giovedì 4 dicembre 2014

“I giovani e il futuro della leadership: il ruolo della famiglia e dei genitori nella formazione del cittadino responsabile”- convegno a Bruxelles al Parlamento Europeo 20-22 novembre 2014

di Tiziana Viganò

Nel XXV anniversario della Convenzione dei Diritti Umani dell’infanzia e dell’adolescenza – Nazioni Unite, 20 novembre 1989 – la Women’s Federation for World Peace e la World Youth Alliance in partnership con il Parlamento Europeo, con la Missione degli Stati Uniti al Parlamento Europeo e con la Regione Veneto hanno organizzato il convegno

“Youth and the future of leadership: the role of parents and family in shaping responsible citizenship”
“I giovani e il futuro della leadership: il ruolo della famiglia e dei genitori nella formazione della cittadinanza  responsabile”

Nella splendida capitale europea che colpisce, prima di ogni altra cosa, per l’incredibile mescolanza di razze che si incontrano per strada (il Belgio ha uno dei più alti tassi migratori d’Europa) si è svolto il convegno dove sono intervenuti esponenti di circa 60 paesi del mondo su un tema importante e dibattuto negli ultimi anni.
Nella sede del Parlamento, il giorno 20 novembre, hanno parlato deputati del Parlamento Europeo e membri di primo piano di Associazioni internazionali (1*i relatori) mentre nei giorni successivi, il 21 e il 22 il convegno è proseguito tra i membri del WFWP, Youth WFWP e Ambasciatori di Pace con esperti provenienti da oltre 20 paesi d’Europa, Stati Uniti, Puertorico e Corea (2*i relatori).

Il mio report riunirà in un solo testo gli interventi di tre giorni di dibattito, dato che ogni tema è stato esposto e successivamente approfondito in diversi momenti e da diversi oratori.

Dignità della persona e diritti umani di tutti, ma in particolar modo dei bambini e delle donne  è un argomento da cui parte ogni discussione che oggi riguardi la persona umana dal punto di vista sociale. La questione non riguarda solo i paesi in via di sviluppo perché anche in Europa sappiamo che  ci sono nazioni in cui queste fasce più fragili della popolazione non sono affatto tutelate oppure le leggi esistenti non sono ancora in gradi di arginare adeguatamente discriminazioni, violenze e abusi.



E’ utile qui ricordare che i Millennium Goals firmati nel 2000 da 191 paesi dell’ONU,  sono otto obiettivi da raggiungere per il 2015: sradicare la povertà estrema e la fame, rendere universale l'istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l'HIV/AIDS, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

Il lavoro da fare è ancora tantissimo, nonostante indubbi miglioramenti raggiunti, e non bisogna mai deviare l’attenzione da questi problemi, lavorando nel concreto, superando con i fatti le parole dette e  scritte, con un sano realismo e soprattutto con il senso della responsabilità che ognuno di noi ha nel decidere e scegliere le soluzioni, partendo dalla nostra quotidianità, ognuno nel nostro ambito d’azione, fino ad agire nel mondo intero.
Tutti i relatori hanno insistito sul ruolo fondamentale che ha la famiglia per la formazione della coscienza e del senso di responsabilità nei bambini e nei giovani: la difesa dei diritti, perfino la pace globale si crea a partire dalla pace nelle famiglie.  
Perché è lavorando nel piccolo che si arriva, con forza centrifuga a lavorare in un campo universale.
C’è differenza, nel mondo moderno, tra parlare di individuo – legato a un concetto di soggettività, più particolare e limitato - e parlare di persona umana – che comprende i concetti di autocoscienza, responsabilità (etica) e relazione con gli altri -. Superare, e perché no, combattere, l’individualismo è un fattore determinante per migliorare se stessi e la società.

