venerdì 12 dicembre 2014

Human rights: convegno a Monza (6 dicembre 2014

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, che ricorda la proclamazione e firma della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo avvenuta a Parigi, il 10 novembre 1948,

all'Urban Center di Monza  sabato 6 dicembre 2014 si è tenuto il convegno “Human Rights”.
Relatori: senatrice Albertina Soliani , Riccardo Facchini (Amnesty International), prof. Giuseppe Malpeli (associazione Italia-Birmania), prof. Giuseppe Masera (pediatra San Gerardo di Monza), Carlo Chierico (UPF Monza) coordinati da Francesca dell’Aquila (assessore alle Politiche culturali di Monza) e Laura Morasso (Consigliere comunale)
 Inaugurazione della splendida e interessante mostra fotografica di Raùl Zecca Castel  “Come schiavi in libertà” sulle condizioni di vita e lavoro dei braccianti di Haiti impiegati nei campi di canna da zucchero.

l'articolo sintetizzato si può trovare sul sito del giornale on-line "Il dialogo di Monza" al link
mentre questo che segue è un report puntuale degli interessantissimi interventi del convegno.

Ci sono persone appassionate che si ribellano da sempre alle ingiustizie e lottano per i diritti umani: i relatori intervenuti al convegno hanno dato un chiaro esempio di come questo altissimo ideale si possa tradurre in realtà concreta e come sul nostro territorio siano presenti numerose realtà associative che si prendono la responsabilità di agire per difendere i diritti umani, per portare avanti l’integrazione dei popoli e il suo diritto alla pace.

Così Albertina Soliani, senatrice della Repubblica in tre mandati e autrice del libro autobiografico "Tutto si muove, tutto si tiene. Vita e Politica. Quasi un bilancio per la generazione che viene" (2013) Diabasis editore. Ha fondato l’Associazione per l’amicizia Italia-Birmania  che sostiene le istanze di Aung San Suu Kyi (Premio Nobel per la Pace 1991) e porta avanti progetti di solidarietà sociale in quel paese. Sotto un’apparenza  semplice e pacata è una donna di grande spessore e rigore etico, appassionata di una politica seria e pulita, come oggi come non mai abbiamo bisogno, parla di valori come solidarietà, fratellanza, pace universale che costituiscono la base comune per incontrarsi anche nelle differenze tra culture e religioni: al centro pone la formazione di una coscienza collettiva globale, che riunisca popoli diversi su valori universali perché solo nell’incontro può nascere la pace.
Nella storia si è passati dalle dichiarazioni sui diritti dell’uomo come individuo alla necessità, oggi, di parlare dei diritti dei popoli, anzi, ancora di più, di diritto dell’umanità alla pace.
Dall’individualismo all’universalità. Questo per contrastare le tendenze al conflitto generate dal fatto che il potere è nelle mani di pochi centri finanziari e politici che manovrano il mondo anche  fuori dal controllo dell’Onu, oggi particolarmente debole, minato com’è dai nazionalismi.
Il periodo del secondo dopoguerra ha dato vita alle Costituzioni degli Stati, all’ONU, alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo: la sofferenza dei popoli devastati dalle immani stragi della guerra ha dato vita a una volontà di pace senza precedenti nella storia, ma il sangue dei morti non è stato sparso invano se dal riconoscimento delle sofferenze reciproche sono nate le alleanze e la pace.
“Giustizia e pace si baceranno” (Salmi, Isaia 85,11)
Settant’ anni di pace hanno dato la possibilità a chi ne ha goduto di avere una visione del futuro ed arrivare a un benessere mai conosciuto: in troppi paesi invece, perfino la speranza di vita è talmente limitata che ci può essere solo paura, mancanza di fiducia e di speranza per progettare un futuro anche limitato alla soddisfazione di bisogni primari come la sopravvivenza e la sicurezza.
Albertina Soliani con Aung San Suu Kyi
Il clima attuale sembra essere quello di “una Terza Guerra Mondiale a episodi”: occorre quindi essere pronti e organizzarsi culturalmente per potenziare tutte le organizzazioni che si occupano di pace. Il potere politico, oggi così poco credibile, deve recuperare un’etica solida, in grado di arginare le forze, soprattutto economiche, che stanno dietro ai conflitti. La pace si può attuare nel concreto se le religioni si riconoscono reciprocamente, rispettando le diversità e individuando le convergenze, così come indicato da papa Francesco che sta procedendo nel suo lavoro a favore del dialogo interreligioso e del richiamo a una vita più sobria, meno legata al denaro e ai beni materiali, che creano povertà spirituale, corruzione, disuguaglianza.
Creare un mondo di pace è un diritto che deriva anche da un dovere e dalla responsabilità che ha ognuno di noi, partendo da sé per allargarsi al mondo. Perché 
“Ogni persona, ogni singolo gesto di ogni singola persona anche quello minuscolo, è come un granello di sabbia” (Aung San Suu Kyi)

