giovedì 21 dicembre 2017

Intervista natalizia di Giampy Calibano a Tiziana Viganò per il blog “La voce di Calibano”

da scrittore a scrittrice: Giampy Calibano mi rivolge alcune domande natalizie per il suo blog

Oggi è proprio Tiziana Viganò a rispondere alle nostre domande sul Natale

1) Qual è il Natale che ricordi con particolare attenzione e perché?
Primi anni Sessanta.
La tovaglia ricamata dalla nonna e l’apparecchiatura delle grandi occasioni fanno da sfondo, composto e formale, nella grande sala, a un nugolo di bambini vocianti dai cinque ai sette anni, che corrono attorno calpestando carte colorate, fiocchi e biglietti sparsi sul pavimento. Qualche urlo degli adulti cerca di fermare il chiasso invano, del resto il Natale è la festa dei bambini!
Sei cugini con altrettanti genitori, tra cui due sorelle che hanno sposato due fratelli, mancano le due nonne che sono scomparse, ma rimangono a troneggiare i due nonni, patriarchi che non potrebbero essere più diversi. Uno alto alto, magro magro e allampanato, Carlo, vestito con completo grigio, con una perenne sigaretta che penzola sull’angolo della bocca, la voce roca da fumatore incallito; l’altro, Gino, basso di statura e con un pancione mica da ridere, con una delle sue perenni giacche da camera, comode comode, non ricordo di avergli mai visto un abito formale classico. Molto classica invece la sua vociona da tenore lirico, non più adatta ai teatri ma sempre così potente da far tremare i timpani
di tutti: un po’ diverso da quell’uomo magro ed elegantissimo che, con i vestiti di scena delle opere, calcava il palcoscenico negli anni Venti.
Tanta gente davvero in casa, che non è piccola ma sembra diventata una scatola di sardine. In cucina si litiga, non è una novità, e quando mai i padroni di casa sono d’accordo su qualcosa?
Nel caos emerge il profumo di cibo tradizionale milanese, che comincia a solleticare il naso e la gola di tutti: non mancano mai il famoso paté di nonno Gino, il cocktail di scampi e il salmone affumicato, il risotto con lo champagne o i tortellini in brodo e gli arrosti di varie carni, assolutamente il cappone bollito con la mostarda di Cremona, i cardi con la panna, la frutta secca, l’ananas, il panettone (solo di pasticceria) con la crema di mascarpone e zabaglione. Da scoppiare.
Ci vogliono ore per ingurgitare tutto e altrettante per mettere a posto la cucina, ma con tante donne non è un problema. Le zie, belle come le maggiorate dieci anni prima, ora hanno il girovita un po’ più largo dopo i parti, la mamma piccola di statura, bionda, sempre un po’ arrabbiata chissà di che, con voce da soprano che vuole imitare in tonalità e volume quella del padre; il papà e gli zii ancora giovani e in carriera, si raccontano i problemi del lavoro che però sta funzionando bene negli anni del boom economico. I nonni dominano la situazione un po’ in disparte, senza troppo partecipare alle chiacchiere: uno continua a mangiare e l’altro fuma, avvolto nella nebbia.
Noi bambini siamo scappati da tutte le parti dopo aver piluccato il cibo, alle prese con i nuovi giocattoli, che ci importa delle chiacchiere dei grandi? Quando il buio sta scendendo, guardando fuori dalla finestra io vedo nell’aria fiocchi bianchi in movimento e mi metto a gridare «La neve! La neve!» e in un attimo siamo tutti fuori sul balcone a cercare di catturare i cristalli di ghiaccio per mangiarci il sorbetto più buono che ci sia. Il bianco Natale non poteva mancare alla tradizione.
2) Se potessi scegliere, cosa vorresti ti regalassero per Natale?
Senz’ombra di dubbio il giro del mondo in x giorni…tanti quanti ho voglia di stare in giro. Troppo? Beh, sognare non costa nulla!
3) Se pensi al Natale, quale racconto, romanzo o poesia ti viene in mente?
Tra i romanzi non può mancare “Il Natale di Poirot” della mia adorata Agatha Christie, la mia giallista preferita, che ho cominciato a leggere a dodici anni, quando un’amica di mia madre mi ha regalato il suo primo libro, “Poirot a Styles Court”: un romanzo classico, con un bell’ “omicidio nella camera chiusa” che segue una cena natalizia tra un bel gruppo di parenti-serpenti. La prima poesia che mi viene in mente è “Lenta la neve fiocca fiocca fiocca” di G.Pascoli che è intitolata “L’orfano”, ma ha un’atmosfera particolare e un ritmo che mi ricorda il Natale.
4) Non è Natale senza… continua tu.
Neve, ma oggi non possiamo più avere questa certezza, magari avremo un sole favoloso! regali e sorprese, paté alla milanese di nonno Gino e cocktail di gamberetti.
5) Pandoro o panettone?
Panettone forever! Un dolce a cui non so resistere, sono capace di mangiarmene uno intero in due giorni. Per fortuna (o per disgrazia?) mi piace solo di pasticceria, costosissimo, e lo fanno solo a Natale per cui non corro il rischio di abbuffarmi tutto l’anno…mi viene da piangere… Il pandoro? Buono, ma non c’è paragone, lì sì che mi limito a una fettina soltanto.