martedì 29 settembre 2015

Colori di pelle: stralcio da un diario di viaggio nella Repubblica dominicana


Ha mille sfumature diverse la pelle dei dominicani, un miscuglio di etnie diverse che si sono intrecciate da cinquecento anni: i mulatti discendono dagli incroci tra i bianchi e i neri fin dall’età dello schiavismo e anche nei tratti del viso rispecchiano le diverse provenienze, chissà qual è la percentuale di sangue bianco che hanno nelle vene? Sicuramente disprezzano quelli che hanno la pelle più scura, pur discendendo dagli stessi antenati.
 
Colpisce subito una certa tranquillità di modi, il sorriso sempre pronto, la gentilezza e la disponibilità. Generalizzando un po’, se penso al popolo tedesco mi viene in mente la precisione, per gli inglesi l’efficienza, per gli italiani la bellezza, per i dominicani mi viene in mente il sorriso.
Una filosofia di vita: “vivere” mi hanno detto quelli a cui l’ho chiesto, con molta tranquillità, senza farsi troppe domande, senza troppe pretese, con poche ansie nei riguardi del futuro. Da europea abituata agli stress penso di poter condividere in pieno, anche se so che salire la china dello sviluppo richiede forti obiettivi, molta determinazione, molto lavoro duro, e una grinta che qui vedo in pochissimi: un pizzico di stress, quello “buono” serve a muovere all’azione.

I dominicani con un lavoro stabile hanno condizioni di vita abbastanza buone, e qualcuno, professionista, molto buone: possono andare a scuola e all’università, hanno diritto alla salute pubblica, a trovare un lavoro da decente a ottimo, sono orgogliosi di appartenere al loro paese, hanno un atteggiamento orgoglioso e disinvolto, a volte un po’sfacciato, e non mi sembrano troppo segnati dalla vita. Hanno anche la loro lingua spagnola, che li distingue, ben diversa dal creolo degli haitiani - che parlano un dialetto un po’ spagnolo un po’ francese un po’ africano con tante k e b, le l al posto delle r, le b al posto delle v...proprio come venivano doppiati i neri nei vecchi film americani, come in “Via col vento”, decisamente buffo, spesso incomprensibile.


Se gli uomini portano i capelli rasati, le donne danno sfogo alla fantasia con varietà infinite di treccine, le bambine sono fantastiche con intrecci incredibili, rotolini treccine codini chignon, decorati con palline e fermagli colorati, spesso si vedono in giro donne con enormi bigodini che tengono in posa a lungo per stirare i capelli: una vera mania, i capelli e le unghie....ci sono parrucchiere e manicure ovunque, in ogni via.


Hanno pelle nera come zucchero bruciato, nera con riflessi blu, marrone come il cioccolato: gli haitiani sembrano una razza più pura, come se i francesi colonizzatori non si fossero mischiati con i loro neri come gli spagnoli, hanno i tratti forti degli africani, sono diretti discendenti degli schiavi, anche se non vogliono riconoscerlo.
Donne uomini e bambini hanno la pelle vellutata, glabra e apparentemente asciutta nonostante il caldo atroce che fa scoppiare i pori della nostra pelle bianca: hanno una bellezza antica e selvaggia, occhi allungati con la rima nera che dà una profondità a volte inquietante, se non hai imparato a conoscerli, con quel luccichio bianco che spicca nel viso scurissimo.
Quegli occhi che ho visto nei bateyes....li ho davanti perché mi hanno strappato il cuore, ogni sguardo è una storia, sempre qualcosa di indimenticabile, in un’infinita gamma di espressioni che fanno penetrare nel mondo della mente.
La forma a mandorla, come quelli delle antilopi della loro terra d’origine, miti, dolci, timidi, impauriti e pronti a fuggire, oppure fissi per un orrore che non ha nome, impietriti per gli eventi di una vita che è solo fatica e dolore, ferro e fuoco. Mostrano una tranquillità che ai miei occhi sembra una resa al destino, o forse è solo un diverso modo di vedere le cose?
Occhi in cui all’improvviso si fa il vuoto, come se i pensieri si congelassero anche sotto il sole forte: dove la disperazione è superata c’è solo il senso della resa, del rifiuto di ogni lotta, perché ormai anche i muscoli non rispondono più, sono paralizzati, le forze vengono meno perché manca ogni nutrimento, fisico e psichico. Di rado ho visto la rabbia...o forse sanno nasconderla molto bene, si intravede sotto una mascella indurita, o nell’occhio che si arrossa all’improvviso. Ci sono occhi che all’improvviso si spengono per un pensiero negato o rimosso, o che si muovono veloci al ricordo doloroso, o si fissano, senza più un battito di ciglia. Difficile immaginare il film che è passato dentro di loro, ma i fotogrammi hanno lasciato emozioni che si scolpiscono duramente sul viso scuro.

All’inizio mi veniva qualche dubbio: l’espressione assente è quella di chi fa finta di non capire, apparentemente tace e annuisce, ma in realtà è molto furbo e più acuto di quanto non sembri a prima vista? Dopo tutto gli antenati schiavi si abituavano a dissimulare e ad essere remissivi, a non parlare e a evitare, pena castighi ferocissimi.....non è sempre facile decodificare i segnali, solo con la pratica e la conoscenza diventa tutto più chiaro.

Quegli sguardi li ritrovo anche nei bambini: per la maggior parte sono spensierati, ridono, corrono, giocano, come tutti i bambini del mondo, ti saltano addosso gridando, ti abbracciano.... Ma ce ne sono alcuni che sembrano già vecchi, hanno la serietà allarmante di chi ha visto già troppo, oppure l’ambiente miserrimo e la sottostimolazione mentale hanno provocato ritardi, oppure - e questo è così grave da dare i brividi -  sono mancate proteine e nutrienti per alimentare il cervello e il corpo. Non muoiono di fame come ho visto in Africa, ma la malnutrizione è evidente.
Perché vivono nella precarietà assoluta i migranti haitiani, spesso senza documenti in regola, clandestini, senza diritti civili, senza patria, senza lavoro, senza pari opportunità, con poche, pochissime speranze... 





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