giovedì 25 settembre 2014

Per una pace olistica: convegno dell’UPF, “Il diritto dei popoli alla pace” a Monza (21 settembre 2014)

di Tiziana Viganò

In occasione della Giornata Internazionale della Pace – celebrata in tutto il mondo il 21 settembre – si è tenuto a Monza il Convegno organizzato dall’UPF - Universal Peace Federation Italia -  sul tema “Il diritto dei popoli alla pace”, un concetto affermato dall’ONU trent’anni fa sul presupposto che la pace è necessaria quale fondamento di ogni diritto umano.Oggi è necessario ancora e sempre utilizzare mezzi di persuasione non violenti, proprio mentre gli aerei da guerra percorrono i cieli del Mediterraneo diretti in Siria.

Le parole sono i nostri pensieri e noi siamo quello che pensiamo: e così come esprimono quello che pensiamo, le parole ci influenzano e determinano  i nostri comportamenti. Allenarci a pensare a concetti positivi invece che negativi ci aiuterebbe a fare cambiamenti sostanziali in noi e nella società. Parlare di pace più che di guerra, di uguaglianza invece di differenza, di solidarietà invece che di egoismo e intolleranza ci potrebbe condurre su una via diversa da quelle percorse finora, che hanno portato ai risultati che vediamo tutti i giorni.
Creerebbe in noi un modo diverso di pensare e una cultura della pace, a tutti i livelli.
Occorre educare alla pace a cominciare dalle scuole, realizzare la pace nel microcosmo, a cominciare da noi, dagli amici, dai vicini di casa. I giovani di tante razze e religioni che hanno partecipato al convegno hanno fornito un bella immagine perché sono una speranza per il futuro: hanno una forte volontà di azione positiva e propositiva, carica di entusiasmo e di fede in valori condivisi, sono tutti volti ad attivare progetti concreti che, partendo dal piccolo, creino le premesse di formazione di una coscienza collettiva di uguaglianza e di pace reale, partendo dall’esempio che ogni persona deve portare in prima persona, con la propria responsabilità. L’educazione al rispetto è fondamentale: io ritengo sia la base di ogni relazione, un valore massimo e imprescindibile, senza il quale possono nascere solo conflitto, violenza, ma anche indifferenza e inadeguatezza, altrettanto dolorose e nocive.
Papa Francesco ricorda che la globalizzazione dell’indifferenza è uno dei mali peggiori del nostro tempo e vi contrappone la globalizzazione della solidarietà e dell’incontro”.
Contemporaneamente al Convegno di Monza, in un’altra parte d’Europa, in Albania, proprio il Papa stava parlando degli stessi concetti, in una ideale unione che è proprio nello spirito della pace interreligiosa:
“Il rispetto dei diritti umani, - rispetto è una parola essenziale tra voi- tra cui spicca la libertà religiosa e di espressione del pensiero, è infatti condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un paese. Quando la dignità dell’uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creatività e l’intraprendenza, e la personalità umana può dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune”.

