lunedì 2 maggio 2016

Paola Casadei: recensione per "Come le donne"


recensione di Paola Casadei pubblicata su

Il libro di Tiziana Viganò racconta le storie di dodici donne, ritratti simbolici della condizione della donna di oggi. Si tratta chiaramente di racconti veri; mi è piaciuto molto il fatto che sono raccontati in prima persona. Si tratta di donne che hanno sofferto ma in qualche modo decidono di reagire, di riprendere la propria vita in mano invece che subire in modo passivo il dolore che per un motivo o per un altro si sono trovate addosso. Non esiste una bacchetta magica, ognuna di noi deve cercare una propria strada. E loro lo fanno. Con speranza e coraggio. Determinate, contro-corrente. Dodici donne diverse, unite da una forza d’animo che permette loro di reagire, di scegliere, di agire e non lasciarsi agire.
Giustamente si percepisce l’orgoglio di avercela fatta, a cambiare un po’ le cose. I miei preferiti, che mi hanno fatto indignare o riflettere di più sono tre : Galline,  Bellissima, di pelle neraLa sposa in attesa.
I racconti sono descritti in maniera semplice e molto diretta, senza girare troppo intorno ai problemi, ma mettendoli sul banco così come sono. Nel complesso si tratta di una lettura fluida e di uno stile lineare, con un ottimo ritmo dei racconti, che consiglio soprattutto alle donne. Profondo, intelligente, ben scritto.
Le donne che racconta Tiziana Viganò appartengono a volte ad altre culture, razze e tradizioni, che a volte si trovano a vivere in città italiane senza potersi mai dire integrate nella società: ma restano donne, con punti fermi che le – e ci – accomunano tutte. 
Sono storie che mi hanno interessata perché sono vere, autentiche, ma non sono raccontate per fare sensazionalismi. Ognuna di queste donne ha un’idea chiara del valore e della dignità umana, e scelgono di continuare, magari soffrendo, tagliando, ricucendo, trasformando la loro vita per cercare di andare oltre, di stare meglio, di reagire, di andare in qualche modo contro consuetudini e tradizioni che in partenza le vedrebbe perdenti. A volte sono vittime di pregiudizi comuni e molto consolidati. 
Accade spesso, anche da noi, ma forse più spesso lontano da noi, che una donna si trovi a vivere una vita non scelta, spesso schiacciata, costretta a vivere senza potersi sentire valorizzata o riconosciute le sue qualità. A volte sono chiuse in gabbie dorate, a volte le gabbie sono di ferro, spesso non c’è la libertà di esprimersi. Si tratta spesso semplicemente di violenze psicologiche, a volte no. È importante aprire i propri orizzonti anche in questo senso, rimanere aperte al resto del mondo, sapere quelli che sono i diritti delle donne nel mondo. Troppo spesso anche noi donne viviamo nel nostro mondo e ci chiudiamo, prese dagli impegni di tutti i giorni.
Io sono sempre attenta alle storie che parlano di donne, in particolare a storie di donne in qualche modo “diverse”: sono più di vent’anni che non vivo più nella mia città, tra le mura che mi hanno visto crescere, passare da bambina a donna, nelle strade dove giravo da ragazzina, in bicicletta, a piedi. Posti sicuri e dove se vuoi puoi non sentirti sola.
La solitudine è spesso una costante delle donne di questo libro, che scelgono o vengono portate a vivere lontano dalle loro sicurezze e per questo si trovano a essere per forza sole. 
Da anni vivo all’estero. Ora in Francia – qui è facile. Ma ho vissuto in Sudafrica e in Mozambico, ho tenuto sempre con gli occhi ben aperti, e ho riconosciuto donne tra le dodici raccontate da Tiziana nelle donne che hanno attraversato la mia vita, con cui mi sono incontrata o solo scontrata.

Qualunque sia la loro origine, l’immagine che lasciano le dodici donne è di esseri umani fragili, ma forti, e capaci di trasformarsi e rinnovarsi per guardare al futuro con fiducia.

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