domenica 12 giugno 2016

“L’altro capo del filo”: la tragedia dei migranti e una donna uccisa nel centesimo libro di Andrea Camilleri

"L'altro capo del filo" (Sellerio) è il centesimo scritto di Camilleri. 

Salvo Montalbano sente le “vecchiaglie”: si sente appesantito, non riesce più a entrare nei jeans di qualche tempo fa, anche se si sdraia sul letto e tira dentro la pancia…dopo un po’ deve toglierli. Dopo le mitiche mangiate da Enzo dove era abituato ad abbuffarsi  la passeggiatina “molo molo” non è più così spedita, impiega anche il doppio del tempo di una volta. Ha qualche tristezza in più, qualche paura, prova angoscia e dolore davanti alla tragedia dei migranti che sbarcano a centinaia, tutti i giorni e le notti, sulla spiaggia di Vigata o affogano in un mare “dove, n’zemmula a quei morti, stava naufraganno macari il meglio dell’omo”. L’inizio del libro ha la dolorosa solennità di una tragedia antica che narra però fatti attuali, ma poi si tinge con il giallo del delitto e con il sangue di una donna massacrata a forbiciate.
Ancora una delle magistrali figure di donne che Camilleri ci ha regalato. Tanti gli enigmi per nessun indizio. Chi c’è dall’altro capo del filo? Quel filo del gomitolo di lana con cui un gatto bianco gioca, facendo venire in mente a Montalbano qualcosa, un’associazione di idee, un lampo che fa fatica a insinuarsi nella sua mente: occhi di gatto che lo guidano a vedere particolari sfuggiti prima, graffio di gatto lordato dal sangue della sua padrona uccisa.
L’inconscio è il mare magnum dove sono nascoste tutte le esperienze, le conoscenze, l’istinto animale, le intuizioni, anche le vite dimenticate: quello di Montalbano oggi come ieri ribolle come in una pentola a pressione e fa uscire zaffate di vapore bollente. Il suo stile, il colpo da maestro non è cambiato, nonostante i sessant’anni suonati, così come non è cambiato il novantenne Camilleri.
Ci fa tenerezza infinita sapere che ora è cieco e l’ultima sua opera l’ha dovuta dettare a una scrittrice, Valentina Alferj, e le ha permesso di “intervenire creativamente”. Ma, a differenza di tanti scrittori di best seller che si avvalgono di writer dichiarati o ghostwriter  qui Camilleri c’è, è sempre lui e il suo alter ego Montalbano con le sue nuove debolezza dimostra un’umanità ancora più calda e coinvolgente del solito, senza perdere il suo modo di fare “magarie” nelle indagini più complicate.

Per favore, Camilleri, continua a dettare, non possiamo fare a meno dei tuoi romanzi!

altre recensioni di romanzi di Camilleri su questo blog: "Inseguendo un'ombra" e "Donne", ma TUTTI gli scritti di Camilleri sono tra i miei "Libri del cuore"