lunedì 25 gennaio 2016

“Il velo” di Claudio Bossi per IL VIZIO DI SCRIVERE

10 gennaio 2016 - Seconda giornata tra scrittori a Rescaldina (Mi) IL VIZIO DI SCRIVERE –Sull’argomento "Il velo" il nostro superesperto internazionale di Titanic ha avuto del filo da torcere. Come parlare del Titanic con un titolo del genere? Ma con un volteggio degno dell'equilibrista più spericolato è riuscito a mantenere la sua promessa. E noi continueremo a sfidarlo!
  

pagina facebook: Il vizio di scrivere (prossima giornata in marzo, seguiteci!)

Titolo peggiore non mi poteva capitare in questo sorteggio per scrittori a Rescaldina…
Avrei preferito cambiarlo  con quello della mia amica Silvina, “Esoterismo”, perché giusto poco meno di due mesi fa sono stato ospite in un’associazione proprio a parlare dei fenomeni esoterici che ruotano attorno alla vicenda del Titanic*. Ancor meglio se avessi pescato dalla ciotola magica “La mia ossessione”, titolo sorteggiato dall’ amico Cristian: il suo argomento era giusto il “fil rouge” di una mia intervista, rilasciata nel lontano novembre 2012, a Roma nel corso del programma di Rai Radio Uno “Citofonare Cuccarini”, e condotta dalla bionda Lorella. Dimenticavo di aggiungere che “La mia ossessione” è il titolo del tema da me assegnato agli altri…e non c’è niente da ridere!

Fatta questa debita premessa, vediamo un po’ cosa mi viene in mente di scrivere sul mio argomento “Il velo”. Non voglio certamente abbinarlo all’ indumento indossato dalle donne del Medio Oriente, né tantomeno al velo della sposa, né allo zucchero a velo di cui abbiamo fatto abbuffata fino all’altro ieri, abbinandolo ai pandori natalizi e via discorrendo.
Questo vocabolo vorrei interpretarlo come un “mettiamoci una pietra sopra”....come faccio ad abbinare un velo al Titanic? È im-pos-si-bi-le...
Ma ecco che nella mia mente si dipana la nebbia e incomincio a vedere la luce.
il capitano Smith

La vicenda del “mio” Titanic è zeppa di circostanze e avvenimenti su cui l’uomo deve stendere un... VELO PIETOSO!!!

Tutti conosciamo e pensiamo di conoscere la storia del famoso transatlantico, affondato nella notte tra il 14 e il 15 aprile di quasi centoquattro anni fa. Tutti abbiamo visione della nave e il tutto grande e il tutto bello che ci ha propinato il famoso film di James Cameron.
Però per lo studioso, come io sono, della storia della famosa nave c’è veramente da stendere un velo pietoso su alcuni episodi che si sono verificati prima, durante e dopo la sua costruzione a Belfast, prima, durante e dopo la sua partenza, avvenuta dal porto inglese di Southampton il 10 aprile 1912. Aggiungerei di stendere un velo pietoso anche dopo il 1985, anno in cui venne scoperto il relitto sui fondali oceanici.
Visto il carattere conviviale del simposio a cui sto partecipando, non ritengo sia questa la sede opportuna per dipanare taluni episodi della vicenda Titanic ad un parterre di persone di cultura, sì, ma quasi certamente non troppo portate a recepire il mio messaggio. Mi limiterò a citare solo qualche fatto emblematico.

Un velo pietoso sarebbe da stendere durante la costruzione del gigante dei mari. Questa nave rappresentava il più alto grado di tecnologia mai raggiunto dall’uomo. La nave era stata concepita con l’inserimento di sedici compartimenti stagni, una cosa assai innovativa: si arrivò addirittura ad affermare che anche con quattro locali stagni allagati il piroscafo avrebbe garantito la sua galleggiabilità. La stampa arrivò a tributargli il titolo di unsinkable, inaffondabile! Dal canto suo la Compagnia marittima proprietaria del Titanic, la White Star Line, non fece nulla per far togliere quella definizione, anzi. Questo fatto dimostra che la superbia, l’arroganza e la tracotanza dell’uomo nello volere sfidare la natura non ha limiti. E se a ciò aggiungo anche dell’altro, ad esempio il numero di scialuppe di salvataggio installate a bordo largamente insufficienti per l’ipotetico numero di persone che il Titanic avrebbe potuto trasportare, è il caso di affermare che il profitto aveva prevalso sulla sicurezza. Quindi consentitemi, ecco che mi viene da stendere un primo velo pietoso.


Prima, durante e dopo la partenza del transatlantico i poveri e ignari passeggeri non sapevano che stavano viaggiando con un incendio che covava a bordo della nave. In effetti, quel mercoledì mattina, quando la nave salpò, qualcuno sentì odore di zolfo, proveniente dalle viscere della nave. Questo odore proveniva dalla combustione spontanea del carbone stivato, incendio che si era originato sul lato di dritta, cioè di destra, nel locale caldaie numero 5, guarda caso proprio laddove la nave ebbe la futura collisione con l’iceberg. Forse le fiamme hanno accelerato i tempi di agonia della nave? Agli uomini dell’equipaggio venne imposto di non dire nulla, appunto, per non allarmare i passeggeri.
Non è il caso di stendere un velo pietoso sulla negligenza del comportamento della Compagnia marittima? Quindi non solo un iceberg avrebbe segnato il destino del Titanic inaffondabile, ma…

Il relitto dell’enorme nave venne identificato, dopo lunghe ed estenuanti ricerche, a 3810 metri di profondità il 1° settembre 1985 dall’oceanografo Robert Ballard. Per Ballard questa scoperta rappresentava il culmine di un’ossessione che lo accompagnava sin da ragazzino. Ballard aveva visitato con rispetto il relitto della grande nave che è, ricordiamolo, un’enorme monumento alla memoria delle oltre 1500 persone che perirono nell’immane tragedia.
Ballard in una dichiarazione rilasciata alla stampa affermò che non poteva fare altro che pensare al Titanic: a quelli che lo avevano costruito, a quelli che ci avevano navigato ed erano morti quando era affondato. Avevano finalmente messo "a riposo" la nave, o semplicemente aperto una nuova era di speculazioni sul suo destino e tentativi di saccheggio della sua profondissima tomba?
Era la dichiarazione di uno scienziato, uomo che negli anni a venire sarebbe diventato un mio carissimo amico, dichiarazione che ho subito sottoscritta.
Mai tanta saggezza e verità come le successive immersioni al relitto hanno poi dimostrato: paradossalmente la scoperta di Ballard aveva vivificato ancora più il ricordo del Titanic e indotto molti ad asportarne i pezzi. Anche qui, a parer mio, stendere un velo pietoso è la cosa più opportuna da fare.

Un ultimo velo pietoso è da stendere poi su questo pezzo che ho scritto, divertendomi un po’, assolutamente senza discostarmi dal tema Titanic! I miei compagni di scrittura non riusciranno MAI a distogliermi dalla mia ossessione!



*Claudio Bossi è il maggior esperto internazionale sulla storia del Titanic