lunedì 4 luglio 2016

"L'ultima vacanza" di Gianni Papa per Il Vizio di scrivere

Il vizio di scrivere, 3 luglio 2016: Sull'argomento estratto "Depositati dal mare" Gianni Papa ha scritto un racconto con quell'umorismo nero adatto all'estate perchè "agghiacciante"! "L'ultima vacanza"



Grazie a un buon conguaglio Inps nello stipendio di luglio, avevo potuto portare i miei figli a Scauri. Due settimane in un residence sul mare, con spiaggia privata annessa, per duemila euro. Uno sproposito, ma in fondo era la prima volta che avevo dei soldi da spendere per loro.
La terza mattina, li avevo tirati giù dal letto presto.
- Claudio! Tiziano! Se non andiamo adesso, poi la sabbia è troppo bollente. Sbrigatevi.
Entrambi avevano gli occhi cisposi e si stiracchiavano indolenti tra le lenzuola, cercando i cuscini. Li sollevai di peso, erano piccoli. Sei e otto anni di magrezza e muscoli.
La loro mamma era morta in uno strano incidente domestico, scivolando per le scale su una barca a rotelle di Claudio. In preda allo strazio, mi ero allontanato in un posto che conoscevo solo io, tra i monti, lasciandoli ai miei genitori con la promessa che, quando fossi stato in pace con me stesso, mi sarei fatto rivedere. Poi mi era arrivato questo conguaglio inaspettato, frutto di una ristrutturazione edilizia, e mi era sembrata l’occasione per fare una prova di convivenza e pensare a un futuro insieme. Ma non era andata bene. Me ne ero accorto alla fine del secondo giorno, che dovevo liberarmi di loro.
Dopo molta fatica, sette biscotti e due bicchieri di succo alla pera, riuscimmo a raggiungere la spiaggia. I bambini, recuperando improvvisamente le forze, rimasero estasiati a camminare con i piedi nell’acqua della riva, a guardare i primi appassionati di jogging che rasentavano il bagnasciuga, i due fidanzatini che camminavano lentissimi mano nella mano guardando le impronte lasciate dai loro piedi sulla sabbia.
- Papà, è bellissimo – disse Tiziano – Possiamo fare il bagno?
Sovrappensiero, non risposi. Ero ipnotizzato dal sole rasente sul mare e perso nelle mie congetture di delitto perfetto.
- Papà! - ripeté Tiziano – Possiamo fare il bagno?
Stavolta ascoltai. Pensai che, se si fossero buttati in acqua, avrebbero potuto fare la pipì in immersione e dunque il mio piano sarebbe andato a rotoli. Di solito, al risveglio li indirizzavo al water, come prima cosa, ma quel mattino li avevo distratti di proposito. Anzi, Claudio me l’aveva anche chiesto:
- Papà, posso fare la pipì prima di andare in spiaggia?
- No, tesoro.
- Papà, posso portare il mio modellino di transatlantico in spiaggia?
- No, tesoro. Poi affonda e piangi.
Non avevo previsto che avrebbero potuto semplicemente chiedermi di buttarsi in acqua, però. Non lo avevo proprio previsto!
- Papà! Possiamo fare il bagno? Possiamo?
Claudio cominciò a togliersi la maglietta a giromanica, senza aspettare il mio assenso. Tiziano, il fratello più grande, fece altrettanto, su imitazione.
- No, bambini! Andiamo alla toilette del lido!
Si bloccarono, con le magliette mezze messe e mezze tolte.
- La toilette? - disse Claudio – Papà, noi vogliamo entrare nel mare!
Mi guardai intorno. Il mondo era lontano. Lontani i due fidanzatini di prima, lontani i due vecchi con l’acqua piatta fino alle ginocchia, lontano l’uomo col trattore che spianava la spiaggia. Se avessi annegato i bambini, invece che ammazzarli nel cesso del lido, cosa sarebbe cambiato? Qualcuno mi avrebbe visto? Probabilmente no: mi sarebbe bastato prendere le dovute precauzioni per non farli gridare e non ci sarebbe stato nessun problema.
- Ti prego, papà! Lasciaci fare il bagno!
Non risposi. Però Claudio continuò a togliersi la maglietta e, in un attimo, si disfece dei pantaloncini, sotto i quali portava il costume a slip.
Tirai fuori il coltello dai miei, di pantaloncini, e lo piantai nella sabbia. Per un attimo, Claudio mi guardò interrogativo. Poi disse:
- Il transatlantico non hai voluto che lo portassi, invece il tuo giocattolo lo avevi in tasca.
Anche Tiziano aveva finito di svestirsi. Adesso guardava l’acqua calma illuminata da miliardi di colori psichedelici dal sole rovente.
- Aahhahahhahahhahahahhahaha!
L’urlo di Claudio ci fece sobbalzare. Cosa gli aveva preso? Tiziano guardò nella direzione in cui guardava il fratello e mise fine a qualunque mio progetto sulla pipì: rivoli di liquido giallo gli vennero fuori dal costumino e gli colarono lungo le gambe, liberi verso la sabbia, tendenti senza sosta al centro della terra.
Lo guardai. Si era trasformato in una statua di cera, con la bocca a cuoricino e gli occhi a palla. Le guance sembravano lampadine dentro bicchieri di latte.
- Tiziano, che hai? - gli chiesi, scuotendolo – Stai bene?
Volevo ucciderlo, eppure l’evenienza che stesse male mi sconcertava.
- Tiziano, stai bene?
- Papà! - strillò Claudio, riuscendo a muovere un braccio, una mano e un dito per indicare il mare.
Mi voltai. Sulla riva c’erano due bambini neri, completamente bagnati, immobili. Era evidente che il mare piatto li avesse, in qualche modo, depositati lì, chi sa quando, chi sa come. Avevano gli occhi chiusi e l’espressione serafica.
Non capivo lo spavento dei miei figli. Cosa c’era da gridare e da pisciare? Stavano dormendo. Non vedevano come erano belli? Era così evidente che stessero dormendo!
- Papà!!!!!!!!! - strillò ancora Claudio.
Anche Tiziano cominciò a pisciare nel costume, bagnandosi le gambe e i piedini.
- Papà!!!
- No, bambini, no. Che avete capito? - dissi – Qui siamo nel basso Lazio, non ci possono essere bambini neri portati dal mare, non è come credete. I bambini morti sulle spiagge hanno gli occhi spalancati, le facce stravolte. Questi sono tranquilli, dormono. Stanno solo dormendo. Non è come credete. Stanno solo dormendo.
Eppure, si era avvicinata la coppia di fidanzatini. Lui aveva tirato fuori un cellulare e stava telefonando. I due vecchi non avevano più le ginocchia nell’acqua ed erano venuti a guardare. L’uomo del trattore si era avvicinato e avevamo scoperto che era molto alto.
Poi era arrivato addirittura un poliziotto in divisa che aveva cominciato a parlare, a fare domande, a dirmi che non mi dovevo allontanare, e una poliziotta bionda a cui Claudio e Tiziano non dissero nemmeno una parola, probabilmente perché si vergognavano di essersi pisciati addosso.

Così quella mattinata, nata nel migliore dei modi, era degenerata in un incubo improbabile, con due fidanzatini impiccioni con il cellulare, due vecchi senza più mare alle ginocchia, due poliziotti logorroici in vena di farmi perdere tempo e due extracomunitari addormentati sulla spiaggia per rompermi le uova nel paniere, spaventare i miei figli e costringerli a rinunciare alla nuotata mattutina.