionalista il bel romanzo di Carmine Abate “La collina del vento”, dove protagonisti sono gli uomini e la loro Terra, che prende anima e vita nel racconto delle vicende storiche e familiari della stirpe degli Arcuri. Il ricordo va subito a Verga, De Roberto, Tomasi di Lampedusa, Carlo Levi, Silone,  Alvaro, Jovine….romanzi storici indimenticabili.

L’Io Narrante è Rino Arcuri, ultimo discendente della famiglia, che racconta un secolo di vicende in un ambiente contadino calabrese sulla costa ionica vicino a Cirò Marina, nella zona di Punta Alice: storie tra l’affabulazione, il mito, l’avventura e la realtà.
Tutto ruota intorno a una collina che si ricopre di fiori purpurei di sulla, il Rossarco: Terra con la T maiuscola, su cui lavorano e faticano generazioni di Arcuri, legati ad essa da un vincolo profondo, viscerale. E’ “l’angolo più affascinante e misterioso della terra” che nasconde tesori e segreti millenari che rivela grazie all’archeologia, “l’arte dei pazzi”.


“Era un sogno di una sola immagine, come quelle dai colori sgargianti che dipingeva Ninabella: la collina, vista dall’alto di un aquilone in volo, pareva un’isola sfarzosa, chiazzata di macchie rosso porpora e circondata a est dal mare e a ovest dall’alveo di una fiumara luccicante di pietre e d’acqua a rivoli dai riflessi rossastri”.
Lontane epopee della Magna Grecia creano un contrasto stridente con la fatica e la povertà dei contadini, con la loro lotta contro gli eterni nemici, latifondisti, mafiosi, politici, speculatori che cambiano colore e nome per non cambiare mai: la grandezza del passato si contrappone alla durezza del presente, ma l’unità della famiglia garantisce forza e capacità di combattere per superare le avversità della vita.

Fonti letterarie attribuiscono la fondazione della città di Krimisa all’eroe omerico Filottete che sbarcò sulla costa di Cirò dopo la guerra di Troia.  Al tempio dedicato ad Apollo Aleo (protettore del mare e della navigazione) l’eroe donò il magico arco e le frecce ricevuti in dono da Eracle.
Il sito, che nel romanzo si trova sul Rossarco, nella realtà divenne oggetto di scavi dal 1924 al 1929 per opera dell’archeologo Paolo Orsi che compare nella narrazione insieme a Giuseppe Zanotti Bianco, archeologo, ambientalista, senatore..

“Una città è come una persona, nasce cresce muore, a volte sparisce lasciando labili tracce che solo un occhio attento può scoprire. Una città ha un’anima: quella non scompare mai. E’ dentro ogni spicchio di terra, è tra l’erba, nell’aria. Ha voce di vento, un odore tutto suo. Non sappiamo di preciso dove si trova Krimisa, ma la sua anima aleggia in questa collina”.
In questo ambiente l’uomo diventa Natura e la Natura si umanizza.
“Il vento ululava da lupo affamato, sollevando la polvere della strada fino all’altezza del viso. Michelangelo attraversò il corso principale con la sensazione di non essere solo. Piegò la testa in avanti per proteggersi gli occhi e vide l’ombra del vento selvaggio che gli svolazzava attorno: pareva il mantello nero che il padre indossava d’inverno, e pure la voce era del padre, un lugubre lamento che passo dopo passo diventava urlo di rabbia, canto di protesta, eco di chitarra battente.”

Come la famiglia Arcuri non si arrende ai soprusi e porta avanti la sua storia con coraggio, così anche il Rossarco battuto dal vento è simbolo della Terra che non si piega, che non vuole essere violata da speculatori che ne distruggono l’ambiente incontaminato e l’identità storica.
Colate di cemento e pale eoliche, simboli di una modernità che non porta un vero sviluppo ma che ciecamente vengono collocate dove c’è vantaggio economico: la forza della Natura però ristabilisce l’equilibrio, le tradizioni sono salvate, i personaggi difendono l’identificazione con la propria terra d’origine.
Così questa storia travalica i confini stretti della Calabria e assume un significato universale ed eterno.
“Per sempre è un’espressione effimera che racchiude la nostra voglia caparbia di perdurare nel tempo. Non esiste nulla per sempre, a parte le cose tangibili ritenute erroneamente inanimate, come le pietre di fiumara, le montagne della Sila, il mare nostro, il vento. Per sempre è la collina del Rossarco”.

Una storia che arricchisce la mente, scritta in un linguaggio semplice e scorrevole, ma ricco di suggestioni, di emozioni, di affascinanti metafore, un libro da leggere d’un fiato.

Carmine Abate (Carfizzi ,KR,1954), ha vissuto in Germania dove ha iniziato a pubblicare, e ora vive nel Trentino, dove esercita la professione di insegnante. I suoi libri, vincitori di numerosi premi, sono tradotti in Germania, Francia, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, USA e in corso di traduzione in arabo.

Opere in italiano
Nel labirinto della vita, Juvenilia 1977
Il ballo tondo, 1991
Terre di andata, Argo,1996
La moto di Scanderbeg, Fazi, 1999
Tra due mari, Mondadori, 2002
La festa del ritorno,  Mondadori, 2004, "Premio Napoli", "Premio Selezione Campiello" , “Premio Corrado Alvaro”
Il mosaico del tempo grande Mondadori, 2006
Gli anni veloci, Mondadori, 2008, “Premio Tropea”
Vivere per addizione e altri viaggi, Mondadori, 2010
Terre di andata, Il Maestrale, 2010
La collina del vento, Mondadori, 2012
Le stagioni di Hora, Mondadori, 2012
Il bacio del pane, Mondadori, 2013