martedì 15 novembre 2016

Mille domande con mille risposte: racconto di Tiziana Viganò per Il Vizio di scriver

Rescaldina - 13 novembre 2016 - il vizio di scrivere. Sull'argomento: "cosa sto cercando?" Tiziana Viganò ha scritto questo racconto ispirato ad "Alice nel paese delle meraviglie"





Silvia era una così, di fronte a una scelta non sapeva mai che strada prendere: si logorava continuamente con mille domande, chiedeva a tutti quelli che conosceva l’opinione su quello che la metteva in agitazione…e agitata lo era davvero, con tutti quei pensieri che le frullavano nella testa, dubbi dubbi dubbi, che la tormentavano di giorno e popolavano i suoi sogni durante la notte.
Si svegliava stanchissima, ma fin dalle prime azioni della giornata cominciava subito:
“Mi faccio il tè o è meglio il latte? biscotti o fette tostate? Che mi metto? Prendo l’autobus o vado a piedi?”
A volte le sembrava di essere su un’altalena che volava e ondeggiava, sempre tenendo un punto fisso, se stessa. Non riusciva neppure ad ascoltare gli altri perché il logorio dei suoi pensieri la teneva occupata tutto il giorno. Eppure cercava sempre il loro aiuto, chiedeva continuamente consigli anche se poi non li teneva assolutamente in considerazione. Indecisa, insicura, non aveva nessuna stima di se stessa. Spesso si rifugiava in un mondo di sogni e fantasie, non molto diverso da un mondo di favola, dove era capace di fare qualunque cosa, da vera eroina romantica
Un giorno un’amica della mamma le regalò un libro, forse era proprio stanca di essere bersagliata dalla sua ricerca di conferme. “Alice nel paese delle meraviglie”.
Dopo aver letto la prima pagina, proprio come la famosa protagonista si sdraiò in giardino sulla riva di un piccolissimo laghetto dove la mamma aveva piantato meravigliose ninfee rosa.
L’ambiente era proprio lo stesso immaginato dallo scrittore e i dubbi di Alice cominciavano subito nella prima pagina. Silvia non potè fare a meno di ridere di Alice e di se stessa….quante domande. Ma dov’era il Bianconiglio?
Le sarebbe piaciuto veder apparire un animale magico che l’avrebbe condotta in un paese straordinario.

“Un giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
«Che strada devo prendere?» chiese. La risposta fu una domanda
«Dove vuoi andare?»
«Non lo so» rispose Alice
«Allora, disse lo Stregatto, non ha importanza»”

“Dove voglio andare, io?” si chiede Silvia sentendosi subito avviluppata dai suoi soliti dubbi.
Ormai aveva diciotto anni e forse era ora di cambiare qualcosa: forse era normale avere le idee confuse alla sua età? Era ancora così giovane…
Ecco le pagine del libro erano di nuovo un susseguirsi di mille domande. Ma poi Alice

«Credo di saper rispondere» aggiunse forte.
«Cioè vuoi dire che credi di poter trovare la risposta giusta?» disse la Lepre Marzolina.
«Precisamente» disse Alice.
«Allora dovresti dire che cosa vuoi dire» proseguì la Lepre Marzolina.
«Certo» si affrettò a rispondere Alice «almeno…almeno dico quello che voglio dire…che è la stessa cosa»


Quello che è certo è che Silvia si sentiva mulinare in testa ancora più dubbi di quelli che le erano abituali, però Alice si trovava in un mondo dove niente aveva un senso logico, dove tutto era il contrario di tutto dove la follia sembrava dominare chiunque. Forse era matta anche lei?
Ancora una domanda? No…non è possibile…
Voglio diventare grande, come Alice, ma voglio rimanere piccola, proprio come lei. Non è forse così arido il mondo degli adulti, senza la fantasia che domina i bambini?
«Voglio anch’io entrare nel bosco dove i fiori e le farfalle cantano, dove un Bruco fuma il narghilè, lo Stregatto appare e scompare, dove il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina prendono il tè e dove la Regina iraconda vuole tagliare la testa a tutti»
E se la soluzione fosse proprio come l’altalena, ondeggiare tra la realtà e la fantasia, avere i piedi piantati per terra e la testa che ogni tanto va in giro con le nuvole? E poi perché non avere dubbi?
Silvia ripensò a molte persone grandi che conosceva, sicure di sé, certissime nelle granitiche convinzioni, incapaci di cambiare nulla nella propria vita, per carità, non avrebbe mai voluto assomigliare a loro: voleva solo imparare a essere un po’ più sicura di sé. Chissà, forse la sua età era così e le sue amiche non erano poi molto diverse da lei: i maschi le sembravano un po’ più sbruffoni, ma dietro i brufoli, i capelli unti e le affermazioni da spaccamontagne si sentivano più indecisi e insicuri di lei, che per lo meno si accorgeva di essere quello che era davvero.


«Sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare 
alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti»


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