giovedì 5 novembre 2015

“L’ora illegale” racconto di Susanna Brigada

25 ottobre 2015 - un racconto della giornata tra scrittori "Il vizio di scrivere" - Biblioteca di Rescaldina (Mi)
pagina facebook: Il vizio di scrivere

(prossima giornata in gennaio, seguiteci!)

  Era  uno di quei momenti in cui vagabondi per casa cercando qualcosa che ti riempia il tempo: quel tempo troppo scandito dagli eventi esterni, dalla frenesia della vita quotidiana, dal questo è giusto, doveroso, istituzionalizzato della serie : ”ve’ lo fanno tutti!” .  Beh! ero lì che  vagavo come un’anima in pena da un locale all’altro, da un pensiero apparentemente chiaro e deciso all’immediato suo opposto, creando quell’attimo di perso e di vuoto dove nulla sembra  meritare uno spazio nella mente, quando il più banale degli impulsi si compie senza quasi che te ne accorga. Toh! Accendo il televisore.  Poi penso: ma sì in fondo mi distrae un po’ dalla confusione della mente e da questa maledetta incapacità di decidere quando qualche cosa d’altro non decide per me.
   Il volto ben delineato del conduttore del telegiornale di turno  mi appare come l’ennesimo automa: incipriato, imbellettato incorniciato come uno dei più perfetti ritratti d’autore, ma pur sempre un automa. Penso: che noia, almeno quel tale oggi sa che fare. Per lui è tutto chiaro prestabilito, non ha pensieri vaganti per la testa ma di certo idee, magari non sue ma di sicuro ben chiare. Sospiro e penso: Beato lui!
   Ma ecco che finalmente la mia attenzione si sposta all’ascolto. Il tale sullo schermo era intento a dare una notizia molto pratica e d’interesse comune. Diceva:” Domani si conclude l’ora legale e le lancette ritorneranno indietro di un’ora”. Guardo il calendario: ok tutto legale. E’ il 24 Ottobre e di solito questo è il periodo in cui torna l’ora illegale, cioè, volevo pensare, l’ora naturale. Mi sorprendo a sorridere da sola dei miei pensieri,  intanto che la mia attenzione verso il giornalista e i suoi comunicati si era già  abilmente e velocemente dissolta. Ma pensa te! mi dico. Ho pensato all’ora illegale anziché naturale, solare, ciclica come le stagioni, come il corso della vita, come il tempo stesso che scorre regolare senza alcuna sorta di legge, imposizione, comando. Lui va, nessuno lo può domare.  Il tempo è come un cavallo libero, scorre indomabile nelle pianure sconfinate e inabitate del mondo.  Eppure, tristezza! In questa nostra società dei consumi, del profitto e del dominio dell’uomo sul tutto anche il tempo diventa addomesticabile. Insomma siamo riusciti a controllare persino l’incontrollabile:  sottomettere il tempo ai nostri fini. Odio tutto ciò, l’ho sempre odiato! Eppure la parola legale è talmente investita di sacralità oggi, che in confronto la parola naturale sembra solo una cosa alternativa. Pazzesco!
   Io direi che finalmente torniamo a regolamentare il tempo libero, non perché si può far ciò che si vuole ma piuttosto perché finalmente abbiamo tolto i lacci a colui che non può essere ingabbiato, imprigionato, alienato, imbrigliato: il tempo, il signore della vita l’innominabile presente e assente nello stesso momento.
   Anche il televisore mi ha stancato, mio dio! Queste notizie sono sempre sconcertanti! Quando non sono l’ennesimo annuncio di morte! Via via spengo. Non è nemmeno questo che voglio oggi. Accendo la mia musica Non è gettare il tempo sentire la musica, ma scaldare il cuore, calmare i pensieri, forse lasciare libero davvero il tempo: quello illegale, voglio dire.  Lasciare che il cavallo vada un po’ dove crede. Chiudo gli occhi e finalmente mi lascio andare. Le armonie, i ritmi, i timbri e le escursioni cariche di forza e d’improvvisi silenzi dei compositori russi mi hanno sempre affascinato fin dai ricordi di ragazzina. Sì, proprio quando il mio tempo illegale soggiornava in spazi nuovi fatti di scoperte e imprevedibili esperienze. Già! è proprio come se noi, la musica e tutto questo mondo sensibile che ci appartiene fosse al galoppo, cavalcasse questo libero e  misterioso tempo illegale. Chiudo gli occhi, è inevitabile. Ogni volta che sento la musica mi viene da chiudere gli occhi. E la cosa strana è che sempre in quei momenti di pace rubata i miei occhi ci vedono meglio: le immagini sono stranamente più nitide e le percezioni dei miei sensi più pulite profonde reali.