 Il tipo di famiglia di cui si è parlato nel convegno è la famiglia tradizionale, non si è trattato il tema di altre formazioni su cui c’è dibattito e lotta tra opinioni opposte negli ultimi anni.
Del resto è la famiglia tradizionale, con un padre e una madre, il luogo in cui meglio si forma il processo di formazione dell’identità fin dai primissimi anni del bambino (identificazione), processo che continua ampliando le esperienze nell’ambiente socio-culturale (processi di individuazione, imitazione e interiorizzazione): sempre che la famiglia sia in buona salute e non
disfunzionale.
La famiglia è anche il luogo dove si può formare il bambino, fin dalla più tenera infanzia,  al rispetto e all’amore per gli altri, e questo, parallelamente a una educazione sessuale adeguata e adattata all’età dei soggetti, sono tappe fondamentali per prevenire la violenza e la sopraffazione: la sola educazione sessuale, senza la forza dell’affettività e del rispetto, può essere un incitamento a non avere limiti e predisporre a comportamenti pericolosi (vedi foto e film su you tube, ragazze squillo, bullismo, predatori pedofili...) in età precoce, con conseguenze nefaste per la psiche fragile dei più giovani.
Ma la famiglia da sola non ce la può fare, il carico è gravoso:  anche la scuola dovrebbe farsi carico di queste istanze, per colmare lacune, debolezze e incapacità familiari, perché è molto evidente che proprio nelle famiglie nascono e si realizzano le problematiche psicologiche e le disfunzionalità che portano poi a episodi di violenza fisica, ai femminicidi, infanticidi, suicidi e soprattutto alle violenze psicologiche, particolarmente insidiose perché non riconoscibili e difficilmente denunciabili, che vengono subite nel silenzio e nel dolore più profondo.
Qual è la famiglia sana, qual è l’ecologia della famiglia? E’ un nucleo compatto che si  supporta davanti alle difficoltà, il punto di riferimento da cui partire nell’esplorazione del mondo: solo con basi familiari solide il giovane sviluppa una forte resilienza: questo è un concetto psicologico molto più ampio di quello comunemente usato di resistenza, perché comprende il modo di adattamento psicobiologico e sociale dell’individuo di fronte agli stress e la capacità di generare forme di azione positiva e propositiva con la capacità di progettare il futuro.

Il concetto di famiglia è cambiato molto da quando nel 1959 si è affermato che i genitori sono i primi responsabili dell’educazione e della protezione dei figli. Oggi i diritti umani dei minori si possono sintetizzare in sopravvivenza, sviluppo, protezione, libertà di espressione: dai bisogni primari ai bisogni più elevati.
I relatori hanno asserito più volte il ruolo fondamentale dell’educazione e della formazione in tema di etica e di politica, di ideali e di fedi diverse che si auspicano integrate fra di loro, perché la diversità è sempre arricchimento reciproco.
E’ quindi importante tutelare la famiglia, per tutelare i giovani, altrimenti non c’è futuro per l’Europa: la diminuizione delle nascite e della popolazione giovane, l’aumento della popolazione anziana che ha bisogno di assistenza e pensione creano già oggi problemi e ancor più li creeranno in futuro. Nascono pochi bambini in Europa, ma secondo le statistiche le famiglie vorrebbero più figli ma non possono mantenerli e i giovani trovano grandi difficoltà a sposarsi per la mancanza di sicurezza nel lavoro e per le carenze dello stato sociale.
Il problema del ritardo nell’integrazione dei giovani nella società e nel mondo del lavoro è uno dei temi più scottanti del mondo odierno.
E’ quindi auspicabile concentrare gli sforzi delle istituzioni, dei governi e delle associazioni per implementare le risorse da investire nella gioventù, nel suo sviluppo e nella sua educazione perché la mancanza di questo fattore fondamentale priva anche della libertà e della visione del futuro. Occorre semplificare le procedure di sostegno delle famiglie e promulgare nuove leggi in favore, diminuire il costo della cura dei bambini (che favorisce anche la natalità), sviluppare il part-time e le opportunità di lavoro flessibile, supportare le madri che possano conciliare lavoro e famiglia, con soddisfazioni legittime di carriera anche in regimi di part-time di qualità, prevenire la povertà femminile in età anziana. Lo sviluppo personale e professionale delle donne e delle madri va di pari passo con lo sviluppo delle famiglie, proprio come indicato nei Millennium Goals.

parte della delegazione italiana
Con il dilagare della crisi economica è emerso il problema di famiglie e soprattutto di bambini impoveriti o poveri che vivono in paesi ricchi, le statistiche ne contano 1 su 8 in 35 paesi economicamente avanzati: la deprivazione dei più piccoli, dal cibo ai fattori affettivi e culturali, è superiore rispetto a quella degli adulti – si calcola in un 17% contro il 7% -.
Lo sviluppo di un bambino deve prevedere non solo un minimo standard accettabile, ma anche la possibilità di crescita e potenziamento empowerment- psicosociale, ambientale, economico, culturale.

