sabato 4 novembre 2017

un capitolo di "Sinfonia nera in quattro tempi" di Tiziana Viganò

Le scogliere di São Jorge, nelle isole Azzorre
incipit del quarto tempo di "Sinfonia nera in quattro tempi" -La quadratura del cerchio-

Alcuni delitti efferati scuotono la sonnolenta atmosfera nella provincia di Milano, a Legnano e nelle vicine Como e Saronno: l’intuito del maresciallo Rusconi li mette in relazione tra loro per la particolare ferocia verso la vittima e per la volontà di farla soffrire colpendola in ciò che le è caro.
Nella narrazione a due voci corre il filo conduttore di una violenza subita ed agita che delinea la figura del pluriomicida e muove l’intreccio fino alla fatale e inevitabile conclusione.

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PLENILUNIO

Allontanandosi dal centro della cittadina, dove i bar e i ristoranti traboccavano di turisti, l’atmosfera cambiava completamente: vicoli stretti e poco illuminati si inerpicavano verso la sommità del promontorio, fiancheggiati dalle antiche case basse dei pescatori, dipinte a colori vivaci, decorate con architravi bianchi e vasi di fiori dappertutto.
Laura camminava col respiro affannoso, incespicando spesso nell’acciottolato scivoloso e sconnesso di pietre vecchie di secoli: sentiva un fuoco di rabbia dentro e il sudore che colava copioso da tutti i pori della pelle. Non riusciva a spegnere quel calore insopportabile: le bruciavano gli occhi che riuscivano a vedere una sola immagine.
Si appoggiò un attimo con la fronte al muro fresco di una casa.
«Non ce la faccio più…» Con l’anima in tempesta continuò faticosamente la salita: arrivata in cima vide una figura conosciuta su un muretto dall’altra parte della strada.
«È lei, lei lei», continuò a ripetersi con ritmo ossessivo.

Claudia si era staccata dal gruppo e aveva fatto una passeggiata; aveva con sé l’attrezzatura fotografica per riprendere gli effetti della luce lunare su quel paesaggio stupendo. Il cielo d’agosto era perfetto per le riprese, le stelle piccolissime, la luna piena enorme, talmente bianca e luminosa da poter vedere i suoi crateri a occhio nudo. Era così presa da quella bellezza e dalle sue foto, che aveva scacciato quel turbamento fastidioso, quel senso di colpa che l’aveva colpita un paio d’ore prima alla vista di Laura, comparsa all’improvviso.
Aveva cercato di negare a se stessa quello che era successo cinque anni prima e ora che il passato tornava per ferirla lei, come sempre, l’aveva ricacciato nel profondo, per non essere coinvolta. Continuò a camminare verso la sua meta e arrivò alla cima del promontorio, a picco sulla falesia, solo un muretto basso proteggeva la via dal baratro: guardava il paesaggio magico, d’altri tempi, che incantava. Si sedette sul muretto, tirò fuori cavalletto e macchina fotografica, li posò sulle pietre e cominciò a studiare la luce e le inquadrature, completamente persa in ciò che stava facendo.

All’ombra nel vicolo, appiattita contro il muro, Laura guardava la nuova arrivata lottando con le tremende emozioni che la travolgevano. Nella luce dei lampioni e della luna Claudia le appariva più bella di come in realtà fosse, soprattutto sana, serena e tranquilla, mentre lei non era più così da cinque anni, dal giorno dell’incidente. Claudia stava a cavalcioni sul muretto: Laura in un lampo attraversò la stradetta, la spinse con violenza e poi si dileguò nell’ombra, sparendo.

Tutto volava, il cavalletto, la macchina fotografica e anche Claudia, ridotta a un solo urlo spaventoso e lunghissimo, fino al tonfo finale sulle rocce.
Le porte delle casette si aprirono, gli abitanti videro la borsa sul muretto e qualcuno di loro si precipitò lungo la discesa verso la riva dell’oceano, dove trovarono il corpo maciullato sulla scogliera, mentre i poliziotti arrivavano a sirena spiegata.

Un paesaggio idillico per un crimine (isole Azzorre)
L’indagine fu molto breve: in quell’estate affollata di turisti, nelle isole Azzorre nessuno aveva il desiderio di avere tra le mani un fattaccio che diffondesse panico tra i vacanzieri. Il giorno dopo il capo della polizia incaricò l’ispettore Lopes di interrogare i compagni di viaggio di Claudia e di effettuare rilievi sul luogo della morte. Nel gruppo nessuno si era accorto di nulla di sospetto, tranne una ragazza, Lucia.
«Ieri sera, al ristorante, ho visto entrare una donna che zoppicava, una bionda, con i capelli lunghi, una pettinatura che nascondeva metà del volto: quando ha visto Claudia le ha lanciato uno sguardo terribile, è rimasta immobile un attimo poi è andata via, senza dire una parola. Ho guardato Claudia che era turbata, forse si conoscevano, ma subito si è messa a parlare di ciò che aveva visto in mare la mattina, come se nulla fosse successo. Nient’altro: è finito tutto in pochi secondi.»
Sul luogo del delitto era rimasta la borsa con le attrezzature fotografiche che non erano volate via: sulla strada era passata troppa gente per poter trovare qualche indizio interessante.
Una settimana dopo Miguel Lopes, che pur aveva fatto ben poco, fu indotto a chiudere l’indagine come incidente, e la stampa locale riportò solo un trafiletto di dieci righe in cui si diceva che una turista italiana era caduta da un muretto a Calheta, nell’isola di São Jorge mentre stava facendo fotografie notturne. L’ispettore rimase in dubbio sull’indizio riportato da Lucia: secondo lui quello sguardo pietrificato che le due donne si erano scambiate aveva un valore importante per l’indagine, ma per ordine del superiore archiviò il caso e se ne dimenticò.

Laura aveva camminato a lungo, trascinando la sua gamba rovinata, barcollando un po’, in preda a una sensazione di disorientamento: le sembrava di vedere le cose attraverso una lente deformante, sentiva un forte dolore al cuore, ma non era pentita o angosciata per quello che aveva fatto, piuttosto era la rabbia che l’aveva invasa a premere come un corpo estraneo dentro di lei, facendole male, soffocandola. Rabbia e anche paura; paura di se stessa, di quella cosa violenta che l’aveva dominata completamente.

A un certo punto si ripiegò in preda a forti conati di vomito, forse il suo corpo voleva liberarsi di quella pressione interna, stramazzò a terra e rimase lì a lungo, poi si addormentò di colpo. Si risvegliò con le prime luci dell’alba, con una nuova, feroce lucidità: avrebbe pareggiato i conti, avrebbero pagato tutti.

“Sinfonia nera in quattro tempi” di Tiziana Viganò 
2016, Youcanprint, codice ISBN 9 788892 616998
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