   Sono lì che ascolto e vedo fra le note e timbri della moltitudine di strumenti d’orchestra, l’immensità di una terra deserta, ma calda , appagante di materia mobile volitiva: terra sabbia aria. E lì che vedo lo scorrere infinito di eleganti cavalli bianchi indefinibili per la velocità della loro corsa: macchie di colore in movimento, sabbia che si solleva forse aria, vento. E  poi, ad un tratto il flusso rallenta, il ritmo cambia e come un’immagine di primo piano mi sembra di vederlo. La sagoma magnifica di un cavallo enorme in costante movimento, i colori del mantello attraversano la luce lasciando trapelare ogni tanto sfumature dell’iride senza che  mai un colore si soffermi a sufficienza per poter essere riconosciuto: solo il bianco sembra dominare. Sembra che aspetti, sembra mi guardi, sembra attenda ma è solo un pensiero nella mia mente, un’idea, oppure è così? In quel momento le armonie della musica che esce dal mio lettore cd si sono fatte dolci, lente, piene di  attesa cadenziate, proprio come il calmo galoppo di quel cavallo, prima che i ritmi aumentino e la corsa riprenda e  ricominci di nuovo. Gli domando: - Sei tu? Sei il tempo Illegale? – e subito aggiungo, presa da uno strano rimorso per aver osato tanto. - Scusa se ti ho chiamato così, ma mi ha fatto ridere questa definizione, un poco offensiva, ma che nello stesso tempo sembra vera per gli esseri umani, non trovi ? – Oh! Si- mi rispose il bellissimo destriero, senza mai fermarsi un attimo - peccato che poco mi riguardi, ma sono a conoscenza delle vostre bizzarrie.  Gli umani si caratterizzano proprio per quello: ne sono tormentati  ma alla fine la loro materia non è altro che un cumulo di sostanza impazzita. Lo guardo allibita e stupefatta e senza accorgermi dai denti mi sfugge una domanda questa volta decisa e impaziente: Ma tu sei il tempo, non è vero? - Oh! Che sciocchezza! - Rispose il cavallo che già mi sembrava avesse aumentato il suo ritmo di galoppo. - Perché? -risposi io quasi confusa da quella risposta inaspettata. – Se non sei il tempo allora chi sei? – Non so proprio, ma tu dovresti saperlo! - disse lui  –Sapere cosa? -  Sinceramente devo complimentarti con te per la scelta elegante dell’immagine che mi hai attribuito mia cara, ma come potrai di certo capire io non sono portatore d’immagini, nemmeno d’emozioni e di azioni, come tu mi hai qui dipinto. E neppure dovresti tanto preoccuparti per il mio nome o per gli appellativi che mi vengono dati. Pensa, non c’è nulla di reale in tutto questo! Io sono la creatura più irreale e assurdamente più nominata dagli uomini.-Come puoi dire una cosa del genere!- dissi io confusa, la mia stessa     storia è comprensibile e descrivibile  solo con la tua presenza-No! Non è affatto così- rispose lui
-E allora spiegami tu quale è la tua forma reale, la tua vera natura, la tua reale  identità!- Le risposi impaziente.
In quell’attimo le note della musica cominciarono di nuovo la loro corsa, i volumi e ritmi sembravano impazzire di nuovo e anche la corsa dei cavalli di luce riprese davanti ai miei occhi lasciando quella insolita conversazione inconclusa.

   Venni improvvisamente scossa da questi pensieri da un suono conosciuto che si sovrappose ad essi: era la soneria del mio cellulare.  Mio marito  dall’altro capo del telefono mi chiedeva se avessi tempo per una commissione urgente. –Sì sì,- mi misi a ridere. - tempo ce né quanto ne vogliamo. Dunque, sospendo un attimo i miei pensieri, ristabilisco le mie emozioni entro una nuova traiettoria , cambio le immagini e gli spazi che sono ora intorno a me ed ecco è presto fatto!- Dall’altro capo del cellulare sento lui balbettare…..- ma ti sta dando di volta il cervello più del solito?- No No! Tranquillo, ho semplicemente deciso di dedicarmi al tempo illegale, quello legale mi ha proprio rotto le scatole!-