Quindi un diritto esiste solo se c’è chi si prende la responsabilità di metterlo in atto: l’integrazione comporta pluralità di decisioni e di azioni. Nell’antichità e nel medioevo veniva affermato il Diritto di Natura e il Diritto Positivo, (le leggi create dall’uomo); la Magna Charta Carta Libertatum rilasciata da re Giovanni d’Inghilterra  (1215) sanciva i diritti dei baroni inglesi, mentre in età moderna si parlò dei diritti innati degli individui (quindi soggettivi) che portarono alla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776) e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) durante la Rivoluzione Francese base per la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo del 1948 redatta dall’ONU  che sancisce i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.

I dati che seguono sono concessi da Riccardo Facchini di Amnesty International.

Diritti civili  e politici – alla vita, alla libertà di coscienza di pensiero, di religione e di movimento, al voto, alla rappresentanza sindacale, all’assemblea, a non subire torture e trattamenti inumani, alla difesa delle culture e delle minoranze etniche, a processi equi, alla protezione da parte dello Stato.
Diritti sociali economici e culturali - alla sicurezza  alla salute fisica e mentale, al cibo, a un alloggio adeguato, a un lavoro a condizioni giuste e favorevoli, all’istruzione, al vestiario, a una vita dignitosa, alla vita culturale e a godere i benefici del progresso scientifico-.

Ricordo che nel 2000 centonovantun paesi dell’ONU hanno sottoscritto i Millennium Goals, otto obiettivi da raggiungere per il 2015: sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l'istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l'HIV/AIDS, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

I diritti sociali economici e culturali implicano l’eliminazione della povertà estrema: però siamo ancora lontani dal raggiungere questi obiettivo. I governi degli Stati hanno il dovere di agire e procurare strumenti per rispettare i diritti, proteggere i cittadini e realizzare gli obiettivi.  Con lo sviluppo di Cina, India e sudest asiatico dopo gli anni ’90 si è invertito il trend negativo degli anni precedenti e la povertà estrema si è dimezzata, la mortalità infantile nel 2013 rispetto al 1990 è diminuita del 40%, 209 milioni di persone in meno soffrono la fame, 63 Paesi in via di  sviluppo hanno già raggiunto l’obiettivo di sviluppo del millennio di dimezzare  la percentuale di persone sottonutrite, il numero dei bambini esclusi dall’istruzione si è ridotto del 40%, si è dato accesso a servizi igienici a più 1,9 miliardi di persone.

Ma restano ancora dati agghiaccianti: ogni anno
contro il diritto al cibo – 800 milioni di persone sono in uno stato di denutrizione cronica (con picchi in Asia -2/3 – e Africa subsahariana), di questi 100 milioni sono bambini, 3,1 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per fame
contro il diritto a un alloggio adeguato – 1 miliardo di persone abitano in alloggi precari (slum/baraccopoli/bidonville/favelas , il 50% del totale abitanti di Asia, Africa, America latina e si calcola che nel 2050 il numero raddoppierà), nel 2013 c’è stato un picco mai registrato di 51,2 milioni di profughi interni ed esterni. Perfino in italia si verificano sgomberi forzati di chi non ha il diritto a vivere in un posto, come i rom.
contro il diritto alla salute – 11 milioni di bambini muoiono entro i 5 anni per malattie curabili (1 ogni 5 secondi), 125 milioni di donne subiscono mutilazioni genitali,ogni 1,5 minuti muore una donna di parto o complicazione di gravidanza, metà dei paesi del mondo non ha accesso a farmaci e a cure adeguate, 1/3 della popolazione mondiale non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua potabile.
contro il diritto al lavoro – 250 milioni di bambini sono costretti a lavorare, 10 milioni sono schiavi o pesantemente sfruttati, 30 milioni di uomini sono in condizione di schiavitù, il numero di disoccupati nel mondo ha raggiunto il picco di 202 milioni nel 2013, i diritti sindacali non sono garantiti oppure sono violati sistematicamente o  frequentemente in  95 Paesi, tra cui Cina, USA e UK
Contro il diritto all’istruzione – 57 milioni di bambini sono senza istruzione, il 50% dei bambini esclusi dall’istruzione o che abbandonano la scuola vive nell’Africa sub sahariana,il 37% degli adulti analfabeti è concentrato in India, dove 287 milioni di persone non sanno né leggere né scrivere.

