lunedì 28 novembre 2016

"La danza delle emozioni" racconto di Emy Bonza per Il Vizio di scrivere

13 novembre 2016 - Biblioteca di Rescaldina - sull'argomento "la danza della realtà" Emy Bonza ha scritto questo bellissimo, emozionante racconto.


Fin da piccola, i suoi occhi ebbero la visione di un mondo particolare. Vedeva i movimenti della gente di tutti i giorni come su un filo, organizzati in moti già scritti da un destino implacabile. Come in una scia di luce, vedeva il fluire dei loro gesti verso le persone, o verso se stessi, disegnare la loro vita in danze già viste fin dall’alba dei tempi, da quegli esseri che, da lassù, guardano le nostre vite susseguirsi.
Per queste sue visioni di danze monocorde, la bambina aveva deciso fin da piccola la sua vita: essere una danzatrice e capire il perché dei movimenti della gente, il perché di quelle scie che ci collegavano l’un l’altro, il perché della realtà stessa. Così, sua madre la iscrisse ad un corso di danza, per poter capire fin da piccola, il fluire dei movimenti e le gestualità di una vita scontata.

Mentre cresceva, la bambina imparava non solo a perfezionare i suoi gesti, ma li applicava alla realtà stessa dove, oramai, nessun gesto veniva dato per scontato. Perché essere come tutti gli adulti che fanno gesti inutili? 


No, si disse, lei voleva essere diversa, voleva che le sue azioni derivassero dal cuore, da ciò che la sua volontà voleva, e non già scritti da una mano sconosciuta. Inoltre la bambina, facendosi grande, iniziò ad interessarsi al valore della vita, alla scelta del destino, allo studio di quella filosofia che sembra governare tutto.
Ogni giorno non era che una nuova scoperta per lei. Spesso, quando aveva dei momenti liberi, andava al parco della sua città, si metteva su di una panchina, diversa ogni volta, e stava ore a fissare la vita della gente che scorreva sotto i suoi occhi. Vedeva bambini giocare sugli scivoli e sulle altalene, in un movimento fluido, bambinesco, con le risate che permeavano intorno a loro, riempiendoli di luce. Vedeva cani correre nel loro gioco di vita, per sfogare la propria adrenalina e divertirsi coi loro amici padroni. Tante persone passavano sotto i suoi occhi di bambina, e successivamente di ragazza. Vedeva susseguirsi vite su vite, legate da fili invisibili, mosse da movimenti già scritti. Vedeva il loro fluire nelle scie di luce intorno a loro. E ogni volta rimaneva incantata. Da bambina, i movimenti che vedeva gli serbavano ogni volta stupore. Ora, più grande, a conoscenza di quella mano chiamata destino e delle filosofia che permeava la vita di ognuno, studiava con più attenzione quei gesti scontati per la gente. Nessun gesto la annoiava, nessun gesto gli sembrava monotono. Da ognuno di essi si poteva imparare molto della vita di quella gente e del destino che gli era capitato. Quante vite aveva visto scorrere davanti a lei! Quante danze immortali si erano susseguite sotto i suoi occhi. Balli già visti, ma nuovi ogni volta, di persone che passeggiavano mano nella mano o che giocavano a pallone. E lei seguiva, con occhi stupiti, ogni movimento, ogni danza, ogni espressione e ogni emozione.

La ragazza infatti, danzando, aveva imparato che ogni movimento, se fatto col cuore, trasmetteva emozioni

E sapeva che quei gesti non erano avvolti solo dai sentimenti più belli, ma anche da sensazioni che ti distruggevano. In un sol gesto, si poteva scatenare forti emozioni come l’amore, o l’odio, o molteplici altre. L’aveva imparato fin da bambina, vedendo l’umore della gente cambiare con un cenno. Ecco perché non ne dava più per scontato nessuno.
 Chi la conosceva, sapeva che la ragazza teneva molto alla danza quanto a conoscere i segreti della vita, nascosti in una realtà difficile da spiegare. 

Non nascondeva a nessuno la sua idea che la vita fosse fatta di danze già scritte, e che stava ad ognuno di noi arricchirle trasmettendo emozioni, o lasciare che il burattinaio ci manovri come se la sua volontà fosse nostra. 

