giovedì 6 dicembre 2018

un capitolo di "Viaggi di nuvole e terra" Macchione editore - "Sogno"

Pescatori al tramonto a Bayahibe
Incanto, pace e silenzio, musica del vento e del mare: i paesaggi naturali della Repubblica Dominicana ti aspettano leggendo

un capitolo di "Viaggi di nuvole e terra" - dalla terza parte dedicata alla Repubblica Dominicana

"SOGNO"  pag. 112-118

Prendere tempo, vagare con la mente, o semplicemente non fare nulla, uscire da una cultura dove fare è l’unica possibilità, al di là di ogni desiderabile essere: la cosa più bella che può capitare in un posto come la Dominicana e in mille altri posti simili è riprendere il diritto al proprio tempo, dilatarlo, rallentarlo fino al fermo totale. Perfino il cervello, stranamente vuoto, sembra galleggiare nel suo liquido, caldo come il mondo esterno. Perché è questo il ritmo del paese, lentissimo.
Non ci sono scuse, non posso più dire «Sono di corsa», «Non ho tempo», «Ho tanto da fare», assurdi e ridicoli ritornelli della nostra civiltà, che mi suonano sempre così falsi e insensati: qui, almeno io, mi posso prendere il lusso di non avere niente da fare.
Posso ascoltare i suoni della natura, i profumi e gli odori forti, vedere tutti i particolari di quello che mi circonda; posso far pace con tutta la gente che vedo, perché la lentezza del tempo predispone al sorriso e alla calma, anche quando dal mio punto di vista di europea non ci sarebbe niente di cui sorridere;  posso camminare lentamente (e perché dovrei correre?); posso perdere l’orologio, guardare solo la posizione del sole, fermarmi ad aspettare qualcuno o qualcosa senza innervosirmi; smettere di pormi obiettivi da raggiungere.
E’ un tempo dove il vuoto può essere riempito di contenuti spirituali e ideali, che leniscono le ferite dell’anima e guariscono il cuore e il corpo.

Ormai nessuno ha più tempo per nulla.
Neppure di meravigliarsi, inorridirsi,
commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi.
Le scuse per non fermarci a chiedere se
questo correre ci rende felici sono migliaia, e se non ci sono,
siamo bravissimi a inventarle.
(Tiziano Terzani)

Samanà mi ha dato un senso d’incantamento. Una zona stupenda, così diversa sia dalla zona turistica orientale, con Punta Cana e Bayahibe, con la foresta rada e il terreno pianeggiante, le spiagge affollate di resort, sia da quella sconfortante di San Pedro de Macorìs, così misera.


Caratteristiche case di legno a Samanà
Si giunge da sud per un’autostrada a due corsie poco frequentata, che attraversa un paesaggio verdissimo sempre diverso, tra piantagioni di palme, banane, riso, con lo sfondo delle montagne ricoperte di fittissima foresta: si intravedono, lontane, le montagne della Cordillera che raggiungono i tremila metri. Ecco poi il magico Parco Nazionale di Haitisies, con i suoi canyon di minerale friabile, rocce rosse grigie nere e bianche, estremamente suggestive.
Il cielo è di un azzurro molto intenso nella stagione del nostro inverno e della loro estate, sembra in movimento, percorso com’è da nuvole enormi, bianche, in moto continuo, veloce: in alcuni momenti si accumulano, in altri si stracciano col vento fortissimo come immensi e infiniti veli. Poi all’improvviso il cielo si oscura, scarica acqua e muta di nuovo. Nella stagione umida, da giugno a novembre, quando lo rivedo è molto diverso, con una cappa di nuvoloni grigi che esplode poi in pioggia torrenziale, è un cielo pesante che persiste tutti i giorni, dalle spiagge alle montagne, violento come la Natura di questi luoghi.