Nascosti dietro i conflitti si celano da sempre problemi economici: se da una parte le grandi imprese (soprattutto estrattive, alimentari, tessili) garantiscono creazione di posti di lavoro, sviluppo economico, aumento delle entrate dello Stato e importazione di tecnologie d’avanguardia, dall’altro lato mettono in pericolo la salvaguardia dei diritti umani per le violazioni del diritto al lavoro, l’inquinamento e la distruzione del patrimonio ambientale, il sostegno a governi corrotti e l’aumentano di conflittualità e guerre.

Carlo Chierico, presidente dell’UPF di Monza, Universal Peace Federation, ong fortemente impegnata in tutto il mondo (è presente in 170 paesi) a diffondere la cultura della pace ha parlato dei percorsi di integrazione presenti sul territorio monzese, riportando per prima cosa le intense parole di Don Luigi Ciotti, presidente di LIBERA.

I relatori: a destra l'assessore Francesca Dell'Aquila, al centro la sen.
Albertina Soliani, Giuseppe Malpeli e Carlo Chierico a sinistra il prof Giuseppe Masera
“L’integrazione è la vera scommessa del nostro tempo. Un tempo di diritti negati e disuguaglianze, tempo dell’io e non del “noi”.  Per garantire la pace occorre che le istituzioni per prime, ma anche ognuno di noi si prenda la responsabilità di attuare l’integrazione di tutte le persone che vivono nella società, così che tutti possano disporre delle stesse possibilità di soddisfare i loro bisogni fondamentali  fruendo dei servizi sociali  indispensabili per il loro sviluppo autonomo. Questo è possibile lavorando prima di tutto a livello culturale per eliminare pregiudizi e discriminazione, nel rispetto reciproco: è un’esigenza fondamentale dei nostri tempi, ora che la crisi economica, ma anche sociale, politica ed etica, ha portato immensi flussi di migranti che hanno trasformato e arricchito, la nostra società, seminando però la paura del diverso nelle menti meno aperte al confronto e al cambiamento. 
Non si può dimenticare che il prezzo pagato per fuggire dalle guerre dalla povertà è stato altissimo. Nel Mediterraneo, nel 2014, ci sono state 3419 vittime, un numero tre volte maggiore del 2011, l’anno delle “primavere arabe”.
“La vita è diversità che si afferma e rinnova attraverso lo scambio, l’incontro, la contaminazione. Le grandi culture nascono sempre dall’intreccio di relazioni, sono un “noi” dentro il quale le identità più diverse hanno trovato collocazione, dignità, riconoscimento. Integrandosi, appunto” .
Una politica credibile, volta davvero al bene comune, unita alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini può portare a grandi risultati:  sul territorio sono presenti associazioni che realizzano nel concreto gli ideali di fratellanza, uguaglianza, integrazione, seminando una cultura di pace nel terreno della società, sostenendo nel concreto i più deboli , emarginati, ex detenuti, persone materialmente povere e altre povere “dentro”, segnate da fragilità esistenziali, incapaci di trovare un senso alla propria vita.
“Solo così l’integrazione è la chiave per costruire un mondo più umano e più giusto. Un mondo dove la legalità e la prossimità, le regole e l’accoglienza non siano dimensioni alternative ma complementari, facce di una medesima medaglia chiamata democrazia”.

