mercoledì 27 aprile 2016

"il vecchio e il mare" racconto di Mauro Tonveronachi per IL VIZIO DI SCRIVERE


Il vizio di scrivere – 17 Aprile 2016 - Biblioteca di Rescaldina - per aver sorteggiato l'argomento "Il vecchio e il mare" Mauro Tonveronachi ha scritto questo  racconto che invita a non arrendersi mai

Luca aveva usati gli ultimi risparmi per comprarsi una casetta a Rodi, una delle tante isole greche: gli avevano detto che la sua famiglia proveniva da lì dopo che un loro lontanissimo antenato aveva fattole crociate, lì si era fermato e aveva generato discendenti che poi arrivarono in Italia. L'isola era magnifica e la sua casa era proprio vicina alla punta estrema, là dove due mari sono separati da una sola lingua di terra e a una parte c'è il mare mosso, dall'altra il mare calmo. Lui però ci andava solo la mattina prima di andare a comprare il giornale e due cose al supermercato: per il resto del tempo rimaneva asserragliato tra le quattro mura. C'era una signora poi che gli faceva i lavori di casa e gli cucinava la spesa. La televisione satellitare ed il computer erano i suoi soli amici.
A volte, la sera, si sedeva al fresco in veranda su di una vecchia sedia a dondolo e fu proprio mentre fumava una sigaretta su quel dondolo che vide un ragazzino passare in bicicletta, sbattere la ruota contro un sasso e cadere. Allora uscì e lo soccorse. Lo portò in veranda, sul dondolo, gli medicò la ferita al ginocchio e gli offrì da bere.
Al ragazzino era passato lo spavento per la caduta e parlava, parlava, parlava della scuola, di una compagna che gli piaceva, dei suoi sogni per il futuro... Ah dimenticavo, si chiamava Francesco... Poi chiese a Luca: “tu in che mare fai il bagno, in quello calmo o in quello agitato?”. “Io proprio non faccio il bagno nel mare” rispose Luca seccato “son cose per voi ragazzi”. “Non è vero io trovo sempre tante persone anziane che fanno anche surf”. “Sarà anche vero ragazzino, ma sai a me hanno diagnosticato un cancro, sono venuto a stare qui aspettando la fine in questo mare che mi ricorda la mia vita: a volte calma e tranquilla o grigia e incolore, ma anche turbolenta e frenetica. Non ho che da vivere di ricordi di ciò che è stato e non sarà più...”. Francesco lo guardò serio e non disse nulla, rispettoso del dolore del vecchio. Se ne stettero in silenzio per un po', poi il ragazzo disse: “vuoi fare un giro in barca con me? Scegli tu in quale mare...”. Luca, che non si aspettava una simile richiesta, pensò che dopotutto chI se ne frega almeno faceva qualcosa di diverso dal solito e quindi rispose: “ma si perché no e andiamo in quello mosso così se cado è finita già adesso visto che non ho mai imparato a nuotare...”. Fu così che quella strana coppia prese il mare. Sulla barca c'era anche una canna ed il vecchio la lanciò così senza pensarci troppo su, anzi dopo un po' si addormentò pure. Stava sognando dei leoni sulla spiaggia quando la canna ebbe uno strattone e Luca si svegliò, la canna scivolò e lui riuscì però a riprendere il filo e tirò, tirò fino a scorticarsi le mani che cominciarono a sanguinare finché un grosso pesce uscì dall'acqua tirando ma Luca tirava pure lui ancora e riuscì a portarlo vicino e a legarlo alla barca. Mio Dio come si sentì soddisfatto allora... Fecero per tornare alla spiaggia ma il grosso pesce sanguinava ed attirò dei pescecani che girarono attorno alla barca e poi lo addentarono e quando, alla fine, arrivarono alla spiaggia e scesero dalla barca, c'era rimasto solo lo scheletro, la lisca se volete. Ma il vecchio non si girò indietro a guardarlo, tornò a casa ed andò a letto perché voleva sognare ancora i leoni, voleva sentirsi ancora vivo, attivo pieno di energia e di sogni e fanculo il cancro quando sarebbe venuta l'ora l'avrebbe accettata. Solo una cosa sapeva: che non voleva più aspettare, e fa niente se arrivano i pescecani, fa niente se rimaniamo con una lisca in mano, fa niente se arriva il cancro: l'importante è sognare i leoni.