Cercherò di riassumere gli interessantissimi interventi di relatori di varie religioni che si sono susseguiti al convegno.
Prendiamo in esame alcune parole che servono a introdurre i concetti che ci interessano.
“Pace è una parola con significato olistico”: per instaurarla occorre essere in pace con se stessi, con il corpo e con la mente, con la Natura, con gli altri (famiglia Stato, società), con Dio, ognuno con il proprio Dio. (Ana Pereira, battista)
Se pensiamo alla parola “mondiale” ci vengono subito in mente le due guerre mondiali, quindi è associata a un ricordo tremendo. Non sarebbe meglio sostituire nella nostra mente questa associazione negativa con la parola pace, pace mondiale, che è un concetto positivo?
Anche il termine “guerre di religione” è nato nel mondo ebraico-cristiano-islamico: proprio nel mondo monoteistico per millenni si è utilizzata la scusa della religione per massacri inenarrabili.
E’ un assurdo, perché nel mondo politeistico e anche tra i nostri antenati greci, non esisteva un termine del genere. (Pierluigi Baracco, cattolico)
Mai come oggi l’umanità è arrivata a proclamare con tanta forza il concetto di Pace, che si basa sulla Dichiarazione dei diritti dell’uomo proclamata all’indomani della carneficina della Seconda Guerra Mondiale (1948). Eppure si nota un grande fallimento perché il mondo è costellato di guerre, ovunque.” L’umanità muore con i profughi annegati nel Mediterraneo, con i video dei decapitati sbattuti in tivù, con la visione dei bombardamenti a Gaza”. Se gli Stati del mondo si ponessero come obiettivo strategico la Pace, e hanno gli strumenti per farlo, potremmo avere cambiamenti ora insperati. Ma l’obiettivo sta anche nel microcosmo di ognuno di noi, nella famiglia come nucleo fondamentale della società. “Per costruire un nuovo NOI dell’umanità”. Per questo è fondamentale l’educazione alla pace, e una cultura della pace con valori condivisi. In realtà se anche si sono raggiunti tanti traguardi si è fallito sul piano etico, perché non vengono rifiutati la sopraffazione, l’egoismo, la proprietà che toglie anche i più elementari diritti alla sussistenza, il razzismo e l’intolleranza... (Yousef Sbai, Islam)
Dobbiamo quindi arrivare a una consapevolezza del valore della pace, con la prevenzione dei conflitti, ma contemporaneamente con la responsabilità da parte dello Stato di proteggere i cittadini. Lo scudo è quello dei diritti, la corazza che porta sicurezza alle persone, perché tutelare i diritti argina la degenerazione alla violenza.” Integrazione è una parola che ha in sé il suo progresso: inte(g)razione. Perché integrare è interagire”. Come i bambini, se non deviati dagli adulti, sanno conoscere senza vedere le differenze, così anche noi adulti dobbiamo imparare a guardare gli altri cogliendo il valore della diversità e acquisendo conoscenze nuove che possono solo arricchirci. (Cecil Kienge, deputata al parlamento europeo, ex ministro per l’integrazione)
Occorre prendere da ciascuna etnia tutto il positivo che porta con sé e ricordarci che la nostra verità è completata dal punto di vista degli altri, perché non esiste una sola verità universale. “L’uguaglianza tra i popoli  è il primo messaggio di pace” (Suryanagara, buddista)
Il diritto alla pace è il centro della azione dell’UPF, è una strategia che parte dall’individuo e si allarga a un contesto più ampio. Al centro c’è il mondo spirituale e una visione interreligiosa che supera le fedi singole, le barriere create dai secoli e dalle lotte fra le culture. L’educazione alla pace è il focus comune, che deve mobilitare le religioni, la politica, i media, la scuola, tenendo conto che ogni diritto, per essere goduto,  comporta una responsabilità individuale (Elisabetta Nistri, UPF, presidente WFWP Italia)

Tornando al discorso di Papa Francesco a Tirana anch’egli sottolinea la preziosa coesistenza pacifica tra le comunità religiose, conoscenza e stima gli uni per gli altri che è “concretamente possibile e praticabile” come è dimostrato dalla convivenza in Albania di ortodossi, islamici e cristiani “un bene inestimabile, per la pace e lo sviluppo armonioso di un popolo”.  Così “nessuno pensi di potersi fare scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo quello alla vita e alla libertà religiosa di tutti!. In un mondo che tende alla globalizzazione economica e culturale occorre che sia globale anche lo sviluppo, che sarà autentico solo se sostenibile ed equo, nel rispetto dei diritti dei poveri, dei diritti individuali, delle famiglie, degli Stati, dell’ambiente naturale.

Come i discepoli  di Gesù andavano per il mondo salutando con le parole Pace a questa casa!” allo stesso modo si può dire Salām ‘alaykum, ‘alaykum as-salām (dove salām vuol dire pace, salvezza, salute)  e Shalom”( pace, completezza, prosperità) nello spirito universalistico che tutti auspichiamo sia il nuovo cammino nel mondo.