venerdì 9 marzo 2018

AMORE E MALAMORE: usiamo le parole giuste


“L’onda lunga del Titanic” è una doppia storia d’amore, in parte ambientata ai giorni nostri: la protagonista è una donna di successo che si innamora di un uomo e dovrà compiere una scelta importante per la sua vita: avrà molti dubbi e incertezze, ma nella sua scelta sarà aiutata dalla ritrovata storia di una ragazza di cent’anni fa, realmente imbarcata sul Titanic.



C’è un motivo per cui ho scritto questa storia dolce e malinconica, ma bella, romantica, una storia d’amore condiviso tra due personaggi realmente esistiti che sono diventati eroi e, come quasi tutti gli eroi e le eroine del passato, della storia e della letteratura, sono morti. Mary si trova davanti a scelte difficili e importanti: è solo una ragazzina innamorata,  nata in un minuscolo villaggio, sperduto nell’Irlanda di cento anni fa, ma sceglie l’amore, e muore PER AMORE. Davanti a tutte le storie in cui le donne muoiono PER MALAMORE mi fa piacere sottolineare,  che l’amore di coppia quando è condiviso, sereno, sincero, riesce ad abbattere le difficoltà della vita, riesce a far vivere bene. Ed esiste. Come esistono uomini che sanno essere protettivi senza essere oppressivi, che sanno sostenere senza costringere, che sanno amare davvero. Ci sono donne fragili, dipendenti, e forse anche Mary Mullin era così, secondo canoni di cent’anni fa, come di oggi. Ma mi piace ricordare QUELL’ICONA UNIVERSALE DELL’AMORE che è l’immagine di ROSE sulla prua della nave nel film “Titanic” di Cameron:
JACK non la stringe, ma è pronto a sorreggerla, ad abbracciarla e lei può volare, nonostante il vento contrario, nonostante tutto.

Ho scritto UNA TRILOGIA SULLE DONNE che tratta il problema da tre punti di vista: le donne che superano difficoltà e vincono (Come le donne), le coppie che soccombono perché incapaci di risolvere i problemi (Sinfonia nera), le coppie serene e felici (L’onda lunga).
I libri servono a darci ispirazione, a darci idee: LA SCRITTURA, LE PAROLE che usiamo sono importanti e sono specchio della struttura profonda dentro di noi. Dobbiamo smettere di essere sempre e comunque negativi, di vedere solo il brutto e non il bello che c’è.

Però… Bisogna anche saper usare le PAROLE GIUSTE, bisogna dire le cose come stanno: così parliamo di FEMMINICIDIO, ma anche di vita serena nelle coppie. Non parliamo sempre e solo delle coppie disfunzionali, ma anche di quelle felici: non usiamo sempre la parola tragedia o dramma, perché dà l’idea che tutto sia nelle mani del destino, lontano e inevitabile, diamo nome e cognome ai colpevoli dei fatti di sangue,
Non parliamo di RAPTUS O DI FOLLIA perché nessun femminicidio o omicidio arriva senza i  SEGNALI che ne danno l’avviso, impariamo a coglierli, ad aiutare le vittime, a fare comunità per chi ha bisogno.
Non insinuiamo L’IDEA CHE SIA LA DONNA CHE VUOLE SEPARARSI LA COLPEVOLE del fatto di sangue: il colpevole è chi commette femminicidio (quando non infanticidio) è l’uomo che non accetta la separazione, non la donna che vuole lasciare un uomo violento. Colpevole è chi non è stato educato ALLA FRUSTRAZIONE, A RICEVERE I NO che la vita ci pone quasi ogni giorno: impariamo, come madri dei futuri uomini, a educarli a questo e al rispetto per tutte le persone.
Combattiamo il Male, ma non dimentichiamoci di vedere anche il Bene.