mercoledì 27 aprile 2016

Emma Fenu per "Sinfonia nera in quattro tempi": una nuova recensione

recensione di Emma Fenu pubblicata sul sito LIBRERIAMO
http://pensierieparoleinvaligia.libreriamo.it/2016/04/26/sinfonia-nera-in-quattro-atti/


Occhi che non temono il mistero delle realtà oscure.
Muscoli scattanti e fiuto per ogni traccia, se pur piccola.
Orecchie tese a captare il minimo sussurro.
L’assassino è in trappola fra unghie affilate di un detective.

Occhi che cercano di saziare istinti di caccia.
Pelliccia morbida a nascondere un cuore spietato.
Sensi acuiti per lucidi piani sporchi di sangue.
La vittima è in trappola fra le unghie affilate di un mostro.

La copertina del romanzo di Tiziana Viganò, Sinfonia nera in quattro tempi, non a caso raffigura un gatto che pare attratto dall’invisibile ed ignoto universo. Eppure la piccola mosca c’è, basta avere occhio esperto.
La scrittrice, padrona dell’inchiostro e delle emozioni, si cimenta con ottimi risultati in un giallo che si snoda in quattro distinti episodi accomunati da delitti che coinvolgono donne spezzate, triturate, uccise in corpo o in anima. O in entrambi.
Un libro di siffatta natura non permette che ne si accenni la trama, tutta a fruizione del lettore, ma consente un’analisi ad ampio raggio che ne evidenzi gli intenti narrativi e comunicativi.
Il maresciallo e il brigadiere sono volutamente inseribili nell’immaginario collettivo: la Viganò ce lo fa comprendere chiaramente citando Montalbano. Sono figure rassicuranti, prevedibili e amabili che diventano compagni di avventure in una storia, anzi strumenti ad arco in una sinfonia, in cui risuonano toni bassi e gravi, interrotti all’improvviso da struggenti acuti.
I protagonisti di fatti e misfatti, invece, sono sorprendenti, incauti, instabili, imperscrutabili, oscuri. Topi che corrono in cerca di vita mentre il Titanic delle loro vite affonda inesorabilmente.
C’è un ulteriore elemento che accomuna queste vicende di donne vittime e carnefici e di uomini carnefici e vittime: la dipendenza da psicofarmaci e droghe, quasi che l’orrore cercasse giustificazione in un mondo deformato, o, più probabilmente, in mondi di esseri troppo soli e troppo disillusi.

Sinfonia nera in quattro tempi” è una perla.
Non solo per la maestria della scrittrice, con anni di esperienza alle spalle, ma per la contraddittoria simbologia che nell’arte cristiana la contraddistingue: lacrime, memento di fallace vanitas, purezza del Salvatore degli uomini. Non a caso, nella prima storia narrata…
Buona lettura.

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