sabato 24 agosto 2019

Incontro e intervista di Tiziana Viganò con Maurizio De Giovanni per il romanzo “Le parole di Sara”

per la recensione al libro "Le parole di Sara" si rimanda a

13 marzo 2019

T.- Questa nuova serie, diversa dalle precedenti – il commissario Ricciardi e i Bastardi di Pizzofalcone - racconta storie di donne: il tema femminile è al centro, così come il nuovo tema politico.

M.- Sara e Teresa, la co-protagonista, hanno condiviso tanti anni di lavoro e di esperienze, poi si sono separate. Oggi Teresa ha bisogno di aiuto, è in pericolo, così torna a chiedere all’amica di ieri l’appoggio che le serve. La lupa, la donna dura e determinata, capo dell’Unità dei Servizi Segreti, si è innamorata proprio quando la gioventù la sta abbandonando e come tale è debole, fragilissima...ma la sua pericolosità non va comunque sottovalutata. Rispetto al primo libro, “Sara al tramonto” (2018, Rizzoli), la donna invisibile non è più schiantata dal dolore, i ricordi si stemperano nella nostalgia e nella malinconia, la solitudine non è più disperata, vede finalmente una luce di speranza perché ha una nuova famiglia, un nipotino amatissimo che porta il nome del suo amato morto, ha Viola, la nuora che la stima, ha l’ispettore Pardo che le sta vicino.

T.- Sara è una donna che non mente mai: la sua incredibile abilità di leggere nel dettaglio il linguaggio non verbale e tutte le sfumature della comunicazione umana la condizionano anche nella vita di tutti i giorni

M.- Sara è una donna che ha sempre avuto il compito di smascherare la menzogna, così non mente neppure a se stessa o agli altri: non si trucca per sembrare diversa, si veste in modo modesto per non attrarre l’attenzione, non mette i tacchi per non sembrare più alta, non si tinge i capelli. È quello che è, e vuol essere invisibile. Quando si innamorò di Massimiliano lasciò la famiglia, per non mentire, e il figlio lasciò lei. Pagò un prezzo altissimo per la sua lealtà. Solo una volta Sara mentirà per salvare Teresa, perché capisce che solo fingendo potrà salvarla.

T.- C’è un tema che è presente in tutti i tuoi romanzi, anche quelli di altre serie...

M.- L’amore è al centro di tutti i miei romanzi: parlo d’amore anche se è una debolezza, e nella vita di tutti porta imprevedibili conseguenze. E’ un inferno...dice Sara*. Ma non si può fare a meno dell’amore, con tutti i suoi contrasti e le sue sfumature. E le parole di Sara sono parole d’amore.

T.-  “Le parole di Sara” è il primo libro manifestamente politico che hai scritto. L’interpretazione che dai degli avvenimenti politici in corso in Italia, la lotta contro l’immigrazione, il razzismo e le manovre per fomentare l’odio e la paura nella popolazione sono assolutamente verosimili, forti, sconvolgenti: fanno meditare.

M.- Uomini di potere di ieri, politici corrotti e delinquenti sono ancora ben fermi sulle posizioni, quando non hanno aumentato il loro potere. E ora hanno un mezzo potentissimo in più: non ci rendiamo ancora conto completamente dell’infinita potenza dei mezzi di comunicazione, dei social e del web, così come sono strutturati oggi hanno la capacità di manovrare le menti, i consensi, l’opinione della gente. Un tema attuale che ho voluto sviluppare nel libro, un tema fortemente politico.

T.- Come Sara porta avanti la sua indagine particolare?

M.- Sara ricorda molto bene gli eventi storici cui ha partecipato, è il ponte tra passato e presente. Non è un magistrato né un poliziotto, ma un cane sciolto. È una giustiziera: fa un’istruttoria, processa e arriva alla sentenza, le immagini del finale sono intensissime, dure, in netto contrasto con l’aspetto grigio e dimesso della donna. In questo la sua novità: non essere una figura di investigatore classico.
Sara ha lavorato per trent’anni nei servizi segreti, non certo come uno 007 all’americana: il suo era un lavoro silenzioso e nascosto ma così importante. Le tecniche di intercettazione di una volta sono superate dalle tecnologie informatiche avanzate, ma Sara continua a usare le sue incredibili abilità psicologiche, le aggiorna con l’aiuto di altri personaggi...e non sbaglia!

T.- Due domande diverse: lo scenario della Napoli che appare in questi libri è ben diverso da quello dei precedenti. Ci sono scrittori del passato a cui ti sei ispirato?

M.- Qui c’è una Napoli borghese, fredda e distante dal popolo, si possono trovare atmosfere che ricordano i gialli di John Le Carré. Nei romanzi di Ricciardi c’è la città degli anni Trenta e Quaranta, il centro storico con i suoi vicoli pieni di canti e di musica, con le tematiche dell’orrore nella normalità, alla Stephen King. Nei Bastardi di Pizzofalcone c’è la Napoli della malavita, brulicante di gente e di chiasso, oscura e pericolosa, e il commissariato che ricorda l’87° distretto di Ed Mac Bain.

T.- Il genere Nero in Italia è ancora considerato con supponenza, come un genere minore, eppure è il più letto, il più amato.

M.- Le storie di sangue e di segreti sono quelle che colpiscono di più l’attenzione e vengono seguite con passione, basta guardare la cronaca. Nel giudicare il genere Nero spesso si dimenticano i grandi scrittori del passato che hanno fatto scuola, primo fra tutti Umberto Eco con “Il nome della rosa”, un libro Nero.
Una grande Casa Editrice come Rizzoli ha iniziato da tempo “Nero Rizzoli” la prima collana dedicata interamente al Nero Italiano: un’incubatrice per far nascere e crescere scrittori che hanno tanto da dire sulla società e sugli uomini. E non è un caso!
Una caratteristica del genere Nero in Italia è l’attenzione ai problemi sociali e la localizzazione nelle regioni, nelle città: così come l’Italia è frammentata e diversa, così gli scrittori esprimono la loro cultura e la caratteristiche delle loro città. Così c’è il giallo di Milano, di Napoli, di Roma...ogni parte d’Italia viene scandagliata e gli scrittori raccontano quello che conoscono molto bene, dandoci un quadro nel nostro Paese davvero interessante.

*“Sara che aspetta” è il racconto dove per la prima volta compare questa protagonista, pubblicato per la prima volta nell’antologia “Sbirre” (2018, Rizzoli) e ora in coda a “Le parole di Sara”