martedì 5 luglio 2016

"Panta rei" racconto di Tiziana Viganò per Il vizio di scrivere

Il vizio di scrivere, 3 luglio 2016: Sull'argomento estratto "Fluidità" Tiziana Viganò ha scritto un racconto ispirato da alcuni quadri del romanticismo pittorico, Turner, Monet, Friedrich

Onde che s'infrangono su una spiaggia sottovento a Margate: 
dipinto di W.Turner (1840), Londra, Tate Gallery 


I colori si stemperano si mescolano si confondono, diventano altro.
Una nube grigia si squaglia in un’altra gialla, una luce bianca, che si perde in sfumature che riprendono tutti gli altri colori, esce dal quadro. 
Non è solo luce, è acqua, è forza travolgente, barcollo, è acqua, la sento fredda sulla pelle, è acqua. Sono dentro quella luce.



Tempesta di neve e battello a vapore al largo di Harbour's Mouth:
dipinto di W Turner 1842


Le pennellate partono dal centro ed escono dai limiti, le tonalità blu e verdi, grigie e nere dell’oceano 
 in tempesta si mescolano nel bianco della schiuma di onde possenti che si alzano fino al cielo e si confondono con le nubi, un vortice parte dall’interno di un gorgo profondissimo che si espande, nero come l’Ade. Un’ombra, una nave? combatte nell’occhio del ciclone:  la neve si abbatte, bianchissima luce ghiacciata.

Tutto è fluido e scorre in questo mondo d’acqua, di luce e di colore, tutto si mescola, si offusca e diventa indistinto.

Sensazione di sciogliersi, di diventare un tutt’uno con gli elementi, pur rimanendo un corpo distinto da loro, diverso eppure mutevole, cedevole ma non penetrabile, arrendevole senza perdere identità.

Ciò che è rigido non è parte di questo altro mondo, che dà sensazioni di leggerezza e di libertà. 

Tuffarsi nel mare e andare giù, sempre più giù, con movimenti sinuosi, sciolti, aprire i propri limiti adattandosi al nuovo elemento.

Ciò che è mutevole è incerto, ma l’immutabilità, pur solida, certa e duratura, è ansiogena. L’acqua non è cristallo, e neppure gas o vapore: ha un corpo, una struttura ma è mobile, evolve, diventa altro da sé mentre passa da un luogo all’altro, da un tempo all’altro. I suoi limiti sono quelli delle rive del fiume, del lago, quelle immense e sconfinate del mare.

Ninfee: (1897-1926) uno dei 250 dipinti di Claude Monet con questo soggetto

Ogni nostra cellula è acqua, “siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”*.

Nel verde, fatto di uno spettro di mille e mille toni, dove ogni colore collabora a costruire un altro colore che li comprende tutti.
La pineta e la cascata: (1828) di C.D. Friedrich.
Hamburg, Hamburger Kunsthalle

Nell’azzurro dove, fluidamente, si è liquefatto il verde, disperso? no, sempre presente, solo amalgamato, in una fusione dove l’identità dell’uno si è fusa nell’altro senza sofferenza. Una luce viola permea ogni cosa dissolvendola con dolcezza carezzevole. Mollemente adagiate su questa superficie in movimento macchie rosa galleggiano tranquille, serene, indifferenti al disordine della vita fuori del loro mondo appartato, appagate di essere sospese a metà di due mondi, dove un cielo, apparentemente nascosto, con sfumature diverse, si specchia e si riflette nell’altro profondo sotto di sé.

Il cupo verde scuro dei pini che incombono, negando la vista del cielo, non può spegnere l’allegria dei salti d’acqua tra le grandi rocce. Si può udirne lo scroscio che copre con la sua forza ogni altro rumore che potrebbe insinuarsi nella quiete profonda del bosco, perfino gli uccelli tacciono nell’eco che si propaga a onde.
Ma dopo il turbine c’è la quiete, l’acqua si allarga nel riposo di un laghetto che riflette il rosso della terra e dei tronchi, si colora con alghe misteriose, un tocco di tonalità calda e selvaggia nella serena pace di un quadro di vita...

Panta rei.


“La Tempesta” atto IV di W. Shakespeare.