La “povertà relativa” non è da sottovalutare: non solo i fattori materiali concorrono alla deprivazione, ma anche fattori affettivi o la mancanza di sviluppo culturale ed educativo: un bambino abbandonato non è meno “povero” di uno senzatetto. La deprivazione e la mancanza di cure parentali nell’infanzia può essere inoltre causa di disturbi psichici in età adulta, la violenza assistita è causa di disturbi antisociali, psicopatologie, germe di violenze agite in età adulta.
I dati dell’UNICEF sono sconcertanti: nella nostra apparentemente ricca Europa percentuali di povertà elevate si trovano perfino in paesi come Inghilterra e Germania; nel mondo, in paesi come l’Australia l’iter scolastico pubblico è insufficiente.
Sono problemi pressanti, con esiti negativi anche nel futuro: si prevede che il prezzo da pagare per queste mancanze di oggi sarà molto alto.
L’educazione è un mezzo per combattere la povertà: occorre preparare i figli alla vita passando loro valori forti  come dignità libertà tolleranza solidarietà eguaglianza, per costruire un futuro di pace, per tutti.
La formazione in tema di etica e di politica, di ideali e di dialogo interreligioso, perché la diversità è sempre arricchimento reciproco, è un ideale che va perseguito con forza e realizzato nel concreto.


Il tema della famiglia come unità supera il concetto di individuo singolo: si può parlare dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, dei diritti delle donne, dei diritti dell’uomo, ma la famiglia come insieme di individui è di più: così come “il tutto è maggiore della somma delle sue parti” è un insieme così importante che supportando la famiglia si può migliorare la società intera.

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Women's Federation of World Peace (WFWP) 


Il tema della leadership dei giovani e delle donne è un tema centrale nell’azione del WFWP che tra i suoi numerosi membri – dal 1992 è presente in 120 paesi del mondo (di cui 37 in Europa) – conta donne di ogni età, ma punta moltissimo sulle giovani. Per questo il discorso intorno alla formazione di una leadership femminile e la difesa della dignità e dei diritti della donna, della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza è al centro di ogni progetto della Federazione. Di fronte ai problemi tragicamente evidenti, sia nel mondo sviluppato che nei paesi in via di sviluppo, è compito prioritario il raggiungimento di una formazione culturale che implementi risorse e capacità femminili, che metta al centro la coscienza del proprio ruolo di donne e madri, realizzatrici e costruttrici di pace: un ruolo insito nella natura femminile, che donando la vita combatte la guerra, la violenza e la morte, che per natura è capace di sacrificio e di dono  per gli altri.
Consapevole di Sé e del proprio valore la donna è leader nel suo mondo, qualunque sia la sua posizione, in famiglia, nell’educazione, nel lavoro, nella società, nella politica. E’ donna e ha l’orgoglio di esserlo.
Senza dimenticare che ogni nostro comportamento, le convinzioni e le credenze, l’adattamento nel mondo e l’attitudine che ognuna di noi ha e agisce ogni giorno si comunica a chi ci sta attorno, viene assorbito dai nostri figli e partner, influenza il nostro ambiente. Abbandonare atteggiamenti vittimistici, potenziare convinzioni, competenze e risorse, prendere in mano con energia la vita serve a eliminare molte barriere che rallentano il raggiungimento di questi ruoli, con la cooperazione tra uomini e donne, con le le famiglie unite che giocano un ruolo vitale nella formazione di una cultura di Pace nel senso più ampio del termine.
Ogni crescita nasce da un seme: e le donne sanno come nutrire la vita.

Sempre più donne devono entrare a far parte di una leadership di alto livello nel mondo negata loro per troppi millenni da una società oppressiva – ancora oggi solo una piccolissima percentuale delle donne ha accesso ai governi mondiali -. Le donne devono entrare nelle posizioni chiave del potere economico-sociale e della politica mondiale per poter influenzare positivamente le decisioni importanti con la loro naturale predisposizione alla comunicazione persuasiva, al dialogo, alla comunicazione interculturale e religiosa, alla Pace. Se le donne hanno tante capacità perché devono chiedere le “quote rosa”? In alcuni paesi europei stanno ancora lottando per avere una visibilità sociale!
Una leadership femminile può fare la differenza, nel mondo. Ma, dato che non tutte possono diventare leader ad alto livello, occorre cominciare da se stesse, concentrandosi sul proprio empowerment, che è molto più che crescita o sviluppo, è potenziamento.