Quando il paesaggio improvvisamente cambia, compaiono file di casette e baracche, con i souvenir e il solito cibo fritto, esposto al sole nelle botteghe lungo la strada: ecco arrivare la zona turistica, all’imbocco della penisola di Samanà. Pittoreschi, colorati, ma sempre poverissimi, questi insediamenti denunciano che la situazione è ovunque abbastanza precaria, ma almeno lungo la strada principale, non ho visto situazioni di degrado estremo come nella zona sud.
Dopo tutto il turismo porta soldi e un certo benessere, l’agricoltura è fiorente: in campagna le case dei contadini hanno un certo decoro, nella cittadina di Samanà ci sono casette nuove costruite secondo l’architettura tradizionale, in legno dipinto a colori pastello, graziosi residence, alberghi e nel porto ci sono molte barche e motoscafi. E quando, in marzo, nella baia arrivano le balene a partorire, c’è molto movimento di turisti che arrivano a vederle, uno spettacolo sempre grandioso.
Playa Galera
La strada segue tutta la penisola fino a Cabo Samanà, con le spiagge orlate di palme piegate dal vento, il mare è più mosso del pacifico e caldo Mar dei Caraibi: qui sono al cospetto dell’oceano Atlantico, che, non so perché, mi emoziona sempre oltre ogni dire.
Proprio alla fine della strada, a Las Galeras, ci sono le spiagge più belle, quelle che tutti sogniamo pensando alle immagini dei Caraibi: anche in alta stagione sono quasi deserte, lunghissime, con un mare da urlo e la sabbia candida che contrasta con i colori della vegetazione.
Playa Rincòn
Dicono che chi viene qua riparte piangendo, o non riparte per niente: ed è vero, per molti che rimangono stregati da questa terra bellissima. La vita è molto spartana, semplice, mancano tutte le comodità, ma la bellezza della Natura compensa i coraggiosi che sanno adattarsi. Un luogo stregato che incanta e irretisce: la magia sembra vincere.
Ho una gran voglia di lasciarmi catturare, ma quando ritorno una seconda volta nella bassa stagione, con occhio più critico, vedo che non è così facile adattarsi alla mancanza di tutto quello cui sono abituata: la stagione delle piogge rende tutto molto meno affascinante e perfino la meravigliosa Playa Rincon ora non è più bianca e pulita, ma ricoperta di alghe nere putrefatte che mi lasciano una cocente delusione. Bisogna raggiungere la fine della spiaggia, dove c’è la piccola zona attrezzata con il solito ristorantino e le sdraio per ritrovare la sabbia pulita, ma anche la gente che nell’alta stagione era completamente dispersa.
Fine del sogno selvaggio, la Naturaleza non è sempre perfetta come nei nostri sogni.
Il posto più frequentato della penisola di Samanà è Las Terrenas: c’è molta gente, negozi e attività, la spiaggia è grande, bella; qui si concentrano resort, ville, arrivano anche le navi da crociera, yacht lussuosi, per le strade jeep costosissime e traffico: è tutto un altro mondo, ma mi piace, ha una bella atmosfera, mi attrae decisamente, mi fermerei volentieri. Non ho tempo di proseguire l’esplorazione della costa nord che mi dicono molto bella, ma la prossima volta non mancherò.

l’Alcàzar de Colòn a Santo Domingo
Sto troppo poco nella capitale Santo Domingo per farmi un’idea precisa della metropoli, ma la parte centrale che vedo, la città coloniale, la città nuova e il Malecòn, il lungomare, sono belli, dinamici, con quell’atmosfera encantadora che caratterizza la Dominicana.
Mi raccontano che le attività culturali sono attivissime e l’aspetto dei quartieri centrali è molto piacevole, elegante e pulito: gli edifici cinquecenteschi, la Fortaleza Ozama, la Cattedrale, l’Alcàzarde Colòn, la casa del figlio di Cristoforo Colombo, la Calle de las Damas hanno un fascino particolare, le antichità sono rare in America e qui è stato tutto ristrutturato di recente.

Sulla costa sud, a pochi chilometri dalla grande metropoli cominciano gli insediamenti turistici famosi, Boca Chica, Guayacanes, Juan Dolio: li trovo molto brutti, con edilizia speculativa ovunque, scheletri di palazzi enormi che non sono mai stati terminati (denaro riciclato?). Perfino le spiagge non mi piacciono per niente: ho avuto la sventura di andare di sabato e domenica, quando sono affollatissime, piene di spazzatura, con un chiasso incredibile, ma sono le spiagge della capitale, dove i dominicani si riversano in massa nel week end a fare il picnic e riposarsi. Il mio ideale è un po’ diverso, ma sicuramente si può osservare la gente e percepire il colore del luogo.

Erboristeria a San Pedro de Macorìs
La prima volta che sono arrivata in questo paese ho avuto un vero impatto con la città di San Pedro de Macorìs: arrivata in taxi dall’aeroporto, da sola, con due giorni da attendere perché venissero a prendermi, era evidente che l’unica turista, con la pelle bianca, ero io, o quasi.
Importante città industriale un tempo, dopo il tracollo delle imprese negli anni Ottanta è diventata una grande città fatiscente, un agglomerato di baracche, dove le case in muratura in buono stato sono poche e si alternano a posti sporchi puzzolenti e un po’ inquietanti. Tornandoci molte altre volte mi sono in parte ricreduta e tranquillizzata, ma rimane una città veramente orrenda, con un lungomare da brivido, dove la sera scorrono birra, rum a fiumi e droga con il sottofondo a tutto volume della musica caribeña.
L’unico posto davvero interessante è il mercato, in parte coperto come un suq arabo, dove nella miriade di botteghe diverse mi hanno colpito soprattutto le numerose erboristerie con un miscuglio incredibile di erbe, filtri magici, candele, incensi, immagini religiose cattoliche e stregonerie di vario tipo: è il sincretismo del vudù, religione che tantissimi nativi praticano.