Non le importava di essere considerata pazza o allucinata, non le importava proprio di ciò che pensava la gente. Il suo unico scopo era quello di capire la danza che ci avvolgeva tutti, nella realtà che faceva da sfondo.
Ognuno ha le sue idee, pensava, e ognuno è libero di pensare ciò che vuole sulla vita che ci circonda. Ma perché credere alle parole di tutti quando tu potresti capire più di quanto la gente veda?
Non credeva di esser speciale con questo, anzi. Si considerava una persona come tante, come quelle che vedi quando cammini per strada, che le sfiori con lo sguardo e un secondo dopo te ne sei già dimenticato. Eppure, sapeva che quelle luci danzanti dei movimenti della gente, erano una cosa solo sua, una cosa che solo lei poteva vedere e capire. Eppure, poteva essere insegnata.

La ragazza crebbe, e si fece donna. Ma questa nuova lei non rinunciò alle idee e al vedere la danza delle persone. Molti le andarono contro, molti provarono a costringerla a smettere di pensare a cose impossibili. Lei non lo fece mai. Andò avanti a studiare la vita delle persone e la filosofia che circondava la realtà, continuando la sua vita di danzatrice, trasmettendo emozioni alla gente. E ora che si era fatta donna, poteva trasmettere questa visione del mondo anche ad altri bambini, per poter aiutare il mondo ad avere gente che sapesse vivere appieno la propria vita, nella realtà che lo circondava.
Divenne così insegnante di danza, e con ogni lezione di ballo che impartiva ai suoi ragazzi, corredava il tutto con riflessioni profonde che solo pochi bambini ascoltavano e elaboravano nella propria mente, facendole loro. Essi divennero i suoi allievi più promettenti e bravi. Gli altri ragazzini e ragazzine, erano gelosi di quella preferenza, poiché anche quando facevano una coreografia perfetta, la loro maestra lodava sempre quei pochi ragazzi scelti, e quasi mai loro.
Un giorno, i bambini oramai fattisi ragazzi, le chiesero spiegazioni. L’insegnante sorrise a quella domanda, poiché si aspettava che da un momento all’altro gliel'avrebbero fatta, ma il suo sguardo si oscurò un poco. Stette un momento in silenzio, guardandosi nel grande specchio che copriva la parete di fronte a loro. Infine sospirò.
“Mi chiedete perché lodo loro anche se sbagliano, e non voi. Ma vi darò una risposta solo se la volete davvero sentire.” Li guardò, e loro contraccambiarono lo sguardo, curiosi di sapere quale scusa si sarebbe inventata. La maestra proseguì, consapevole che solo pochi di loro, forse, avrebbero riflettuto sulle sue parole.
“Avete mai pensato a quanto la vita sia breve e monotona? Non vi capita mai di dirvi, nella mente, ‘questo è un giorno come un altro’? Beh, le altre ragazze no. 

Loro hanno capito, fin dalle mie prime lezioni, quanto le emozioni siano importanti per questa vita; non hanno accettata questa realtà, ma ne hanno creata una migliore, dando importanza ai gesti di tutti i giorni, dando luce alla propria realtà. 

Per questo mi schiero sempre dalla loro parte anche se sbagliano, perché loro in ciò che fanno ci mettono emozione, non lo fanno tanto per fare. Loro vogliono creare qualcosa, vogliono lasciare qualcosa. Voi no, voi non date importanza a niente. E non posso insegnarvi a danzare se non imparate a vivere. Ma non è troppo tardi, non lo è mai. Prendete in considerazione meglio la realtà che vi circonda, guardatela, studiatela, e vedrete quante danze già scritte ci sono intorno a voi. Volete davvero essere come tanti, o volete lasciare qualcosa anche voi?” detto questo, se ne andò, salutandoli con un sorriso triste, ma con un accenno lieve di speranza.
Come lei aveva già capito, molti di quei ragazzi non l’ascoltarono, e cancellarono immediatamente le sue parole, archiviandole come cavolate di una svitata. Con quelle parole avevano sancito l’addio delle lezioni con quella maestra per loro pazza.
Eppure, due ragazzi, un ragazzo e una ragazza, iniziarono a riflettere su quelle parole. Iniziarono a studiare la loro realtà come l’insegnate gli aveva consigliato, e videro quanto la loro vita fosse priva di emozione. Allora decisero.
Si ripresentarono una settimana dopo alle lezioni. Quando la donna li vide entrare, fece un sorriso radioso. Fu fiera di ciò che, pian piano, stava riuscendo a trasmettere al mondo. Li guardò con intensità e disse: “siete pronti ad imparare la vostra danza?”
I due sorrisero e si misero allineati con gli altri ragazzi.

E la loro realtà fu immersa nelle emozioni di una danza irripetibile.

3 commenti:

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  2. Brava Emy!Continua così, hai tutte le carte per "una danza irripetibile"
    M

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