Coordinamento Libera Monza Brianza  -  mb@libera.it; www.liberamb.org   Pagina facebook: Libera  Monza Brianza




Laura Morasso
e Carlo Chierico
Con grande passione Carlo Chierico ha poi descritto alcune iniziative dell’UPF, presente sul territorio monzese da dieci anni: i tornei interreligiosi di calcio e pallavolo femminile, dove in squadra coesistono persone di diverse etnie unite nel divertimento e nella fratellanza, perché “lo sport è metafora della vita e il pallone un microcosmo”  (www.trofeodellapace.org). Insieme ad altre associazioni e con la collaborazione del Comune di Monza, ha promosso il 20 settembre 2014 il convegno nazionale “Educazione alla Pace”, con una veglia interreligiosa di preghiera per la pace nel mondo; al sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, ha lanciato la proposta di far diventare “Monza Capitale della Pace”. Il prossimo appuntamento dell’UPF sarà il 31 gennaio un seminario di formazione insieme con gli Ambasciatori di Pace.

UPF MONZA - mail:  monza@italia.upf.org ;  www.italia.upf.org ;    Pagina facebook: UPF Monza

Un’altra realtà importante presente sul territorio è la Casa delle Culture a Monza come ha spiegato Laura Morasso, Consigliere comunale di Monza. Un progetto che promuove la coesione sociale e l'integrazione, valorizzando, attraverso il confronto e lo scambio, le diverse identità e culture presenti sul territorio. E’ intesa non come un luogo fisico, bensì come l'intera città con i suoi centri di vita nei diversi quartieri, dove promuovere iniziative che favoriscano il confronto interculturale; vuole sviluppare un'idea di Casa che accomuni tutti e vuole sollecitare l'idea dell'appartenenza a una comune umanità. Gli eventi sostenuti dalla Casa delle Culture si ispireranno ogni anno ad un tema, nel 2014 il viaggio e l’approdo, mentre nel maggio 2015, con EXPO, si cercherà di conciliare il tema dell'alimentazione con i valori e gli obiettivi della Casa.

CASA DELLE CULTURE  -  mail: casadelleculture@comune.monza.it

Il prof. Giuseppe Masera, docente di Pediatria all’Università Milano-Bicocca, specializzato nella cura dei tumori infantili,  ha riportato l’esperienza del gemellaggio tra l’ospedale San Gerardo di Monza  e "La Mascota", il centro di emato-oncologia dell'ospedale infantile di Managua, la capitale nicaraguense. Si chiama MISPHO (Monza International School of Hemato-Oncology) la scuola internazionale di Monza per la cura delle leucemie acute, di altri tumori e delle malattie non tumorali del sangue, come l'emofilia, che colpiscono i bambini: un progetto di cooperazione internazionale mediante la formazione dei medici, per  trasferire in 14 paesi dell’America Latina, centrale e meridionale, l'esperienza accumulata nei nostri paesi più sviluppati. Sono già 1.700 i bambini-ragazzi affetti da leucemia o tumori trattati con successo e la percentuale di guarigione, nel Centro America, supera il 60 per cento, quando all’inizio del progetto negli anni Ottanta non c’era nessuna speranza di vita e di guarigione.

MISPHO  e Comitato Letizia Varga   http://www.comitatomarialetiziaverga.it/ 

Giuseppe Malpeli
Il prof. Giuseppe Malpeli, docente di Scienze della Formazione all’Università di Reggio Emilia, presidente dell’ Associazione per l’ Amicizia Italia-Birmania ha esposto i problemi di un paese come la Birmania-Myanmar che, se formalmente è uscito dalla dittatura, in realtà non si è ancora affrancatodalle reiterate violazioni dei diritti, della libertà e dalla “paura del potere” come dice la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, dal 2012 arrivata in parlamento dopo lunghissimi anni di carcere e di arresti domiciliari a causa della sua lotta non violenta per i diritti umani e la pace. La Birmania, con 138 etnie diverse alla ricerca di una difficile integrazione, è alla vigilia di nuove elezioni nel 2015: ascoltare la sua storia fa riflettere sul nostro modo di dare per scontati valori come la libertà, la democrazia, i diritti umani che in altri paesi, troppi, sono tuttora conquistati solo a carissimo prezzo, con guerre, lacrime e sangue.

Associazione per l’ Amicizia Italia-Birmania - www.amiciziaitaliabirmania.it ;    info@amiciziaitaliabirmania.it