Filtri magici per tutti i gusti

Sono curiosa, faccio domande ma nessuno ne parla chiaramente, dato che ha cattiva fama e incute paura: spiriti dei morti, magia bianca e magia nera…e che cosa sono quelle strane boccette colorate con le etichette che dicono “perché mi ami”, “perché mi chiami”, “per trovare clienti”, “per avere successo”… sono filtri magici buoni, molto divertenti (ma che ci sarà dentro?). Però ce ne sono anche con l’etichetta nera, il teschio e le ossa incrociate, dentro c’è un liquido nero: e qui mi sento un po’ inquieta, anche se non ci credo, non sono certo souvenir da comprare..

Più a est l’importante città di La Romana, ben centotrentamila abitanti, deve il suo nome alla massiccia emigrazione d’italiani fin dall’Ottocento e fu costruita dall’industria zuccheriera della famiglia italiana Vicini: è caotica, disordinata, piena di negozi, attività e centri commerciali all’americana dove si può trovare di tutto, anche il cibo italiano spagnolo e francese delle grandi marche presenti nei nostri supermercati, dal prosciutto al salame di marca, dal parmigiano alla mozzarella di bufala ai biscotti del Mulino bianco, al latte all’acqua minerale, alla polenta: basta pagare tantissimo e si può mangiare proprio come a casa in Italia, con le stesse marche. Per le vie della città si alternano case belle o abbastanza belle con edifici pericolanti o decadenti: quel miscuglio di ricchezza e povertà che è la realtà di questo paese. Fuori città c’è il famoso Casa de Campo, resort lussuoso per golfisti internazionali servito da un aeroporto costruito apposta per loro.

Il tramonto a Bayahibe
La pretenziosa autostrada a quattro corsie che attraversa lo Stato è sempre semideserta anche nei giorni festivi, si dirige da ovest, dalla capitale Santo Domingo, a est a Punta Cana, e raggiunge a nord Santiago: ogni chilometro nasconde corruzione, speculazione e il sangue dei lavoratori che l’hanno costruita. Sicuramente in questo modo il Governo risparmia ai turisti la vista del degrado di alcuni luoghi, come le orrende baracche e le discariche sul ciglio di strade statali, ed evita il caotico traffico delle città per mostrare solo l’aspetto moderno della Repubblica Dominicana, stendendo un velo pietoso sulle brutture che potrebbero disturbare gli occhi e il naso schizzinoso degli stranieri.

Più avanti c’è Bayahibe: un tempo era un villaggio di pescatori, di cui restano ancora le casette di legno colorato, azzurre e verdi, e tuttora è un luogo grazioso e accogliente.





Ci sono un po’ troppe case in muratura cresciute dissennatamente, senza pianificazione, per opera dei costruttori italiani, attratti dalla possibilità di speculare a costi bassissimi con il favore del governo e del fisco: hanno riprodotto un modello edilizio e urbanistico che in Italia conosciamo molto bene perché ha determinato lo snaturamento e la cementificazione delle nostre coste. Peccato.
come rubare l'elettricità
ponteggi di sicurezza
La rapidità della crescita edilizia è quasi incredibile, gli operai lavorano dall’alba al tramonto anche la domenica e le case crescono come funghi in questa vera e propria colonia italiana. A dispetto di ogni regola di sicurezza vengono i brividi a vedere le impalcature di assi di legno precario inchiodate alla bell’e meglio su qualche metro di facciata, smontate e rimontate usando gli stessi chiodi arrugginiti e storti molte e molte volte: su queste camminano a piedi nudi i muratori haitiani che per pochi spiccioli al giorno rischiano la vita, equilibristi senza rete e senza assicurazione. Qualche muro è un po’ storto, qualche angolo pende come la Torre di Pisa…ma il filo a piombo si usa quaggiù?

I negozi aprono e chiudono nel giro di una stagione, ma c’è chi fa affari d’oro con i turisti, mentre nello scalcinato mercatino fatto di baracche ci sono articoli da vendere tutti uguali, spesso cineserie: a parte i quadri dipinti a mano, belli, colorati e pittoreschi, le pietre dure turchesi di larimar, e l’ambra blu (ma quanta falsa!) non c’è molto…che cosa strana… ma dov’è l’artigianato tipico in questo paese?
Stella marina nelle piscine naturali al largo dell'isola Saona
Però, grazie alle masse di turisti che arrivano ogni giorno, l’aspetto del paese migliora continuamente grazie alla febbre edilizia: aiuole nuove, marciapiedi, muri ridipinti, piano piano Bayahibe diventerà sempre più carina e ordinata, è certo, e il riciclo degli esercizi commerciali crea nuovi negozi e attività interessanti.

La fantastica bellezza delle isole coralline davanti al paese, Saona e Catalina, attirano i sub e gli amanti degli sport nautici: il mare è caldo e calmo, varia in mille sfumature di azzurro e turchese, la sabbia candida e finissima....................

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