Se c’è un mondo in cui le donne vengono rapite e violentate – un solo dato agghiacciante: in Congo ogni giorno 48 donne vengono rapite e vendute schiave -, dove i bambini soffrono fame e violenze, se c’è un mondo dove su 196 nazioni (di cui 191 membri delle Nazioni Unite) ben 106 hanno in corso un conflitto, con stragi inenarrabili di soldati e di civili, allora c’è un mondo su cui agire fortemente, raccogliendo il grido di aiuto dei più deboli, senza mai perdere il coraggio dei propri ideali, sempre.


Gli obiettivi del 2015 della WFWP quindi si concentrano sulla difesa della dignità della donna, lo sviluppo delle capacità e la leadership soprattutto delle giovani, lo sviluppo di progetti di educazione e di comunicazione, il potenziamento di strategie comuni tra i membri della WFWP e la relazione con altri partner internazionali.


La Federazione delle Donne è accreditata presso le Nazioni Unite e conduce attivamente oggi nel mondo un centinaio progetti in 50 nazioni, nelle aree dell’educazione, microcredito, supporto tecnologico, prevenzione malattie, assistenza medica e nutrizione, secondo le linee dei Millenniunm’s Goals.
Non ultimo per il prossimo anno si prevede l’allargamento del “Progetto Ponti di Pace”, particolarmente significativo, che comprende eventi e cerimonie di riconciliazione tra persone di paesi e religioni diverse, che sono state nemiche e in guerra tra loro nel corso della storia: sono gemellaggi per medicare e ricucire ferite antiche o recenti, per uscire dal vittimismo e creare partnership orientate alla pace.
L’obiettivo è di formare una coscienza comune sulla possibilità di dialogo e riavvicinamento, sul superamento dell’intolleranza, sulla visione dell’altro come uguale e fratello, lasciando andare i veleni dell’odio, per vedere e sentire la possibilità di prevenire i conflitti, di pacificare popoli nemici, anche dove sembrava prima impossibile e irrealizzabile.
E questo ha avuto un grande successo per porre semi di pace e prevenire rabbia, ribellione e violenze nella società.
Creare Ponti di Pace vuol dire cercare una soluzione interiore ai conflitti, psicologica e spirituale, con gesti che hanno un fortissimo valore simbolico e rituale: abbracciare un ex-nemico vuol dire purificarsi dal veleno del risentimento, mettendosi in gioco in prima persona per dare il via a un cambiamento, guardando dal punto di vista dell’altro, ascoltando le fragilità e i bisogni.
Queste cerimonie, iniziate nel  1994, hanno visto preghiere in comune e abbracci di pace  tra gruppi quasi incredibili: ebrei/tedeschi; coreani/giapponesi; tedeschi occidentali e orientali; statunitensi/giapponesi; britannici/irlandesi del nord; russi/finlandesi; sloveni/austriaci; russi/tedeschi; ungheresi/slovacchi;. Italiani/austriaci/sloveni, italiani/giapponesi, italiani/etiopi.
Nonostante le differenze culturali, ideologiche e religiose i popoli possono diventare amici e solidali, se c’è una seria ed efficace volontà di Pace. 




Al termine del convegno sono state nominate dalla Presidente Internazionale Lan Young Moon e dalla Presidente Europea Carolyn Handschin due nuove Ambasciatrici di Pace WFWP 
Tiziana Viganò (Milano) e Edna Vàsquez Bonnet (Puerto Rico).






(1*) Nella sessione tenutasi al Parlamento europeo sono stati relatori
On. Arne Gericke (Germania), Deputato del Parlamento Europeo
On. Alojz Peterle (Slovenia) – Deputato del Parlamento Europeo
Carolyn Handschin, Presidente europeo di  Women’s Federation for World Peace
Antoine Mellado, Direttore  di World Youth Alliance
Ignacio Socias, Direttore delle relazioni internazionali della International Federation for Family Development
Olalla Michelena, Segretaria generale della delegazione europea di Make Mothers Matter

      (2*)Tantissime le relatrici nel Congresso annuale della WFWP          e Youth        WFWP. Nominerò solo alcune:                    
Carolyn Handschin, Presidente Europeo
Lan Young Moon, Presidente Internazionale
       Elisabetta Nistri, Presidente Italiano
On. Erna Hennicot- Schoepges , già Ministro e Presidente del Parlamento del Lussemburgo
Prof. Vesna Manojlovic – Università di Belgrado, premio Nobel per la Matematica
Maria Hindingsson, segretaria generale della Federation of Catholic Family Associations in Europe
       Christelle Kyora Nagama, Presidente Youth WFWP Congo-Regno Unito
Asmah Anis, Youth WFWP Pakistan-Regno Unito
…….e molte altre…….