domenica 18 dicembre 2016

“Thrillogy” di Marco Marcuzzi


Recensione di Tiziana Viganò
Romanzi lunghi o racconti brevi, tre storie noir di“Thrillogy”, storie quotidiane se non ci fosse un quid che fa scoprire al lettore le parti oscure dell’anima umana.

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C’è un’atmosfera malinconica sul lago: la bruma leggera conferisce un velo surreale e smorza la luce. Al centro del quadro una figura solitaria osserva la realtà con distacco, avvolta e protetta da un suo mondo interiore dove la bellezza e l’armonia delle emozioni e dei sentimenti non possono essere contaminati con le miserie umane. Il silenzio regna sovrano, qua e là interrotto appena da un lieve canto d’uccello o dal fruscio del vento. Solo dopo molto tempo la quiete profonda è interrotta da una cascata di note di pianoforte che pervade l’aria all’improvviso, dipingendola di mille colori. Una melodia perfetta, una percezione complessa di suono e colore, che scuote e placa l’anima in un contrasto senza fine, intensamente vitale.


La musica si fa pensiero e il pensiero musica: se l’anima è inquieta si fa parola.


Come una partitura musicale può cominciare lentamente, con un adagio, per farsi sempre più complessa e salire di tono, densa di suoni e di emozioni, esplodere in un crescendo che sembra in un primo momento scompaginare la preziosa armonia, ma che in realtà rimette ordine nelle cose; così, la narrazione dei tre racconti di “Thrillogy” di Marco Marcuzzi parte con lentezza, poi si approfondisce, va esplorando la complessità dei personaggi, indaga su particolari minuziosi della loro mente.
Lo scrittore guarda da lontano, senza partecipazione né giudizio, attende il momento catartico in cui gli esseri umani sembrano sul punto di essere travolti. Poi tutto torna tranquillo, come se non fosse successo nulla, uomini e donne tornano alle loro occupazioni, sul palcoscenico della vita, solo di poco trasformati dagli eventi.

Come quando un colpo di vento ha alzato da terra le foglie morte che ricadono sul terreno: come prima, ma in ordine differente.
Romanzi lunghi o racconti brevi, le tre storie che compongono “Thrillogy” si tingono di nero, ma non sono macabre, sono storie che potrebbero essere quotidiane e dipinte di grigio, se non ci fosse un quid che le rende diverse e fa scoprire al lettore le parti oscure dell’anima umana.
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